sabato 30 maggio 2015

REPSEL, From Dawn to Dusk (2015)


From Dawn to Dusk segna il ritorno dei Repsel, band dedita ad un prog rock dall’attitudine moderna e on the road oramai da più di 10 anni. I vari cambi di line up hanno mutato la pelle della creatura formata da Marta Iacoponi (voce e violino), Giorgio Napoleone (chitarra), Lorenzo Cantarini (chitarra), Alessandro Presti (basso), Francesco Proietti (synth e piano) e Daniele Michelacci (batteria) ed inevitabilmente il songwriting ha conosciuto un’evoluzione decisiva che ha portato alla nascita di questo nuovo disco. Instabilità che ha portato ad avere un successivo avvicendamento quando Cantarini e Presti sono stati sostituiti da  Alessandro Maffei e Roberto Battilocchi, con il primo in realtà già presente come chitarrista acustico sull'intero album. Il passaggio dal gothic metal dei primi anni di attività al rock progressivo è stato graduale e il risultato raggiunto è assolutamente ragguardevole, con una notevole cura per il particolare e per arrangiamenti tesi ad aumentare il senso di brillantezza esecutiva percepibile lungo le sette tracce presenti. C’è lo spirito del progressive, modellato però con una punta di hard e una vena melodica che rende il prodotto finale immediato e appetibile anche a chi non è solito ascoltare album del suddetto genere. Certo il background dei Repsel affonda nel metal, ma è una componente che non emerge in maniera preponderante se non in pochi episodi, tutti comunque degni di nota. Un crogiuolo di piccole idee incastonate tra loro in modo efficace, con un mood generale che punta parecchio sull’emozionalità e un’enfasi malinconica retaggio piacente del loro passato goth. Improntato sull’unire più sfaccettature, in un puzzle calcolato di intuizioni prog e derive dark, con tutti gli elementi principali dei due stili condensati in un crossover in cui emerge soprattutto il vibrante interplay tra il violino della Iacoponi e i synth di Proietti. From Dawn to Dusk è un come back di ottimo livello, equilibrato e foriero di splendidi spunti, figlio tanto della passione per il progressive attuale di Porcupine Tree e Tool che per gruppi borderline come A Perfect Circle, Anathema e Katatonia. (Luigi Cattaneo)

Two Minds (Official Video)

martedì 26 maggio 2015

SOUL SECRET, 4 (2015)


Tornano i napoletani Soul Secret (Claudio Casaburi al basso, Luca Di Gennaro alle tastiere, Lino Di Pietrantonio alla voce, Antonio Mocerino alla batteria e Antonio Vittozzi alla chitarra) con il nuovo 4, limpido esempio di classe e attenzione alla fase compositiva, un lavoro elaborato e completo, ricolmo di grandi spunti melodici. La band si muove lungo coordinate già apprezzate nei precedenti album, sapendosi districare con perizia in territori prog metal che faranno la gioia di chi ama Vanden Plas e Dream Theater. 4 è la sintesi di quanto espresso sinora dal gruppo in questo ambito, sempre raffinati anche nei momenti più hard, caratteristica che era già emersa nel precedente Closer to Daylight. L’iniziale On the Ledge è un heavy prog con i classici tempi dispari richiesti dal genere, una traccia d’apertura ben studiata e molto incalzante che fa il paio con Our Horizon, brano scattante e vicino ai Dream Theater del periodo aureo. Una bella spinta è data da K, atmosfera dark e spirito metal, prima dell’accoppiata As I Close my Eyes - Traces on the Seaside, che vanno a formare un unico grande pezzo, con la prima parte modellata come una malinconica ballata e la seconda improntata sull’interplay tra Di Gennaro e Vittozzi, autori di una prova esemplare. Si continua con la debordante Turning the Black page, sinonimo di potenza e precisione, per poi passare alla strumentale Silence, altro episodio in cui si denotano qualità tecniche a supporto di idee più che interessanti. In a Frame è invece una melodiosa ballad che mi ha convinto soprattutto per il piacevole solo di Vittozzi ma preferisco i Soul Secret di My Lighthouse, un tornado progressivo ripetuto nella seguente Downfall. Finale affidato alla lunghissima (quasi 17 minuti) The White Stars, sunto delle caratteristiche principali del quintetto e prova di forza di uno degli ensemble più convincenti dell’attuale panorama prog metal italiano. (Luigi Cattaneo)

Album Trailer

mercoledì 20 maggio 2015

GIACOMO VOLI, Ancora nell'ombra (2015)


