venerdì 23 agosto 2019

GLINCOLTI, Terzo occhio/Ad occhi aperti (2019)


Tornano sul mercato Glincolti con Terzo occhio/Ad occhi aperti, 300 copie in vinile, con versioni live (tratte dall’album Ad occhi aperti) e qualche inedito, pubblicato dalla sempre attenta Go Down Records. Proprio il lato A è quello dedicato alla rappresentazione dal vivo, ripresa da un concerto del 2017 nel labirinto di Masone (Parma), con l’iniziale Nuvole che mostra da subito una band sempre più rodata, capace di dare il meglio di sé proprio su un palco. Sprigionato unisce psichedelia, jazz rock e progressive, Il medico calca la mano sull’eccentricità del progetto, mentre Marea, chiude con sicurezza la prima parte del lavoro. Il lato B presenta tre inediti, l’ottima Triporno con Sara B. dei bravi Messa, Ad occhi aperti e Insonnia, per un come back breve ma sicuramente interessante, capace di mostrare le solide trame strumentali del quintetto veneto formato da Roberts Colbertaldo (batteria), Andrea Zardo (basso), Alberto Piccolo (chitarra e slide), Alex Donazzan (chitarra) e Alessandro Brunetta (sax e tastiere). (Luigi Cattaneo)

Il medico (Video)



lunedì 19 agosto 2019

DEWA BUDJANA, Mahandini (2019)

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Ogni uscita di Dewa Budjana rappresenta una piccola sorpresa per gli appassionati che lo seguono da anni, soprattutto per le variabili di un suono che si evolve in base alla line up scelta, che muta album dopo album. Ovviamente parliamo sempre di fusion progressiva, qui “rivisitata” dalle mani d’oro di Jordan Rudess (tastiere) e Marco Minnemann (batteria) dei Dream Theater, da Mohini Dey al basso (Steve Vai, Guthrie Govan), da John Frusciante (Red Hot Chili Peppers) alla voce in Crowded (in cui suona anche la chitarra) e Zone, oltre che dal grande Mike Stern (chitarra in ILW) e Soimah Pancawati (voce in Hyang Giri). Il chitarrista indonesiano con Mahandini  sforna un nuovo grande capitolo della sua produzione, imbevuto di grandi melodie, parti mistiche, musica tradizionale e rock progressivo, un trademark che ha permesso a Budjana di avere una fanbase solida e internazionale. Dewa rinnova la sua capacità di muoversi dentro un sound capace di guardare al contemporaneo senza dimenticare le lezioni del passato, un jazz rock che non ha paura di contaminarsi in un crossover tra elementi differenti ma che finiscono per amalgamarsi nella poetica suggestiva del compositore. Anche in questo caso l’aver scelto con cura gli interpreti a cui affidare le parti ha portato ad un risultato molto buono, ennesima conferma del grande lavoro portato avanti negli anni da Budjana. (Luigi Cattaneo)

Queen Kanya (Video)



domenica 18 agosto 2019

THE VASTO, In darkness (2018)



Nati nel 2014 a Ferrara, i The Vasto (Pirs e Bolla voci e chitarre, Tom alla batteria e Vitto al basso) arrivano con In darkness al primo full lenght (seppure di breve durata) dopo tre ep autoprodotti. La partenza di Memorial 2083 già non lascia scampo, mostrando come l’hardcore del quartetto sia perfetto per tematiche forti, nel caso specifico la Dichiarazione d’indipendenza europea del terrorista Anders Breivik. La folle corsa prosegue con Flood, l’arrembante Fractures e la malinconia latente di Constellations, tra sparate alla Hatebreed, richiami a band colossali come Discharge e Converge e una certa cupezza vicina ai grandi Neurosis. Clean è un liberatorio grido di rinascita, Crocodile tears è invece più amara, caratteristica che ritroviamo spesso tra i solchi dell’album. Il buio finale è Scars, un misto di rabbia, ferocia e disillusione. Colonna sonora necessaria dei nostri giorni. (Luigi Cattaneo)

https://thevasto.bandcamp.com/ Qui il link per acquistare l'album



venerdì 16 agosto 2019

ALBERT MARSHALL, Speakeasy (2018)


Già chitarrista degli Altair (con cui ha inciso Descending: The devilish comedy nel 2017), Albert Marshall arriva con Speakeasy all’interessante debutto da solista, registrato insieme a Simon Dredo (basso) e Denzy Novello (batteria), confermando la sua predilezione per eroi delle sei corde come Steve Vai, Joe Satriani e Yngwie Malmsteen. I 30 minuti circa del disco partono fortissimo con Butler’s revenge, in cui emergono con prepotenza le caratteristiche del songwriting del veneto, mentre in Badlands ci sono vibrazioni prog, complice la presenza del grande Roberto Gualdi alla batteria (noto soprattutto per la sua militanza nella P.F.M. ma presente anche nella band di Roberto Vecchioni). Fallen Angels e Tristam Fireland sono gli unici due brani cantati, da Mark Boals, già membro di Ring of Fire, Royal Hunt e voce di diversi dischi di Malmsteen, con il sound che sposa con forza il neoclassico. Tecnica, velocità e melodia sono il mix perfetto delle rimanenti Re Marzapane, Dreamlover e Ramshackle blues. (Luigi Cattaneo)

