mercoledì 28 ottobre 2020

BULLRING, Break down the gate (2019)

 

Break down the gate è l’esordio assoluto dei Bullring, trio formato da Luca Ferraresi alla batteria (ex membro dei Perfect View), Dave Pola alla chitarra (già insieme nei Big Ones) e Remo Ferrari (voce e basso). Are you shining? è lo scoppiettante e irriverente inizio alla Foo Fighters, You’re just what you’re fighting for profuma di grande hard rock ed è impreziosita dalla chitarra di Alex De Rosso, l’influenza dei Black Stone Cherry arriva diretta in My darkest shadow, mentre predilige un approccio atmosferico la successiva Violet’s song. Dirty paradise unisce forza e pathos, Fear killing anthem è uno dei brani più tirati ed heavy del lavoro, Jackhammer è invece più cupa, prima delle belle melodie di Amy and me. You cannot hurt me vibra di elettricità, I’ll snatch your tongue gode della presenza di Luca Princiotta (chitarrista di Doro), freschissima e sfrontata I’m too old, che risente del passato Big Ones (cover band degli Aereosmith ma con diversi brani propri incisi). La chiusura di Idea4 celebra Break down the gate come puro hard rock, di quello energico e vigoroso, suonato con efficacia da un power trio influenzato dai Black Label Society, dagli Alter Bridge, dagli Skid Row e vicino in alcuni momenti agli americani Saliva, bravissimi nel creare brani immediati ma costruiti con cura, aggressivi ma con un occhio costante all’aspetto melodico e comunicativo della proposta. (Luigi Cattaneo)

You’re just what you’re fighting for (Video)



martedì 27 ottobre 2020

PERFECT ERA, Beneath the clouds we dream (2019)

 

Nativi del Connecticut, i Perfect Era debuttano con questo ottimo Beneath the clouds we dream, uscito nel 2019 come autoproduzione e pieno di spunti che faranno la felicità degli appassionati di progressive. Arnab Sengupta (voce), Todd Paskin (chitarra), Roger Bush (tastiere), Don Beatrice (basso) e Brian Hopkins (batteria) sfoderano un debutto davvero interessante, che si muove con consapevolezza tra il prog più classico e quello a tinte heavy, tra sinfonismi dai toni vellutati e partiture in odore di Dream Theater e Fates Warning, caratteristiche che troviamo nell’iniziale No absence of memory’s glow, partenza di rilievo dell’album e capace di unire fraseggi catchy e sezioni strumentali di spessore. No needs to explain mostra come il gruppo di Milford sia ben attento nel bilanciare melodia e ricercatezza strutturale, ricordando proprio i grandissimi Fates Warning. Clandestine worlds mette in luce il grande lavoro d’insieme del quintetto, che per l’occasione si riallaccia maggiormente al prog settantiano, mentre The skyline dream sembra guardare ai Rush di A farewell to Kings e Hemispheres. La sentita Lost again, vicina ad alcune cose dei Crimson Glory dell’indimenticato Midnight, e Tides rush in, ponte tra gli anni ’70 e il progressive del 2000, chiudono un esordio solido, sognante come da tradizione e ricco di creatività. Per acquistare in digitale o nel formato fisico (che consiglio visto anche il bel booklet con tutti i testi) potete contattare la band alla seguente pagina https://perfectera.bandcamp.com/album/beneath-the-clouds-we-dream , oltre che su tutti i social network (Luigi Cattaneo)


The absence of memory's glow (Video)




lunedì 26 ottobre 2020

BARAFOETIDA, 777 Obscura Somnia (2020)

 

