domenica 25 febbraio 2024

TIA PALOMBA & THE LAZY FOLKS, Campfire stories (2022)

 


Uscito nel 2022, Campfire stories è il secondo disco di Tia Palomba (voce, batteria, basso, chitarra, armonica) con i suoi The Lazy Folks (un gruppo aperto in cui troviamo, tra gli altri, Adriano Mestroni banjo, chitarra e mandolino, Davide Badiali chitarra, Luca Angeleri hammond, piano e rhodes), un racconto sincero e viscerale portato avanti tramite un discorso fatto di folk, southern rock e roots. La limpida scrittura di Palomba ha portato ad un lavoro articolato ma scorrevole, che coinvolge e si lascia ascoltare sin da subito, anche grazie ad arrangiamenti che esaltano il materiale proposto, rendendo l’album un immaginifico corollario di Americana. Into the wood, The book e Keep on running sono solo alcuni dei momenti più significativi di un disco ottimamente suonato e ricco di idee. (Luigi Cattaneo)

 

venerdì 23 febbraio 2024

ROZ VITALIS, The hidden man of the earth (2018)

 

Uscito nel 2018, The hidden man of the earth è il decimo disco in studio dei Roz Vitalis, gruppo guidato dall’estroso tastierista Ivan Rozmainsky. Con lui Vladimir Efimov (chitarra), Vladimir Semenov-Tyan-Shansky (chitarra), Alexey Gorshkov (tromba, chitarra), Vladislav Korotkikh (flauto), Ruslan Kirillov (basso) e Philip Semenov (batteria), oltre che una serie di ospiti e un quartetto d’archi importantissimo per lo sviluppo del suono dell’opera, che si completa, rispetto al passato, di momenti vicini alla musica da camera. Un espediente tutt’altro che secondario, anzi, l’abito con cui si veste The hidden man of the earth è ricchissimo, elegante e a tratti ineccepibile. Il pathos raggiunto dall’utilizzo maestoso di fiati e archi, la costruzione certosina di certe dinamiche, l’imponente songwriting, sono alcuni degli aspetti maggiormente rilevanti di un album dove Rozmainsky appare come un compositore in grado di coniugare progressive e classica contemporanea, gestendo con grande esperienza l’ampia strumentazione pensata per il disco. Il notevole senso melodico, abbinato a strutture complesse e sofisticate, funziona all’interno di un lavoro ambizioso, eclettico, pregno di nobili atmosfere, ma sempre scorrevole nel suo mutare faccia nel percorso, mostrando come si possa essere variegati mantenendo forte il senso di unità del racconto proposto. (Luigi Cattaneo)

Full Album



 

giovedì 22 febbraio 2024

ALECO, Gli amori alle stazioni (2022)

 


Terzo disco per Aleco, pseudonimo di Alessandro Carletti Orsini, una carriera da cantautore tanto breve quanto intensa, visto che in pochi anni ha sfornato già un tris di lavori. Mi ero già espresso sulle precedenti uscite, sempre firmate da Alessandro con Andy Micarelli (compositore e arrangiatore), dall’interessante esordio L’ultima generazione felice al seguente Il sapore della luna, che tra alti e bassi lasciava trasparire come sotto la superficie ci fosse un buon potenziale. E qui arriva forse il problema dell’ultimo Gli amori alle stazioni, che pur risultando piacevole per quel climax nostalgico e ottantiano che sprigiona (forse l’aspetto migliore nel complesso), non compie il balzo in avanti che mi aspettavo, soprattutto nel songwriting, che alterna momenti ben elaborati come la ballata Bella, la title track cantata con Antonella Gentile e la suggestiva I fantasmi, ma altri davvero troppo leggeri, su tutti L’isola/La tresca e la parte rap di David Midnight in Notte prima degli esami/Questa notte è ancora nostra, francamente rivedile e con poco mordente. Un peccato a mio modo di vedere, non veniale, perché se è vero che si percepisce netta la passione con cui si è lavorato sul prodotto, dall’altro lato l’esperienza acquisita dovrebbe portare ad una maggiore attenzione su suoni, scrittura e parti vocali, un vestito che tratteggia strutture pop a discapito di quelle maggiormente cantautorali, che probabilmente, se sviluppate, potrebbero dare maggiore profondità alla musica di Aleco. (Luigi Cattaneo)