Butler's revenge (Video)



QUADRI PROGRESSIVI, Francesco Di Giacomo



Altro omaggio di Lorena Trapani alla storia del progressive, con un quadro effettuato con carboncino, matite colorate e crete. Tutte le opere di Lorena sono visitabili sul blog e sulla sua pagina instagram. 

giovedì 15 agosto 2019

LA STAZIONE DELLE FREQUENZE, Physis (2019)


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Pubblicato ad inizio anno, Physis è il debutto dei La Stazione delle Frequenze, band di Benevento formata da Alberto Cervone (voce), Angelantonio Donisi (chitarra), Pierfrancesco Corbo (chitarra), Andrea Tretola (tastiere), Luca Iorio (basso) e Andrea Passaro (batteria e clarinetto). A Siria è l’inizio esemplificativo del modo di scrivere della band, dove denuncia sociale e prog metal vanno a braccetto con grande coesione, prima di Ombre sul mare (in cui troviamo Marco Ialeggio al violino), che in realtà fa ancora meglio, continuando a citare i Dream Theater nei bei fraseggi tra tastiere e chitarre, con il cantato in italiano che finisce per porre i campani vicino a gruppi attuali come VIII Strada, Afasia ed Elisir D’Ambrosia. Racconto ha invece una gradevolissima vena folk, una sognante storia d’amore lontana nel tempo narrata con cura dal sestetto e che mi ha ricordato qualcosa dei Faveravola. Il sentiero del vento è l’ottima suite divisa in due parti e sette atti, in cui ovviamente la dote progressiva si accentua ancora di più, tra passaggi cantautorali, momenti alla P.F.M. (complice anche il flauto di Marcella Zullo) e aggressioni hard prog come i conterranei La Bottega del Tempo a Vapore. La conclusiva Nuovi orizzonti, pur risultando piacevole, è il brano meno coinvolgente ma non inficia un risultato davvero pregevole. (Luigi Cattaneo)

Racconto (Video)



martedì 13 agosto 2019

BULLFROG, High flyer (2018)


Gruppo storico dell’hard blues italiano, i Bullfrog sono attivi dal lontano 1993, quando Francesco Dalla Riva (basso e voce), Silvano Zago (chitarra) e Michele Dalla Riva (batteria) formano un power trio accomunati dalla passione per l’epopea settantiana. Il richiamo ai grandi nomi di un’epoca immortale, unita alla forza delle idee, sono la spinta per il quinto High flyer, uscito nel 2018 per l’americana Grooveyard Records. Si parte subito forte con Lola plays the blues, una dichiarazione d’intenti, tra Led Zeppelin e Grand Funk Railroad, ma è tutta la prima parte ad essere magistrale, con la potente Losing time, la vibrante carica di Hot Rod e le perle Beggars and losers e Dangerous trails, cavalcate tra Uriah Heep e Deep Purple. Non che il resto sia trascurabile, anzi, perché Johnny left the village e Dance through the fire confermano le caratteristiche del suono corposo dei veneti, prima di un altro grande trittico, Three roses, Out on the wide side e Blind leader, in cui emergono anche forti radici southern rock. Chiusura affidata alla delicata River of tears e suggello di un grande album. (Luigi Cattaneo)

Lola plays the blues



lunedì 12 agosto 2019

SIVERAL, The future is analog (2019)


Risultati immagini per siveralI Siveral sono una band di Milano nata nel 2014 grazie ad Antonio Magrini (voce, chitarra, synth e autore dei brani), già membro di Sleep of Thetis e D’eryl. L’anno successivo nasce il primo ep, Mindtwo, dove già si intravedevano le coordinate del progetto, che oltre a Magrini vede la presenza di Lorenzo Pasquini (chitarra), Fernando De Luca (basso) e Giovanni Tani (batteria). Il primo full lenght, The future is analog, prosegue sulla scia di un alternative rock dagli umori prog e psichedelici, ora più aggressivo, ora più melodico, con la band che punta molto sull’impatto emozionale e malinconico di un sound attuale, che guarda a Muse, Dead Letter Circus e A Perfect Circle. L’ottima Awake è il biglietto da visita, potente e di facile presa, mentre con Dreamer la scrittura si fa più complessa, senza perdere però in raffinatezza ed estro. La vitalità di Pray conquista ascolto dopo ascolto in maniera netta, più notturna è Alvadret, tra i pezzi migliori dell’album, prima del crossover ragionato di El.ga e della title track, che unisce l’impatto del rock con suoni smaccatamente elettronici. L’impetuosa  Cali e la ballata My deceit, impreziosita da un bel lavoro alla tromba, mostrano le sfaccettature di un sound davvero interessante. Lite gravity si sposta su un rock venato di dark, di diversa fattura è la conclusiva Regentanz, decisamente dal suono più incombente. Grande esordio per i milanesi, davvero bravi nel sintetizzare con cura e passione tutti gli aspetti di una proposta capace di essere elaborata ma nel contempo ricca di pathos. (Luigi Cattaneo)

