lunedì 9 dicembre 2019

DION BAYMAN, Better days (2018)


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Connubio vincente quello tra Dion Bayman e la nostrana Burning Minds, perché l’AOR dell’australiano si sposa perfettamente con il rooster della specializzata etichetta. Better days, uscito nel 2018, è un lavoro immediato, di grande appeal radiofonico e ne sono esempio splendidi pezzi come Rise and Fall o Ready for the real thing, davvero convincenti. La title track e The best times of my life continuano un percorso netto, fatto di pezzi fruibili e altamente godibili, in cui Bayman, oltre che cantare, si destreggia ottimamente suonando tutti gli strumenti presenti. Tra composizioni che non disdegnano vagiti pop di classe, accoglienti melodie, delicate ballate e chorus magistrali, si sviluppa un ritorno catchy e grande impatto. (Luigi Cattaneo)

Pieces (Video)



domenica 8 dicembre 2019

I VIAGGI DI MADELEINE, I viaggi di Madeleine (2019)


I Viaggi di Madeleine
Chi è Madeleine? Madeleine rappresenta l’anima adolescente che, nonostante tutto il marcio, resiste cercando di rimanere intatta. L’interessante premessa pone l’obbligo di avere una certa attenzione verso questo esordio della band di Lecce I viaggi di Madeleine, terra che non è mai salita agli onori della cronaca progressiva se non per alcune rare eccezioni (possiamo citare i riscoperti Corpo e i contemporanei Abash ad esempio). Francesco Carella (voce, tastiere e basso synth), Giuseppe Cascarano (chitarra) e Giuseppe Quarta (batteria), si incontrano nel 2015 e iniziano da subito a comporre il materiale di questo validissimo esordio, un concentrato di Balletto di Bronzo e Le Orme, che la formazione triangolare suggerisce, ma anche un certo amore per l’hard prog, con fraseggi spesso taglienti e aggressivi. I cinque pezzi presenti sono tutti piuttosto lunghi, stratificati e con le varie influenze del trio che emergono attraverso sviluppi molto coinvolgenti, con l’iniziale Kamaloka che si pone come anello di congiunzione tra il rock settantiano e l’immaginario dei Goblin. Contrappunti d’autunno smorza invece i toni plumbei, attraverso una delicata linea melodica che tradisce un certo romanticismo art prog, mentre Gods of distant worlds è più vicina al progressive rock dei maestri inglesi. Il viaggio ha una vena psichedelica maggiormente accentuata rispetto a quanto sinora ascoltato, prima della conclusiva Mendicante, composizione sontuosa divisa in sette atti che si sviluppa tra prog, psichedelia e jazz rock, forte di scenari sognanti e suggestivi, che traspaiono in toto da un debutto sì derivativo ma capace di esprimere con passione la forza delle idee. (Luigi Cattaneo)

Mendicante (Video)



sabato 7 dicembre 2019

KAMION, Gain (2019)


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Nati nel 2014 da un’idea di Paolo Semenzin (chitarra) e Davide Pattarello (chitarra), i Kamion prendono definitiva forma con l’ingresso in pianta stabile di Edoardo Fusaro (voce), Daniele Breda (batteria) e Enrico Lux (basso). Gain è un esordio a cavallo tra il suono viscerale della Black Label Society e quello di matrice thrash metal dei Machine Head, con l’interplay tra le due chitarre che va a formare un muro di suono incessante, un martellamento di trenta minuti circa che praticamente non conosce cali. Potenza, rabbia e cura per la costruzione di strutture tanto abrasive, quanto efficaci melodicamente, rilevano le ottime capacità del quintetto veneto di bilanciare le componenti, con pezzi come Queen of hate o Jungle che uniscono forza heavy e groove di spessore. Riff distorti, ritmiche decise e una voce sicura del fatto suo sono le certezze di un debutto solido e compatto. (Luigi Cattaneo)

Gain (Full Album)



venerdì 6 dicembre 2019

B-RAIN, Echoes from the undertow (2018)


Uscito nel 2018 per Lizard Records, B-Rain è un progetto di Davide Guidoni (Daal, Taproban, Pensiero Nomade), che ha trovato forma nell’esordio Echoes from the undertow, in bilico tra elettronica, new age e ambient, in cui il compositore si è diviso tra tastiere, percussioni e samplers. L’album è un distillato di visioni, decisamente greve, in cui il paesaggio misterioso ed evocativo posto sull’artwork suggerisce il contenuto del prodotto, una soundtrack ideale della cupa attualità in cui viviamo. Far from the madding crowd è una sorta di introduzione, un inizio piuttosto cinematografico e in parte vicino ad alcune opere di Angelo Badalamenti. Lakeshore è puro sinfonismo elettronico, dal passo oscuro e desolante, complice anche Steve Unruh (The Samurai of Prog) al violino e al flauto di bamboo, invece Overwhelming è molto new age e risulta meno coinvolgente. La title track e The cold time of solitude sembrano uscite da una colonna sonora dei ’70, con la tromba di Luca Pietropaoli (Fonderia) e le tastiere di Alfio Costa (Daal, Prowlers) che contribuiscono al clima notturno e romantico della prima, e la chitarra di Roberto Vitelli (Ellesmere) che dona il suo contributo nella psichedelica malinconia della seconda. La lunga suite di venti minuti, Descending mist (in cui troviamo di nuovo Costa e Vitelli), è la sintesi delle varie influenze di Guidoni, che finisce per citare (più o meno volontariamente) Mike Oldfield, David Sylvian, Brian Eno e in parte Claudio Rocchi di Suoni di frontiera, oltre che il Battiato dei primi lavori. La conclusiva Homeward bound, con Salvo Lazzara (Pensiero Nomade) alla chitarra e all’ehru e Vincenzo Zitello (Pensiero Nomade) alla viola e al violoncello, è la piccola perla finale di un album da assaporare senza nessuna fretta. (Luigi Cattaneo)