BALDO & I GIOVANI, L'ora d'aria (2023)

 


Curioso esordio per Baldo & i Giovani (bizzarro anche il monicker scelto), gruppo formato da Alan Malusà Magno (chitarra, voce, già con Afar Combo, Blue Cash e The High Jackers), Gabriele Cancelli (tromba), Mirko Cisilino (tromba, trombone), David Cej (fisarmonica), Marzio Tomada (contrabbasso) e Marco D’Orlando (batteria). I friulani guardano con gioia allo swing, condendo il loro songwriting di brio e spensieratezza, una leggerezza che non fa rima con vacuità, perché L’ora d’aria è un lavoro che si lascia ascoltare con gusto più volte. Non mancano riferimenti agli anni ’30 di Fats Waller, Slim Gaillard e Cab Calloway, oltre che al jazz delle origini, il tutto filtrato nell’ottica della forma canzone, presentata in una veste sì scanzonata ma anche molto curata. Equilibrio tra le parti ravvisabile in brani come Luce o Il piede sa, ma è la loro visione d’insieme a giocare tra improvvisazione e arrangiamento estemporaneo, ricercando aperture dixieland del passato da rielaborare con la consapevolezza di una band radicata nel 2024. Tradizione italiana, era swing ed epoca pre-bebop vanno a braccetto in un lavoro scorrevole e piuttosto piacevole. (Luigi Cattaneo)


sabato 17 febbraio 2024

PARRIS HYDE, Unlock your freedom (2022)

 

Ci eravamo già occupati di Parris Hyde ai tempi dell’uscita del gradevole ep Undercover 1, un lavoro che mi aveva fatto conoscere la storia del leader di questo gruppo completato da Roby Kant (basso, chitarra) e Karl Teskio (batteria). Hyde, in giro dagli anni ’80 con progetti sempre pieni di passione (Bonecrusher, Waywarson, Middle Ages, giusto per citarne qualcuno), con questa nuova avventura, in cui si divide tra canto, chitarra e tastiere, ha già firmato due ep e due album, tra cui questo Unlock your freedom, pubblicato nel 2022 per Missleader Records. Un disco brillante, più a fuoco e strutturato rispetto al precedente Mors Tua Vita Mea ma sempre intriso di verace hard & heavy, tra sparate classiche e qualche apertura maggiormente contemporanea (ma sempre guardando alle radici di un certo suono). L’opera si sviluppa in quasi un’ora attraverso brani che guardano al metal (Secret lover, cruel murder), sporadiche ma efficaci composizioni ad alto tasso emotivo (Home is where the heart is) e trame più darkeggianti (l’ottima The head undead). Lavoro molto interessante che parrebbe essere l’ultimo capitolo di questa storia, almeno da quanto ha dichiarato Parris a ottobre 2023, annunciando lo scioglimento della formazione di Unlock your freedom per proseguire come solista, mantenendo però invariato il monicker. (Luigi Cattaneo)

I love you, I killed you (Video)



venerdì 16 febbraio 2024

MODERN ART TRIO, Modern Art Trio (1971, ristampa 2023)

 


Arriva dal lontano 1971 questo reperto storico firmato Modern Art Trio, unico lavoro in studio del gruppo formato da Franco D’Andrea (pianoforte, piano elettrico, sax), Franco Tonani (batteria, tromba) e Bruno Tommaso (contrabbasso). Siamo alla terza ristampa del disco (stavolta per l’ottima Gleam Records), una nuova edizione che nella forma in mio possesso ricorda graficamente quelle della BTF dedicate al progressive italiano dei ’70, comprensiva di booklet che definire generoso ed esaustivo è poco (motivo in più per acquistarla). Un album affascinante, in cui spicca la grande libertà esecutiva dei musicisti, ma anche la coerenza con cui sviluppano i suoni delle sei composizioni (cinque originali e una personale interpretazione di Ain’t necessarily so di Gershwin), oltre che la grande professionalità che già albergava in interpreti ancora giovani. La complessità strutturale con cui il trio porta avanti un discorso fatto di serialismo e free jazz, un unicum nel panorama italiano di quel periodo, è una delle ragioni che hanno portato alla storicizzazione di questa pubblicazione nei decenni, ma anche l’estro, che dipinge scenari inconsueti e suggestivi, è chiave di lettura per comprendere a fondo l’opera. 



