mercoledì 23 gennaio 2019

MARCO PACASSONI GROUP, Frank & Ruth (2018)

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Frank & Ruth è l’omaggio, da poco uscito, di Marco Pacassoni e del suo gruppo (Alberto Lombardi alla chitarra, Lorenzo De Angeli al basso, Enzo Bocciero al piano e alle tastiere e Gregory Hutchinson alla batteria) per Frank Zappa e Ruth Underwood, vibrafonista dei The Mothers of Invention, nonché suonatrice di marimba, mai più apparsa sulla scena musicale dopo la dipartita dalla band del musicista di Baltimora. Pacassoni, impegnato pure lui al vibrafono e alla marimba, ha un curriculum di tutto rispetto, avendo lavorato a fianco di nomi come Gary Burton, Michel Camilo e Horacio Hernandez e il nuovo album è il suo quarto da solista. L’iniziale Blessed relief è perfetta per calarsi nel mood del disco e mette subito in luce le caratteristiche guida dell’intero tributo. For Ruth è la sentita dedica di Pacassoni alla fantasia della Underwood, mentre la sempre bravissima Petra Magoni è l’ospite vocale su Planet of the baritone women. Sleep, Pink and Black (the napkins suite), con i suoi nove minuti di durata, finisce per avere un retrogusto progressivo, prima dell’accoppiata formata da The black page e Echidna’s arf, che si legano egregiamente bene tra loro. Anche The idiot bastard son e Peaches en regalia, classici zappiani, vivono di verve e impatto, mentre il finale è appannaggio di Stolen moments, stupenda bonus di un lavoro che va oltre il concetto di atto d’amore per Zappa e la Ruth e che per la sua trasversalità potrebbe incuriosire non solo i fan del geniale compositore americano. (Luigi Cattaneo)
Blessed relief (Video)
 
 
 
 
 
 

lunedì 21 gennaio 2019

CHARUN, Mundus Cereris (2018)

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Dopo il debut Stige del 2016, tornano gli Charun, quartetto formato da Nicola Olla alla chitarra, Valerio Marras alla chitarra, Simo Lo Nardo al basso e Daniele Moi alla batteria, che con il nuovo Mundus Cereris prosegue nel discorso a base di post rock e metal. L’oscuro incedere strumentale del disco ben si sposa con i richiami al rito propiziatorio che permetteva di mettere in contatto il mondo dei vivi con quello dei defunti (da cui deriva il titolo dell’opera stessa), una tradizione antica che ha le sue radici nel santuario di Cerere, un tempio della Roma antica. L’iniziale Malacoda mette subito in risalto alcune caratteristiche dei sardi, con riff aggressivi e ampie distorsioni chitarristiche, un crescendo tipico del genere ma decisamente riuscito. Mae si districa tra post e psichedelia, mentre Laran conferma il songwriting narrativo e descrittivo che contraddistingue la proposta, tra picchi emotivi, ruvidezze heavy e grande intensità lirica. Il pathos che contorna i brani viene esaltato dalla presenza del pianista Stefano Guzzetti in Nethuns, ma anche le conclusive trame di Menvra e Vanth, che vibrano di un alone tetro e malinconico, confermano la bontà di un progetto brillante e ancora troppo poco conosciuto. (Luigi Cattaneo)
Vanth (Video)
 

venerdì 11 gennaio 2019

URBAN STEAM, Under concrete (2018)

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Nati nel 2012, gli Urban Steam non hanno mai cambiato formazione (cosa più unica che rara) e hanno sempre avuto l’obiettivo di scrivere brani senza pensare troppo ad un genere specifico, un’esigenza comunicativa improntata alla scrittura e alla voglia di mettersi in gioco suonando e divertendosi. Under concrete è quindi un esordio che incorpora le tante passioni dei membri della band (Paolo Delle Donne alla voce, Federico Raimondi alla chitarra, Fabrizio Sclano al basso e Diego Bertocci alla batteria), muovendosi tra progressive (quello dei Rush, dei Cosmosquad e dei Porcupine Tree) e hard & heavy (Black Sabbath, Whitesnake, Dio), caratteristiche che troviamo già nell’energia dell’iniziale Storm. Anche They live non scherza in quanto a carica e vivacità, mostrando anche il lato alternative rock del quartetto, mentre Soul è una gradevole e malinconica ballata. A metà disco gli Urban Steam piazzano dapprima la buonissima title track in odore di progressive e poi Cross the line, che torna su territori più cadenzati ma brilla per enfasi interpretativa e songwriting. Citylights conferma l’indole del gruppo di scrivere brani sempre molto attenti al vestito melodico, Wake up alterna parti vigorose con studiati rallentamenti, in un saliscendi congeniale alla riuscita del pezzo. Years conclude in maniera coinvolgente un album riuscito e che potrebbe trovare terreno fertile anche nella scena hard & heavy italiana, da sempre foriera di band meritevoli di maggiori attenzioni. (Luigi Cattaneo)
Under concrete (Video)
    