Homeward bound (Video)  



giovedì 5 dicembre 2019

ALESSANDRO ALAJMO, Firenze Mare Blues (2019)


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Esordio da cantautore per Alessandro Alajmo, dopo l’esperienza come chitarrista degli Underfloor e quella in studio per l’album Biancoinascoltato di Chiara White. Firenze Mare Blues è un lavoro dove il toscano ha raccontato i cambiamenti, gli avvenimenti di una vita, episodi ora più semplici, ora più introspettivi ma sempre narrati con leggerezza e grazia. I pezzi, nati tutti in versione voce e chitarra, sono accompagnati dal basso di Guido Melis (co-produttore insieme ad Alajmo stesso) e dalla batteria di Andrea Del Francia, oltre che da una serie di ospiti presenti su tutto il lavoro. L’astronauta è la delicata apertura del disco, con Giulia Nuti alla viola e Simone Milli al rhodes e all’hammond, che completano un quadretto armonioso e che mi ha ricordato qualche pagina di Fabio Concato. Il rock di Lebowski è contraddistinto dalla chitarra solista di Alessandro Abba, Il geco invece ritrova le tastiere di Milli, un momento fresco e molto gradevole. Un rock cantautorale alla Neil Young vibra in Notturno on the beach, prima della vena agrodolce di Settembre (abbellita nuovamente dalla Nuti) e di L’estate del 2001, poco convincente e piuttosto prevedibile. Meglio il blues venato di r’n’r della titletrack, con la chitarra di Giacomo Ferretti, mentre si tinge di pop Vagamente io e te. Violino e viola (sempre della brava Nuti) caratterizzano la conclusiva L’ora più buia, romantico finale di un album scorrevole e che si lascia ascoltare con piacere. (Luigi Cattaneo)

Il geco (Video)



domenica 1 dicembre 2019

GARAGEVENTINOVE, Il male banale (2018)


Attivi da quasi trent’anni, i GarageVentiNove sono un quintetto formato da Patty Esse (voce e tastiere), Brian K (voce e tastiere), Ermanno Monterisi (chitarra), Claudio Fusato (basso) e Ciccio Nicolamaria (batteria e tastiere), che riesce con il nuovo Il male banale a fondere la canzone d’autore dal sapore esistenzialista di Andrea Chimenti, la new wave dei primi Litfiba e Underground Life e alcune asprezze dei CSI. Caratteristiche che permeano il disco sin da subito, con l’iniziale Hannah A. che delinea il percorso, seguita dalle sofisticate trame di Labirinti silenti e dalla oscura Guarda un po’ più in là. La new wave di inizio ’80, che una discreta fortuna ebbe anche in Italia, si materializza in Nervo scoperto, prima dei brani in inglese, Down the river, Unwise gods e Ocean, che avrebbero tutte le carte in regola per  essere apprezzate anche all’estero. Pure i restanti brani mostrano la capacità dei lombardi di raccontare, tra visioni cupe e fieri assalti post punk, con la voglia e la passione che ancora contraddistinguono una band in pista dal 1991. (Luigi Cattaneo)

Kali Yuga (Video)



CONCERTI DEL MESE, Dicembre 2019

Domenica 1
·Hollowscene + Macchina Pneumatica a Milano

Lunedì 2
·Archive a Bologna

Martedì 3
·Archive a Roma
·PFM a Milano

Mercoledì 4
·Archive a Milano

Giovedì 5
·PFM ad Ancona

Venerdì 6
·PFM a La Spezia
·RanestRane a Ferrara
·Agusa + The Trip a Moncalieri (TO)
·Sophya Baccini a Cardito (NA)

Sabato 7
·PFM a Frosinone
·Agusa + Cellar Noise a Milano
·Patrizio Fariselli a Piangipane (RA)
·Il Babau & Maledetti Cretini a Osnago (LC)

Martedì 10
·PFM a Genova

Giovedì 12
·Marillion a Roma
·Lingalad a Provaglio d'Iseo (BS)
·Monkey3 a Segrate (MI)

Venerdì 13
·Marillion a Padova
·PFM a Legnano (MI)
·Voivod a Cervia (RA)
·Sophya Baccini a Milano

Sabato 14
·Banco a Martina Franca (TA)
·La Batteria a Bologna
·Ellesmere a Roma
·Juri Camisasca a Palermo

Domenica 15
·PFM a Saint Vincent (AO)
·Arturo Stàlteri a Ravenna

mercoledì 27 novembre 2019

LIQUID SHADES, Locked exit (2019)



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Ispirato da una fotografia, Locked exit è il secondo album dei Liquid Shades, band formata da Diego Insalaco (chitarra, tastiere e synth), Marco Gemmetto (voce e chitarra), Paolo Felletti (basso e voce), Lorenzo Dotto Checchinato (sax, corno, percussioni e voce) e Filippo Avanzi (batteria), che mi aveva impressionato nel precedente Reaching for freedom, una delle migliori uscite di prog italiano del 2017. Le atmosfere del disco d’esordio vengono sostituite da sonorità più dirette, complice anche qualche cambio in line up, con la scrittura che predilige un approccio greve, aspro, che ben si sposa con i temi trattati dai ferraresi (lo smarrimento individuale dei nostri tempi, un certo distaccamento dalla realtà). Difficile stabilire se questo sia un disco più o meno riuscito del precedente, sicuramente ci troviamo dinnanzi a qualcosa di differente ma che si assesta comunque su livelli più che buoni, con le classiche citazioni del progressive rock nostrano dei ’70 (Lontano da tutto, La via del grande fiume) filtrate attraverso la sensibilità di musicisti molto preparati. L’aurea che permea pezzi come Ozymandias o Wasting myself è quella di una band che riesce a risultare contemporanea e mai troppo demodè, pur ispirandosi ad un genere nato cinquant’anni fa, segno della bravura di un quintetto che, pur mutando pelle, riesce a confezionare un prodotto ancora una volta di sicuro interesse. (Luigi Cattaneo)