The future is analog (Live)



mercoledì 7 agosto 2019

BE A BEAR, Climb your time (2018)


Filippo Zironi, ossia Be a Bear, è il primo artista italiano ad utilizzare l’iPhone per produrre interamente la propria musica, un modo di concepire che probabilmente farà storcere il naso a molti ma, visto il progresso tecnologico sempre più elevato, non una totale eresia. La novità comporta un’attitudine sperimentale che comunque offre imput piuttosto comunicativi, un elettro pop che invade anche il nuovo Climb you time, uscito nel 2018 per La Fame Dischi e che conferma l’amore per band come Daft Punk, MGMT e Godblesscomputers. Le sonorità anni ’80 e alcune ritmiche da dancefloor sono il trademark del lavoro, con la ritmata Give me // change me ad aprire le danze, seguita dall’ottima About links, pezzo perfetto per i club. Say goodbye profuma di synth pop ottantiano e sulla stessa scia si muove Yes electronic, che però si fa più ballabile. Impetuosa Stranger love, mentre gli MGMT vengono chiamati in causa in Me & the Grizzly, che presenta un bel chorus suonato. Martin doesn’t agree è un brillante pop elettronico, prima della conclusiva Mr. Dust, strumentale molto riuscito e valido finale di un lavoro curioso e particolare. (Luigi Cattaneo)

Say goodbye (Video)



lunedì 5 agosto 2019

KOM, Grazie Vasco (2018)



Primo disco di inediti per i Kom (ad eccezione di Vivere una favola, tratta da C’è chi dice no di Vasco Rossi del 1987), una delle tante tribute band del rocker emiliano presenti sul territorio italiano, che con Grazie Vasco tentano la strada dell’autonoma composizione. Diciamo innanzitutto che Mirco Salerni (voce), Emiliano Sabatini e Agostino Balice (alle chitarre), Mario Colasante (basso), Fabrizio Lauriente (tastiere) e Davide Rovinelli (batteria) hanno doti di songwriting, nonchè tecniche, che si apprezzano in special modo quando il gruppo si smarca un po’ dal corollario rossiano. Ne sono esempio specifico Mentre dormi e Festa, due pezzi di grande rock italiano, carichi di bollente elettricità e molto coinvolgenti. Meno riuscito l’omaggio della title track (con Claudio Golinelli, bassista di Vasco, come ospite) e Scateniamoci, che risentono molto dell’attività da cover band, retaggio ben presente anche nelle due ballate, Il tuo profumo nell’aria e Sto pensando che, comunque molto gradevoli e ben scritte. L’ep è indubbiamente piacevole, si muove un tra alti e bassi ma mostra spunti interessanti, soprattutto per un futuro che deve essere per forza di cose maggiormente corposo. (Luigi Cattaneo)



domenica 4 agosto 2019

SHY OF A SPARK, Escape (2018)


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Gli Shy of a Spark è una band di alternative rock formata da Cristina Di Gregorio alla voce, Alessandro Ambrosini alla chitarra, Fabrizio De Gregorio alla batteria e Daniel Panara al basso, quest’ultimo membro fondatore influenzato tanto dal crossover dei Red Hot Chili Peppers quanto dal r’n’r degli Arctic Monkeys. Background che emerge in questo Escape, insieme a incursioni nell’hard e nel grunge, già nell’iniziale Off the record, proseguendo con The gardener of eden e Broken, trittico diretto e senza fronzoli, che mette in luce la voglia dei pescaresi di muoversi dentro brani che in 3-4 minuti dicano tutto. Ritmiche compatte e la bella voce di Cristina marcano pezzi come False pretence, Kripton e Do not argue, divise tra ballate elettriche e cavalcate rock, sempre con un marcato groove a rendere l’insieme molto appetibile. Completano il quadro alcuni brani presentati live, Broken in versione acustica e la cover di Can’t help falling in love, resa celebre da Elvis Presley ad inizio ’60 e celebrata negli anni da artisti come Pearl Jam, Pretenders e Blackmore’s Night. (Luigi Cattaneo)

The gardener of eden (Video)



venerdì 2 agosto 2019

ODISSEALEA COLLECTIVE, Reactions (2019)


