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venerdì 21 agosto 2026

DIEGO AMADOR & JOSÈ MARÌA BANDERA, Paqueando (2024)

 


Uscito nel 2024, Paqueando, del duo formato da Diego Amador (piano, voce) e Josè Marìa Bandera (chitarra flamenco), omaggia la figura di Paco De Lucia, un tributo, da parte di due maestri della materia, che ha portato alla nascita di un lavoro che abbraccia la tradizione ma ne sposta l’asse, si muove leggiadro all’interno del latin jazz proponendo temi e soluzioni ardite e avventurose. Dicotomie gestite con grande consapevolezza da Amador e Bandera (nipote di Paco, con cui ha lavorato fin dagli anni ’80), che fanno propria la lezione di De Lucia di unire stili differenti, una fusione che ha sempre caratterizzato lo spirito del musicista spagnolo, che ha nella sua carriera spesso travalicato i generi. Un disco sincero, dove emerge la passione dei due, che combinano armonie e melodie in maniera encomiabile, uno sguardo d’amore verso uno degli autori più importanti di tutti i tempi quando si parla di flamenco e di world. (Luigi Cattaneo)  


sabato 4 luglio 2026

PULIN AND THE LITTLE MICE, Friends of mice (2023)

 


Con colpevole ritardo oggi racconto Friends of mice, secondo capitolo targato Pulin and the little mice, band formata da Antonio Capelli (violino, mandolino, banjo clawhammer, voce), Marco Crea (chitarra, organetto, xaphoon, voce), Giorgio Profetto (chitarra, bouzouki, ukulele, banjo 6 corde, whistle, marranzano, voce), Matteo Profetto (armonica, ukulele, voce) e Marcello Scotto (bodhran, bones). Una distanza considerevole tra l’esordio del 2014, Hard times come again no more, e l’ultimo nato, un’autoproduzione affascinante, capace di fondere Americana, folk e traditional, il tutto in una veste prevalentemente acustica che ben si sposa con la popular music made in USA. Tantissimi gli ospiti presenti (quasi 30), da Veronica Sbergia a Max De Bernardi, passando per Angelo Leadbelly Rossi e Luca Bartolini, tutti bravissimi nel calarsi nelle atmosfere della band, che cita passo dopo passo artisti come Jennie Robertson, Big Bill Broonzy o James Baker. Disco poetico, raffinato ed elegante nel suo crossover tra folk, Giga irlandesi e worksong, caratteristiche di un lavoro ricco di pathos e grande studio. (Luigi Cattaneo)


giovedì 20 novembre 2025

MĀYĀ, Artificio Fantastico (2025)

 

Interessante debutto per i Māyā, band anconetana formata da Michele Alessandrini (batteria, già con Lush Rimbaud e Heat Fandango), Francesco Balducci (chitarra) e David Cavalloro (basso, anche lui ex Lush Rimbaud), un trio nato dalla comune passione per atmosfere filmiche e suoni globali, elementi che ritroviamo in questo Artificio fantastico. Il crossover di influenze fa dell’album un racconto piuttosto suggestivo ed evocativo, tra post, psichedelia, indie e world, il tutto mescolato con cura da una band nuova ma esperta, in cui troviamo richiami tanto agli americani Khruangbin che ai maestri Calexico. British Columbia apre il disco subito in maniera esotica, seguito dal clima morbido di Calypso Paulo, confermato da brani come Tristeza e Steaming hot. Il raffinato groove di Cristina G., il dub di Rainforest drop e la briosa Māyā Manifesto sono altri momenti ben sviluppati di un’opera prima fortemente immaginifica. (Luigi Cattaneo)

Full Album



domenica 21 settembre 2025

PLAYADES, Nova Delfi (2024)

 


Affascinante progetto di riscoperta della nostra mitologia, raccontata attraverso suoni capaci di evocare storie antiche e lontane nel tempo, narrate tramite una sessione di improvvisazione che la band ha svolto al Ground Floor di Modena. Gli emiliani, prodotti dalla Lizard Records, ci conducono in un viaggio che è ricerca e visione, portandoci sino all’Oracolo di Delfi. Fabio Esposito (lira greca a sette corde), Francesco Sotgiu (bendir), Francesco Peloso (basso fretless), Elisa Sala (marimba, percussioni), Davide Cristiani (moog), Stefano Cavanna (flauto traverso, doppi flauti), Katia Rindone (voce) e Aldo Brianzi (gran cassa) danno vita ad un’esperienza che attraversa le epoche, tra raffinato ambient, umori folk e visioni etniche. Nova Delfi, dedicato a Saverio De Chiara, straordinario ricercatore e divulgatore musicale, si avvale inoltre di una bella confezione cartonata a tre ante, motivo in più per acquistare una copia dal sito https://playades.bandcamp.com/album/nova-delfi (Luigi Cattaneo)

giovedì 22 maggio 2025

FIESTA ALBA, Pyrotechnic babel (2025)