Insomnia (Video)  



lunedì 25 novembre 2019

OVERKIND, Acheron (2019)


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Nati dallo scioglimento dei Fatal Destiny (parlammo del valido Palindromia proprio da queste pagine), gli Overkind (Andrea Zamboni alla voce e al piano, Riccardo Castelletti alla chitarra, Filippo Zamboni al basso e Nicolò Fracca alla batteria) portano avanti un discorso che poggia su solide basi prog metal (Dream Theater) ma contaminato dall’alternative (Alter Bridge, Hoobastank, Audioslave). La voglia di non avere dunque particolari vincoli stilistici dipinge Acheron, un lavoro creativo e che si ispira alla Divina Commedia, un concept forse abusato (basti pensare alla trilogia dantesca dei Metamorfosi, allo storico The divine comedy dei Black Jester o al più recente omaggio all’opera di Alighieri degli Starbynary) ma che i veronesi hanno attualizzato con consapevolezza. Il crossover proposto risulta coeso oltre le più rosee aspettative, una riuscita miscela sostenuta non solo dalle evidenti doti tecniche del quartetto ma anche dalla capacità di scrivere pezzi che si imprimono grazie a spunti melodici di rilievo. Il metal prog di Anger fades, le delicatezze di Hollow man’s secret, il grandeur di My violent side, sono solo alcuni esempi della tanta carne al fuoco posta dai veneti, bravissimi nell’oscillare con naturalezza tra spinte progressive e umori del rock made in USA. (Luigi Cattaneo)

Flames (Video)



venerdì 22 novembre 2019

OPRA MEDITERRANEA, Isole (2019)


Arrivano al debutto gli Opra Mediterranea (Mattia Braghero alla voce, Federico Ferrara alla chitarra. Lorenzo Morelli al basso, Manuele Mecca alla batteria e Michael Aiosa alle tastiere), gruppo toscano che con Isole firma un lavoro intriso di rock progressivo e cantautorato, figlio sia dei ’70 di Premiata Forneria Marconi e Maxophone, quanto accostabile a quello di realtà contemporanee come Il Tempio delle Clessidre o The Forty Days. Il disco è estremamente raffinato, sia quando le trame diventano più accessibili, come nel caso del singolo Numeri primi, sia quando la band tocca le corde della malinconia, con Oceano mare su tutte, davvero emozionante. Ovviamente anche le composizioni più progressive, l’ottima titletrack e la conclusiva Frammenti di una via distesa tra la terra e il mare, mostrano la grande capacità degli empolesi di gestire complessità strutturali e ariose melodie, tra tempi dispari, incisivi interplay tra Aiosa e Ferrara e sinfonismi classici. Gli Opra Mediterranea sono l’ennesima conferma del florido sviluppo della scena progressiva italiana, sempre più ricca di realtà interessanti e che meriterebbero senz’altro di più in termini di notorietà e successo commerciale. (Luigi Cattaneo)

Isole (Video)





mercoledì 20 novembre 2019

BE A BEAR, Martin doesn't agree (2019)

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Martin doesn't agree è il nuovo ep di Be A Bear, pubblicato il 21 ottobre per Il Piccio Records. 

Filippo Zironi, aka Be A Bear, è l’orso bolognese con l’iPhone, il primo artista nella discografia italiana ad utilizzare l’iPhone per comporre, registrare, mixare e quindi produrre per intero la propria musica. 

Ci eravamo già occupati di lui in occasione dell'uscita del gradevolissimo Climb your time, ma evidentemente l'artista emiliano non riesce a non produrre e qui ci propone 4 pezzi fluidi, probabile assaggio di quello che sarà il suo percorso futuro.

Di seguito il video della title track, unico pezzo già edito (proprio in Climb your time)


LEADTOGOLD, I (2018)


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Una gradevole scoperta questi LeadtoGold, trio formato da Sebastiano Longo (voce, chitarra, synth e basso), Giulia Serra (voce e synth) e Sergio Longo (batteria), autore di un trip-hop accostabile a FKA twigs e Röyksopp. L’elettronica, anche pop, dei siciliani, ha una certa dose di raffinatezza, oltre che un songwriting ispirato per tutta la sua durata, confermando quanto di buono era emerso nell’ep Less is more del 2015. Pezzi come Ebony o Who get around suonano floridi di idee, estremamente piacevoli e molto attuali, un crocevia fra band tout court e producer. Melodie significative vengono spesso sostenute dal lavoro dei synth, in un risultato complessivo dal discreto fascino, capace di poter sicuramente conquistare coloro che hanno apprezzato artisti contemporanei come Erio e Be a Bear. (Luigi Cattaneo) 

2.57 (Video)


martedì 19 novembre 2019

UNIMOTHER 27, Crysalis (2019)