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OdisseAlea nasce dalla voglia di creare di Piertomas Dell’Erba (sax tenore, synth e piano) e Leonardo De Rose (basso), sperimentatori consapevoli che si muovono liberi nel territorio dell’improvvisazione ma anche della scrittura, quella svincolata da soluzioni compositive che si muovono dentro un unico steccato. Strade multiple, aperte, contaminate, in cui esplorare visioni temerarie, che, dopo Transition del 2018, trovano conferma in questo Reactions, registrato in quartetto, con Matteo Patelli (chitarra) e Carlo Montuoro (batteria e percussioni). Il disco è diviso in 4 suite, con la prima, Dark Overture, divisa in tre sezioni (Reaction n. 1-2-3), oscure, grevi, un viaggio iniziatico lontano da schemi precostruiti, in cui la band dialoga incessantemente per condurre l’ascoltatore in un luogo non definito. Pure memories è in 4 parti (Reaction n. 4-5-6-7), oniriche, uniscono la psichedelica con il jazz, il progressive con il free, riuscendo a mettere insieme prospettive che rifuggono logori inquadramenti mentali. L’alone cosmico tocca anche i 4 movimenti di The circle of dreams (Reaction n.8-9-10-11), in cui il trip sperimentale del collettivo sprigiona un’attitudine atta a distruggere gli stereotipi. Sensual essence è l’ultimo atto (Reaction n.12-13-14-15), summa conclusiva di un percorso solido, pur nel suo senso aleatorio, estremo nella forma ma decisamente interessante nel contenuto. Il finale, in realtà, è una Reaction n.16, singola, Endless Vigor, che non fa altro che confermare la direzione di questi 80 minuti tra Maad, jazz targato ECM e act contemporanei come Chaos o I Giganti della Montagna, completamento di una narrazione fitta, densa, bilanciata tra le varie sfaccettature di un progetto coraggioso e coerente. (Luigi Cattaneo)

Album Trailer



SILVER P., Silver P. (2018)


Dietro il progetto Silver P. si cela Roberto Colombini (in arte Pugnale), chitarrista di estrazione heavy che per questo esordio omonimo si è fatto accompagnare da Alex Jarusso (voce), Alessandro Cola (basso) e Antonio Inserillo (batteria). Le otto tracce del disco (più un intro) risentono dell’influenza di band come Iron Maiden, Judas Priest e Saxon, con riff potenti e brani tirati che si aggirano mediamente intorno ai 4 minuti, un percorso di devozione che accomuna la band a quello di valorose e coraggiose realtà tricolori attuali, come Stormwolf (anche loro usciti per Red Cat Records) o Lurking Fear. Brani come la devastante Fields of war e la lanciatissima I8 richiamano il metal classico, quello ottantiano, diretto e senza tanti fronzoli, suonato con anima e cuore da un quartetto che ha riversato in poco più di trenta minuti passione e dedizione per un genere immortale. (Luigi Cattaneo)

The net (Official Video)



giovedì 1 agosto 2019

IMMELMANN, The Turn (2018)



Gli Immelmann (Emanuele Ferraro alla voce, Francesco Vigone e Alberto Di Carlo alle chitarre, Francesco Meneghini al basso e Mattia Gamba alla batteria) nascono nel 2014 con l’intento di creare un suono vibrante ed energico ma allo stesso tempo cupo e malinconico, le cui radici affondano nel metal quanto nel post grunge, senza disdegnare pesanti incursioni nello stoner psichedelico, un magma vorticoso, oscuro e volutamente introspettivo, che fa di questo The turn un piccolo gioiellino della scena alternativa italiana. Dive è l’inizio del viaggio, un melting pot di aggressività e melodia davvero sorprendente, prima dell’ottima Guaranteed, che mostra spiragli psichedelici di grande effetto e di Greedia, altro brano che mette in luce le varie anime della band e la capacità di farle coesistere attraverso una scrittura consapevole, in cui le sovrastrutture non fanno perdere la grande comunicabilità di fondo presente. Anche Sleep è una bella bordata, rispettosa del trademark che contraddistingue i vicentini, che mostrano personalità e voglia di non concedersi a facili soluzioni, condensando all’interno dell’opera davvero tantissime idee. È il caso pure di A song of misery e della conclusiva Be, altri due ottimi esempi di un lavoro esemplare, maestoso nel suo andamento granitico, convincente, senza se e senza ma, dalla prima all’ultima nota. (Luigi Cattaneo)

Qui di seguito il link per acquistare e ascoltare l'album 

https://immelmann.bandcamp.com/releases

QUADRI PROGRESSIVI, Suddance





Lorena Trapani, da anni collaboratrice del blog, stavolta si è divertita ad omaggiare Suddance degli Osanna, attraverso l'utilizzo dell'acrilico su vinile nero. Tutti i lavori di Lorena sono visitabili sul sito, sulla sua pagina instagram o inviando una mail al blog.





