domenica 28 aprile 2019

AI MARGINI DELLA CITTÁ, Looking Through, Looking For (2019)


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Ai Margini della Città è un progetto strumentale formato da Angelo Cantatore (chitarra), Francesco Curci (chitarra), Giuseppe De Santis (batteria), Pasquale Ricciotti (tastiere) e Aldo Strippoli (basso), dedito ad un post rock influenzato da mostri sacri come Mogwai e Sigur Ros. Il background del quintetto è quello, nel bene e nel male, e anche il nuovo ep, Looking Through, Looking for non si discosta da certe profonde radici, legate ad una musicalità che suggerisce immagini, scenari autunnali velati di malinconia, attraverso sussurranti note che toccano in profondità. I Mono vengono citati con il giusto rispetto già in Violet and yellow rhythms, brano che la band si porta dietro da qualche anno e che ora vede finalmente la luce, mentre Looking back chiama in causa una popolare filastrocca francese e ricorda qualcosa degli Explosion in the Sky, prima della conclusiva Disquiet, pezzo del 2015 rivisto per l’occasione e che conferma l’amore per God is an Astronaut e This Will Destroy You. Ep gradevole in attesa di un lavoro maggiormente corposo e definito. (Luigi Cattaneo)

Looking back (Video)

   

sabato 27 aprile 2019

CLOSER, Event Horizon (2018)


Attivi dal 2011, i Closer sono un quintetto formato da Simone Rossetto (voce), Andrea Bonomo (chitarra), Nicola Salvaro (chitarra), Manuele Stoppele (basso) e Danilo di Michele (batteria) ed Event horizon è il loro secondo disco dopo My last day del 2014. L’esperienza accumulata grazie ai live (anche in Inghilterra) e l’interesse della sempre attenta Andromeda Relix sono il biglietto da visita della band veronese, che si presenta in ottima forma già a partire dall’iniziale Here I am, per poi caricare in termini di lirismo con Illusion. I Creed con il loro grunge di fine ’90 e la successiva incarnazione negli Alter Bridge sembrano due tra i riferimenti più acclarati, ma non mancano spunti trash e incursioni nell’alternative metal a stelle e strisce, background che emerge nelle strutture di Battle within o Wait for me, che uniscono melodia e aggressività in maniera piuttosto fluida. Queste due anime vanno a braccetto per tutto il disco, mostrando un bel songwriting e idee in quantità, il tutto a sostegno di trame che meriterebbero una diffusione senz’altro maggiore, vista anche l’appetibilità della proposta. L’interplay tra le due chitarre crea una solida base, a cui contribuisce anche una sezione ritmica piuttosto compatta, su cui emerge la bella vocalità di Rossetto, sempre attento nel dare la giusta enfasi a brani come Beyond the clouds e Untouchable. Bel ritorno davvero per i Closer, che ci consegnano con Event horizon un disco robusto e denso di contenuti. (Luigi Cattaneo)

Wait for me (Video)



venerdì 26 aprile 2019

MASSIMILIANO ROLFF, Home Feeling (2018)


Grande conoscitore della tradizione jazz, il contrabbassista Massimiliano Rolff arriva con il brillante Home feeling al settimo disco, un percorso lungo che ha trovato in questo lavoro la perfetta coesione tra raffinatezza esecutiva e capacità di scrittura, un pregevole matrimonio dettato anche dalla tanta esperienza accumulata negli anni dall’artista. I riferimenti latin e afrocubani trovano nel colombiano Hector Martignon (piano), in Mario Principato (percussioni) e in Nicola Angelucci (batteria) dei bravissimi interpreti, abili nel costruire un sound vitale e coinvolgente (basti ascoltare brani come Beija flor di Nelson Cavaquino o Mi viaje), con riferimenti anche a Frank Grillo Machito (che incise pure con Charlie Parker) e Mario Bauzà. La spontaneità degli otto brani emerge soprattutto grazie ad un interplay magistrale tra le parti, con il leader ottimamente sorretto dalla spiccata sensibilità di Martignon e dalle ritmiche di Principato e Angelucci. La mia musica vuol essere punto di incontro tra cultura europea e latino-americana, spiega il ligure e da tale sintesi nascono perle come The wind strikes again, un po’ jazz cubano, un po’ Thelonious Monk o Melodia del rio, omaggio al maestro Ruben Gonzales e ottimo epitaffio di un album che non può non appassionare gli amanti di certe sonorità. (Luigi Cattaneo)

