sabato 30 giugno 2018

ECHO ATOM, Redemption (2018)


Il progetto Echo Atom nasce nel 2016 grazie a Walter Santu (chitarra), Giuseppe Voltarella (basso) e Alessandro Fazio (batteria), un trio strumentale che ha da subito focalizzato il proprio interesse verso un suono emozionale e fatto di chiaroscuri che rimandano al filone post. Il genere viene però qui smussato da un’attitudine prog che è l’influenza comune del gruppo e trova posto tra i venti minuti di Redemption, ep pubblicato grazie alla Seahorse Recordings, sempre attenta verso l’underground nostrano. Il mood introspettivo dell’album fa pensare che anche la psichedelia abbia avuto un certo peso nella crescita artistica dei romani, bravi nel creare composizioni che puntano molto sul pathos invece di soffermarsi vanamente nella ricerca esasperata del colpo ad effetto o di qualche virtuosismo fuori contesto. La scelta colpisce da subito con Awakening, di cui bastano poche note per capire quale sia la direzione intrapresa dai capitolini ma non sono da meno Path e l’ottima title track, intrise di spirito post e background progressivo, un dualismo che spesso abbiamo ritrovato in tanti gruppi della scena. Forza e ricchezza espressiva si sposano in Dreamcatcher, prima del bel finale di Peaks, che conferma le buone idee in seno alla band e la vicinanza espressiva con act importanti come Explosion in the Sky e Caspian ma anche con realtà nostrane ancora troppo poco conosciute come The Singer in Dead e Slow Nerve. (Luigi Cattaneo)
 
Redemption (Video)
 

mercoledì 27 giugno 2018

NATHAN, Era (2018)


Ci eravamo già occupati dei Nathan per il precedente Nebulosa, esordio che aveva portato la band a smarcarsi con efficacia dal ruolo di cover band di Genesis, Pink Floyd e Supertramp, influenze comunque importanti e che sussistono anche nel nuovo Era. Il percorso dei savonesi continua all’insegna della tradizione progressiva, fatta di un songwriting che accosta rock, qualche venatura più dura, partiture classiche e fughe strumentali, elementi da sempre presenti quando si parla di un certo genere. Piergiorgio Abba (tastiere), Bruno Lugaro (voce), Fabio Sanfilippo (batteria), Mario Brunzu (basso) e Daniele Ferro (chitarra) non fanno nulla per nascondere le affinità con Museo Rosenbach e P.F.M. e alla luce della qualità complessiva la scelta non può che fare felici gli amanti di certe sonorità vintage, che rimarranno ammaliati da alcuni passaggi davvero azzeccati e dal notevole interplay che si è venuto a creare tra i membri, soprattutto tra Abba e Ferro, un legame che è spina dorsale della formazione ligure (da segnalare la presenza ai cori anche di Monica Giovannini e Jannette Vagnola). Non più un concept ma tematiche importanti e che fanno riflettere, coadiuvate da testi intelligenti che vanno analizzati per essere compresi, ben più terreni e meno allegorici rispetto a quanto proposto nel precedente e valido lavoro. È il caso della meravigliosa Figli di cane, legata al tema del maltrattamento dei nostri amici a quattro zampe, davvero commovente nell’aspetto testual-musicale. Bellissima anche la seguente Invisibile (con la partecipazione di Manuel Rosso al violino), una doppietta iniziale perfetta per calare l’ascoltatore nelle sonorità del disco, che prosegue con il mood solenne di Le vie dei canti e la melodia sinuosa di L’ultimo giro, tra i pezzi maggiormente legati alla tradizione del prog italiano. L’ombra del falco ribalta il concetto a favore di una spinta più inquieta che non dispiace, mentre Indaco e Maschere sono un ponte con la memoria storica dei settanta, quello di Alphataurus e Genesis. Chiude il platter Esistono ore perfette, pezzo da cui è stato tratto anche un video promozionale e che si ispira alla leggendaria figura di Caino, bel finale di un album che difficilmente potrà deludere gli ascoltatori abituali di progressive rock. (Luigi Cattaneo)
 