CONCERTI DEL MESE, Agosto 2019

Giovedì 1
·Summer Rock Festival a Trieste
·La Batteria a Terracina (LT)
·PFM a Gessopalena (CH)

Venerdì 2
·Summer Rock Festival a Trieste
·Of New Trolls a Osio Sotto (BG)

Sabato 3
·Summer Rock Festival a Trieste
·PFM a Jesolo (VE)
·Ossi Duri a Châtillon (AO)
·Real Dream a Savignone (GE)
·Stolinpi Prog a Porto Ceresio (VA)

Domenica 4
·Porretta Prog a Porretta Terme (BO)
·Summer Rock Festival a Trieste
·Prog Night a Savignone (GE)
·Monjoie a Borghetto S. Spirito (SV)
·Möbius Strip ad Alvito (FR)

Lunedì 5
·Porretta Prog a Porretta Terme (BO)

Martedì 6
·Porretta Prog a Porretta Terme (BO)
·PFM a Celle di Bulgheria (SA)

Mercoledì 7
·PROG Italia Orchestra a Francavilla (CH)
·Gianni Nocenzi a Bordighera (IM)
·Old Rock City Orchestra a Bonefro (CB)

Giovedì 8
·Napoli Centrale a Torbole s/ Garda (TN)
·Arturo Stàlteri a Roma

Venerdì 9
·La Batteria a Locorotondo (BA)

Sabato 10
·Napoli Centrale a Pomarico (MT)

Domenica 11
·Magnolia a Subiaco (Roma)
·Napoli Centrale a Serre (SA)

Mercoledì 14
·PFM a Marina di Pisa (PI)

Giovedì 15
·PFM a Melfi (PZ)
·Napoli Centrale a Morcone (BN)


Venerdì 16
·Liquid Shades a Portomaggiore (FE)
·Of New Trolls a Gavignano (Roma)
·Old Rock City Orchestra ad Aquara (SA)

Sabato 17
·PFM ad Anzio (Roma)
·Napoli Centrale a Minturno (LT)
·Sagra del diavolo a Galatone (LE)
·Area Open Project ad Aquara (SA)
·Of New Trolls a Marina di Modica (RG)

Domenica 18
·Liquid Shades a Mesola (FE)
·PFM a Candela (FG)
·Napoli Centrale a S. Agata di Puglia (FG)

Lunedì 19
·PFM a Porto Recanati (MC)

Mercoledì 21
·Napoli Centrale a S. Andrea di Conza (AV)

Sabato 24
·The Winstons a Eboli (SA)
·PFM a San Salvo (CH)

Domenica 25
·Napoli Centrale a S. Angelo d'Ischia (NA)
·Roccaforte a Solero (AL)

Martedì 27
·Supertramp ad Alassio (SV)

Mercoledì 28
·PFM a Castagnole delle Lanze (AT)

Sabato 31
·Napoli Centrale ad Aradeo (LE)
·The Coastliners a Fiumicino (Roma)

domenica 28 luglio 2019

FABIO GREMO, Don't be scared of trying (2018)


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Conosciuto soprattutto per la sua attività da bassista con Il Tempio delle Clessidre, i Thought Machine e i Dedalus, oltre che per essere uno dei membri del progetto Ianva (con cui suona però la chitarra), Fabio Gremo ha sviluppato negli anni un particolarissimo percorso solista, dapprima con La mia voce (disco per chitarra classica) e poi con il recente Don’t be scared of trying, di cui si è occupato sia della parte testuale che musicale. Il ligure si è divincolato non solo tra basso e chitarra classica ma ha sperimentato nella veste di cantante, con risultati positivi e tutto sommato sorprendenti vista la novità assoluta rispetto al passato, complice anche la veste sonora dell’album, intriso di cantautorato malinconico, che ben si adatta al timbro di Fabio. Giulio Canepa alla chitarra (anche lui con Il Tempio delle Clessidre) e Marco Fabbri alla batteria (ex The Watch), coadiuvano alla grande le tante idee di Gremo, che ben si presentano già nel brillante inizio di Breeze. Over the rainbow, con il sax di Emanuele Fresia, è davvero delicatissima, un racconto in musica di grande classe, prima della meravigliosa By the fire, traccia raffinata e commovente e di un’altrettanto intensa Dance of hope, arricchita dal piano di Giuseppe Spanò (membro anche lui degli Ianva). Breve ma ricca di pathos Ballad for the good ones,  buonissima Friendship is gold, ancora con Spanò, che ritoviamo ai synth anche nella seguente Hypersailor, unico momento riconducibile al rock. Lullabite vede invece al piano Sandro Amadei e al mellotron Spanò, per un piccolo frangente dai tratti cameristici, mentre Odd boy e la conclusiva title track, addolcita dal violoncello di Antonio Fantinuoli, confermano le grandi doti di scrittura e la sensibilità artistica di Fabio. (Luigi Cattaneo)

Di seguito il link per acquistare e ascoltare l'album https://fabiogremo.bandcamp.com/album/dont-be-scared-of-trying

giovedì 25 luglio 2019

BRIGHT LIGHTS APART, Post Utopia Soundscapes (2019)