Mi viaje (Video)



lunedì 22 aprile 2019

SPACE TRAFFIC, Numbness (2018)


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Dream rock from Aosta Valley. L’affermazione, presa dalla loro pagina facebook, letta così, lascia trasparire alcune coordinate di Numbness, esordio degli Space Traffic, band formata da Fabio Baldassarri (chitarra), Marco Gugliotta (batteria) e Marco Pica (basso e voce). Jam a base di rock, prog, psichedelia, stoner e space sono l’architrave di questo esordio, che parte subito forte con la title track identificatrice del percorso del trio. U say u love me ha un retrogusto anni ’60 che rimanda ai Beatles, mentre Time machine viaggia su binari garage rock piuttosto gradevoli. Powder & Pride è una ballata che mi ha ricordato qualcosa dei Pearl Jam, Hails of love e Mirror game mostrano il gusto della band per melodie umbratili che sanno essere dirette ed emozionali. Blue moon mantiene quel mood malinconico sin qui assaporato e su cui i ragazzi hanno costruito buona parte del lavoro, Tear it down accelera per dare vita ad un pezzo sanguigno e verace, così come Fire from the depth, tirata e r’n’r. Il pezzo da novanta è però la conclusiva The dream, più di dieci minuti in cui gli aostani danno vita ad una sintesi delle loro influenze, liberandosi concretamente in una jam strutturata e che sa unire impatto e fascino vintage, moderno e retrò. Un ottima conclusione per un esordio di buon livello e che si lascia ascoltare con sincero piacere. (Luigi Cattaneo)



domenica 21 aprile 2019

KARFAGEN, Lost Symphony (2011)


Arrivano dalla lontana Ucraina i Karfagen di Antony Kalugin (approdati qualche anno fa in Italia per un bel concerto in quel di Veruno), attivi dal 2006 e fieri portatori di un sound sinfonico e dai tratti vintage. La produttività della band non ha leso la capacità di comunicare e di creare brani che intrecciano stili differenti, in un connubio tecnicamente ineccepibile in cui gli arrangiamenti risultano eleganti e le aperture sinfoniche si sposano con altre più roboanti e rock. Lost symphony era un lavoro del 2011 e si toccava con mano la fluidità di esecuzione e la classe del gruppo, con Kalugin bravissimo nel creare con le sue tastiere sonorità ora più dinamiche ora più magniloquenti, su cui si adagiava Alexander Pavlov, autore di miraboli interventi sia con la chitarra elettrica che con quella acustica. In China Wizard emerge l’amore del leader per Pat Metheny, una delle influenze da lui più volte citate, che viene “sporcato” con le sue immancabili tastiere. Brano gradevole ma che pare più un esercizio di stile. Sylph continua a citare il chitarrista americano ma lo fa inserendo spunti più progressive e il risultato è maggiormente interessante. Le due tracce che animano realmente il disco sono però le due lunghissime suite che si trovano nel finale, Journey through the looking glass e Symphony of sound, che sfiorano entrambe i 20 minuti. C’è tutto il sound dei Karfagen, una sorta di enciclopedia di quello che è stato il progressive dagli anni ’70 ad ora. Kalugin è la guida di una tribù che guarda ai Camel e li annaffia di Flower Kings, spruzza jazz rock in piccole dosi, tempi dispari e assoli vorticosi. Si abbevera di suoni hard per centrifugarli e adagiarli vicino a quelli degli Happy the Man, salvo poi voltarsi a guardare cosa succedeva nella scena di Canterbury e che cosa pensavano gli Hatfield and the North. Non contenti decidono di andare a pescare in Olanda, in casa Focus, e di mostrare come il progressive rock strumentale possa a distanza di quarant’anni ancora incantare. Dall’Ucraina all’Inghilterra, passando per America ed Europa, i Karfagen fanno il pieno di influenze, per un album apprezzabilissimo soprattutto da chi ha ancora nel cuore tali sonorità. (Luigi Cattaneo)