lunedì 7 gennaio 2019

LIFESTREAM, Diary (2018)


Nati a Prato nel 2006, i Lifestream sono un quartetto formato da Alberto Vuolato (chitarra), Andrea Cornuti (basso), Andrea Franceschini (piano e tastiere) e Paolo Tempesti (voce e batteria), che prende spunto dal progressive classico e dall’AOR, senza dimenticare di avere uno sguardo anche su quanto accaduto nell’ultima decade. Diary è il loro esordio, segnato da influenze piuttosto certe che rispondono al nome di Genesis, Yes, Marillion ma anche Kansas e Porcupine Tree, ma è possibile citare, sia per vicinanza stilistica, sia per la stessa provenienza regionale anche band come Eveline’s Dust e The Forty Days.  Dreamer è il biglietto da visita iniziale, con tanto di Hammond e chitarra floydiana a farci capire in che direzione si muovono i toscani, un’apertura convincente che fa il paio con la seguente Built from the inside, anch’essa molto tipica e decisamente riuscita, conferma le iniziali impressioni di trovarsi dinnanzi ad una band che abbina buone capacità tecniche a quelle di songwriting. The shy tree è una ballata elettrica che si contraddistingue per un bel crescendo nella seconda parte, in cui le tastiere esaltano la passionalità, lo slancio, anche emotivo, della narrazione. Gradevole Sound of the earth, anche se l’ho trovata meno coinvolgente delle altre, mentre Discoveries è una buonissima suite in quattro parti sintesi del pensiero dei Lifestream, tra aperture classicheggianti, dolci melodie e fughe hard prog. Whispers è un’altra delicata ballata, molto settantiana e davvero godibile, prima della mastodontica suite in cinque sezioni Over the rippling waters, che esplica tutte le caratteristiche del sound del quartetto lungo sedici minuti tutti da ascoltare. La conclusiva title track chiude molto bene un lavoro di grande pregio e raffinatezza. (Luigi Cattaneo)
Over the rippling waters (Video)
     

martedì 1 gennaio 2019

CONCERTI DEL MESE, Gennaio 2019

Giovedì 3
·The Watch a Lugagnano (VR)

Domenica 6
·Frank Sinutre a S. Gervasio Br. (BS)

Mercoledì 9
·Frank Sinutre a Venezia

Venerdì 11
·Napoli Centrale a Ranica (BG)

Sabato 12
·Vittorio De Scalzi a Lugagnano (VR)

Martedì 15
·Get'em Out a Milano


 Venerdì 18
·Mr Punch a Roma
·Roberto Cacciapaglia a Carpi (MO)
·Balletto di Bronzo a Catanzaro
·Parafulmini a Zero Branco (TV)

Sabato 19
·C. Simonetti's Goblin a Lugagnano (VR)
·Ancient Veil a Milano
·Balletto di Bronzo a Gioia Tauro (RC)
·D-Yes-is a Roma

Domenica 20
·Runaway Totem a Cento (FE)

Venerdì 25
·Roberto Cacciapaglia a Varese
·Riccardo Romano Land a Genova
·Revelation a Roma
·Seldon a Firenze

Sabato 26
·Mad Fellaz a Milano
·Lingalad a Zero Branco (TV)
·Mr Punch a Trofarello (TO)
·Rinunci a Satana? a Legnano (MI)
·Cantina Sociale a Cassinasco (AT)

Domenica 27
·Rinunci a Satana? a Pavia

Giovedì 31
·Uriah Heep a Roncade (TV)