Settimo album per gli Unimother 27, progetto di Pietro Ranalli (conosciuto anche per la sua militanza negli Areknames) di cui abbiamo parlato per gli ultimi due dischi, il più riuscito Fiore spietato e l’interlocutorio AcidoXodica. Ranalli (chitarra, basso, voce e synth), si fa accompagnare da Mr. Fist (batteria), in un continuo rincorrersi tra space, kraut, psichedelia e blues hendrixiano, che sono alla base anche del nuovo Crysalis, sicuramente interessante e decisamente curioso. Si parte con Miseries are lost in the immense desert of wisdom, pezzo che apre il lavoro e che ci proietta nel mondo Unimother 27, complice anche il cantato di Ranalli, più presente che nel recente passato. La psichedelia di fine ’60 fa la sua comparsa in Smell of the holy, mentre è più bluesy e accostabile alla Edgar Broughton Band The prisoner, una sezione centrale che mostra tutte le caratteristiche peculiari dell’album. Flow of universal becoming sposa la causa dello space rock e del kraut (d’altronde Ash Ra Tempel e Tangerine Dream sono tra le influenze più significative e presenti), prima della conclusiva suite Metamorphosis, venti minuti in cui troviamo sicuramente spunti interessanti ma anche passaggi poco fluidi, che forse una durata più breve della composizione avrebbero evitato. Più compiuto rispetto all’onirico AcidoXodica, Crysalis è un lavoro trasversale come nella tradizione Unimother 27 e conferma la bontà delle idee in possesso di Ranalli. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser



sabato 16 novembre 2019

DEUT, A running start (2019)


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Sotto il monicker Deut si cela Giuseppe Vitale (voce degli U BIT), che qui si allontana dal synth pop della band madre e sposa sonorità acustiche molto intime. Già la foto di questo ep dice tutto, un uomo, a piedi scalzi, con la sua chitarra. A running start è un nuovo inizio, un percorso vergine scevro di orpelli e sovrastrutture ma che può far comunque pensare ad alcuni cantautori come Glen Hansard o Damien Rice. Scritto di getto dal bravo Vitale, i pezzi sono esattamente quello che si pongono di essere, ossia l’istantanea di un attimo creativo, nella sua più pura semplicità, caratteristica che diviene peculiare anche quando l’autore si fa accompagnare dal basso di Alessandro Messina o dai synth di Emiliano Bagnato, elementi funzionali alla narrazione del lavoro. Il senso di attesa e frustrazione che pervade il breve album è la spinta creativa di brani sentiti e intensi, primo passo di un percorso che ha tutte le carte in regola per progredire e durare nel tempo. (Luigi Cattaneo)



giovedì 14 novembre 2019

CAGE, Images (2019)


Di fresca pubblicazione, Images è il nuovo disco dei Cage, band attiva negli anni ’90 con il nome Soundproof Red e che dopo diversi cambi di line up è giunta a questa definitiva incarnazione. Il rock progressivo, venato di una componente hard, è la base di partenza dell’album, un lavoro che unisce complessità strutturale con belle melodie dal sapore pop. Il percorso di Andrea Mignani (chitarra), Damiano Tacchini (piano e tastiere), Giulia Curti (seconda voce), Diletta Manuel (voce), Andrea Griselli (batteria) e Leonardo Rossi (basso) è ben chiaro e si dispiega lungo trenta minuti accattivanti e davvero gradevoli. Black hole è l’intro che presenta i temi successivi, una breve overture che conduce prima a Cage, un pop rock progressivo di grande impatto e poi a Drowning, leggermente più dura ma sempre molto accessibile. La title track si vela di malinconia, Julia’s dream è una ballata che ben rappresenta il nuovo corso dei carraresi, mentre Flow of time è il pezzo più heavy prog del disco, andando a ricordare certi fraseggi cari ai Dream Theater. Il prog invade anche Words, finale di un disco che ha il pregio di far apparire il cambiamento sonoro atto in seno alla band del tutto naturale, con i passaggi minimali ed elettronici che ben si sposano con quelli più duri, complice un songwriting sempre all’altezza e attento nel dosare i vari aspetti che contraddistinguono da sempre il progetto. (Luigi Cattaneo)

Flow of time (Video)



mercoledì 13 novembre 2019

LEDA, Memorie dal futuro (2019)


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I Leda sono un quartetto formato da Serena Abrami (voce, synth e chitarra acustica), Enrico Vitali (chitarra elettrica, e-bow e voce), Mirko Fermani (basso) e Fabrizio Baioni (batteria), con la comune passione per l’alternative rock, la new wave e il cantautorato. Memorie dal futuro nasce proprio da questo background e ciò si evince sin dall’iniziale Ho continuato, ottimo esempio della poetica del gruppo. Le trame di Distanze prima e Pulviscolo poi appaiono venate di grunge, una tendenza che non dispiace affatto e che si sposa bene con le tematiche affrontate dalla band. Leggermente più immediata è Nuovi simboli, che però non perde affatto in carica e denuncia sociale, mentre Nembutal mostra anche qualche bella reminiscenza post. Tu esisti continua la ricerca di un fil rouge tra cantautorato colto e pulsioni rock, Assedio mostra invece la parte dura dei Leda e una certa carica live. La bravura della band sta anche in questa alternanza tra momenti aggressivi e altri decisamente pacati, come in Deriva, in cui fa la sua comparsa il violoncello di Giuseppe Franchellucci. La nostalgia si impadronisce di Icaro, mentre Solchi, con il suo incedere battagliero è l’anticamera del piccolo capolavoro narrativo Il sentiero, malinconica traccia cantata dalla Abrami in coppia con Marino Severini dei Gang e abbellita dalle note di Franchellucci, oltre che da un testo veramente commovente. I Leda con questo album firmano un lavoro solido e raffinato, confermando come l’underground italiano sia vivo e vegeto e sappia produrre band di assoluto talento. (Luigi Cattaneo)

Ho continuato (Official Video)



sabato 9 novembre 2019

THE WAY OF PURITY, The majesty of your becoming (2015)