Tornano a distanza di tre anni da As everything falls apart i Bright Lights Apart, trio formato da Miles-t (voce, synth, chitarra e basso), Slug (synth) e Dave (chitarra e basso). Il suono del nuovo Post Utopia Soundscapes, pur nel suo essere fortemente elettronico, mostra diverse sfaccettature ed influenze, che vanno dai Prodigy ai The Bloody Beetroots, passando per Nine Inch Nails, Aucan e Suicide Commando. L’elettronica dei veneti ha un’attitudine rock, aggressiva, adattissima per i dancefloor goth europei e sono le parole di Miles-t a spiegare la genesi del nuovo album. Dovevamo cominciare a lavorare e scrivere musica come dei producer … Abbiamo potuto scrivere la nuova musica nella totale libertà artistica! Siamo tutti fan di band come i Prodigy, che pur suonando elettronica, dal vivo hanno un approccio da band. Credo che il disco faccia trasparire bene le anime all’interno della band, è un disco incentrato sull’elettronica ma conserva una dose di sporcizia e attitudine derivante dal punk e questo bilanciamento dei suoni ci fa sentire artisticamente a casa. Ne sono riprova pezzi clamorosi come Metropolitan poem, Uncomfortable intents e l’inno Anthem for urban hooligans, veri capisaldi di un come back davvero di buonissima fattura. (Luigi Cattaneo)

Bad morning (Video)



mercoledì 24 luglio 2019

MOVION, Blank (2018)


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I Movion sono un trio strumentale (Nicolò Tomagnone alla chitarra e ai loop, Antonio Vomera al basso, ai loop, ai synth, alla chitarra e al vocoder, Alessandro Angeleri alla batteria, alla drum machine e alle percussioni) di Torino attivo dal 2012, che dopo l’omonimo del 2015 ha dato alle stampe nel 2018 Blank, disco di contaminazione tra post, elettronica e synthwave. Ylen è l’intro che conduce a Stereo Individuals, molto cinematografica, con qualche richiamo ai Mokadelic, soprattutto per quelle atmosfere suggestive che mutano verso scenari decisamente elettrorock. Any app for soul catarsis è tra i brani migliori, malinconico e di grande impatto emotivo, Goodbye vertebra conferma la dote di saper abbinare melodie immediate con un songwriting attento al particolare, mentre Window water eyes moving è un bel passaggio intenso e vibrante. L’ottimo crescendo di Hurt and Peck segna un altro dei frangenti di punta del disco, prima del finale di A whale in going to mountains, buonissima conclusione di un ritorno maggiormente elettronico rispetto al recente passato e che mi sento di consigliare ai fan di Mogwai e Godspeed You! Black Emperor. (Luigi Cattaneo)

Window water eyes moving (Video)



sabato 20 luglio 2019

TACITA INTESA, Faro (2018)


A distanza di quattro anni dal debutto omonimo del 2014, tornano i Tacita Intesa con il nuovo Faro, autoprodotto nel 2018 grazie al successo del crowfunding su Musicraiser, che ha dato una mano finanziariamente ai toscani. La new entry è Davide Boschi alla batteria, mentre Alessandro Granelli (chitarra e voce), Daniele Stocchi (tastiere), Thomas Crocini (basso) e Filippo Cologno (chitarra) sono parte stabile di un ensemble in crescita, più maturo rispetto all’esordio di qualche anno fa. Le influenze storiche del prog italiano emergono subito nell’iniziale e introduttiva Polena, si confermano in Solaris, episodio tra i più riusciti, e trovano terreno fertile nell’avvincente Terra, sulla scia di giovani e valide band contemporanee come La Bottega del Tempo a Vapore e Fem, con cui dividono background e passione. Cometa è impreziosita dal sassofono di  Leonardo Beltramini, che sta benissimo nel tessuto progressivo del pezzo, mentre Grazie Sears! ed Eureka sono due momenti gradevoli ma più interlocutori rispetto ai restanti. Massacramenti prima e Onda nera dopo sono infatti piuttosto interessanti, così come il crescendo finale di La città che sale, che non fa altro che confermare la percezione di un gruppo che sta lavorando al meglio, migliorato dal punto di vista della scrittura e dell’arrangiamento, probabilmente anche maggiormente consapevole di avere qualità non ancora del tutto espresse e che si possono sviluppare con dedizione e cura del particolare. (Luigi Cattaneo)

Per acquistare e ascoltare l'album: https://tacitaintesa.bandcamp.com/album/faro



domenica 14 luglio 2019

ANCIENT VEIL, Rings of earthly ... Live (2018)