 

Ci eravamo occupati dell’ep d’esordio del 2023 dei Fiesta Alba (Octagon chitarra, Dos Caracas produzione, synth, Fishman basso), ed è un piacere ritrovarli con Pyrotechnic babel, primo full che riprende il discorso iniziato qualche anno fa e lo amplia di soluzioni e ricerche. Una miscellanea sonora di math, world, elettronica, dub e hip hop, un crossover dinamico ed estremamente curioso, arricchito dalla partecipazione di un ampio numero di ospiti, che contribuiscono, e non poco, alla riuscita del prodotto finale (da segnalare il lavoro di due batteristi, El Mistico e Pyerroth, presenti in più della metà dei brani). Una babele di situazioni egregiamente gestite, un rischio portato avanti da un trio misterioso, che fa della voglia di guardare oltre la base da cui partire, elaborando le pulsioni di Battles e I Hate my Village, ma potremmo citare anche Kae Tempest o il padre dell’Afrobeat Fela Kuti. La natura multiforme del progetto e la capacità del trio di far confluire tante idee all’interno di un flusso variegato aprono la porta a brani come Technofeudalism (con Gianis Varoufakis), Waku Waku (feat. Judicious Brosky) o Safoura (dove troviamo Pape Kanoute), momenti diversi di un album che ha come denominatore comune la voglia di esplorare e stupire. (Luigi Cattaneo)

Full Album



giovedì 3 ottobre 2024

LES TROIS LÈZARDS, Gli uomini poetici (2024)

 

Prodotto dalla sempre attenta Dodicilune, Gli uomini poetici è il primo lavoro dei Les Trois Lèzards, quartetto formato da Emmanuel Ferrari (fisarmonica, voce, già nei Les Troublamours), Giovanni Chirico (sax, voce, in passato nella band di Giovanni Falzone), Giorgio Distante (tuba, tromba, eufonio, voce) e Roberto Chiga (tamburello, voce, grancassa, membro dal 2015 dell’Orchestra della Notte della Taranta). L’onirico concept (comprate il disco per approfondire …) che fa da sfondo a questo esordio si imbeve di musica popolare, folk, jazz e world, un’opera briosa e ironica, che si muove tra scrittura e sviluppi free, tra valzer stralunati e ritmiche ballabili dal sapore balcanico, il tutto suonato in maniera perfetta da un ensemble coeso verso una forma d’arte che ingloba pulsioni e ascendenze. Un album a tratti visionario, immaginifico come il paese raccontato dal gruppo, che fonde tradizione e ricerca all’interno di trame surreali e fantasiose. (Luigi Cattaneo) 

La parata di Ninour (video) 



 

venerdì 7 giugno 2024

ARTHUAN REBIS, The calling (singolo 2024)

Un'arpa tra le antenne del Monte Giogo e una chiamata spirituale dallo spazio: è The Callling, il nuovo singolo di Arthuan Rebis, uscito il 6 giugno 2024 e accompagnato da Shades of Yggdrasill. 

The Calling, scritto da Alessandro Cucurnia, in arte Arthuan Rebis, vede la partecipazione del percussionista Timer Shine e dell’artista lituano Mr Jumbo.

La “Chiamata degli Dèi” è un invito a forgiare la mente compassionevole, e questi dèi sono soprattutto le potenzialità della mente dell’illuminazione, presenti in ogni essere, e rappresentate nel videoclip da uno Stupa buddhista in miniatura, che appare nella ex base Nato sulle alture del Monte Giogo in Lunigiana. In questo luogo, durante la Guerra Fredda, sono stati trasmessi i primi segnali di internet. Internet, che oggi diamo per scontato, nei secoli passati sarebbe stato inteso come “magia”, ma più di milleduecento anni fa in Tibet già si nascondevano i testi sacri non solo nei luoghi impervi, ma anche nei campi immateriali dell’etere/mente, sapendo che in futuro sarebbero stati riscoperti dai Terton, coloro karmicamente destinati. Adesso le antenne del Monte Giogo, creativamente bonificate, hanno inviato e ricevuto simbolicamente messaggi di contemplazione della natura ultima della mente, della “Mahamudra”, così detta dai tibetani; mente che spoglia da ogni barriera, manifesta spontaneamente solo qualità positive.