Lo studio di inedite forme portarono Tonani e D’Andrea, a partire dal 1967, quando si ritrovarono vicini di casa a Roma, a comporre guardando alle nuove tendenze allora presenti e la scia avanguardistica emanata è arrivata sino ai nostri giorni, perché questo è il destino dei dischi che marchiano un’epoca, ossia travalicare il concetto di tempo per essere identificati come modello. Certo qualche riferimento a mostri sacri come Ornette Coleman, Archie Sheep e Don Cherry è ravvisabile, un modo di intendere che ritroviamo nella lunga Un posto all’ombra, tra improvvisazione ardita e articolati incontri tra le parti, ma il nodo con le avveniristiche pulsioni americane si manifesta nel controllo polistrumentistico del trio, che soggiogava alla propria ferrea visione i timbri disponibili, creando un interplay fantasioso e audace, come nella conclusiva Beatwiz (magistrale ed evocativo l’archetto utilizzato da Tommaso nel tema di contrabbasso). Free e rigore avanzano quindi di pari passo, tra ricerca sulla musica seriale e spinte innovative extraeuropee, punti d’appoggio su cui Modern Art Trio ricava un’esperienza unica all’interno del jazz (progressivo?) italiano, che si propagherà per Tommaso nei suoi dischi da solista e in D’Andrea nei seminali Perigeo, oltre che nei lavori da leader (Tonani lascerà invece il mondo del jazz nel 1980). Per acquistare l'album è possibile visitare la pagina https://gleamrecords1.bandcamp.com/album/modern-art-trio (Luigi Cattaneo)





martedì 6 febbraio 2024

BLEWITT, Exploring New Boundaries (2023)


 

Exploring New Boundaries è l’esordio dei Blewitt, estroso trio formato da Stefano Proietti (piano), Oscar Cherici (basso) e Gian Marco De Nisi (batteria), anche se è bene ricordare Overture, ep del 2022. Un lavoro molto ricco, esaltato dal tocco di Adrian von Ripka e Philipp Heck, ingegneri del suono di grande fama che hanno donato la loro esperienza alle già eleganti trame architettate dal gruppo. Lo sguardo del terzetto si posa non solo sul jazz, ma anche sul rock e la classica (seppure in maniera meno evidente), una sintesi di idee che trova sbocco nella personalità di Cherici e Proietti, sia quando sviluppano porzioni solistiche efficaci, sia quando calano l’asso di un interplay maturo e trascinante, merito anche di De Nisi, bravissimo nel sostenere con maestria e sempre senza strafare l’equilibrio globale della proposta. Un progetto d’equipe, con un piede nel passato del genere e uno nel contemporaneo, basti ascoltare l’omaggio a Wayne Shorter in Footprints e quello a McCoy Tyner in Passion dance, e brani originali come Red sun, Il fuoco di Lauridsen o Tormenta, costruiti ottimamente con una saggia fusione di elementi e l’istintivo bisogno di non rimanere aggrappati ad un unico linguaggio. (Luigi Cattaneo)


lunedì 5 febbraio 2024

SONATA ISLAND KOMMANDOH, Quasar Burning Bright (2020)

 