Figli di cane (Video)
 

sabato 23 giugno 2018

NEMESIS INFERI, A Bad Mess (2018)


Nati come band di black metal sinfonico (era il lontano 1997), l’evoluzione dei Nemesis Inferi (G.M. Gain alla voce e alla chitarra, Fazz alla chitarra, Daniel al basso e Andreas alla batteria) trova consacrazione definitiva con il nuovo A bad mess, disco votato ad un hard & heavy potente e diretto, fatto di riff robusti, brani immediati e una continuità espressiva che ha permesso ai bergamaschi di smarcarsi con personalità dal percorso iniziale. L’album (prodotto da Jaime Gomez Arellano, già al lavoro con gente come Paradise Lost, Ghost, Cathedral e Solstafir) ha la dote di coinvolgere quasi da subito per quella sua combinazione vincente di irruenza e musicalità, che si sviluppa all’interno di una forma canzone imbastita di groove e forza. Gli otto pezzi non presentano particolari cali qualitativi, sin dall’iniziale partenza a razzo di Never on your mouth, un primo passo in cui la band si mostra in grande forma e con le idee ben chiare sull’indirizzo del progetto. L’hard rock, energico e dinamico, trova il giusto sfogo in Breaking, così come le successive Hate my name e Rising (in cui Daniel passa anche al microfono) mostrano impatto e tiro, confermando l’attitudine che oramai pervade il sound dei bergamaschi. Si tinge di dark Anything anymore, catchy quanto basta per essere scelta come singolo del lavoro, mentre la title track ritorna su territori prestabiliti, non facendo mancare anche qualche spunto in odore di thrash metal. I sette minuti di Crawling in the dust, in cui appare in veste di ospite il cantautore Riky Anelli alla voce, mettono in mostra le abilità tecniche dei lombardi e favoriscono un crescendo emotivo finora tenuto sottopelle, prima della chiusura affidata a Vertigo, aggressiva ma ragionata è degno epitaffio di un platter che smarca definitivamente il quartetto dagli esordi estremi. (Luigi Cattaneo)
 
Anything anymore (Video)
 

domenica 17 giugno 2018

ARTI & MESTIERI, Live in Japan - The best of italian rock (2017)

Live in Japan
 
Live in Japan – The best of italian rock è la registrazione completa del concerto dal vivo che gli Arti & Mestieri hanno tenuto nel luglio di tre anni fa presso il teatro Club Città di Kawasaki, uno speciale cofanetto cartaceo di otto facciate con quattro tasche, doppio disco, Dvd e un booklet di sedici pagine che suggella un opera monumentale. Per l’importante evento il gruppo si presentò al pieno delle possibilità, con Furio Chiricho alla batteria, Gigi Venegoni e Marco Roagna alle chitarre, Beppe Crovella alle tastiere, Arturo Vitale al sax, Lautaro Acosta al violino, Roberto Puggioni al basso, Piero Mortara impegnato alla fisarmonica, alle tastiere e al pianoforte, Iano Nicolò alla voce e in veste di ospite speciale Mel Collins (King Crimson) al sax e al flauto. La scelta di non ripetere i brani dell’album anche del Dvd è a mio parere vincente, con la prima parte caratterizzata dall’esecuzione integrale di Tilt (immagini per un orecchio) più alcune chicche come 2000, tratta da un sottovalutato Murales, Visions of Japan, composizione deliziosa per piano solo e Il figlio del barbiere dal più recente Il grande Belzoni, in una particolare versione acustica che esalta ancora di più le doti vocali del bravo Nicolò. La seconda parte è invece dedicata quasi esclusivamente alla riproposizione di Giro di valzer per domani ma anche qui vi sono diverse sorprese, tra cui la cover riuscitissima di Starless (da Red dei King Crimson), una suite acustica ancora da Murales che ha la stessa attitudine del nuovo Canvas di Venegoni e Gravità 9.81 cantata da Lino Vairetti (i suoi Osanna condivisero quell’esperienza giapponese con i torinesi). E il Dvd? Dopo tanta grazia il formato video presenta invece l’esecuzione quasi integrale dell’ultimo e ottimo Universi paralleli (manca solo Nato), una decisione che ho apprezzato particolarmente sia perché rende il prodotto più vario, sia per la qualità di un platter fresco e coinvolgente, che ha certificato, qualora ci fosse ancora il bisogno, come il gruppo non sia fermo agli anni ’70 ma continui a scrivere musica eccelsa. Live in Japan è il disco dal vivo definitivo degli Arti & Mestieri, occasione imperdibile sia per gli affezionati del jazz rock dei piemontesi, sia per chi non conosce la loro straordinaria storia. (Luigi Cattaneo)