Quinto album in studio per i Barafoetida (ci sono anche due ep e una colonna sonora), trio formato da Luke Warner (voce, theremin, synth e programmazione), Triplax Vermifrux (programmazioni elettroniche) e Denny Z (tastiere, synth e programmazioni), che con 777 Obscura Somnia faranno la felicità di chi è ammaliato dalle sonorità oscure della darkwave, dall’impatto nero del gothic e dalle pulsioni della scena industrial. La forte vena elettronica trova la sua voce nell’iniziale 777, che incontra nelle note acustiche della chitarra di Marco Paltanin degli Eloa Vadaath il brillante contraltare, mentre God of nothing vede la formazione allargarsi con le presenze di Diego Banchero di Il Segno del Comando al basso e Fabio Pieretto alla chitarra (ex membro della band), con il quintetto che amalgama un sound potente e con qualche spunto hard, che ben si bilancia con la natura industrial del brano. In When my soul leaves the body è invece presente Luca Nagliati al basso, per una traccia vicina alla new wave ottantiana, prima della notevole dark ballad Blind, davvero piena di pathos e di Ride the sky, dove troviamo Antony Crepaldi degli Egofobica alla chitarra, che mi ha ricordato qualche episodio della discografia dei Death SS. Le screziature wave tornano prepotenti in Exodus, micidiale è invece il chorus di Obscura Somnia, con tanto di dichiarazione d’amore per i Sopor Aeternus, pezzo perfetto per i dancefloor dark. L’elettronica si impossessa della scena con Ruins and despair, validissima anche la seguente The left hand path, così come ben eseguita è la cover di Alice dei Sisters of Mercy, una delle band che ha maggiormente avuto peso nel progetto Barafoetida. La malinconia di The end chiude un lavoro di ottima fattura, caldamente consigliato a quanti amano certe oscure sonorità di matrice elettronica. (Luigi Cattaneo)

When my soul leaves the body (Official Video)



mercoledì 21 ottobre 2020

KONRAD, Luce (2019)

 

Non è un nome nuovo Konrad, che i più attenti ricorderanno per le esperienze con Hype e Radiolondra (questi ultimi lavorarono al disco d’esordio con Mauro Pagani e Rocco Tanica) e per un debutto, Carenza di logica, uscito nel 2013 con l’etichetta Music Force, collaborazione che viene confermata dal nuovo Luce. L’album, registrato insieme a Valerio Fuiano (ex chitarrista dei Radiolondra, qui impegnato anche al banjo, all’ukulele, al sitar, all’armonica e al piano), Fabrizio Iarussi (basso) e Mario Canfora (batteria), vede Konrad districarsi alla voce, alla chitarra e all’ukulele, in un viaggio a base di folk, pop e cantautorato, ora con brani cantati in italiano, ora in inglese. E sono proprio questi ultimi quelli che convincono maggiormente, a partire da The man that I am, intrisa di gradevolissimo folk, che fa il paio con la dolcezza di Your eyes e il pop rock di No sun will be ever brighter than you. Four? e Still on your road si imbevono di folk americano, ricordando qualche episodio di Ryan Bingham, mentre Seattle è una delicata e intensa ballata vicina agli ultimi lavori di Graziano Romani. Un’ultima citazione la merita Sleep tonight, breve ma ancora una volta decisamente riuscita. Buon ritorno per Konrad, che mi ha appassionato soprattutto quando si avvicina ai folk singer americani, ma nel complesso la prova è sicuramente positiva e molto piacevole. (Luigi Cattaneo)

Your eyes (Video)



martedì 20 ottobre 2020

EGON, 100000 Km di vene (2017)

 

Già piacevolmente colpito dall’esordio Il cielo rosso è nostro del 2016, 100000 km di vene, uscito l’anno seguente, ripercorreva la stessa strada contrappuntata di new wave, alternative rock e post punk, confermando le tante qualità della band, divenuta nel frattempo un quartetto (Marcello Meridda alla batteria, Marco Falchi alla voce e alla chitarra, Francesco Pintore al basso e Davide Falchi alla chitarra). La via maestra la traccia I’m alive, tra grunge e new wave, oscura e malinconica è invece Invisibile, prima della maestosa carica di Notti senza luna. L’idea di trovarci dinnanzi ad un disco davvero importante viene consolidata dalla seguente Superficie e dalla furia di Per non morire mai, che ricorda alcuni momenti della discografia targata Il Teatro degli Orrori.  La lieve Terraferma e Oscurità sono invece in odore di Marlene Kuntz, mentre I hold you in my arms mostra come i sardi si muovano con disinvoltura anche quando si allontanano dalla lingua madre. La chiusura è affidata a una versione acustica di I’m alive, buona conclusione di un lavoro che mette di nuovo in risalto il talento del gruppo, che meriterebbe molto di più, in quanto trovo la proposta sì aggressiva e potente ma anche estremamente suggestiva e comunicativa, adattissima anche ad una platea più ampia di quella che riconosce le qualità insite in questa band davvero molto interessante. (Luigi Cattaneo)