Uscito nel 2020, Quasar Burning Bright è l’ultimo lavoro ad oggi registrato dal progetto Sonata Island Kommandoh (evidente il riferimento a Mekanik Destruktiw Kommandoh dei Magma), interessantissimo ensemble fondato da Emilio Galante, flautista e compositore, nel lontano 1998. Sperimentali nell’approcciare territori differenti, dal jazz alla classica, passando per rock e musica da camera, il quintetto completato da Giovanni Venosta (tastiere, enorme compositore di soundtrack, spesso al lavoro con Silvio Soldini), Alberto N.A. Turra (chitarra), Stefano Grasso (batteria) e Stefano Greco (programmazione, elettronica), in questo disco esplora, come spesso ha fatto, mondi variegati, tirando una linea di raccordo tra avanguardia, R.I.O., free e progressive, convincendo anche grazie a ritmiche ricche di groove, elemento che rende l’aria decisamente più frizzante rispetto a tante uscite di questo tipo. Una proposta che si fa ascoltare con entusiasmo sin dalle prime note di Aphantasia QBB, quasi otto minuti abbaglianti, seguiti dalle ottime Susac Casus e Mod-D QBB 115 bpm, episodi che mostrano la grande capacità del quintetto di contaminare la propria arte. Dopo altri due brani di notevole fattura come Think atomic e Mod-5 QBB 125 bpm, leggermente più snelli rispetto a quanto sinora ascoltato, arriva la conclusiva It ain’t necessary so, delicato e raffinato omaggio alla poetica di Gershwin, nonché finale di un disco suggestivo e pieno di fantasia. (Luigi Cattaneo)

domenica 4 febbraio 2024

ZAGARA, Duat (2023)

 


Nato a Torino nel 2017, il progetto Zagara (Daniele Cimino voce, chitarra, tastiere, Federico Mao basso, moog, chitarra acustica e Federico Bevacqua batteria, drum samples) si presenta al pubblico dapprima con un ep (Trovandoci la mente del 2019) e poi con Duat, lavoro breve ma intenso, foriero dell’attitudine del trio, che contamina la propria proposta guardando ai molteplici territori del genere. È così che la forza propulsiva insita nel sound si attenua attraverso il moog di Mao e le tastiere di Cimino, con le chitarre distorte che incontrano campionamenti e sequenze. Brani saturi di elettricità e di forza propulsiva stoneriana, ma il mirino sovente si sposta in direzione di quel grunge novantiano narrato con personalità, senza tralasciare pillole di onirica psichedelia, il tutto tracciato all’interno di una forma canzone ammantata di surrealismo. Per acquistare e ascoltare l’album potete visitare la pagina https://zagara.bandcamp.com/album/duat (Luigi Cattaneo)

venerdì 2 febbraio 2024

GABRIELE GASPAROTTI, Per sempre (2024)



È uscito Per Sempre,  il primo di una serie di brani inediti registrati in live sessions in luoghi  inusuali ed estremi, che anticipano il nuovo album di Gabriele Gasparotti in uscita in primavera.

link al video: https://www.youtube.com/watch?v=4eC6rAG_tfo

Un progetto che vedrà alternarsi ogni mese un brano per Buchla Music Easel e nastro magnetico a un brano per violoncello e live electronics e che nasce da un’intensa collaborazione tra Gabriele Gasparotti e la violoncellista e sound designer Benedetta Dazzi. Ogni brano è stato registrato in presa diretta su nastro magnetico con un Revox B77 ad alta velocità (la versione “portatile” dello storico Studer con cui venivano incisi i Master degli album negli studio di registrazione prima dell’era digitale).

“In due anni di tour ho sentito mutare le mie composizioni nel tempo, le ho sentite trasformasi ogni volta che il suono si rifletteva in stanze diverse a seconda del materiale delle pareti, della planimetria della stanza, della vibrazione del pubblico, di come me e Benedetta risuonavamo nella stanza, di come il suono risuonava in noi e di come noi risuonavamo l’uno con l’altra. Insieme abbiamo deciso di ricreare quella stessa esperienza portando la nostra musica “en plein air” o in vari studi di registrazione e documentarne i cambiamenti. La mutazione di ogni idea compositiva primigenia ha portato allo sviluppo del nuovo album che uscirà nella primavera del 2024.  Così come per il suono abbiamo utilizzato registratori e supporti diversi per quasi ogni brano, anche per il video abbiamo utilizzato vari tipi di cinepresa, dal super 8 al digitale passando per le tecnologie ibride degli anni novanta, perché ogni session avesse una sua personalità”.(Gabriele Gasparotti)