Registrato dal vivo al La Claque - Teatro della Tosse di Genova nel 2017, Rings of earthly … Live è la celebrazione non solo della carriera degli Ancient Veil (iniziata nel 1995) ma anche degli Eris Pluvia, formazione in cui militavano Alessandro Serri (qui impegnato alla voce e alla chitarra) e Edmondo Romano (sax, clarinetto) e che qui viene richiamata sin dal titolo, omaggio allo storico Rings of earthly light del 1991. La formazione è completata con Fabio Serri alla voce e alle tastiere, Massimo Palermo al basso e Marco Fuliano alla batteria e alla chitarra acustica, impegnati in oltre settanta minuti a proporre brani come Ancient Veil o Dance around my slow time, davvero perfetti per comprendere un certo new prog italico. La particolarità di entrambe le band è la vena folk insita nei pezzi, un background che ammalia nelle note di The dance of the elves e Creature of the lake, con l’oboe di Marco Gnecco gradito ospite di una traccia sempre molto evocativa. Night thoughts mantiene intatto il fascino di quell’art rock lontano nel tempo, mostrando una raffinatezza esecutiva e compositiva di grande livello, mentre nella breve  New ritroviamo l’oboe di Gnecco, ponte con la suite Rings of earthly light, corpo centrale dell’album e sintesi delle loro idee musicali, tra parti strumentali, folk progressivo, arrangiamenti eleganti e spunti di grande classe (con la partecipazione di Valeria Caucino alla voce). Pushing together arriva dopo una meraviglia del genere, ma ben si comporta, così come convincente è In the rising mist, con Stefano Marelli e Fabio Zuffanti alle chitarre, coppia presa in prestito dai redivivi Finisterre. Chiusura affidata ad un trittico contemporaneo, I am changing, If I only knew e Bright autumn dawn, tratte dall’ottimo I am changing del 2017, che segnava il ritorno degli Ancient Veil. Produzione Lizard Records e distribuzione Black Widow Records completano il quadro. Consigliatissimo! (Luigi Cattaneo)

giovedì 11 luglio 2019

ANÈMA, Umana Città (2019)


Umana Città (File, MP3) Copertina d'album

Secondo album per gli Anèma, che tornano a due anni di distanza dal debut After the sea, mostrando una crescita interessante che ha reso il progetto più maturo e definito. Ciò si percepisce già dall’iniziale Ombre, con le ritmiche piene di groove della coppia formata da Dario Gianni (basso ma anche tastiere) e Loris Amato (batteria), che incontrano le linee melodiche di Lorenzo Gianni (chitarra) e la voce sicura di Baco Di Silenzio, perfetto nel raccontare con la giusta enfasi le trame dell’intero Umana città. Davvero validissima anche la seguente Blu assoluto, che conferma l’impressione di trovarci dinnanzi ad una band maggiormente consapevole rispetto al recente passato. Apartheid è una delicata ballata dal sapore cantautorale, bissata da un altrettanto intensa Inessenzialità, mentre Controversa torna a parlare il linguaggio del progressive, sempre rimanendo all’interno di una forma canzone curata nell’aspetto melodico. Gradevole Shake it, reply ma meno coinvolgente rispetto ai brani in lingua madre, come il rock di Anomala ipnosi e la suggestiva Inverosimile. Chiusura strumentale con la title track, per quello che è un ritorno che ha il merito di mostrare una band in evoluzione, migliorata soprattutto dal punto di vista del songwriting, cosa assolutamente non da poco e che fa ben sperare per ulteriori dischi di questo livello. (Luigi Cattaneo)

Inessenzialità (Video)



mercoledì 10 luglio 2019

TRIO COLTRI MENDUTO MORELLI, Per ogni dove (2018)


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Otto traditional vestiti di tutto punto con le idee del gruppo e due inediti che fanno di Per ogni dove un viaggio che definire ricco di storia è poco. Coltri Menduto Morelli è un trio di ricerca, fortemente legato alla musica tradizionale ma capace di cercare vie per adattarlo al contemporaneo. Gabriele Coltri (cornamuse, flauto a becco, elettronica), Tiziano Menduto (fisarmonica, flauto armonico, voce) e Alberto Morelli (piffero, voce, sanza, bendir, darabuka, kanjra, elettronica) danno vita a trame suggestive, lontane nel tempo ma talvolta imbevute di elettronica minimale, una strada piuttosto interessante che può anche essere maggiormente sviluppata. Sestrina delle ombre è la danza iniziale, con Simone Mauri quarto membro (fisso lo definirei, vista la sua presenza in tutto l’album) con il suo clarinetto basso dal sapore jazz, seguita da Suite di bourrèe, un ballo sfrenato del Limousin, una regione della Francia da cui nasce questa melodia. Suite di polke, come dice il titolo, nasce da un trio di polke (due francesi e una italiana), legate con sapienza tra loro, mentre Sparve lille si tinge di elettronica, all’interno di una polka energica, dettata dal flauto di Menduto. Dans les abris de Paris arriva dagli anni ’40 e presenta la voce di Marie Antonazzo, oltre che la singolare sanza suonata da Morelli, che permette un incontro tra la Francia e l’Africa sub sahariana. L’elettronica fa capolino anche in Branles d’Ossau, che arriva addirittura dal 1926, prima di San Papier Mazurca (inedito scritto da Morelli) e Thalassaki mou, un tradizionale greco. Valzer di Napoleone è tratto dal repertorio di Liso Iussa, un suonatore friulano di organetto diatonico, la variazione di un tema musicale nato nel Rinascimento è Follia in ballo, finale in forma scottish di un viaggio tanto singolare quanto affascinante. (Luigi Cattaneo)

domenica 7 luglio 2019

ANDREA TORELLO, Appunti di viaggio (2018)