Per non morire mai (Video)



lunedì 19 ottobre 2020

S91, Along the sacred path (2019)

 

C’è un sottofilone del metal e del rock che racchiude al suo interno band con background parecchio differenti, unico comune denominatore le tematiche legate al cristianesimo. Tra i gruppi di spicco del Christian Metal impossibile non citare gli Stryper, ma la lista è davvero lunga e piena di gruppi che nel corso dei decenni si sono mossi con disinvoltura tra i più disparati stili. Fanno parte di questa categoria gli S91, nati nel 2006 con l’intenzione di sviluppare liriche di matrice cristiana su un tessuto musicale imbevuto di prog metal e sinfonico, elementi che sono ben presenti anche nel nuovo Along the sacred path, uscito nel 2019 per Rockshots Records e terzo disco dei toscani. Il concept, che racconta le gesta di personaggi importanti per lo sviluppo del messaggio evangelico, parte subito in modo potente con Constantine the great, che presenta tratti epic e un’attitudine heavy dosata da melodie suggestive. L’uso della doppia voce (la bravissima Maria Londino ma anche Francesco Romeggini e Giacomo Mezzetti, rispettivamente chitarra e batteria della band) è caratteristica peculiare del loro sound, che trova in Saint Patrick il momento da incorniciare, tra spunti aggressivi e soluzioni tecniche in odore di power prog (con Labyrinth e Vision Divine sullo sfondo). Toni soffusi per la seguente Pope Gregory I, che si scontra con l’energia heavy di Olaf II Haraldsson (ottima la prova di Giacomo Manfredi al basso), mentre le tastiere di Francesco Londino armonizzano le sontuose trame di Joan of Arc e Martin Luther. Egidio Casati dei Boarders presta la sua voce in Godfrey of Bouillon, ma è la doppietta finale formata da John Williams e Dietrich Bonhoeffer a definire le coordinate di un lavoro che mette insieme il progressive delle radici, voglia di esplorare suoni più moderni e piccoli zampilli di thrash metal (Romeggini porta in dote il suo vecchio percorso a nome Sacredfice, due dischi tra il 2013 e il 2014), summa di un lavoro scritto e prodotto egregiamente. (Luigi Cattaneo)

Saint Patrick (Video)



giovedì 15 ottobre 2020

SABRINA SCHIRALLI, Innamorata (2019)

 

Primo disco per Sabrina Schiralli, che arriva a questo esordio dopo anni di studio (laureata presso il Conservatorio di Bari in pianoforte e oboe) e dopo aver lavorato nell’orchestra di Al Bano. In Innamorata la Schiralli, insieme a Claudio Gala (batteria) e Gennaro Di Gennaro (chitarra), ha elegantemente reinterpretato classici italiani e stranieri instillandoli di pop, soul e jazz, tra cui spiccano l’immortale Mi sono innamorata di te di Luigi Tenco, Va bene, va bene così di Vasco Rossi, omaggiata in modo raffinato, e Respiro di Franco Simone. Il disco si chiude con un inedito, Torno qui, molto pop, mondo a cui probabilmente Sabrina si sente legata, complice forse anche il fatto di aver lavorato con Al Bano, decano di Sanremo e sulla scena della musica leggera italiana da più di 50 anni. (Luigi Cattaneo)

Mi sono innamorata di te (Video)



mercoledì 14 ottobre 2020

MEGÀLE, Imperfezioni (2019)

 