Gabriele Gasparotti é autore di musica elettroacustica composta con strumentazione analogica. Ha studiato composizione e musica elettronica al conservatorio Verdi di Milano con i Maestri Riccardo Sinigaglia e Giuseppe Giuliano e sintesi West Coast con Todd Barton. Il suo disco, Istantanee vol.1 (2020 - Dio Drone, II Dio Selvaggio) è un album di composizioni per sintetizzatori semi-modulari, nastro magnetico, pianoforte e quartetto d’archi in cui indaga I’interazione tra il Kairos, l’individuo e i sincronismi aleatori del Tarocco di Marsiglia. Il  suo  nuovo  album,   in  uscita   nella   primavera   2024 sarà anticipato  dall’uscita di alcune performance live su Youtube. Il disco nasce dall’intesa collaborazione con la violoncellista, performer e sound designer Benedetta Dazzi con la quale ha compiuto più di settanta concerti tra il 2021 e il 2022, ed è stato masterizzato da Rashad Becker (Sakamoto, Alva Noto, Kali Malone, Alessandro Cortinii) al Clunk Studio (Berlino).

martedì 30 gennaio 2024

GIANT THE VINE, A chair at the backdoor (2023)

 

Avevamo lasciato i Giant the Vine nel 2019 con l’ottimo Music for empty places, un lavoro dove emergevano le influenze di band come Mogwai, Porcupine Tree e King Crimson. Il progressive sullo sfondo di composizioni dal sapore post rock, un’attitudine confermata dall’ultimo A chair at the backdoor, un disco ambizioso, immaginifico, in equilibrio perenne tra sprazzi virtuosi e sognanti melodie che mozzano il fiato per il pathos impresso. Le trame strumentali del quartetto formato da Antonio Lo Piparo (basso), Daniele Riotti (batteria), Fulvio Solari (chitarra) e Fabio Vrenna (tastiere, chitarra) si esaltano in Jellyfish bowl (arricchita dal piano di Simone Salvatori), nella malinconica Protect us from the truth (marchiata dal duplice intervento di Ilaria Vrenna al piano e Gregory Ezechieli al sax) e nella lunga title track (ancora con Ezechieli), magnifici esempi dell’eleganza compositiva della band, esaltata dal contributo di Ronan Chris Murphy, producer americano noto per le collaborazioni con artisti del calibro di King Crimson, Ulver e Aurora. Un album maturo e di grande fascino, a tratti commovente nel suo sviluppo creativo, perfetto per questa stagione fatta di nebbie mattutine e paesaggi spogli, perché la musica dei Giant the Vine sa narrare a chi ascolta, esalta il non detto attraverso un racconto fitto di suggestioni. (Luigi Cattaneo)

Glass (Video)



venerdì 26 gennaio 2024

DAMN FREAKS, III (2023)

 

Terzo disco per i Damn Freaks, splendido esempio di amore per l’hard ottantiano, un suono immortale che sa essere ancora vitale e fresco, soprattutto quando ci sono idee e fantasia. Giulio Garghentini (voce, ex Dark Horizon), Alex De Rosso (chitarra, ex Dokken, Dark Lord, Headrush), Matteo Panichi (batteria) e Claudio Rogai (basso) sprigionano lungo le tracce di III tutto l’impeto di quel suono che richiama alla mente Tygers of Pan Tang, Bon Jovi e Tesla, un concentrato pieno di spunti, potente e corposo rock senza fronzoli, ottimamente suonato e curato nel songwriting. Vengono fuori così brani come The land of nowhere, Walking in the sand e You ain’t around, rappresentazione perfetta dell’omaggio ad un’epoca sonora che tanto ha regalato al genere. Ennesimo disco di grande valore presentato dall’Andromeda Relix, etichetta garante di qualità e passione. (Luigi Cattaneo)