Dalla nascita dei talent show musicali non possiamo dire di aver avuto la proliferazione di artisti realmente interessanti o con qualcosa da dire che esulasse dal contesto pop creato ad arte da fini maestri della comunicazione televisiva. Ho sempre pensato che programmi di questo tipo (Amici, X Factor, The Voice) siano molto deprimenti, soprattutto per chi si esibisce davanti ad un pubblico interessato magari più al look, alla polemica con l’insegnante o il giudice di turno e poco all’esibizione, che nel carrozzone della televisione finisce per essere spesso l’elemento di minor rilievo. Inoltre fa tristezza pensare che per quei pochi che realmente raggiungono lo status di celebrità come Emma Marrone o Marco Mengoni (sempre impegnati in un pop attento agli scialbi dettami dell’industria discografica), tanti altri, magari anche dotati, finiscono nel dimenticatoio del susseguirsi di edizioni e programmi triti e ritriti. Premessa doverosa per raccontare l’ep d’esordio di uno che invece sta tentando di non rimanere impigliato in certi meccanismi, Giacomo Voli, finalista della passata edizione di The Voice (vinta da Suor Cristina, sfruttata per bene dalla furba produzione del talent) nella squadra guidata da Piero Pelù. Il buon Voli, look da metallaro e voce graffiante che sa ricordare il Chris Cornell che fu, sceglie l’autoproduzione con distribuzione dell’ufficio stampa Atomic Stuff per questo Ancora nell’ombra e non potrebbe essere diversamente vista la lontananza dal mainstream che di solito caratterizza chi partecipa a programmi di questo tipo. Inoltre Giacomo è autore dei suoi pezzi, cosa rara anche questa, che tra l’altro sono tutti ben rifiniti ed estremamente gradevoli. Insieme al cantante di Correggio troviamo Mattia Rubizzi alle tastiere, Riccardo Bacchi alla chitarra, Federico Festa al basso e Demis Castellari alla batteria, complici del sound corposo che caratterizza i brani presenti. Quattro originali e due cover, quasi 25 minuti di musica che si aprono con il singolo Il Vento canterà, un hard rock distorto imparentato con il grunge degli anni ’90, per poi proseguire con La Fenice, brano più dark ma ancora molto coinvolgente. Un Capitale richiama in maniera trascinante gli Audioslave, mentre Ridi nel tuo caffè risulta la traccia più melodica e cantabile tra quelle da lui scritte. Chiudono l’ep un apprezzabile Impressioni di Settembre della P.F.M. e Can’t find my way home che ci riporta al 1969 degli straordinari Blind Faith della coppia Eric Clapton-Steve Winwood, segno che Voli un background culturale importante e che magari in futuro potrebbe portarlo a scegliere strade sinora inesplorate. Faccio un plauso a Giacomo che non è sceso a compromessi con le radio e il business delle major, tirando dritto per la sua strada fatta di rock e sudore. (Luigi Cattaneo)

Impressioni di Settembre (Video)

martedì 19 maggio 2015

BARNUM'S FREAK, Revolution Loading (2015)


Ispirato al celebre circo dei mostri, Revolution Loading guarda alla tradizione del rock progressivo nostrano cercando di avere attualità con i giorni nostri. Un concept quasi interamente strumentale che supera di poco i trenta minuti di durata e che mette in luce una band con buone idee e ottime doti individuali. Un esordio autoprodotto brillante quello dei napoletani (Massimiliano Romano alla chitarra, Salvatore Oroso alla batteria, Sergio Vassetti alle tastiere), fatto di arrangiamenti ariosi e melodie che riportano indietro nel tempo, salvo fatta per qualche eccezione più vicina all’hard. Un viaggio capace di inglobare Goblin, Libra, P.F.M. e i più recenti L’albero del Veleno e Red Zen, rievocando immaginari legati anche ai film di genere di Lucio Fulci e Umberto Lenzi. Vassetti crea il giusto climax, Romano si dimostra chitarrista preparato e dal grande gusto, Oroso, in coppia con Alessandro Bagagli al basso (presente in 3 dei 5 pezzi) definisce il sound corposo del trio partenopeo. Un disco da ascoltare lasciandosi trasportare dai suoni vintage e affascinanti che correlano i vari momenti che compongono il platter, passando attraverso la drammaticità di Doubt e Crisis a pezzi ricchi di sfaccettature come Awakening e NeWay. L’unico brano cantato, dalla brava Manuela Papa, è l’opener Appearance, traccia interessante e che lascia aperti spiragli anche per sonorità diverse da quelle espresse lungo tutto l’album. Band che può indubbiamente puntare a stabilizzarsi all’interno del folto panorama prog italiano. Consigliati!!! (Luigi Cattaneo)