Esordio per i Megàle, duo formato da Stefania Megale (voce, sax, clarinetto, synth e sega musicale) e Francesco Paolino (chitarra, drum machine e synth), che con Imperfezioni firmano un debutto suggestivo e di grande creatività. Il folk acustico si imbeve di elettronica, con i violini di Laura Comuzzi e Vienna Camerota che si sposano con le parti elegantemente scolpite nel suono da Angelo Epifani e Rocco Marchi dei Mariposa, che si occupano delle programmazioni insieme a Paolino. Le dinamiche giovano di una variegata combinazione di sonorità, un calderone elettroacustico in cui non mancano gli elementi ritmici profusi da Francesca Baccolini degli Hobocombo al contrabbasso e dalla coppia di batteristi utilizzata, Simone Cavina (Junkfood ma anche Iosonouncane) e Enzo Cimino (Mariposa, Saluti da Saturno), musicisti di spessore che hanno donato ulteriore grazia al ricercato lavoro di scrittura esercitato dal duo. Folk cantautorale, alternative, elettronica, tutto meravigliosamente fuso in un percorso corale lodevole, particolare e raffinato, una progressione di emozioni arcane e moderne che trovano il proprio apice nella conclusiva gemma di Sull’acqua. (Luigi Cattaneo)

Sull'acqua (Video)



martedì 13 ottobre 2020

PORTFOLIO, Stefi Wonder (2020)

 

Quinto album per i Portfolio, band formata da Tiziano Bianchi (tromba, filicorno, basso, piano, tastiere, voce e percussioni), Emilio Marconi (chitarra e voce), Bojan Fazlagic (chitarra, tastiere, basso ed elettronica), Giacomo Parmeggiani (voce) e Marco Frattini (batteria), che avevamo lasciato ben sei anni fa con la pubblicazione di Due. Quel disco, di cui parlammo ai tempi della pubblicazione, si concludeva con la lunga Three Song about Lenin, strumentale tra soundtrack e post rock che lasciava intravedere sviluppi sonori inediti, in parte confermati dall’avventura solista di Bianchi, con quel Now and Then uscito nel 2016 e che purtroppo non ha ancora avuto un seguito. La band reggiana sceglie con il nuovo Stefi Wonder un approccio pop, con una serie di brani diretti e brillanti, curatissimi negli arrangiamenti e vicini alla forma canzone tout court. Non mancano momenti più particolari come Fluidità e Scuola Strumentale Reggiana, che si alternano con pezzi dal taglio radiofonico (la title track, Io e Stan) e altre di malinconico cantautorato (Agosto, Che gioia). Ritorno convincente sotto tutti i punti di vista, ponte tra il mainstream e l’indie, variegato ma senza perdere d’unità complessiva. Il tempo trascorso non ha scalfito la bontà del progetto, che si conferma come una bella realtà dell’underground nostrano. (Luigi Cattaneo)

Stefi Wonder (Official Video)



lunedì 12 ottobre 2020

VASIL HADZIMANOV, Lines in Sand (2019)

 

Torna un grande talento serbo, il pianista Vasil Hadzimanov, che avevamo conosciuto per il precedente Alive, bellissimo affresco jazz rock targato Moonjune Records. Il nuovo Lines in sand, uscito nel 2019, conferma come l’attitudine chiaramente jazz dell’autore si innervi con fluidità di rock, psichedelia ed elettronica, con la band formata da Branko Trijic (chitarra), Miroslav Tovirac (basso), Bojan Ivkovic (percussioni e voce) e Pedja Milutinovic (batteria), che appare perfettamente calata nel contesto sonoro voluto dal leader. Una musica volutamente ibrida, come da tradizione dell’etichetta di New York, che unisce improvvisazione, scrittura, fraseggi jazzati, virtuosismi rock, il tutto con Vasil maestro cerimoniere di un viaggio brillante e raffinato, dove il serbo svolge il solito mastodontico lavoro. il risultato complessivo è dinamico per tutta l’oretta di produzione, mostra una capacità di gestione delle idee messe sul piatto non indifferente, oltre una perizia tecnica notevole che fa il paio con una certa dose di inventiva. D’altronde le escursioni progressive del quintetto le avevamo apprezzate già in passato, e qui trovano solo conferma all’interno di un disco denso di contenuti, ambizioso e pieno di momenti davvero validi come Mr. Moonjune e For Clara, in cui spicca il sax di Rastko Obradovic, oltre che la voce di Dean Bowman, oppure Lost, dove invece abbiamo dietro il microfono Marta Hadzimanov. Per ascoltare e acquistare gli album di Hadzimanov potete visitare il sito https://moonjune.com/ o la pagina https://vasilhadzimanov.bandcamp.com/album/lines-in-sand-hd (Luigi Cattaneo)


venerdì 9 ottobre 2020

SUPERNOVOS, Nahtlos (2019)