Appunti di viaggio è l’esordio solista di Andrea Torello, polistrumentista che conosciamo per il suo lavoro con Qirsh e Nightcloud e che qui si cimenta nella scrittura di composizioni atmosferiche, vicine alla new age, andando a prediligere melodie intense e trame mai troppo sofisticate. Torello si destreggia tra basso, chitarra, batteria e tastiere, facendosi sostenere per buona parte dell’album da Simone Piccolini del Cerchio d’oro, puntuale con i suoi inserti di mellotron, synth e tastiere, oltre che dalle chitarre elettriche di Michele Torello (anch’egli membro degli ottimi Qirsh), presente in Ninna nanna e Te lo dico così e Luciano Giorda, che invece dona il suo contributo nell’apprezzabile singolo L’origine del mondo. È Andrea stesso a raccontare il concept … È un album intimista, riflessivo, che spero mi rappresenti come uomo e autore. Nel comporre ho cercato di non lasciare nulla al caso, di creare un filo rosso che collega tutti i brani. È un disco unitario, da ascoltare nella sua interezza, non una collezione dei pezzi di una carriera. Ho cercato di lavorare personalmente su ogni singolo suono, prima agli strumenti e poi in studio. È stato un lavoro di ricerca e sperimentazione, una lotta che spero si percepisca dalle note, accanto alla speranza che alla fine emerge sempre, anche dal conflitto. Quelli di Andrea sono gli appunti di un viaggio talvolta estremamente rilassante, talvolta con contorni onirici, del sogno, un percorso interiore che narra, analizza, accompagna pensieri e riflessioni, trasporta nell’intimo di un autore sensibile e profondo. (Luigi Cattaneo)

L'origine del mondo (Video)


sabato 6 luglio 2019

RED MASQUERADE, The Seventh Room (2018)


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I Red Masquerade nascono a Bologna nel 2012, prendendo spunto dal racconto di Edgar Allan Poe La maschera della morte rossa e da subito iniziano a comporre brani dal taglio prog metal con sprazzi sinfonici. Il quartetto, dopo diversi cambi di line up, è attualmente composto da Marika Mura (voce e orchestrazioni), Danio Missoud (batteria), Gabriele Quaranta (basso) e Lenny Pietrolata (chitarra) e questo The Seventh Room è il loro primo full lenght, album che mantiene le influenze primigenie e si arricchisce di alcune strutture thrash, soprattutto negli efficaci riff di Pietrolata. The portrait è l’inizio oscuro ma decisamente epico del disco, con un riff diabolico che ben si sposa con le orchestrazioni classicheggianti e la voce calibrata di Marika. Casanova è altro esempio del connubio tra potenza e melodia della band, Lord of nothingness è tra i pezzi migliori, molto lirica e di grande presa, mentre Le Masque mostra una certa aggressività, sempre mitigata da sezioni sinfoniche piuttosto valide. Qualità veramente alta per i bolognesi e andando avanti con Da Vinci prima e Lost Days poi, si ha l’impressione di trovarsi dinnanzi ad una band che, dopo aver preso spunto dai nomi sacri del genere, abbia provato a instillare qualcosa di proprio, complice anche l’ammaliante voce della bravissima singer. Le conclusive Shame, My prisons e Edgar’s Madness sono il trittico finale che conferma la bravura della band e la qualità complessiva di un’opera prima davvero interessante. (Luigi Cattaneo)

Le Masque (Official Video)



mercoledì 3 luglio 2019

GUALTY, Transistor (2018)


Simone Tilli, che da queste pagine abbiamo conosciuto per la sua militanza nei Le Jardin Des Bruits, è il personaggio che si cela dietro il progetto Gualty, partito nel 2011 e giunto ora al terzo disco in studio. Transistor, uscito l’anno scorso per la Red Cat Records, è un album in cui Tilli (voce, tastiere, drum machine e tromba) si è divertito a giocare con l’elettronica, sostenuto dai bravissimi Antonio Inserillo (basso), Michele Senesi (chitarra) e Zani Nello (batteria), andando a pescare a piene mani dal post punk ottantiano di Joy Division e Killing Joke, con il cantato italiano croce e delizia di un lavoro interessante nella sua durata complessiva. Croce perché, se da un lato la lingua utilizzata non risulta sempre scorrevole e fluida rispetto all’aspetto puramente sonoro, è pur vero che la delizia sta tutta nei messaggi lanciati, che risultano chiari sin da subito, poco soggetti ad interpretazioni, diretti, anche crudi nella sostanza. Sguardo vintage e temi attuali, anche scottanti, con l’angoscia del quotidiano e la frenesia del successo individuale che divengono corollario di brani tinti di nero (Zoobank), oscuri (Sostanze aliene, con il suo malefico organo), ossessivi (Villagio globale e Tryvega, entrambe arricchite dal sax di Gianluca Brown). Tilli, dopo Deadburger, Carnera e i già citati Le Jardin des Bruits, piazza un altro bel colpo, confermandosi interprete curioso e versatile. (Luigi Cattaneo)

https://open.spotify.com/album/7pXxGYPS4gFUzwF1aPAsn8 Qui di seguito il link spotify di Transistor