Crisis (Video)

venerdì 15 maggio 2015

MAX FUSCHETTO, Sun Na (2015)


Provo sempre un certo piacere quando arrivano dischi come questo Sun Na di Max Fuschetto, un lavoro moderno, colto ma popolare nel suo unire varie culture, dal fascino internazionale, suonato da un manipolo di musicisti di grande valore. Fuschetto (bravo nel divincolarsi tra oboe, sax, piano e chitarra) dopo aver siglato nel 2005 Frontiere (omaggio a Michael Nyman e Brian Eno) e nel 2010 Popular Games, torna con un album intenso e molto fascinoso. Una world music che sa vivere intersecando aspetti distanti, avvicinando l’Europa all’Africa, unendo il mondo mediorientale con quello latino e occidentale, in un percorso sempre messo a fuoco e mai fragile, perché a volte muoversi lungo territori così contaminati può divenire alquanto complicato. Un viaggio onirico che collega etnie e lingue differenti attraverso una musicalità ricca, ampia, che va a toccare la classica nei contorni sfumati di Return to A., l’ambient nello strumentale di Secret Shadows e la cultura latina e bossa rivisitate in Paisagem do Rio. Ottime anche Oniric States of Mind, con un bel duetto vocale tra Antonella Pelilli e Irvin Vairetti, Qem Ma Tija, in cui Fuschetto ci delizia al rhodes e Si Trendafile, bell’esempio di come da tradizioni lontane (una melodia arberesh) si possa creare un ponte verso l’occidente, diminuendo le distanze tra paesi lontani. Completano il quadro l’aleatoria Vibrazioni Liquide, la purezza di In Preghiera, la spirituale Samaher e Le Rose di Arben con Andrea Chimenti alla voce, insieme alla Pelilli. Disco consigliato a chi cerca nuove suggestione e ama sentirsi sorpreso dall’ascolto di un album. (Luigi Cattaneo)

Les Roses D'arben (Video)

giovedì 14 maggio 2015

TOHPATI, Tribal Dance (2014)


Abbiamo analizzato di recente il doppio Live at Orion dei Simak Dialog, straordinaria band indonesiana che in formazione vede la presenza di ottimi musicisti, tra cui spicca il chitarrista Tohpati. Ci arriva dalla Moonjune questo Tribal Dance, disco solista del guitar hero ed ennesima conferma di un talento internazionale, qui sostenuto da una sezione ritmica impeccabile (Chad Wakerman alla batteria e Jimmy Haslip al basso). Registrato live in studio, l’album ha un impatto e una solidità davvero notevoli, figlio non solo di grande tecnica ma anche di feeling e passionalità che emergono con nitidezza lungo le otto tracce che compongono il lavoro. C’è tantissima fusion, imparentata con un solido jazz rock settantiano, variegato e ben composto, con fraseggi sontuosi e mai eccessivamente criptici o pensati solo per gli amanti dello strumento. Difatti non ci sono momenti dove Tohpati non cerchi di dialogare con l’ascoltatore, tenendosi lontano da una freddezza di fondo che a volte possono suscitare i virtuosi come lui, soprattutto se non è quello che si cerca da un musicista. L’indonesiano ha uno spirito rock che in taluni passaggi lo avvicina a Jeff Beck, così come non disdegna traiettorie progressive che aggiungono ulteriore pepe al platter. Le ritmiche, sempre “tirate” e molto efficaci, consolidano ancora di più lo status del disco, un esempio di come certa fusion possa risultare ancora vitale e dinamica. Tribal Dance è un disco raffinato e pieno di energia, essenziale per chi ama chitarristi come Allan Holdsworth o il connazionale Dewa Budjana. (Luigi Cattaneo)

Rahwana (Video)

mercoledì 13 maggio 2015

QUADRI PROGRESSIVI - Quella Vecchia Locanda

L’artista milanese Lorena Trapani ci propone oggi una rivisitazione di un classico del progressive italiano, il primo storico disco di Quella Vecchia Locanda (tecnica utilizzata china e crete, misura 30x40).
Per visionare o ricevere quadri di Lorena potete inviare una mail a progressivamente blog@yahoo.it
L’artista è al lavoro su altri quadri, tutti rigorosamente fatti a mano (non stampe!)