 

I Supernovos sono un quartetto strumentale attivo da 2012 e formato da Alessandro Turrini (chitarra, piano, vibrafono e shaker), Filippo Batisti (tastiere), Gianfranco Prestifilippo (batteria) e Gaia Tassinari (basso). Nahtlos è il loro debutto, un crossover di post, psichedelica, space e progressive, ispirato tanto ai This Will Destroy You, quanto ai God is as Astronaut, malinconico ma vitale, ottimamente bilanciato tra parti atmosferiche e altre più decise. Dopo l’iniziale Saturn Doggo, che convince subito per una buona scrittura e robuste trame, è la volta delle due variegate parti di Wundercliffs e della duplice sezione di Ubermaschine, che tradiscono l’amore anche per i Mogwai e gli Hammok. L’emozionale chiusura di Bismuth conferma le doti di una band che potrà sicuramente incuriosire i fan dei Mono e della corrente post rock. (Luigi Cattaneo)

Ubermaschine part II (Video)



mercoledì 7 ottobre 2020

INNERLOAD, Again (2019)

 

Secondo disco per gli Innerload, quartetto formato da Marco Cortese (voce), Antonio Tavella (chitarra), Alessio Novello (basso) e Daniele Musaragno (batteria), che con Again confermano la devozione totale per l’hard & heavy. Uscito nel 2019, l’album è contraddistinto nuovamente da un approccio classico alla materia, con lo spirito ottantiano che aleggia lungo i quaranta minuti del gradevolissimo lavoro. Potenza e melodia si intersecano come da tradizione e diventano le travi portanti di brani come Tell me why, Love ain't justice e I am the evil, così come non è da meno la forza penetrante di 21st Century Rockers. I veneti macinano riff ad oltranza, incastonandoli in pezzi che guardano ad Antrax, Judas Priest e Iron Maiden, con una consapevolezza che è figlia anche dell’esperienza maturata nei live in compagnia di Holy Martir, Crisalide e Vomitory. Gli Innerload firmano un ritorno sicuramente interessante, soprattutto per i tanti fan di quel metal primigenio, radicato nel tempo e che ancora oggi fa proseliti tra gli appassionati. (Luigi Cattaneo)

Love ain't justice (Video)



martedì 6 ottobre 2020

GIANNI VENTURI, Mantra Informatico (2018)

 

Poeta, pittore, romanziere, musicista. Gianni Venturi è tutto questo, sin da quando, giovanissimo, la Fonoprint di Lucio Dalla pubblica un suo 45 giri e blu Sottile. Conosciuto soprattutto per essere il vocalist degli Altare Thotemico (è di questi giorni il terzo Selfie Ergo Sum), Mantra informatico esce a suo nome nel 2018 per MP & Records, fusione di musica elettronica e versi declamati, a volte con rabbia, a volte con un eleganza oscura, al passo coi tempi narrati da Gianni. L’album appare come la naturale prosecuzione del progetto Moloch, lontano da leggi di mercato vuote e opprimenti, con Venturi che si fa accompagnare in questo viaggio da Valerio Venturi (basso), Daniele Bagnoli (programmatore), Debora Longini (elettronica), Emiliano Vemizzi (sax) e Lucien Moreau (voce). Poesia figlia della beat generation, fonodramma vicino al Il Babau e i Maledetti Cretini, la poetica cupa del Pierpaolo Capovilla di Obtorto Collo, tutto centrifugato con la personale visione di un cantore che sa essere provocatorio e diretto. Nulla sono nulla sarò, diviene l’urlo glaciale di Distonia, l’accenno delicato alla consapevolezza del nonno fa fibrillare Isole, così come il pensiero di Dolore antico fa scivolare in ricordi lontani, dove sopra sotto dentro e fuori è tutto amore. Dimmi che mi ami diviene sintesi dei pensieri sin qui espressi, La visione di Leonardo! affresco di un paese crudele e selvaggio, la conclusiva Mother ideale finale di un lavoro intimo ma al contempo pieno di forza e istinto. (Luigi Cattaneo)