Il video, dai tratti lievemente “lynchiani”, è stato realizzato dalla videomaker Maddalena Andreoli, ed è nato da un’idea di Timer Shine (Nicola Caleo) e di Arthuan, i quali hanno anche prodotto il brano assieme all’artista lituano Mr Jumbo. La musica comprende un cantato in inglese, avvolto da pads, percussioni elettroniche e metalliche, tamburi sciamanici, tablas, arpa celtica e nyckelharpa. Il sound unisce quindi stili arcaici e futuristici, una nuova wave, celtica e spirituale, che nel finale omaggia ritmicamente e armonicamente persino il Bowie di Little Wonder.

Shades of Yggdrasill è invece un brano più morbido e celtico, prosecuzione dei sentieri tracciati dall’arpista e cantante Alan Stivell.

Nel mese di maggio 2024 è uscito un altro singolo di Arthuan Rebis ft. Timer Shine: Ethereon: una canzone epica dai tratti nordici, con tecniche canore gutturali simili a quelle della Mongolia, che anticipa la continuazione del romanzo fantasy e musicale di Arthuan Helughèa – Il Racconto di una Stella Foglia, pubblicato da Eterea Edizioni nel 2023.

Nei prossimi mesi, Arthuan e Timer Shine saranno in tour per l’Italia e l’Europa, sia con la formazione Arthuan Rebis Duo che con il gruppo neomedieval pagan folk In Vino Veritas. Le date sono disponibili nel sito dell’artista: www.arthuanrebis.com

The calling (Video)




giovedì 4 aprile 2024

MAURO PATTI, Telamon (2023)

 


Uscito sul finire del 2023, Telamon è il nuovo album di Mauro Patti, prodotto dall’etichetta Dodicilune, un’opera ambiziosa in cui il batterista di Agrigento si è avvalso di un nutrito parterre di straordinari musicisti, tutti bravissimi nel supportare le tante intuizioni del siciliano. Rispetto all’esordio del 2020 (Kerkent Afro Project) Patti ha sviluppato trame jazz con interpreti maggiormente legati alle sue idee, un lavoro d’insieme notevole, registrato live in studio, denota un interplay di altissimo livello, fraseggi in odore di jazz rock, vibranti pulsioni afro e uno sguardo alla world music. La storia di Agrigento viene narrata attraverso personaggi storici e luoghi, una sorta di illuminato concept pieno di grazia, variegato sin dall’apertura di Kalos, sontuosamente divisa in tre parti, sa essere immaginifica, intensa e potente, con i temi esposti in maniera efficace da un ensemble guidato con eleganza da Patti. Grande importanza riveste l’organico di sax presente (ben 4), che dialoga costantemente con i ritmi spesso Afro imbastiti dal leader, dove l’aspetto poliritmico si manifesta con vigore ed enfasi, basti ascoltare brani come Demarèteion, in cui viene omaggiato Coltrane, o Caravan (tribute to Giulio Capiozzo), adattamento di uno standard di Duke Ellington e Juan Tizol, nella versione arrangiata da Capiozzo, indimenticato batterista degli Area. Patti guarda alla sua terra natia in Chiantu, con il tema tratto da Ah sì, versate lacrime, canto funebre del Venerdì Santo, ma gli stessi umori folk avvolgono la doppietta Porta dei venti/Bibbirria, ispirata da un quartiere di Agrigento culla di popolazioni arabe, è una discesa etnica avvolgente e ricca di pathos. Ultima citazione per le due sezioni che compongono Umbilicus, divise tra musica afrocubana e jazz ballad d’autore. Telamon è la conferma della bravura di Patti nel creare situazioni densissime di riferimenti culturali, un caleidoscopio gestito con efficacia da un autore curioso e di grandissimo talento compositivo. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 15 novembre 2023