Full Album Video



giovedì 18 aprile 2019

IL VOLO DI COLIN, Il sognatore sveglio (2018)


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Attivi dal 2012, Il Volo di Colin (Max Arigoni alla voce, Paolo Pallotto alla chitarra e alle tastiere, Alessandro Salis alla chitarra, Renato Segatori al basso, Bruno Sermonti alla batteria e Simone Mammucari alle tastiere) arriva all’agognato full dopo l’ep omonimo del 2015, un lasso di tempo che ha permesso ai romani di sviluppare un concept sulla vita di Henry, musicista che dopo il successo diviene un homeless. Sognatore sveglio si ispira ai ’70 ma all’interno di una forma canzone melodica e piuttosto orecchiabile, in cui convivono cantautorato, rock e progressive, con alcuni momenti che meriterebbero pure qualche passaggio in radio vista l’appetibilità della proposta (Boom!, Prova a prendermi). Un disco che quindi risulta credibile perché guarda al prog di Genesis e P.F.M. calandolo in uno scenario leggero, quasi pop, andando a ricordare anche quanto fatto ultimamente da band contemporanee come Operapia, Aelementi o Roccaforte. Le buone trame compositive trovano coesione negli intrecci di chitarra e tastiere, oltre che di un efficace sezione ritmica, tutti elementi che sorreggono la prova di Arigoni, sentito paroliere di un progetto senz’altro meritevole di elogi. (Luigi Cattaneo)

Henry (Video)