Isole (Video)



domenica 4 ottobre 2020

ANDREA PELLICONE, Crixstrix Suite (2019)

 

Crixstrix Suite è il primo lavoro targato Andrea Pellicone Van Gogh Project, un interessante concept dove il protagonista, un esploratore extraterrestre, è alla scoperta di nuovi pianeti da conoscere e visitare. Pellicone, impegnato alla chitarra, alla voce, alle tastiere e alla programmazione elettronica, delinea un percorso dove si incontrano prog, psichedelia e post rock (materia quest’ultima trattata da Andrea con gli Oceans on the Moon, con cui suona la batteria), un sunto delle sue passioni e dei suoi ascolti. Le varie anime sonore che costituiscono il progetto si manifestano nei passaggi dai tratti rock che si materializzano lungo la suite, che sfumano in partiture che accarezzano la psichedelia, elementi dove la voce di Andrea narra, racconta, in brevi passaggi, questo viaggio iniziatico di Crixstrix. Opera prima che ha al suo interno indubbiamente validi spunti, sintesi di un percorso professionale carico di esperienze, ma che presenta alcune incertezze strutturali, dettate da alcuni momenti poco fluidi e acerbi, dove il songwriting risulta altalenante, tra effettistica che non sempre si sposa felicemente con le intuizioni di Pellicone e il suono della batteria campionata che non mi ha convinto del tutto come scelta artistica. Il percorso solista di Andrea era qui agli inizi, seguito a ruota da Something you should know ,uscito nel 2020 e dedicato alla tragedia del Ponte Morandi. (Luigi Cattaneo).

Back home (Video)


 

giovedì 1 ottobre 2020

SOLO, Stati emozionali (singolo 2020)




Stati emozionali è il brano d'esordio di Solo, un esperimento sonoro che gioca con la spazializzazione in modo da creare paesaggi sonori 3D (solo ascoltando in cuffia). 

Esce Stati emozionali, vecchio brano di SOLO, in una nuova versione 3D, naturale evoluzione della prima stesura con spazializzazione stereo.

«Sono sempre stato affascinato dall’utilizzo della spazializzazione, fin da quando, da ragazzino, sentivo “passarmi nel cervello” i suoni di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band o gli assolo di Steve Hackett, su tutti quello di The Return of the Giant Hogweed. Quando approcciai alla musica elettronica in campo accademico, fu naturale, per me, sfruttare questa tecnica: nacque, così, la prima stesura di Stati emozionali, con una spazializzazione stereo. Rilavorarci (traccia per traccia) e renderla in 3D è stato un processo del tutto naturale, quasi dovuto. Quei suoni che, prima, si “limitavano” a passare da un orecchio all’altro, ora ti “girano intorno”, avvolgendoti: per me è una figata!».

Il brano prende spunto dalle composizioni di elektronische musik degli anni ’50, in particolare da quelli che furono i lavori portati avanti dalla Scuola di Colonia.

«Per la composizione di Stati emozionali mi sono ispirato principalmente ai primi lavori di Karlheinz Stockhausen, in particolare Studie II. Tutti i suoni presenti in Stati emozionali sono stati creati da zero, per sintesi additiva o sottrattiva, partendo da onde sinusoidali (generate da oscillatori digitali e poi sommate) o da rumore bianco (creato con un generatore di impulsi e, successivamente, filtrato): insomma, un lavoro di stampo matematico con me che immagino un suono, cerco di capire da che armoniche possa essere composto, e immetto le frequenze in hertz nel generatore (incrociando le dita, sperando di aver preventivato nella maniera giusta quello che ne possa uscire fuori)».