Risale al 2015 The majesty of your becoming dei The Way of Purity, band che fino ad allora si muoveva in territori deathcore (ne sono esempio Crosscore ed Equate) e che con questo album tentò la carta di un rock elettronico dai connotati ora più dark ora più metal. Il nuovo ingresso della brava Kirayel alla voce spostava l’equilibrio verso un suono che finiva per ricordare Lacuna Coil e L’ame Immortelle, un crossover d’intenti che dimenticava l’estremismo sonoro precedente e il deragliante growl che caratterizzava la produzione del gruppo fino a quel momento. Accessibilità che finiva comunque per creare un lavoro piacevole, che si lasciava ascoltare per tutta la sua durata, con qualche sussulto più riuscito che riusciva ad innalzare la qualità media complessiva, come nel caso dell’immediata Tide o dell’iniziale Dare to be yourself, che metteva subito in chiaro la nuova direzione stilistica della band. L’alternative metal si impadronisce di episodi come la title track e Disfigured by karma, mentre Equate viene omaggiato con una nuova versione di Eleven, prima delle buone trame di From the nest to the grave e Noah. Il gruppo, che fa parte dell’Animal Liberation Front, sta tornando con il quarto album, Schwarz Oder Rot, ancora pubblicato per la Wormholedeath. (Luigi Cattaneo)

The roots of evil (Video)




DANIELE BRUSASCHETTO, Flying stag (2019)


Attivo da ben trent’anni, Daniele Brusaschetto ha iniziato la sua carriera alla fine degli anni ’80, suonando nel tempo in varie formazioni thrash e death metal, senza disdegnare di incrociare il suo cammino con band noise e industrial e di collaborare con Paolo Spaccamonti (da queste pagine parlammo di Torturatori, disco in coppia con Paul Beauchamp) e OvO. Nel caso di Flying stag (registrato insieme ad Alberto Marietta, batterista potente e dinamico) vengono fuori tutte queste influenze, con Daniele molto bravo nel dividersi tra chitarra e canto e rimarcare come alcuni gruppi (Voivod, Prong, Godflesh) siano stati importanti per la sua crescita artistica. Granitico e aggressivo per tutta la sua (breve) durata, l’album ha la forza per omaggiare il passato e contemporaneamente stare con i piedi piantati nel presente e ne sono esempio lungimirante episodi come Like when it’s raining outside o Otherwhere, perfette per illustrare le coordinate di un progetto fresco e credibile. (Luigi Cattaneo)

Flying stag (Full Album)



venerdì 8 novembre 2019

BLOOD THIRSTY DEMONS, ... in death we trust (2019)

Il metal underground vive di gruppi che dopo decenni di attività o molteplici incisioni ancora sostano in un sottobosco da cui spesso non riescono ad emergere, divenendo col tempo band di culto e magari di riscoperta con gli anni. I Blood Thirsty Demons (attivi dal 1997), one man band di Cristian Mustaine (membro anche degli Human Degrade), sono da annoverare probabilmente in questa categoria, per via di quel fascino arcano che produzioni di questo tipo hanno nel proprio DNA.
… in death we trust è puro horror metal, arcano e suggestivo, un viaggio nella morte, tra heavy ottantiano, doom e dark, un trip che evoca gli incubi dei Mercyful Fate e le visioni dei Death SS di Heavy Demons e Black Mass, forse l’influenza maggiore di questo lavoro. Ne è esempio l’iniziale I’m dead!!, che indirizza subito il disco verso i canoni accennati, con le seguenti My last minute e … In death we trust che risultano drammatiche e fortemente oscure. Message from the dead è invece più classicamente heavy, prima della misteriosa The only road e Cry on my tomb, un drappo nero calato sugli occhi di chi ascolta. Il buio avvolge anche Killed by the priest, seppure con un indole decisamente metal, nonchè la conclusiva … My soul to take, 14 minuti sulfurei, una cavalcata ossessiva che sigilla un graditissimo ritorno a tinte fosche. (Luigi Cattaneo) 








martedì 5 novembre 2019

SEVENTH GENOCIDE, Svnth (2018)


Ep di altissimo livello per i Seventh Genocide (Rodolfo Ciuffo al basso e alla voce, Stefano Allegretti alla chitarra elettrica e acustica, Jacopo Gianmaria Pepe alla chitarra elettrica e Valerio Primo alla batteria), utilissimo soprattutto per coloro che non conoscono la band e che possono, in circa trenta minuti, capire l’indirizzo stilistico e la bravura dei romani. Il loro black metal, fortemente malinconico e imparentato con psichedelia e prog, può apparire ad un primo ascolto come un calderone di influenze poco legate tra loro, errore che solo un approccio distratto induce, poiché il quartetto ha invece la capacità di far coesistere dentro i brani più anime in modo fluido e creativo. Through woods and fire già chiarisce come il gruppo sappia maneggiare ambient, black e psichedelia, così come Clouds of desolation, oscuro e debordante esempio dell’arte dei Seventh Genocide (entrambi i pezzi erano presenti in demo di diversi anni fa). L’inedito Sleepless sposta l’asse verso un rituale progressivo nero pece, che prosegue con la conclusiva Martial eyes, in cui non mancano riferimenti all’heavy classico (anche questa arriva dal lontano passato della band). In attesa di un nuovo full (Towards Akina è del 2017), Svnth è un ep davvero pieno di idee e momenti suggestivi, ideale combinazione tra sulfuree melodie, bordate estreme e parti atmosferiche. (Luigi Cattaneo)

Sleepless (Video)



venerdì 1 novembre 2019

TRAMA, Oscure movenze (2018)