lunedì 15 aprile 2019

PATRIZIO FARISELLI AREA OPEN PROJECT, Il comunicato




PATRIZIO FARISELLI con AREA OPEN PROJECT

“100 GHOSTS” Live



Giovedì 18 Aprile 2019 – Blue Note Milano
Via Borsieri, 37 – inizio ore 21.00


Ingresso 25 euro in prevendita, 30 euro alla porta



Patrizio Fariselli ritorna con una nuova formazione live di altissimo livello, per presentare l'ultimo album "100 Ghosts", pubblicato da Warner Music nell'ottobre 2018 in contemporanea con la ristampa di "Area - 1978, gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano"
Attivi dal 1972, gli Area - International POPular Group sono stati uno dei gruppi più amati di sempre; capaci di mettere d'accordo amanti del jazz, fan del rock progressivo ed appassionati di sonorità etniche, musica pop e avanguardia colta. 
Lo spirito di ricerca di Patrizio Fariselli in Area Open Project è la diretta continuazione di quello del gruppo storico e di grandissimi musicisti come Demetrio StratosGiulio CapiozzoAres Tavolazzi e Paolo Tofani
Pianista e compositore, Patrizio Fariselli è l'unico membro degli Area ad aver partecipato a tutte le lineup della band.
Nel proporre "100 Ghosts" dal vivo, Fariselli si muove in mondi apparentemente distanti nello spazio e nel tempo: dalle suggestioni distopiche di "Der Golem", a melodie arcaiche dell'antica Grecia ("Danza Del Labirinto", "Lamento Di Tecmessa") o della Tracia ("Aria" e "Paidushka"), alle atmosfere orientali di "Iqbal", tratto dalla colonna sonora del film d’animazione “Iqbal, bambini senza paura”, di cui Fariselli è autore.
Nel disco, il jazz mantiene comunque un ruolo centrale, come dimostrano le sapienti interpretazioni di "Giant Steps" di John Coltrane, rinominata "Parafrasi", e di "Young & Fine" di Joe Zawinul
Il brano che dà il titolo all’album, "100 Ghosts", si riferisce a una leggenda giapponese, la marcia dei cento spettri, e mostra un carattere marcatamente rock, con un senso di urgenza e mobilitazione. Verrà proposto anche al pubblico giapponese il prossimo 18 maggio, a Tokyo; una serata importante in cui si celebrerà una fondamentale stagione della musica italiana, quella della Cramps di Gianni Sassi.
Tra i brani in programma, merita una menzione speciale "Song From Ugarit", un suggestivo arrangiamento della più antica melodia a noi pervenuta in forma scritta, vergata in caratteri cuneiformi su una tavoletta d’argilla 3500 anni fa, che verrà cantata in lingua originale da Claudia Tellini.
La sensuale voce della cantante, che ha un background jazz, rivela una rara versatilità e si trova perfettamente a suo agio in ruoli complessi come le composizioni di Fariselli, ma anche nel repertorio storico degli Area, che canta nelle stesse tonalità del grande Demetrio Stratos.
Il batterista Giovanni Giorgi, presente anche nei precedenti album di Fariselli "Lupi Sintetici e Strumenti a Gas" e "Notturni", è senza dubbio uno dei più prestigiosi jazzisti a livello europeo, e, insieme alla giovane e talentuosa bassista Caterina Crucitti, dà vita a una sezione ritmica dall’energia dirompente e di grande raffinatezza.
copertina 100 ghosts_post ok.jpgNel repertorio live si alternano brani dell'ultimo album “100 Ghosts”, classici degli Area e qualche sorpresa.
Con Area Open ProjectPatrizio Fariselli conduce il pubblico in un viaggio nello spazio e nel tempo, tra jazz e sonorità  world reinterpretati con lo stile sperimentale tipico della band, attraverso atmosfere affascinanti e coinvolgenti, dove l’esotismo incontra l’inaudito.




PAOLA PELLEGRINI LEXROCK, Lady to Rock (2018)


Curioso soggetto Paola Pellegrini. Da un lato avvocato penalista, da un lato chitarrista e cantante a tutto rock, senza dimenticare di scrivere qualche libro, giusto nei ritagli di tempo. Insomma, artista poliedrica e donna professionalmente impegnata, con le due passioni che unite formano il progetto LexRock, crasi dei due mondi e primo full lenght curato dalla Red Cat Promotion, che proprio come lei ama l’hard rock e il metal. Paola scrive e suona, è una forza della natura, e il nuovo Lady to Rock è la naturale prosecuzione di Agape (2013) e Dreams come true (2015), quindi un rock venato di hard ma che sa tingersi di punk, soprattutto per attitudine, potente e melodico, senza orpelli fuorvianti. La Pellegrini gioca la carta del trio e si affida alla qualità di Franco Licausi al basso (esperienza ventennale nei Negrita e ora con Litfiba e Piero Pelù) e Simone Morettin alla batteria (dagli Elvenking), una garanzia ritmica che sostiene l’energica autrice lungo dieci tracce immediate e vitali, dove il vigore sembra essere il trait d’union dell’album. Lo spirito r’n’r non manca di certo alla band, che condensa in poco più di trenta minuti tutta la passione per certe sonorità, accostabili per mood alle The Runaways di fine ’70 e al percorso solista di Lita Ford e Joan Jett. (Luigi Cattaneo)

Lovely Man (Video)



sabato 13 aprile 2019

ARTURA, Drone (2018)