sabato 16 giugno 2018

AIKIRA, Light cut (2018)


Il progetto Aikira nasce dalla volontà di Fango (chitarra) e Kote (batteria) di allargare lo spettro sonoro dei Vibratacore, band hardcore di cui il chitarrista è ancora oggi il leader, attraverso jam strumentali che oltre alla parte aggressiva risultassero emozionali e oniricamente libere. Con l’ingresso di Andrea Alesi (chitarra) e Remo Filippini (basso) la formazione pubblica un disco omonimo che li porta ad una ricca attività live, prima del doppio cambio di bassista, con Giuseppe Pirozzi che registra tutte le tracce di Light cut, per poi essere sostituito durante la lavorazione di quest’ultimo da Lorenzo Di Cesare. Un iter travagliato che non ha influenzato la qualità del prodotto, un post rock strumentale vibrante che non disdegna incursioni nella psichedelia, fieramente potente e con un impatto che tradisce un background heavy. Light cut è un come back ispirato dall’inizio alla fine, spontaneo, capace di diluire in maniera fluida il post rock, il metal e l’hardcore, sin dalla trama iniziale di Etera, bellissima nella sua alternanza tra i riff selvaggi di Fango e improvvise decelerazioni atmosferiche. Più pesante Yonaguni, decisamente imparentata col metal, mentre Vantablack si ispessisce di una coltre darkwave che sfuma nella seguente Voyager, meno oscura ma ancora greve e suggestiva. Drive mostra un approccio evanescente e dilatato al post rock, così come Something escapes è un bel trip a cui partecipa attivamente la voce narrante di Emanuela Valiante, quanto mai azzeccata nel contribuire alla giusta resa sonora del pezzo. Alan non muta i concetti sin qui espressi, fatti di passione, sentimento, pathos e una certa dose di vigoria, un’intensità che non si affievolisce lungo i cinquanta minuti di un platter robusto e pieno di anima. Da segnalare anche la presenza di Davide Grotta (che si è occupato anche della registrazione del disco presso l’ST Studio di Tortoreto) al pianoforte e al theremin in Element 3327 ed Element 06, due brevi passaggi posti rispettivamente a metà e fine album. (Luigi Cattaneo)
 
Etera (Video)
 

mercoledì 13 giugno 2018

PHOENIX NEBULA, The awakening (2018)

Risultati immagini per phoenix nebula band

Nati nel gennaio 2015 grazie a Jacopo Gennaro (chitarra e voce), Manuela Condò (voce) e Lorenzo Alosi (basso), a cui ben presto si aggiunsero Riccardo Piergiovanni (tastiere) e Simone Pistolesi (batteria), i Phoenix Nebula pubblicano dopo tre anni di lavoro The awakening, un concentrato di progressive metal con decise parti death dettate dal cantato in growl di Gennaro. I cinque pezzi dell’album rappresentano l’incontro tra le varie influenze heavy in seno alla band, tra cui mi pare di scorgere riferimenti ai Dream Theater ma lungo i 37 minuti del platter alcune trovate atmosferiche lasciano pensare che anche i Goblin e la psichedelia abbiano avuto il loro peso, senza dimenticare gli Opeth, tra i migliori esponenti di un certo progressive death metal. L’utilizzo della doppia voce risulta congeniale al risultato finale e mi ha ricordato in parte quanto fatto dai Misteyes sul loro Creeping time, mentre nelle parti gotiche l’immaginario si è spinto sino al lontano Fallen beauty degli Inner Shrine, il tutto però in una decisa ottica progressiva. Le ottime idee e le indubbie doti tecniche e compositive sono in parte inficiate da una produzione che doveva esaltare maggiormente le dinamiche, le finezze esecutive e la potenza insita nell’ensemble, aspetto su cui il gruppo deve lavorare per migliorare ulteriormente un percorso iniziale interessante e già messo a fuoco da un debut ben costruito e ricco di pregevoli spunti. (Luigi Cattaneo)
 