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A 20 anni da Prodromi di finzioni sovrapposte (allora uscito per la Mellow), tornano i Trama con Oscure movenze e con la formazione ora composta da Annalisa Accorsi (voce), Luca Scherani (tastierista molto presente nella scena prog italiana con La coscienza di Zeno, Hostsonaten e Periplo), Gabriele Guido Colombi (basso di La coscienza di Zeno e La dottrina degli opposti), Paolo Gaggero (batteria) e Lorenzo Loria (chitarra). Il progressive dei liguri è ancora sinfonico e questo album, uscito nel 2018 per Lizard, riannoda i fili con quel passato, guardando agli anni ’70 di Locanda delle fate, Banco del Mutuo Soccorso e Camel, senza dimenticare la lezione dei primi Marillion. Intro – oblio è l’overture del disco, ottimo nel presentare alcune caratteristiche del suono del quintetto, che poi prosegue con Anche se per poco, dove l’interplay tra Scherani e Loria è pressoché perfetto e delinea marcate melodie dal sapore vintage, sognanti e capaci di portare indietro nel tempo. Nota di merito però va data pure ad una sezione ritmica dal valore indiscutibile e alla voce della Accorsi, particolare e suggestiva, tratto distintivo dei Trama. Anche Il sottile equilibrio non si discosta da quanto ascoltato sinora, con Scherani maestro concertatore di un brano elegante e d’impatto. La title track ha qualche punta new prog, elemento che i Trama maneggiano ovviamente con padronanza, sfornando un altro episodio prezioso. Il viaggio è la suite finale (divisa in tre parti), summa del percorso sin qui intrapreso e sintesi di due decadi lontano dai riflettori ma vissute con passione e dedizione alla causa prog. (Luigi Cattaneo)

Il sottile equilibrio (Video)



CONCERTI DEL MESE, Novembre 2019

Venerdì 1
·Banco a Velletri (Roma)
·Galen Weston Band a Roma
·Acid Mothers Temple a Prato
·Claudio Simonetti's Goblin a Lodi
·Balletto di Bronzo a Bitonto (BA)
·Lino Capra Vaccina a Foligno (PG)

Sabato 2
·Galen Weston Band a S. Margherita L.(GE)
·Acid Mothers Temple a S.Vito Leguzzano (VI)
·Hora Prima a Bari
·The Winstons a Firenze

Domenica 3
·Massimo Giuntoli Hobo a Lainate (MI)
·Galen Weston Band a Torino
·Acid Mothers Temple a Torino
·Jethro Tull a Padova

Lunedì 4
·Jethro Tull a Milano

Martedì 5
·Jethro Tull a Firenze

Giovedì 7
·Jethro Tull a Roma
·Banco a Brescia
·Galen Weston Band a Napoli

Venerdì 8
·The Watch a Serravalle Sesia (VC)
·Banco a Milano
·Galen Weston Band a Lugagnano (VR)
·Nursery Rhymes a Vicenza
·Moonchild + Syndone a Piacenza

Sabato 9
·Finisterre + Höstsonaten a Genova
·Opeth a Milano
·The Watch a S. Giovanni Lupatoto (VR)
·Of New Trolls a Sulmona (AQ)
·Galen Weston Band a Bologna
·Lachesis a Cassano d'Adda

Domenica 10
·Patrizio Fariselli a Milano

Martedì 12
·PFM a Udine

Mercoledì 13
·De Lorians a Firenze
·PFM a Biella

Giovedì 14
·The Musical Box a Bologna
·Area OP + Arti&Mestieri a Moncalieri TO
·Claudio Simonetti's Goblin a Pistoia
·feat. Esserelà a Modena
·De Lorians a Roma
·The Winstons a Brescia

Venerdì 15
·PFM a Bergamo
·The Musical Box a Milano
·Claudio Simonetti's Goblin a Milano
·De Lorians a Faenza (RA)
·The Winstons a Verona


Sabato 16
·Real Dream a Milano
·Napoli Centrale a Moncalieri (TO)
·Blank Manuskript al Giardino di Lugagnano (VR)
·Loomings + Kubin alla Casa di Alex di Milano
·Banco a Torino
·De Lorians a Torino
·La Batteria a Modena
·Claudio Simonetti's Goblin a Bologna

Domenica 17
·The Musical Box a Genova
·Lingalad a San Donato Milanese ore 17 (MI)
·De Lorians a Savona
·Psicosuono a Milano

Lunedì 18
·Leprous + The Ocean a Parma
·PFM a Roma
·The Musical Box a Roma
·GY!BE a Milano

Martedì 19
·GY!BE a Padova
·PFM ad Assisi (PG)
·The Musical Box ad Ancona
·The Winstons a Milano

Mercoledì 20
·PFM a Firenze
·The Musical Box a Udine

Giovedì 21
·L'Ira Del Baccano a Treviso
·The Winstons a Bologna

Venerdì 22
·PFM a Torino
·L'Ira Del Baccano al Giardino di Lugagnano (VR)
·Runaway Totem + Segno del Comando a Genova
·Mad Fellaz a Valli del Pasubio (VI)
·Arturo Stàlteri a Noale (VE)
·Lachesis a Palazzolo sull'Oglio (BS)

Sabato 23
·PFM a Lugano (Svizzera)
·RanestRane a Roma
·Spectral Mornings a Candiolo (TO)
·The Winstons a Cagliari
·Arturo Stàlteri a Vicenza

Martedì 26
·PFM a Torino

Venerdì 29
·PFM a Bolzano
·RanestRane a Milano
·Il Babau e i Maledetti Cretini a Milano
·La Batteria a Grosseto
·Osanna a Salerno

Sabato 30
·Lino Capra Vaccina a Piacenza
·PFM a Montebelluna (TV)
·Real Dream a Chiavari (GE)
·Osanna a Napoli
·Nursery Cryme a Roma

mercoledì 30 ottobre 2019

SARAH, Le coincidenze (2019)