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Nuovo e interessantissimo progetto (quasi) interamente strumentale per Matteo Dainese aka Il Cane (batteria, drum machine, space echo, percussioni, voce, basso, chitarra e piano), in collaborazione con Tommaso Casasola (basso) e Cristiano Deison (che si occupato di contaminare con suoni e rumori l’opera). Drone è un disco particolare, contraddistinto dall’utilizzo dell’effetto Space Echo, con il quale sono stati processati tutti gli strumenti adoperati, una fusione tra digitale e analogico, strumenti e drum machine, un’elettronica viva, pensata, sporcata dal basso pulsante del bravo Casasola e dalle linee melodiche di Dainese. Ci sono gli anni ’70 negli Artura, c’è il sapore vivo delle soundtrack, quello che fa immaginare scenari e provare emozioni, ci sono il post e l’ambient, ma soprattutto la capacità di  lasciarsi ampie fette di libertà. Estranei è l’incipit da cui partire, con Mattia Romano alla chitarra a dare ancora più spessore ad una traccia già di per sé egregia, mentre in Fusa è il violino di Lucia Gasti ad impreziosire la profonda trama, che ritroviamo con grande piacere anche nell’ottima Ostica, in un interplay prezioso con Alessandro Toso alla chitarra. La tromba di Zeno Tami marchia invece Zeno, così come è curiosa la scelta dell’ukulele di Dede nella conclusiva Hostess, segno che il trio ha tante idee e nessuna voglia di avere confini prestabiliti. (Luigi Cattaneo)





domenica 7 aprile 2019

MALVENTO/THE MAGIK WAY, Ars Regalis (2018)


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Split sotto l’egida della Third I Rex per Malvento e The Magik Way, due band con una loro etica precisa, che qui si fonde per dare vita ad un lavoro collaborativo, dove le menti messe in campo si intrecciano dando vita ad un lavoro singolare e comunitario. Ma andiamo con ordine. I Malvento, in giro da vent’anni abbondanti, incarnano la quintessenza dell’oscurità, fatta di occulto e black metal, horror e ritualismi arcani, così come i The Magik Way (nati da una separazione nel 1996 dai gloriosi Mortuary Drape), esoterici e misteriosi, oscuri discendenti di un suono che unisce Death in June e Devil Doll. Ars Regalis nasce dalla volontà di unirsi, legati da un marchio nero e da un tema, il Mercurio Alchemico, entità vibrante ed enigmatica, che qui è l’idea per sperimentare una situazione tanto nuova quanto particolare. Un tenebroso esperimento che inizia con V.I.T.R.I.O.L., musiche dei The Magik Way, liriche di Roberta Rossignoli ma suonata dai Malvento, che mantengono la loro forte identità pur fondendosi con la scrittura della band con cui condivide il disco. Eterno, interamente scritta da loro, è più vicina al sound Malvento, black metal cantato in italiano, decadente e agghiacciante. Secondo natura è invece scritta e suonata dai The Magik Way (con testo della Rossignoli), mentre Babalon Iridescente è suonata da questi ultimi ma su musiche dei Malvento, sinistre nenie tra cantautorato, neofolk e dark ambient. Ars regalis è un profondo viaggio nell’infinito, a cavallo tra folgoranti incursioni estreme e suggestive visioni noir, in cui perdersi tra gelide cantine, l’ombra di cavalle nere, il pizzicante afrore di salnitro e l’umidità dei fossi. (Luigi Cattaneo)

Split Album Teaser 



venerdì 5 aprile 2019

S.A.D.O., Musiche per Signorine da Marito (2019)