DEADBURGER FACTORY, La chiamata (2020)

 


A distanza di sette anni dal sontuoso cofanetto La fisica delle nuvole, Deadburger Factory propose nel 2020 La chiamata, seconda parte di un dittico iniziato proprio con il precedente disco, l’altro lato dello specchio, secondo l’idea della band formata da Vittorio Nistri (tastiere, elettronica), Simone Tilli (voce e strumenti vari), Alessandro Casini (chitarra), Carlo Sciannameo (basso). Più concreto e meno aleatorio, questo ultimo album del gruppo si stacca dal passato senza allontanarsene del tutto, mantenendo intatto lo spirito sovversivo, un’anarchia contestualizzata dall’abbondante utilizzo di doppie batterie all’interno dello stesso pezzo, un tripudio di tamburi che acuisce la forza d’urto di un prodotto libero e provocatorio. Tantissimi quindi i batteristi presenti nell’opera, ma gli ospiti si sprecano come da consuetudine, una famiglia allargata che finisce per inglobare elementi world, folk, psichedelici e jazz, amalgamati all’interno di brani come Tamburo sei pazzo (fondamentale la presenza di Alfio Antico), Blu quasi trasparente, Tryptich (omaggio a Max Roach) e Manifesto cannibale. La chiamata era la conferma del coraggio dei toscani, sempre particolari e affascinanti, capaci di variare e sorprendere ad ogni uscita discografica. In attesa di un nuovo capitolo (va segnalato il progetto Ossi della coppia Nistri-Tilli del 2022) la riscoperta di certe perle del nostrano underground è d’obbligo. (Luigi Cattaneo)

venerdì 13 ottobre 2023

JAUME DE VIALA, Sonoritat de mil miralls (2019)

 


Membro dei Celobert Magic dal 1979 al 1983, Jaume De Viala è un chitarrista dotato di talento e gusto, impegnato attualmente in un progetto ambizioso insieme ad una serie di musicisti davvero notevoli (tra cui Dusan Jevtovic alla chitarra, Xavi Reija alla batteria, Vasil Hadzimanov al piano e alle tastiere e Judit Cucala alla voce). Sonoritat de mil miralls è un lavoro del 2019 dove Jaume ha dato nuova luce a vecchie tracce, preservandone l’essenza attraverso l’interplay raffinato tra strumenti elettrici ed acustici. Progressive, world e fusion si amalgamano in un eccitante ibrido giocato sulle molteplici percussioni presenti, nonché sugli ottimi fiati di Pablo Selnik (flauto) e Roger Conesa (sax e clarinetto), per un risultato complessivo che unisce King Crimson e Weather Report con Tarannà, Maria Del Mar Bonet e Jaume Sisa in modo fresco e brillante. Si nota una certa coesione pur prendendo ispirazione da generi differenti, basti ascoltare momenti come Regal, Carretera al Brasil o Ombres de lluna creixent, tra le cose migliori di un lavoro dal grande fascino. (Luigi Cattaneo)

giovedì 1 giugno 2023

Me vs Myself, Aiòn (2022)

 


Terzo album per Giorgio Pinardi sotto il monicker Me vs Myself, un disco dove il milanese continua la sua ricerca sperimentale sull’uso della voce, unico strumento presente e manipolato elettronicamente con sapienza per creare qualcosa di organico e altamente suggestivo. La world music del progetto e le influenze etniche mostrano la grande cultura di Pinardi, che stavolta guarda maggiormente all’Africa, terra misteriosa e sempre affascinante, trattata con rispetto ma anche curiosità in brani come Yielbongura o Rwty. Un viaggio tra le tradizioni, non solo quelle del continente africano, che si uniscono alle derive gospel, funk e blues che animano la proposta, un calderone congeniale alla spiritualità libera di Giorgio, che si esprime con vigore tra le note di Sgriob e Leys, tra gli episodi meglio riusciti di Aiòn. L’improvvisazione di cui è intriso il materiale proposto porta la creatività dell’autore ai suoi massimi, una ricerca fatta di scoperte e soluzioni inedite, variegate dinamiche e brillanti conclusioni espressive, pur trovandoci dinnanzi ad un lavoro per sola voce. Dopo Yggdrasill e Mitclàn è un piacere constatare come Pinardi sia riuscito a creare l’ennesimo album di spessore per il suo progetto. (Luigi Cattaneo)


martedì 23 maggio 2023

AB ORIGINE, La via di uscita (2014)

