mercoledì 27 marzo 2019

KNIGHT AREA, Nine Paths (2011)


Dal debutto discografico del 2004 ad oggi i Knight Area sono diventati una presenza costante e di rilievo della scena new prog attuale, con diversi album all’attivo e un consenso di pubblico e critica sempre crescente. Questo Nine Paths del 2011, di cui vi parlo oggi, confermava le buone doti già espresse dagli olandesi nei precedenti lavori, abili costruttori di trame mai esageratamente complesse e sempre attenti al dettaglio melodico. Probabilmente il gruppo non ha ancora trovato la strada per piazzare il grande colpo, quel disco capace di lanciarti nell’olimpo dei grandi del progressive, e questo probabilmente perché non sempre le idee in loro possesso sono state messe interamente a fuoco. Non faceva eccezione Nine Paths, in cui troviamo tutti gli ingredienti tipici della ricetta new prog, due lunghi brani posti in apertura e chiusura, Ever Since you Killed me ed Angel’s call, in cui il gruppo può concentrare tutte le caratteristiche della loro musica. Quindi refrain accattivanti, melodia in abbondanza, notevole padronanza strumentale soprattutto nelle splendide parti di chitarra di Mark Vermeule e nelle suggestive aperture tastieristiche di Gerben Klazinga, riferimenti ai Marillion ma anche ai Pendragon, atmosfere sognanti ed enfatiche. C’è anche spazio per momenti più aggressivi come in Summerland, pezzo giocato sugli intrecci tra tastiere e chitarra (in odore di hard). Si palesa alle nostre orecchie anche una ballatona strappalacrime, Please come home, in cui duettano Mark Smith e Charlotte Wessels, per un risultato forse un po’ troppo ruffiano, facendo trapelare una dose piuttosto alta di Aor. C’è poi qualche caduta di tono in brani costruiti bene ma che difettano di poco mordente come Clueless e la strumentale Pride and joy, che non aggiungono molto al discorso se non mostrare le doti tecniche dei singoli. Allora meglio lasciarsi andare sulle note di The river, che nella prima parte si presenta in maniera lieve e soave, salvo poi spezzare questo feeling con un lungo solo di Klazinga e un fine lavoro di Vermeule, per una classica new prog song in cui ritrovare di nuovo il suono dei Pendragon ma anche di un altro gruppo sacro del genere, gli Iq. Anche Wakerun e The balance si presentano come due tracce di buon livello pur non presentando sostanziali differenze sul copione, anche se nella prima c’è qualche avvisaglia heavy che davvero non guasta e un ottimo lavoro ritmico che emerge con maggior preponderanza rispetto a quanto si è ascoltato per tutto l’album. Nine Paths è un disco che mi sento di consigliare a tutti gli amanti del new prog ma anche del progressive in generale, perché i momenti di valore non mancano, anche se l’originalità non abita di casa qui e probabilmente con un po’ più di attenzione si sarebbe potuta creare un’opera di grande livello. (Luigi Cattaneo)   

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