The land of nowhere (Video)



venerdì 19 gennaio 2024

GLASFOLD, Nuovo mondo (2023)

 

Uscito sul finire del 2023, Nuovo mondo è l’esordio dei Glasfold, quintetto che unisce l’amore per l’heavy classico con il thrash metal, in special modo per le ritmiche della coppia formata da Lorenzo Grangetto (batteria) e Stefano De Martin (basso nei Reaction e nei Doomsday), davvero compatte e solide. I testi, prevalentemente in italiano, cantati da Dave Cudicio (voce dei Full of Empty), risultano un elemento importante per comprendere questo primo passo della band, che si snoda tra disincanto, voglia di fuga da gabbie precostruite e sconcerto per le troppe guerre che ci circondano. Completano il quadro il fondatore Francesco Capello e Alessio Dorigo, chitarristi esperti che hanno plasmato il suono del gruppo, viscerale ma anche intriso di ariose melodie, aggressivo ma sempre legato alla forma canzone, come narrano le brillanti Spettri, Holy war e Senza regole, tra le migliori tracce dell’interessante debutto dei friulani. (Luigi Cattaneo)

Spettri (Video)



giovedì 18 gennaio 2024

RICCARDO GOLA, Cosmonautica (2023)

 

Esordio da solista per Riccardo Gola, contrabbassista alla guida di un quartetto acustico formato da Enrico Morello (batteria), Francesco Bigoni (sax, clarinetto) e Enrico Zanisi (pianoforte), perfetti nell’interpretare il concept composto dal leader del gruppo. Ral 5001 attacca con un bel giro di basso introduttivo, su cui si innesta il vellutato sax di Bigoni, da subito protagonista con ottimi interventi, puliti, leggibili ma al contempo complicati. Gola ha la capacità di trasportare chi ascolta nella sua dimensione, un viaggio cosmico che prosegue con Detriti spaziali, delicata ma decisa, complice una marcata spinta ritmica, e Starfire, dall’inizio soffuso sviluppa una trama robusta e dal discreto groove, merito anche del fraseggio di Morello, sempre dinamico ma mai sopra le righe. Si diceva dell’apporto qualitativo di Bigoni, ma anche la classe di Zanisi emerge netta, e sono lì a testimoniarlo episodi come Multiply e la splendida Anni luce, corpo centrale solido e rifinito di un lavoro che avanza agile verso una seconda parte di uguale elevata fattura. Materia liquida ha un mood molto cinematografico, la title track mette in luce, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il ricco songwriting del romano, così come Focus on gravity denota il lavoro d’equipe e la prestazione maiuscola fornita dal quartetto. Ci avviciniamo alla conclusione dapprima con l’elegante Strategie per un’invasione aliena e poi con In orbita, finale di un album sapientemente costruito, capace di toccare molteplici linguaggi pur rimanendo saldamente ancorato al jazz di matrice afro-americana. (Luigi Cattaneo)

Multiply (Live)



martedì 16 gennaio 2024

LAIKA NELLO SPAZIO, Macerie (2023)

 


Tornano i Laika nello spazio dopo Dalla provincia del 2019, un lavoro che mostrava forte l’urgenza comunicativa della band formata da Vittorio Capella (voce, basso), Simone Bellomo (basso) e Marco Carloni (batteria). L’ultimo nato è Macerie (nuovamente per Overdub Recordings), sempre diretto e pungente ma più levigato, con una ricerca sul tessuto sonoro che appare ora maggiormente variegato e, seppure vengono mantenuti aspetti noise nel sound, questi risultano limati e ripuliti in parte dalle asperità del recente passato. Il mood complessivo dell’album è però ancora più catastrofico e cupo, perché se nell’esordio vi era una lieve speranza di salvezza, nel nuovo disco i milanesi cancellano ogni forma di redenzione e perdono dal loro vocabolario, intingendo pezzi come la title track, Schrödinger, Nel nome degli dei e Film noir di buio e disperazione, decantati mirabilmente attraverso urgenze post hardcore e alternative rock italiano. (Luigi Cattaneo)

lunedì 15 gennaio 2024

THE FORTY DAYS, Beyond the air (2023)