 

Ci siamo occupati diverse volte da queste pagine del progetto AB Origine di Gianni Placido (didjeridoo, sansula) e questa volta la nostra attenzione si è posata su un disco del 2014, La via di uscita, una suite divisa in otto capitoli in cui il leader si fa accompagnare da un ensemble allargato di grandissima qualità. Etnica e world si intersecano come da tradizione, e oltre l’aspetto prettamente sonoro è da considerare l’enorme lavoro che Placido ha svolto sul libro allegato, foto e poesie haiku che completano l’intrigante quadro proposto. Le partiture strumentali si arricchiscono grazie ai fiati di Giuseppe Dal Bianco (flauto hulusi, dizi e traverso, gong, corno shofar), diventano suggestive per merito del delicato tocco di Domenico Canzoniero (pianoforte) e delle note espressive di Otto Carl Wagner (sax), ma non mancano nemmeno sparuti echi orientali, imposti con classe da Ayub Noor Muhammad (tabla, tamburi a cornice). Tanti altri i musicisti coinvolti, perfetti nel creare atmosfere eleganti e immaginifiche, ma anche stranianti ed evocative, figlie dell’immensa cultura di Placido per la materia, interpretata da sempre con pathos e anima. (Luigi Cattaneo)

La via di uscita parte IV (Video)





domenica 5 marzo 2023

BIR TAWIL, In between (2021)

 


Uscito nel 2021, In between è il risultato dell’incontro tra Carlo H. Natoli (chitarra e mandola tenore, elettronica, voce) e Dario De Filippo (percussioni), insieme sotto il monicker Bir Tawil (è un'area lungo il confine tra Egitto e Sudan, che non è reclamata da nessuno dei due paesi, in cui vivono meno di mille persone), un ensemble allargato (sono della partita Cesare Basile, Hafid Bidari, Julie Mèlina Macaire-Ettabaȃ e Baptiste Bouquin) che guarda all’Africa e alla Sicilia, tra percussioni, strumenti a corda elettrificati, elettronica, campionamenti, desert rock, folk, blues e world music. La migrazione come risorsa e il racconto di miscrostorie quotidiane forgiano un lavoro di ricerca, in cui la componente etnica si interseca con la cultura europea, una fusione che dà vita ad un percorso di contaminazione avvincente e dal forte impatto culturale. Basile si muove agile tra ‘ngoni (strumento a corde africano), synth e organo nell’ottima My heart as a crown, Bidari presta la sua voce e si dedica al guembri (strumento a corde pizzicate) nell’ipnotica Season of men, perfetta Macaire-Ettabaȃ nella bellissima Southern wind, mentre il clarinetto di Bouquin tratteggia la particolare Lu libbru de li ‘nfami, chiusura di un disco entusiasmante in ogni sua componente. (Luigi Cattaneo)




martedì 16 agosto 2022

ARTHUAN REBIS, Sacred woods (2021)

 

Terzo disco per Arthuan Rebis, pseudonimo dietro cui si cela Alessandro Arturo Cucurnia, già all’attivo con gli In Vino Veritas e i The Magic Door. Sacred woods è un viaggio alla ricerca di suoni e connessioni con la natura, tra folk, cantautorato e studio di tradizioni popolari, partendo da quella celtica per arrivare a quella iberica, passando per India e Cina. Ovviamente per avventurarsi in un percorso del genere serve una cultura smodata di quello che si sta trattando e Alessandro, mentore e studioso di questo affascinante progetto, ha deciso di farsi accompagnare da una serie di ospiti che con la loro personalità hanno donato ancora maggiore spessore al prodotto finale. Troviamo così la voce narrante di Paolo Tofani (Area) e i synth di Gabriele Gasparotti (di cui abbiamo più volte parlato da queste pagine) nella misteriosa Albero sacro, il bodhràn di Nicola Caleo gioca con il santoor (uno strumento iraniano a corde percosse) di Vincenzo Zitello (Alice, Ivano Fossati, Teresa De Sio, giusto per citare qualche sua collaborazione) e la voce di Mia Guldhammer in Kernunnos, una ballata tradizionale danese, prima dell’ipnotica Runar, dove oltre a Caleo e Gasparotti abbiamo Zitello impegnato stavolta alla fujara, un particolare strumento slovacco. La coppia formata da Tofani e Gasparotti esegue Elbereth, che posa uno sguardo sul magico mondo di Tolkien, mentre Come foglie sospese si distingue per la delicata arpa (sempre di Zitello) che accompagna il canto di Cucurnia. Ancora il bodràn (ma stavolta di Glen Velez) nella splendida Danzatrice del cielo, la rilettura di Diana dei seminali Comus, impreziosita dalle tablas di Federico Senesi, è il perfetto epitaffio di un disco prezioso, un lavoro enorme che ha il merito di incuriosire e dettare suggestioni dalla prima all’ultima nota. (Luigi Cattaneo)