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I S.A.D.O. (Società Anonima Decostruzionismi Organici) nascono come progetto parallelo degli Arcansiel di Paolo Baltaro (qualcuno li ricorderà per Normality of perversion del 1994 e Swimming in the sand del 2004), discostandosi nettamente dal new prog della band madre, per affrontare un percorso sperimentale che li ha portati all’attuale Musiche per signorine da marito, sesto lavoro folle che conferma la volontà del leader polistrumentista di operare fuori da qualsiasi logica commerciale (con lui Sandro Marinoni al sax e Andrea Becaro alla batteria). Il disco dura meno di otto minuti (con nove brani!) e viene proposto in duplice versione (italiana e inglese, come per Weather Underground, che vi consiglio di riscoprire), con l’intento provocatorio di sottolineare come l’ascoltatore medio non sia più abituato all’ascolto completo di un album, qui condensato all’interno di brani collage, che hanno l’obiettivo di mantenere intatto il senso dell’opera. In realtà pare più di trovarsi dinnanzi ad una variegata suite multiforme, un audio farmaco (a detta dell’autore) rivolto alla cura della narcolessia realizzato in forma sentenziale, ossia coercitiva a tre stadi, un modello semantico formato dalla triade Brano-Verità-Sentenza. L’ascoltatore, che gioca il ruolo del paziente, è sottoposto a ripetizioni frequenti di una serie di tracce composte da questi tre movimenti, un breve brano (dove dentro c’è di tutto e un po’), una ovvietà enunciata e una sentenza, che rappresenta il messaggio, in questo caso resistere agli stimoli del sonno narcolettico. Non ci avete capito nulla? Meglio. Dovete solo stare in ascolto di questa scheggia sonora a base di nonsense sperimentale, free jazz, R.I.O. e ricerca sonora, un puzzle che se ne infischia del mercato e che mostra la grande curiosità di Baltaro, mai domo nel suo svariare tra i generi più disparati. (Luigi Cattaneo)


DHEITI, il comunicato stampa di Rebirth

Dopo un’anteprima in esclusiva su RockON esce Rebirth, EP d’esordio di Dheiti, pseudonimo dietro cui si cela la cantante, pianista e autrice Gemma Conforti.

«Canto da quando ho memoria. La musica è sempre stata al centro del mio mondo, grazie anche all’influenza e al sostegno della mia famiglia: una famiglia di buongustai musicali (non a caso mio fratello è diventato un ottimo flautista). Ho studiato pianoforte, canto lirico e jazz e frequentato una quantità esagerata di generi musicali, militando in band rock, pop, progressive, blues e funky. Credo però che la mia anima sia soprattutto legata al soul e alla musica nera: il blues e il jazz sono i linguaggi in cui mi sento più a mio agio e, per fortuna, penso di possedere una timbrica che vi si adatta bene».

Composto da 4 tracce (“Loser”, “Feel”, “A Long Walk” e “Bud in Bloom”), Rebirth si contraddistingue per una certa ecletticità stilistica attraverso cui l’artista intende presentare le diverse sfumature del suo universo musicale sintetizzandole ed inglobandole in una proposta coerente che funzioni quasi da biglietto da visita.

Si tratta, per l’appunto, di un lavoro che sottintende un tentativo di autoespressione a 360 gradi in grado di suggestionare anziché spiazzare l’ascoltatore lasciandogli presagire future (e inaspettate) trame di sviluppo.


«Non sono mai riuscita ad incasellarmi. Mi sembrerebbe di tradire la mia natura. Mi sento eclettica e un po’ imprevedibile (non solo per gli altri, anche per me stessa). In “Rebirth” ho tentato di dare libero sfogo a questa mia essenza multiforme. Si è trattato di una necessità: ho sempre fatto l’interprete, ma quando ho intrapreso il progetto dell’EP, sentivo che era arrivato il tempo di uscire fuori con la mia musica, di esprimermi totalmente, non solo con il canto».

L’ascolto di Rebirth garantisce, dunque, un breve quanto intenso viaggio sotto il segno dell’imprevedibilità, la quale, tuttavia, non fa trasparire alcuna confusione identitaria bensì riesce nell’impresa di comunicare una personalità musicale colorata e complessa, vero obiettivo dichiarato dall’artista.