The abyss (Video)
 

martedì 12 giugno 2018

SINTESI DEL VIAGGIO DI ES, Il sole alle spalle (2017)


Un monicker cosi particolare, Sintesi del viaggio di Es, mi aveva fatto pensare ad un ensemble sinfonico, vintage, settantiano in tutto e per tutto. È così solo in parte, perché i bolognesi (Nicola Alberghini alla batteria, Marco Giovannini alla voce, Eleonora Montenegro al flauto e al tin whistle, Sauro Musi alla chitarra, Maurizio Pezzoli alle tastiere e Valerio Roda al basso) si riallacciano al discorso prog dei Sithonia (indispensabili per il genere alla fine degli ’80 inizio ’90 Lungo il sentiero di pietra e Spettacolo annullato, entrambi editi da Mellow Records), di cui ritroviamo qui tre membri e quello folk cantautorale dei Meseglise (con cui condividono la voce espressiva di Giovannini e di cui ci siamo occupati ai tempi dell’uscita di L’assenza). Il sole alle spalle (Lizard Records) unisce sentori acustici, passaggi sinfonici come vuole la tradizione, cura per l’aspetto testuale e arrangiamenti raffinati, il tutto tenendo ben a mente di essere affabili tramite l’utilizzo di una forma canzone elegante e venata di malinconia. Il progressive del gruppo si avvicina a quello dei New Trolls nei passaggi più melodici e predilige un approccio diretto alla materia sin dall’iniziale Segnali, pezzo che chiarisce da subito qual è la direzione sonora del disco. La canzone d’autore sposa il prog in Sabbia (tra le mani), mentre si ricama un posto di rilievo la Montenegro in Altra idea, con il flauto che ha sempre qualcosa di magico e lontano. Una fine ricerca sui suoni accompagna Ritornano stanotte ma è con L’altra parte buia che abbiamo uno dei momenti migliori, quintessenza del pensiero musicale degli emiliani, così pregna di umori e situazioni coinvolgenti. Maggiormente rock Il patto non scritto ma ugualmente convincente, un attimo di aggressività che vede il suo contraltare nella delicata L’illusione, segnata dall’interplay aggraziato tra Musi e la Montenegro. Il finale è appannaggio della title track, bellissima suite in cinque movimenti che è estrema sintesi del background dei musicisti, che si dipanano tra fraseggi lievi, sferzate più dure e un crescendo narrativo da brivido, suggello di un disco che entra lentamente sottopelle ma rivela con l’ascolto una forza comunicativa di grande impatto e pathos. (Luigi Cattaneo)
 
Album Trailer
 

lunedì 11 giugno 2018

DSEASE, Rotten Dreams (2017)


Nati come tribute band dei Rammstein (si chiamavano Kardiod), i Dsease (Alberto Niccoli alla voce e al basso, Fabio Balducci alla chitarra, Massimiliano Pretolesi ai synth e Gabriele Lasi alla batteria) propongono una gradevole combinazione di elementi differenti tra loro, tra cui grunge, elettrodark ed heavy metal. L’esordio Rotten dreams si dipana lungo otto tracce caratterizzate da riff distorti, ritmiche compatte e l’uso sinistro dei synth, elementi che fanno emergere il loro amore per il grunge di Seattle ma anche per l’industrial, allontanandosi dal terreno consolatorio delle cover, anche per lo stile impresso al progetto. La breve durata del platter (poco più di trenta minuti) fa pensare più ad un ep che ad un vero full ma ho apprezzato la scelta di non inserire filler nel disco, che risulta sempre fresco e immediato. Selfist darky tender è l’inizio esemplificativo del nuovo percorso dei riminesi, cupo ma nello stesso tempo piuttosto catchy, così come la seguente Baby believes, che unisce decadenza e aggressività rock. Ottimo l’utilizzo dell’elettronica su With no relief, che mantiene alta la tensione sin qui maturata, mentre di grande presa è Freak (out of my head), tra i brani migliori del lavoro. Se Updated partner è forse il momento meno interessante, la successiva Smile over you torna sui precedenti binari per qualità e groove. Il finale è riservato alla oscura Wicked sun e al grunge di No one will hurt you, a suggello di un album segnato dalla forza delle idee e dalla capacità del quartetto di metterle in atto. (Luigi Cattaneo)
 