Elbereth (Official Video)



mercoledì 10 agosto 2022

VASKO ATANASOVSKI ADRABESA QUARTET, Phoenix (2020)

 


L’Adrabesa Quartet guidato da Vasko Atanasovski (sax e flauto) è un collettivo dal forte sapore etnico e folk, anche per la disparata provenienza dei musicisti coinvolti, eccezionali nell’ammantare di spirito world le intricate trame jazz di questo Phoenix, disco uscito nel 2020 per la meritoria Moonjune Records. Difatti, oltre al leader e al figlio Ariel (special guest al violoncello), di nazionalità slovena, troviamo l’italiano Simone Zanchini alla fisarmonica, il francese Michel Godard alla tuba e Bodek Janke alla batteria, nato in Polonia ma cresciuto in Germania. Insomma un melting pot di culture che ci consegna un lavoro pieno di anima, seppure i virtuosismi e i tempi dispari imperlano brani come Green Nymph o Liberation, tra i migliori esempi di un disco davvero notevole. Registrato in Slovenia sul finire del 2019, l’album è un viaggio che parte dai Balcani e arriva in Europa, un trip multietnico che diviene tangibile nel grandeur di Concerto epico e nelle intuizioni di Thornica, splendidi momenti di un lavoro affascinante e profondo. (Luigi Cattaneo)


giovedì 14 luglio 2022

NICOLAS MEIER WORLD GROUP, Magnificent (2021)

 

Uscito insieme a Stories e Live in un unico ed elegante cofanetto, Magnificent è l’ultimo disco in studio registrato dal World Group capitanato da Nicolas Meier, chitarrista di cui abbiamo spesso parlato da queste pagine e di cui mi sono personalmente affezionato album dopo album, per via della sua sensibilità compositiva e di un’eleganza strutturale che lo contraddistingue da sempre. Insieme a Nicolas troviamo Kevin Glasgow (basso), Richard Jones (violino) e Demi Garcia Sabat (percussioni), quartetto che si muove agile tra influenze etniche, jazz e rock, con l’iniziale Mesudiye (uno dei distretti della provincia di Ordu, in Turchia) particolarmente evocativa e sospinta dall’interplay tra il leader e Jones, che si appoggiano su una base ritmica affascinante. Bellissima anche Semur’s bridge, intensa e tenue, mentre più vivace è Hip, con tanto di ottimo solo da parte di Meier. La cultura del chitarrista è profonda, ed emerge chiara in Stories from the garden, altro momento pieno di grazia, in cui vi è un solido lavoro di squadra, che fa la fortuna anche delle seguenti Sous le ciel de Fribourg e Villa Olivio, che hanno la capacità di trasportarti altrove in maniera del tutto naturale, con una semplicità disarmante pur all’interno di un contesto virtuosistico percepibile in ogni singola nota. Le conclusive The pond e Under an olive tree confermano la natura immaginifica della musica di Meier, che forse con Magnificent ha raggiunto il suo apice di scrittura e sentimento. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser



venerdì 6 maggio 2022

DEAR, Out of Africa (2021)

 


Artista di lungo corso (ha esordito negli anni ’80), Davide Riccio, in arte DeaR, torna a breve distanza da New roaring twenties/Human decision required, con un lavoro edito da Music Force. Out of Africa è un album molto lungo, 19 brani per 80 minuti circa di musica, una creatività altalenante ma genuina, che guarda al continente del titolo come punto di partenza, salvo poi sviare in territori a volte bluesy, a volte elettronici. Probabilmente il disco avrebbe giovato di una minore prolissità, perché le idee emergono senz’altro ma a volte vengono soffocate da uno sviluppo complessivo che tende ad essere eccessivo. Vi sono difatti intuizioni interessanti e una generale voglia di esplorare senza paletti, caratteristica che pare contraddistinguere da sempre l’animo di Riccio, che sembra guardare ad artisti trasversali come David Bowie, Brian Eno e David Byrne. Imperfetto ma affascinante, il progetto DeaR non si smentisce e prosegue lungo la sua strada, che rimane personale e lontana da qualunque moda del momento. (Luigi Cattaneo)


martedì 15 marzo 2022

DENNIS REA, Giant steppes (2021)