 

Nuovo lavoro per i The Forty Days, che dopo il convincente esordio The colour of change tornano con l’ottimo Beyond the air (sempre per Lizard Records). La band formata da Giancarlo Padula (voce, tastiere), Dario Vignale (chitarra), Massimo Valloni (basso) e Giorgio Morreale (batteria) parte subito forte con l’attacco di Monday, dove l’interplay tra chitarra e tastiere disegna un brano elegante e raffinato, progressivo ma dai lineamenti delicati. Certo ci troviamo dinnanzi ad un disco che guarda al passato del genere, ma la qualità compositiva è alta e questa è l’unica cosa che realmente conta, almeno per quanto mi riguarda, nel giudicare un prodotto, che qui è dinamico, screziato di vari umori e molto ispirato. Ne sono esempio pezzi come Under the trees, Beyond the air o Broken bars, che si muovono agili tra tempi irregolari, momenti tenui, crescendo emotivi, sprazzi hard prog profondi e frangenti vicini alla psichedelia. Lo strumentale Bi!, con il suo incedere funky e la lunga In glide dimostrano la grande maturità espressiva dei toscani, più legati al New Prog rispetto al passato ma non per questo banali, anzi, la ricchezza degli arrangiamenti e delle soluzioni adottate certifica l’internazionalità della proposta, tra le più interessanti in ambito progressive nostrano del 2023 appena passato. (Luigi Cattaneo)

Beyond the air (Video)



sabato 13 gennaio 2024

ALBERTO FORINO, Tiny Toys (2023)

 


Esordio da compositore per il pianista Alberto Forino, un lavoro nato dall’idea di sviluppare aspetti dell’improvvisazione in piena libertà, una base di partenza per creare qualcosa di compiuto e concreto. Tiny Toys parte da questo concetto programmatico, con Forino che insieme a Giulio Corini (contrabbasso) e Filippo Sala (batteria) dà vita a un album solido, di gruppo, in cui ogni interprete gode di spazi autonomi e gli elementi si sovrappongono, si intersecano, si evolvono. La classica formazione trio appare come la più consona al progetto di Forino, che denota equilibrio strutturale, un maturo interplay e tante idee, con riferimenti a mostri sacri come Thelonious Monk, Lennie Tristano e Cecil Taylor. Elementi che ritroviamo in brani come la lunga Orko, l’elegante Beautiful are those who fall e il crescendo esplosivo di Entropy, che mostrano verve, ricerca, costruzioni che uniscono peripezie free e agganci melodici affascinanti, con la volontà di muoversi senza barriere all’interno di composizioni perfettamente organizzate. La simbologia del gioco, espresso sia nel titolo che nelle grafiche, acuisce il senso della proposta, la valenza gioiosa del fare, il giocattolo posto in maniera tridimensionale osservato da diverse angolazioni e quindi interpretabile, come le cellule da cui sono scaturite le espressive trame di Tiny Toys. (Luigi Cattaneo)


venerdì 12 gennaio 2024

IL CASTELLO DELLE UOVA, Appunti sonori per una cosmogonia caotica (2005)

 


Dopo aver parlato del loro ultimo lavoro (L’enigma del capitale del 2020) sono andato alla riscoperta dell’esordio del progetto Il Castello delle uova, band formata da Abele Gallo (batteria), Pietro Li Causi (chitarra, loop), Benny Marano (voce recitante), Salvatore Sinatra (piano, tastiere, loop) e Ciccio Stampa (basso, chitarra), a cui vanno aggiunti Aldo Bertolino (tromba) e Maria Teresa Del Grosso (cori), importanti per la riuscita dell’opera. Appunti sonori per una cosmogonia caotica, uscito nel 2005, già presentava le caratteristiche guida del disco successivo, tra progressive, jazz, post e una certa vena sperimentale, che fanno di questo debutto un album complesso ma al contempo piuttosto godibile. La libertà compositiva ed esecutiva dei siciliani sviluppa un racconto psichedelico immaginifico, ricco di arrangiamenti curati ma anche di parti maggiormente free, elementi tenuti assieme dall’abilità tecnica del quintetto. Un disco che va ascoltato con grande dedizione per cogliere al meglio tutte le sfumature del surreale concept firmato dalla band, che ha saputo dare forma e concretezza alle tante idee nate negli studi Riff Raff di Marsala. (Luigi Cattaneo)



venerdì 5 gennaio 2024

PITCHTORCH, I can see the light from here (2023)