Album Teaser
 

sabato 9 giugno 2018

MARYGOLD, One Light Year (2017)


Nati nel lontano 1994 come cover band dei Marillion era Fish (influenza ancora presente), i Marygold arrivarono al debutto nel 2005 con The Guns of Marygold, disco ben accolto dalla critica di settore. Dopo un lungo periodo lontano dalle scene, la creazione di nuovi pezzi e la supervisione di Fabio Serra nei suoi Opal Arts Studios ha portato alla pubblicazione del recente One Light Year, un ottimo come back che riporta in auge un nome, come tanti, dimenticato nel tempo (anche se vi è traccia sull’opera Rock Progressivo Italiano 1980-2013 di Massimo Salari di recente uscita). Il loro new prog d’annata risente di tutte le influenze di fine ’80 inizio ’90 ma Guido Cavalleri (voce e flauto), Massimo Basaglia (chitarra), Stefano Bigarelli (tastiere), Marco Pasquetto (batteria) e Alberto Molesini (basso) sono stati davvero egregi nel creare un platter sofisticato, elegante e malinconicamente sognante, capace di trasportare indietro nel tempo, in quei giorni in cui il movimento traeva imput proprio da album come Script for a Jester’s tear e Misplaced childhood. Il disco si mostra maturo e ciò si evince da sette composizioni corpose e affascinanti, elaborazione di un songwriting curato e di doti esecutive di rilievo. Ants in the sand apre in maniera assolutamente classica il lavoro, un concentrato di new prog che farà la felicità di quanti ancora rimpiangono quel periodo, episodio in cui compare anche la brava Irene Tamassia, abile nel duettare con Cavalleri. Anche 15 years non si discosta da certe pulsioni, mentre Spherax H20 mette in luce tutte le qualità del quintetto, sintesi ideale di un percorso lungo e con meno soddisfazioni di quante potevano essere, situazione comune a tanti gruppi meritevoli di maggiore supporto. Travel notes on Bretagne conferma l’attitudine romantica del prodotto e riesce a mantenersi su livelli alti anche dopo un rilevante trittico iniziale, a cui segue il bel passaggio strumentale di Without stalagmite, strutturato e dinamico. Ci avviciniamo alla conclusione dapprima con Pain, ancora vicina ai vari Iq e Twelfth Night e poi con Lord of time, altro pezzo che racchiude le varie anime e sfaccettature di un ensemble che fa del suo essere vintage un vezzo, che non cerca novità per compiacere ma sa dove andare a colpire con classe per emozionare i prog fans più nostalgici. (Luigi Cattaneo)
 
Lord of time (Video)
 

sabato 2 giugno 2018

LORØ, Hidden Twin (2017)