 


Registrato addirittura tra il 2016 e il 2019, Giant steppes è l’ultimo lavoro di Dennis Rea (conosciuto soprattutto per essere il leader dei Moraine), che continua ad esplorare in modo del tutto personale la world music, imbevendola di jazz e sperimentazione. L’Asia centrale, in special modo, era stata raccontata in Views from Chicheng precipice del 2010, un disco già di per sé molto ambizioso, proprio come questo nuovo capitolo, un viaggio etnico che vede Rea (chitarra, mellotron, kalimba) accompagnato da una serie di grandissimi musicisti, un crossover di jazz progressivo, kraut e world che omaggia territori misteriosi come la regione di Xinjiang, Altai, Tuva e la Siberia. Le esperienze personali del chitarrista e la passione per certi suoni contraddistinguono un album dove le possibilità espressive di terre lontane si fondono con il background del compositore, autore straordinario che negli anni ha collaborato con realtà molto differenti tra loro. Una curiosità che emerge prepotente tra le trame di Live at Gaochang, che guarda agli uiguri e alla loro cultura, e Altai by and by, suggestivo traditional russo, così come di grande impatto sono Wind of the world’s nest, che prende spunto da una composizione tuva, e la conclusiva The fellowship of Tsering, ispirata da due tracce di Jampa Tsering, una cantautore tibetano molto apprezzato da Rea, brani simbolo di un’opera tanto complessa quanto affascinante. (Luigi Cattaneo)


martedì 11 gennaio 2022

NICOLAS MEIER WORLD GROUP, Live (2020)

 


Uscito insieme a Stories e Magnificent in un bel cofanetto triplo, Live è la testimonianza dal vivo del Nicolas Meier World Group, registrata nel febbraio 2020 dal chitarrista insieme a Kevin Glasgow al basso, Richard Jones al violino e Demi Garcia Sabat alla batteria, formazione già conosciuta per il valido lavoro svolto su Peaceful. Un viaggio nei suoni del Mediterraneo che si ripete anche in quest’occasione, con Nicolas ispiratissimo cantore di tradizioni lontane, narrate con naturalezza e fascino, un jazz world acustico e raffinato che trova sbocco nella dimensione calorosa del momento estemporaneo. La statura tecnica del quartetto è enorme, le trame sono melodiche, complesse e dinamiche, si percepisce anche un certo divertimento nel suonare brani come Adiguzel e Caravan of Anatolia, tra i momenti più eleganti dell’ennesima grande prova dell’inglese. (Luigi Cattaneo)

domenica 19 settembre 2021

TALINKA, Rainbow over Kolonaki (2020)

 

Uscito ad inizio 2020, Rainbow over Kolonaki segna il ritorno dei Talinka, quartetto formato da Yaron Stavi (contrabbasso), Jenny Bliss Bennet (viola, violino e voce), Tali Atzmon (voce e ukulele) e Gilad Atzmon (sax, chitarra, clarinetto e fisarmonica), a cui vanno aggiunti Ross Stanley al piano e Billy Pod alle percussioni e alla batteria). World e jazz si inseguono lungo dieci tracce evocative e brillanti, dove il pathos si respira sin dalle iniziali note della title track, a cui fanno seguito la cinematografica If I should lose you e il traditional She moved through the fair. La scelta di guardare al passato è supportata dalla forte personalità dei musicisti, eccellenti nell’omaggiare il Frank Sinatra di I’m a fool to want you, ma anche di guardare alla tradizione del folk inglese in Greensleeves e Scarborough fair. Anche le trame inedite di Perdita e Time runs out spostano i confini da cui attingere, una profondità di vedute che trova conferma in When Apollo smiles e nella conclusiva I’ll be seeing you, immaginifico finale di un disco sofisticato e raffinato. (Luigi Cattaneo)

Time runs out (Video)