«Perché un EP? Ci sono diverse ragioni: quella più pratica è che non vivevo un momento così sereno da potermi gettare a capofitto in un percorso lungo ed estenuante come la produzione di un album; il motivo principale è però un altro: volevo che il mio primo lavoro da solista fosse una sorta di biglietto da visita. Ritengo di aver proposto quattro brani in grado di sintetizzare vari lati del mio carattere artistico: da quello più delicato e intimista a quello più potente e carico di pathos. Insomma, dalla dolcezza alla grinta, dall’introversione all’estroversione... E poi, diciamoci la verità, per giudicare un artista, per capire se rientra o no nei nostri gusti, generalmente non ascoltiamo più di tre-quattro brani, spesso anche di meno. In un certo senso ho voluto facilitare il processo all’ascoltatore, presentandogli una mia personale selezione».

Scritto interamente da Dheiti (eccetto “A Long Walk”, cover di Jill Scott riletta in chiave funk rock), Rebirth è stato arrangiato da Sergio Bertolino e Domenico Anastasio, registrato al Bam Factory Studio di Sapri (SA), mixato da Sergio Bertolino e Giovanni Caruso e masterizzato da Salvatore Addeo agli Aemme Recording Studios di Lecco (LC).

martedì 2 aprile 2019

TEVERTS/EL ROJO, Southern Crossroads (2019)


Split album per i Teverts e gli El Rojo, due band stoner della Karma Conspiracy Records che rivendicano la socialità della musica e del rock, la condivisione di note e sudore. Ma facciamo un passo indietro. Partiamo dai beneventani Teverts, ossia Phil Liar alla chitarra e alla voce, Mario al basso e Angela alla batteria, trio che ha già prodotto due dischi a base di fuzz e stoner rock e ha calcato palcoscenici europei, arrivando a dividere il palco con Karma to Burn, L’ira del Baccano e Doomraiser, band con cui hanno in comune attitudine e spirito. I calabresi El Rojo sono invece un quintetto, Evo Borruso alla voce, Fabrizio Miceli  e Fabrizio Vuerre alle chitarre, Pasquale Carapella al basso e Antonio Rimolo alla batteria e rimangono nell’orbita stoner, come si evince dall’autoproduzione dell’anno passato 16 inches radial. Southern Crossroads è formato da due pezzi, uno a band, entrambi di ottima fattura, resoconto del loro amore per psichedelia hard, stoner e distorsioni, dove il paesaggio desertico, sociale e paesaggistico, che fu anche dei grandi Kyuss, emerge con forza e spirito. In attesa dei loro nuovi lavori, Southern Crossroads è senza dubbio un breve quanto succoso antipasto. (Luigi Cattaneo)

Southern Crossroads (Video)



lunedì 1 aprile 2019

BASTIAN, Grimorio (2018)


Quarto album per i Grimorio, gruppo guidato saldamente da Sebastiano Conti (chitarra) ed ennesima conferma della sua passione per l’heavy dark di matrice Black Sabbath, quando Ozzy Osbourne e Tony Iommi furoreggiavano con dischi storici come l’omonimo o Master of Reality. Si respira quindi aria di anni ’70, si viaggia in fitti boschi dove il mistero è dietro l’angolo, si sente il suono di neri rituali, antiche magie, sospinte da tracce potenti e strutturate, in cui Conti è accompagnato da James Lomenzo al basso (già con Megadeth, Black Label Society, White Lion e la band di Ozzy), Federico Paulovich alla batteria (dai bravissimi Destrage) e Nicklas Sonne alla voce (Defecto, Theory). I Sabbath si sentono subito nella cadenzata e oscura opener Pale figure, importante per stabilire le coordinate di un lavoro comunque non scontato, che prosegue con la tirata Sly ghost, puro hard & heavy settantiano in cui brilla Sonne. The trip estremizza il concetto di southern rock, mentre Infinite love mostra come la band si sappia destreggiare benissimo anche all’interno di una ballata elegante e con qualche punta di sana psichedelia, con la partecipazione di Larsen Premoli alle tastiere. It’s just a lie torna a picchiare duro e lo fa egregiamente bene, facendo il paio con la trascinante Southern tradition. The time has come è marchiata a fuoco dai riff di Conti, Epiphany’s Voodoo è invece l’unico strumentale presente e vede l’importante collaborazione con Salvo Mazzotta alle tastiere e Peppe Taccone alle congas. La misteriosa Black wood torna sui consoni terreni cari ai Bastian, prima della conclusiva Fallen gods, otto minuti che ben sintetizzano le caratteristiche sin qui emerse e che chiude un ritorno sostanzioso e granitico. (Luigi Cattaneo)