Nati nel 2013, i Lorø sono un trio math noise con inserti elettronici e parti heavy, un crossover tra generi che gli ha permesso di esordire con un lavoro omonimo nel 2015 e di suonare con act come Ornaments, Fuzz Orchestra e Satan is my brother. Hidden twin è la nuova opera dei veneti (Riccardo Zulato alla chitarra e alla voce, Mattia Bonafini ai synth e Alessandro Bonini alla batteria), un concentrato di ferocia brutalità a cui la band ha abbinato dosi industrial che appesantiscono il suono e lo rendono ancora più greve e plumbeo. Sette brani violenti, dai contorni sludge e persino black metal, soprattutto nella voce di Zulato, maligna e carica di effetti, tenuta volutamente coperta dalla furia degli strumenti ma capace comunque di emergere dagli abissi. Certe destrutturazioni sonore mostrano un ensemble che non ha avuto paura di spostare il tiro, puntando molto sull’impatto ma anche su ambientazioni decisamente sinistre, allargando gli orizzonti già emersi nel debut. L’iniziale Low raw unisce metal e industrial con una violenza spaventosa ma non è da meno Choke, tra i brani più pesanti dell’album, complice anche la prova straniante di Zurlato. Emergono con preponderanza i synth spettrali in Last gone, mentre è decisamente sludgy e carica di elettricità la veemente Deaf’s hymn. La doppietta strumentale di Point & Comma e la title track sono forse l’apice del disco, con Bonafini grande protagonista e parti acustiche sorprendenti ma calibrate, un incrocio tra una soundtrack gobliniana e la furia di Servant e Grime. Chiude Inerxia, drive me as only you can do, che unisce atmosfera e aggressività in un turbinio di emozioni e cruda malvagità, due aspetti che la band ha elaborato in maniera fluida e viscerale. (Luigi Cattaneo)
 
Hidden Twin (Full album)
 

venerdì 1 giugno 2018

MICHAEL TREW, Waiting in the wings (2017)


Debutto solista per Michael Trew, songwriter di Seattle curioso e versatile che abbiamo già imparato a conoscere ed apprezzare per il suo lavoro con gli Autumn Electric, band con cui ha inciso ben cinque dischi. Waiting in the wings sposta il tiro dal progressive del gruppo madre ad un folk rock intenso e melodico, fatto di passaggi ora più solari ora più inquieti, che vedono Michael (voce, chitarra, organo, piano, basso e percussioni) accompagnato da John Allday (synth, piano e organo), Julie Baldridge (violino), Mike Murphy (basso e glockenspiel), Kory Christian Ochsner (batteria e percussioni), Lauren Trew (clarinetto, flauto e voce) e Dave Webb (chitarra), una schiera di ottimi musicisti che rendono gli arrangiamenti uno dei punti di forza del platter. Anche con gli Autumn Electric era emersa questa attenzione da parte dell’autore, compositore che riesce a creare ispirati bozzetti folk e lunghe gemme prog con la stessa facilità, scegliendo la prima veste per queste nuove tracce da lui create. Ovviamente il tocco progressivo rimane e si percepisce anche qui, facendo incontrare John Denver e Sufjan Stevens con i Moody Blues, andando a privilegiare l’utilizzo accorto di strumenti come il piano, il violino e il clarinetto. La voce di Trew rispecchia l’andamento soave dell’album ed emerge come perfetto cantastorie di un racconto dolce e armonioso, anche quando si fa leggermente più rock (I’m your television) o prog (i sei minuti di Vassagonia). Trew ha la capacità di donare all’intero lavoro un senso di calore, un pathos profondo, spirituale, fatto di semplicità ma nello stesso tempo di strutture di spessore, dove tutto rimanda a scenari suggestivi, poetici, meravigliosi nell’invocare quel senso di rimpianto malinconico che spesso è il quid dello storytelling. Waiting in the wings è la conferma della bontà delle intenzioni dell’americano, capace di convincere nella duplice veste di folk singer e di amante del rock progressivo. Per acquistare l’album potete visitare la pagina bandcamp dell’artista https://michaeltrew.bandcamp.com/releases (Luigi Cattaneo)

CONCERTI DEL MESE, Giugno 2018


Venerdì 1
·FIM - Fiera Internazionale della Musica a Milano
·Dancing Knights a Roma
·RanestRane a Milano
·Roccaforte a Brivio (LC)
·Reale Accademia di Musica a Roma

Sabato 2
·Prog & Frogs alla Cascina Caremma di Besate (MI)
·FIM - Fiera Internazionale della Musica a Milano
·RanestRane a Roma
·Anyway a Torino
·Juri Camisasca a Milano
·Of New Trolls ad Arezzo