Nativa di Pescara, Sara D’Angelo studia musica sin da piccola, sviluppando una passione per il soul, il pop e il jazz che la porta a firmare con l’etichetta Music Force per la pubblicazione del suo esordio, lavoro nato in collaborazione con Beny Conte (chitarra e basso). Con lo pseudonimo di Sarah è di pochi mesi fa l’uscita di Le coincidenze, intriso di quelle sonorità che da sempre accompagnano la giovane abruzzese, divisa tra canto e pianoforte. Il breve debut (meno di trenta minuti) parte con l’elegante title track, per poi aprirsi ad un sound più pop e forse meno attraente con la seguente Il mio viaggio. Le parlo di te è un raffinato momento cantautorale, prima di Senza alibi, che mi ha ricordato qualche episodio di Norah Jones e Negli occhi dell’aquila, che si contraddistingue soprattutto per un bel crescendo finale. Peccato che Resisti e Sophia’s Mambo siano davvero troppo canoniche per emergere e finiscono per diventare a mio avviso i brani più deboli del disco. Delicata invece la chiusura affidata a L’esigenza, conclusione di un lavoro gradevole e che mostra un potenziale probabilmente non del tutto espresso, ma visto che si tratta del suo primo album il tempo per affinare la scrittura vi è tutto, viste anche le doti complessive in suo possesso e i tanti studi fatti per arrivare a questo importante passo. (Luigi Cattaneo)

Le parlo di te (Video)



martedì 29 ottobre 2019

UNA STAGIONE ALL'INFERNO, Il mostro di Firenze (2018)


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I più attenti (e incalliti) fan del progressive italiano ricorderanno Una stagione all’inferno per aver omaggiato, diversi anni fa, L’amaro caso della baronessa di Carini, sceneggiato Rai dei ’70, all’interno di una compilation targata Black Widow Records. Il tempo non è passato inutilmente e il gruppo formato da Fabio Nicolazzo (voce e chitarra), Laura Menighetti (voce e tastiere), Roberto Tiranti (basso e membro anche di Labyrinth, Wonderworld e La Storia dei New Trolls), Pier Gonnella (chitarrista dei Necrodeath ed ex Labyrinth), Marco Biggi (batterista già in forza nei Rondò Veneziano), Paolo Firpo (sax), Kim Schiffo (violoncello), Daniele Guerci (viola) e Laura Sillitti (violino), ha lavorato sodo per sfornare un lavoro a mio avviso maestoso. Il mostro di Firenze è un concept ispirato ovviamente ai tragici fatti di cronaca iniziati nel 1968 e che si sono protratti macabramente sino al 1985, omicidi che terrorizzarono l’Italia di allora e che ancora oggi sono tema di discussione. La vicenda negli anni ha sempre affascinato per l’alone di mistero che la circonda e il dark prog sinfonico della band, ponte tra Raccomandata Ricevuta Ritorno, Goblin, Malombra, Il Segno del Comando e L’ombra della sera, appare perfetto per descrivere avvenimenti plumbei e arcani. I liguri sono stati davvero bravissimi nel non perdersi in una vicenda intricata, improntata giocoforza su atmosfere oscure e cupe e su testi che suggeriscono immagini, rimandano a particolari della storia e avvenimenti anche con una certa dose di poetica, cosa per nulla semplice visto il cruento tema trattato. Per gli amanti del dark prog disco da avere senza nessun dubbio. (Luigi Cattaneo)



sabato 26 ottobre 2019

EX, I nostri fantasmi (2019)


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Gli Ex nascono a Verona nel lontano 1997 e da subito iniziano a proporsi con un suono crudo e senza fronzoli, lo stesso che dopo due decenni porta la band ad avere ancora voglia di presentarsi on the road. D’altronde la dimensione live, selvaggia ma anche scanzonata, pare la più adeguata per il quartetto, nonché caratteristica percepibile nel nuovo I nostri fantasmi, uscito qualche mese fa per Andromeda Relix. Lontano d ogni compromesso, gridano la propria indipendenza, ricordando non poco l’ultimo disco di un’altra band nostrana fiera e indomabile, i The Danger, con cui condividono l’attitudine, al lotta al perbenismo e l’utilizzo dell’italiano. Già il precedente Cemento Armato aveva dimostrato la freschezza di una band in pista da tempo, che non perde neanche con questo lavoro in potenza e groove, con la line up composta da Gabriele Agostinelli (basso e voce), Stefano Pisani (chitarre) e Roby Mancini (voce) arricchita dall’arrivo di Yari Borin (batteria e voce), da subito a suo agio con il resto della formazione. Tra bordate elettriche al limite del punk (Vieni a vedere), spassose storie narrate in chiave rock (La mia donna odia il rocchenroll), vibranti pulsioni hard (No panic, La sconfitta del 2000), riflessioni sul quotidiano (L’ambiguità) e malinconici racconti (Cicatrice), si sviluppa un lavoro credibile, spontaneo e decisamente energico. (Luigi Cattaneo)

Santi e delinquenti (Video)



mercoledì 23 ottobre 2019

IL BABAU E I MALEDETTI CRETINI, La verità sul caso di Mr. Valdemar (2019)


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Fonodramma terzo e ideale conclusione della Trilogia del mistero e del terrore per Il Babau e i Maledetti Cretini, nuovo lavoro questa volta legato a La verità sul caso di Mr. Valdemar, dall’omonimo racconto di Edgar Allan Poe. Il plot sonoro del trio formato da Damiano Casanova (glockenspiel, tastiere e chitarra), Franz Casanova (voce e tastiere) e Andrea Dicò (batteria e percussioni) è immutato e rispetta quanto avevamo già ascoltato in La maschera della morte rossa e Il cuore rivelatore, confermando l’aspetto teatrale e drammatico di una narrazione sempre sapientemente gestita. La band ha sempre avuto il pregio di far calare l’ascoltatore nella storia, sia grazie al pathos trasmesso dalla voce di Franz, sia attraverso l’uso di poche ma funzionali note, che accrescono suspance e ansia in chi ascolta. La presentazione del mesmerismo e di Mr. Valdemar è l’inquieto incipit, ma i toni rimangono ovviamente foschi anche quando si entra nel vivo della scena, nel momento in cui gli ultimi attimi di vita sembrano scorrere inesorabili nel protagonista. La trance mesmerica e quella domanda ossessiva Mr. Valdemar, dormite sempre? Dormite sempre, Mr. Valdemar?, conducono In Articulo Mortis, dove la morte diviene orribile e agghiacciante, sopra ogni immaginazione. La voce di Valdemar, lontana e spaventosa, che risponde al quesito, il suo lungo crepuscolo, sono il culmine che porta al finale nero pece dell’ennesimo lavoro da ascoltare con dedizione e booklet alla mano (davvero sontuoso), per farsi trasportare nel plumbeo mondo dello scrittore americano. (Luigi Cattaneo)



martedì 22 ottobre 2019

THE PIANO ROOM, 2084 (2019)