Con questa nuova versione di Stati emozionali, SOLO prova a dare una risposta a quanti hanno gridato allo scandalo, in risposta allo spopolamento di brani definiti “8D”.

«Credo che, se fatto con cognizione di causa, sfruttare la spazializzazione 3D possa dare valore artistico, a determinate opere. L’accanimento verso operazioni di marketing (com’è ovvio che siano) quali la rilavorazione di brani famosi in salsa “8D” (operazione decisamente lontana da qualsiasi intento artistico; piuttosto, spettacolarizzazione di una tecnica) lo lascio a chi preferisce alimentare sterili diatribe, che allontanano dal punto focale della discussione, e cioè che non è la tecnica in sé ad essere giusta o sbagliata, buona o cattiva, ma l’uso che se ne fa. Quindi, meno storie e più azione».

Per l’adattamento in 3D di Stati emozionali, SOLO si è affidato all’ingegno di Edoardo Di Vietri, dell’Hexagonlab Recording Studio.

«Quella con Edoardo è una collaborazione non nuova: ho già lavorato insieme a lui, negli ultimi tempi, ed oltre al suo lato prettamente professionale e tecnico, le sue competenze, quello che lo rende un collaboratore fidato è la passione che mette in ciò che fa: è una persona che sa mettersi in gioco e che non si pone limiti, ma sperimenta. E, per me, questa è una cosa fondamentale».

«Quando SOLO mi ha contattato chiedendomi se volessi mixare un suo pezzo in 8D - dichiara Edoardo Di Vietri - la mia reazione fu pressappoco questa: “Ma dai! Pure tu con sta cag*** dell’8D?”. Ma, dopo aver ascoltato il brano, ho dovuto ricredermi sulla possibile buona riuscita dell’impresa! Quello che oggi viene comunemente (sic!) definito “8D” non è che un processing in binaurale di una traccia audio che non nasce come tale, ossia non è registrata, a monte, in binaurale. Quindi, cosa intendiamo per “8D”? Molti si sono interrogati su questo, ma non esiste nessun paper scientifico nel quale venga nominato o teorizzato tale “8D”, anche perché le dimensioni spaziali in cui è teoricamente posizionabile un suono sono soltanto 3; risulta molto più plausibile che la dicitura sia invenzione di qualche “bedroom producer”, o di qualche gran burlone! Il comun denominatore delle canzoni in 8D ascoltate fino ad ora è rappresentato da questo movimento continuo di tutto il brano (considerato come se fosse un unico strumento) in uno spazio virtuale, cosa che ha diviso il pubblico in fanatici e nauseati (nella più vera accezione medica). Su Stati emozionali, l’approccio è stato completamente diverso. Non è stato applicato un processing binaurale sul mixbus (ossia sul pezzo totale), bensì ogni singolo elemento del mix ha ricevuto il suo particolare processing; il tutto non in forma statica (“set and forget”), ma con una miriade di automazioni, in modo da creare un panorama sonoro e un’esperienza di ascolto molto più suggestiva (c’è chi lo definisce “16D”, o chi somma di 8 in 8 per ogni elemento processato: e allora, qui, forse abbiamo sforato anche le 384 dimensioni!). La vera sfida che ho dovuto affrontare su Stati emozionali è stata data dal fatto che, non essendo una canzone in senso canonico, ma più che altro una grande sperimentazione fatta di suoni sintetizzati, dovevo trovare un modo per rendere “musicali”, e coerenti con il contesto, i vari movimenti spaziali. Ogni singolo movimento che ascoltate è stato automatizzato “a mano”, di modo che le asimmetrie della mano umana dessero quel tocco in più di interesse e vitalità, rispetto all’asetticità di un elaboratore automatico. Per il processing binaurale ho utilizzato dearVR MUSIC, di Plugin Alliance. Buon ascolto!».

La grafica che campeggia sulla cover di Stati emozionali è un collage realizzato a mano da Maria Dori Calabrese, coadiuvata da Nicola “Riddick” De Marco per quanto riguarda la parte grafica digitale.