Domenica 3
·Prog & Frogs alla Cascina Caremma di Besate (MI)
·FIM - Fiera Internazionale della Musica a Milano
·Anekdoten a Roma
·ELP Project a Sabbioneta (MN)
·O.A.K. a Roma

Mercoledì 6
·Frank Sinutre a Venezia

Giovedì 7
·Liquid Shades a Ferrara

Venerdì 8
·Biglietto Per L'Inferno a Lecco
·Frank Sinutre a Parma
·Seven Impale + Feat.Esserelà a Lugagnano (VR)
·Neal Morse a Bresso (MI)
·Banco Del Mutuo Soccorso a Roma
·Lachesis a Bergamo
·Arturo Stàlteri a Sissa Trecasali (PR)
·Phoenix Again a Brescia
·Sintonia Distorta a Lodi
·Saint Just a Treviso
·Malus Antler a Bassano del Grappa (VI)

Sabato 9
·Røsenkreütz + Marygold a Lugagnano (VR)
·Seven Impale + Zaal a Milano
·Trewa a Milano
·Of New Trolls a Isola Della Scala (VR)
·Beggar's Farm a Livorno Ferraris (VC)
·Prog Metal Night a Roma

Domenica 10
·Massimo Giuntoli a Cinisello Balsamo (MI)

Giovedì 14
·Roberto Cacciapaglia a Cosenza

Venerdì 15
·Unreal City + Bacio Della Medusa a Milano
·feat. Esserelà a Nonantola (MO)
·The Forty Days a Livorno
·Astrolabio + Il Segno del Comando a Pastrengo (VR)
·Massimo Giuntoli a Carugate (MI)


Sabato 16
·Pain Of Salvation + Kingcrow a Roma
·Of New Trolls a S. Secondo Parmense (PR)
·Frank Sinutre a Villafranca Padovana(PD)
·Napoli Centrale a Chiasso (Svizzera)
·Get'em Out a Pavia
·"La Banda suona il Rock" a Roma
·Roccaforte a Brivio (LC)

Domenica 17
·Pain Of Salvation a Segrate (MI)
·Downlouders a Vergiate (VA)
·Prowlers a Romano di Lombardia (BG)
·Bacio Della Medusa a Monte del Lago (PG)

Lunedì 18
·Tributo a Claudio Rocchi a Milano
·Juri Camisasca a Zoagli (GE)

Mercoledì 20
·Ossi Duri feat. Elio a Fontanellato (PR)

Giovedì 21
·Stratosfestival a Brugherio (MB)
·PFM a Grugliasco (TO)
·Monkey Diet a Bologna

Venerdì 22
·Stratosfestival a Brugherio (MB)
·Frank Sinutre a Lonigo (VR)
·Dusk e-B@nd a Bellaria (FC)
·feat. Esserelà a Bologna
·The Winstons a Mondolfo (PU)

Sabato 23
·Stratosfestival a Brugherio (MB)
·PFM a Vascon (TV)
·Lachesis a Barzana (BG)
·Esatta Pressione dell'Olio a Pisa

Domenica 24
·Sons of Apollo a Milano
·ProgItalianFest a S.Lazzaro di Savena (BO)
·PFM a Magliano de' Marsi (AQ)

Lunedì 25
·Steven Wilson a Verona
·Napoli Centrale a Foiano Val Fortore (BN)

Martedì 26
·Steven Wilson a Nichelino (TO)

Mercoledì 27
·Cantina Sociale ad Asti
·Monkey Diet a Bologna

Giovedì 28
·Artchipel Orchestra a Portonovo (AN)
·Rêverie a Milano
·Napoli Centrale a Vallo di Lucania (SA)

Venerdì 29
·Liquid Shades a Ostellato (FE)

Sabato 30
·Black Water's Prog Nights a Boffalora (MI)
·PFM a Rimini
·Il Bacio Della Medusa a Perugia
·Delirium IPG a Genova
·Il Segno Del Comando a Scandicci (FI)
·The Winstons a Cassano Spinola (AL)