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Torna Francesco Gazzara con il suo progetto The Piano Room e con un album, 2084, che spende spunto da 2084: The end of the world di Boualem Sansal, romanzo distopico come lo fu 1984 di George Orwell. Ispirato tra l’altro a 1984 di Antony Philips, Gazzara si muove in solitaria utilizzando pianoforte, Hammond, Moog, Mellotron e synth di vario tipo, oltre che una drum machine (la Roland CR78). Ci troviamo dinnanzi ad un’opera elettronica che guarda però sia al sinfonico che alle soundtrack, una componente immaginifica vivida, ricca di frangenti melodici e parti drammatiche, che riescono a proiettare in una storia lontana, evocativa e affascinante. Prologue 2084 è l’introduzione che unisce space e psichedelia e che cala perfettamente nello spirito del racconto, che si sviluppa successivamente nella title track divisa in due parti, una suite progressiva, filmica, influenzata dal kraut (Tangerine Dream, Ash Ra Tempel, Klaus Schulze) ma anche dalla classica e dal prog settantiano. Epilogue 2084 si muove sulla stessa falsariga sperimentale, proprio quella che contraddistingueva album come Galaxy my dear di J.B. Banfi e Automat dell’omonima band. Chiudono tre bonus, 2084 (entrambe le parti) e Epilogue 2084, in versione piano acustico. Per acquistare il disco visitate il sito www.thepianoroom.it (Luigi Cattaneo)

lunedì 21 ottobre 2019

MARCO CAUSIN, Intervista al chitarrista degli Elisir D'Ambrosia


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Non è possibile definirla un’intervista quella con Marco Causin, leader degli Elisir D’ambrosia, quanto più un amichevole chiacchierata tra amanti della musica, che si conoscono da 25 anni e che non perdono mai occasione per parlare di passioni comuni stabili nel tempo.

Quando e come nasce il progetto Elisir D’Ambrosia?
Il progetto Elisir D’Ambrosia nasce diversi anni fa, dopo un’esperienza con i Soul Mirror (band prog metal che non ha mai debuttato su disco n.d.r.), in cui militavano Paolo Ongaro, batterista ora con i Quanah Parker e Alessio Uliana, attuale tastierista proprio degli Elisir. Avevo scritto diversi pezzi per quel gruppo e dopo lo scioglimento ho proseguito l’attività di scrittura, finchè non mi è venuta voglia di condividere di nuovo il tutto con una band. Ho contattato subito Simone Sossai, batterista dei Lamanaif e da lì siamo partiti.

I brani presenti sull’omonimo esordio sono tutti scritti da te?
Sì, tranne il testo di Tenebra, scritto da Andrea Stevanato, cantante presente sul disco ma che ora è stato sostituito da Mattia Mariuzzo. I brani sono miei ma gli arrangiamenti sono collettivi e questo è sempre stato il filo conduttore della band, a prescindere dalla formazione.

Il vostro è un progressive dalle svariate influenze …
Sì, a noi il prog interessa più come concetto, pur essendo figlio della musica passata ascolto un po' di tutto. Però sai, io sono un chitarrista prevalentemente rock, Simone ha esperienze anche nella fusion, Alessio è un rocker ma ha studi rigorosi alle spalle, Mattia ama il cantautorato e l’indie (assieme a Uliana porta avanti il progetto Virginian). Insomma, non seguiamo un canone preciso, non siamo interessati ad avere solo tempi dispari o complessi, ci sono ma non è un obbligo. Suoniamo quello che più ci piace, senza particolari restrizioni. Prog per andare oltre la forma canzone, non come categoria o genere specifico.

Come è stato accolto l’album?
Coloro che l’hanno ascoltato l’hanno apprezzato. Le recensioni sono positive, alcune pure troppo essendo un’autoproduzione. Non parlerei di accoglienza però, l’hanno ascoltato in pochi e non lo abbiamo portato live perché siamo rimasti senza bassista subito dopo l’uscita del disco (le parti di basso sono di Riccardo Brun n.d.r.).

Immagino però che l’attività live sia per voi fondamentale …
L'immagine può contenere: 2 persone, persone che suonano strumenti musicali, persone sul palco e chitarraÈ importantissima, soprattutto per farsi conoscere. Qualche live c’è stato (con Alessandro Simeoni al basso n.d.r.) ma attualmente, con copie del disco in mano, ci troviamo bloccati da questa situazione frustrante.

So che avete anche degli inediti pronti
Sì, praticamente avremmo un disco quasi pronto! Alcuni non sono pezzi miei, un paio sono interamente di Alessio (Cabala e L’impatto, la corsa, l’errore, la pioggia con testo di Mattia), un altro, Cerchi concentrici, è una composizione di gruppo. Poi c’è Sylvester, un omaggio ai Death SS ed è stato scritto da me e Alessio. Abbiamo anche un brano da completare che invece omaggia gli Allman Brothers Band. Però ripeto, finchè non troviamo un bassista tutto diviene molto complicato.

Quali sono i progetti futuri?
In questo momento siamo fermi, stiamo incontrando molte difficoltà e le persone contattate o non erano realmente interessate o non riuscivano a suonare i pezzi. Purtroppo ho perso un po' di entusiasmo … vedremo in futuro!