It's just a lie (Video)

  

CONCERTI DEL MESE, Aprile 2019

Lunedì 1
·Jethro Tull a Trieste

Martedì 2
·PFM a Brindisi

Mercoledì 3
·PFM a Corato (BA)
·Napoli Centrale a Milano

Giovedì 4
·PFM a Pescara
·Soen a Milano
·5 Friends a Milano

Venerdì 5
·Soen a Ciampino (Roma)
·Soul Redemption a Lugagnano (VR)
·Le Orme a Casalmaggiore (CR)

Sabato 6
·PFM a Sassari
·Soen a Fabriano (AN)
·Le Orme a Crema (CR)
·Prog61 a Livorno
·RAM + Opus Avantra a Romano d'Ezzelino (VI)
·Mad Fellaz ad Abbadia Pisani (PD)
·Of New Trolls a Romanengo (CR)

Lunedì 8
·PFM ad Assisi (PG)
·Lenny Zakatek & Skeye ad Assago (MI)

Martedì 9
·PFM a Roma

Mercoledì 10
·PFM a Torino

Giovedì 11
·Silver Key & Diraxy a Milano

Venerdì 12
·Neal Morse Band a Trezzo sull'Adda (MI)
·PFM a San Benedetto del Tronto (AP)
·Eveline's Dust a Genova
·Get'em Out a Pavia

Sabato 13
·PFM a Brescia
·Eveline's Dust a Milano
·Estro a Verona
·Lingalad a Milano
·Le Orme a Vercelli
·Of New Trolls ad Avezzano (AQ)
·Aerostation a Reggio Emilia

Domenica 14
·Estro a Verona
·Eveline’s Dust a Pisa

Lunedì 15
·PFM a Trento


Martedì 16
·PFM a Trento

Mercoledì 17
·Eveline's Dust a Roma

Giovedì 18
·PFM a Schio (VI)
·"La Bottega del Prog" a Varazze (SV)
·The Cage a Parma
·Patrizio Fariselli al Blue Note di Milano
·Frank Sinutre a Bolzano

Venerdì 19
·Corde Oblique a Roma
·Lachesis a Carvico (BG)
·Ozone Park a Sassari

Sabato 20
·Il Segno Del Comando a Mantova
·Cantina Sociale a Cherasco (CN)
·Forza Elettro Motrice a Limbiate (MB)

Domenica 21
·Campo Magnetico a Visone (BL)

Lunedì 22
·Glincolti a Zero Branco (TV)

Martedì 23
·Napoli Centrale a Surbo (LE)
·Revelation a Roma

Mercoledì 24
·Nuova Idea + Dark Ages al Giardino di Lugagnano (VR)
·Napoli Centrale a Conversano (BA)

Giovedì 25
·PFM a Cesena
·Napoli Centrale a Conversano (BA)
·Banco a Castelfranco Emilia (MO)

Sabato 27
·Rovescio della Medaglia al Giardino di Lugagnano (VR)
·Get'em Out + Panther & c. a Genova
·Roberto Cacciapaglia a Pisa
·Alan Parsons al Live di Trezzo sull'Adda (MI)
·Juri Camisasca a Romano di Lombardia (BG)
·Lachesis a Palazzolo s/Oglio (BS)
·A Lifelong Journey a Pavia

Lunedì 29
·Steve Hackett a Roma

Martedì 30
·Steve Hackett a Bologna
·Moongarden + Silver Key al Giardino di Lugagnano (VR)