 

Uscito ad inizio 2023, I can see the light from here è il secondo lavoro dei Pitchtorch, trio alt-folk formato da Mario Evangelista (voce, chitarra, organo Farfisa, membro anche nei The Gutbuckets), Danilo Gallo (basso, organo Farfisa, attivo nei Guano Padano e nel quartetto Dark Dry Tears) e Marco Biagiotti (batteria, percussioni, già nelle fila della band The Vickers). La forma canzone su cui lavora il gruppo si tinge di rock, Americana, West Coast e blues, quindi meno introspezione rispetto all’esordio del 2019 e una maggiore predisposizione per spazi aperti, liberi, in cui infilare umori diversi. Scorrono così in rassegna brani di diversa estrazione ma ugualmente evocativi come la strumentale Downtown Livorno, la graffiante carica di Jack of all trades, ma anche Ask the dust, impreziosita dalla figura di Joachim Cooder alla mbira, nonchè la delicata Mother, che, complice una registrazione in presa diretta e senza particolari sovraincisioni, risultano calde e avvolgenti. Non mancano altri ospiti, come Beppe Scardino (Calibro 35, Diodato) al sax in That’s our blues e Francesco Bigoni al clarinetto in Flying ants, peraltro entrambe molto riuscite. Non amo fare classifiche di fine anno ma sicuramente I can see the light from here rientrerebbe in una probabile top 20 del mio personale 2023 musicale. (Luigi Cattaneo)

Ask the dust (Video)



FALISTRA, Di limpide tempeste (2023)

 


Di rara intensità l’esordio dei Falistra, Di limpide tempeste, debutto pubblicato dalla sempre attentissima My Kingdom Music. Il duo formato da Ada e Onanet presenta al pubblico un album fortemente emozionale e malinconico, intriso di dark folk crepuscolare e dai tratti oscuri. Si percepisce l’esigenza forte di comunicare, di raccontare ansie, fragilità e paure, ma anche di andare oltre a sensazioni espresse egregiamente tramite un lavoro testuale indiscutibilmente prezioso. I delicati fraseggi che accompagnano la voce femminile dei Falistra hanno un fascino arcano, vengono sapientemente dosati per permettere un’interpretazione ricca di espressività, all’interno di una partitura intima, foriera di atmosfere dove percepiamo echi di Sopor Aeternus, Ataraxia e Loreena McKennitt. Darkwave niente affatto derivativa ma forte di idee personali ed evocative, che fanno di questo disco un’opera necessaria, da contemplare per cogliere le sfumature e immergersi completamente nel mondo del duo. (Luigi Cattaneo)

Dissolto nel vento e nel silenzio (Video)



mercoledì 3 gennaio 2024

TEMPLE OF JULY, Kingdom cult (2023)


 

Ep d’esordio per i Temple of July, trio formato da Hudson Franzoni (voce), Jesus Ryno (basso, chitarra, elettronica) e Mirko Augello (batteria, loop), un lavoro breve ma interessante, uscito per Red Cat Records a fine 2023. Alternative che incontra l’elettronica e il new metal di fine anni 90 inizio 2000, tra riff in odore di industrial, atmosfere cupe, assalti brutali e spinte melodiche, un collante necessario per raccontare le difficoltà affrontate nel periodo pandemico, sia quelle economiche che quelle relative all’isolamento. Il mood post-apocalittico del progetto riveste brani come Honest, la devastante 444 e il nichilismo di Kingdom cult, tra le composizioni cardine di un primo passo sfaccettato e dalle molteplici anime. (Luigi Cattaneo)

444 (Video)