LINK SOLO STATI EMOZIONALI




CARAVAGGIO, Life watching (singolo 2020)

Nuovo singolo per i Caravaggio, questa volta con la partecipazione di Antonio Zambrini, pianista jazz che qui troviamo in veste di flautista. Il link spotify per ascoltare il brano è il seguente


I Caravaggio sono una creazione di Vittorio Ballerio (voce) e Fabio Troiani (chitarra), entrambi degli storici Adramelch. la formazione è completata da Marco Melloni (bassista dei Vanadium di Pino Scotto) e Alessio Del Ben (batterista di Quel che disse il Tuono).


I SALICI, The eyes of the unconscious riot (2020)

 

Nati nel 2005 con l’esigenza di raccontare sensazioni ispirate alle acque del fiume Isonzo (zona dove sono cresciuti i componenti della band), I Salici continuano ad esplorare il folk, imbevendolo di strutture psichedeliche e strumenti antichi. Marco Stafuzza (viella e mandola), Devid Strussiat (voce, chitarra, e-bow, sax e flauto), Stefano Razza (batteria), Simone Paulin (tromba, corno e djambè), Stefano Rusin (basso e contrabbasso) e Marco Fumis (chitarra e percussioni) hanno una visione del tutto personale della materia, un modo di intendere che avevamo già avuto modo di analizzare da queste pagine con Nowhere better then this place, Somewhere better than this (2010), vicino al folk inglese psichedelico dei ’70, e Sowing light (2015), dove le trame si facevano più asciutte mantenendo un alone di fascino intenso e onirico. Dopo ben cinque anni è ora la volta di The eyes of the unconscious riot, distribuito ancora da Lizard Records, conferma di un percorso maturo, caratterizzato dal forte legame con gli elementi della natura, fonte di ispirazione costante per i friulani. L’inizio dark folk di Lost in one, con ritmiche corpose e penetranti, è la malinconica partenza di un disco che si sviluppa nelle brillanti intuizioni strumentali di Orange e nell’evocativa Elapsed steam. Awakened needs descrive con innata grazia il viaggio dell’acqua, mentre il bosco, con i suoi segreti e la sua magia, diviene la linea guida di On the wood, brano strumentale che profuma di soundtrack. Nos pifan riesce a suonare tradizionale ma calata nel contesto attuale, dote che I Salici coltivano da tempo e che ritroviamo anche nella successiva Seed of the noun, che mostra un songwriting ricco e intimo, prima della vibrante Arguments for the wind e della conclusiva And the animals are watching us, delicato epitaffio dell’ennesimo prezioso episodio di una discografia tutta da scoprire. (Luigi Cattaneo)

Awakened needs (Video)



CONCERTI DEL MESE, Ottobre 2020

 Sabato 3

·Aldo Tagliapietra al Club Il Giardino di Lugagnano (VR)
·PFM a Messina

Domenica 4
·Aldo Tagliapietra al Club Il Giardino di Lugagnano (VR)
·Napoli Centrale a Casalecchio di R. (BO)
·I Salici a Mortegliano (UD)

Venerdì 9
·The Watch a Roma

Sabato 10
·R. Sinclair + Notturno Concertante a Roma
·Juri Camisasca a Dervio (LC)

Domenica 11
·Liberae Phonocratia a Paderno Dugn. (MI)

Venerdì 16
·Roberto Cacciapaglia a Foligno (PG)

Sabato 17
·Napoli Centrale ad Ausonia (FR)

Giovedì 22
·Roberto Cacciapaglia a Mantova

Venerdì 23
·Roberto Cacciapaglia a Mantova

Sabato 24
·Roberto Cacciapaglia a Milano
·Napoli Centrale a Milano

Mercoledì 28
·Soft Machine a Lugagnano (VR)

Giovedì 29
·Soft Machine a Lugagnano (VR)
·Tony Levin & Stick Men a Bologna

Venerdì 30
·C. Simonetti's Goblin a Paderno D. (MI)
·Soft Machine a Milano
·Tony Levin & Stick Men a Lugagnano (VR)

Sabato 31
·T. Levin StickMen + Basta! a Veruno (NO)
·Claudio Simonetti's Goblin a Bologna