mercoledì 30 maggio 2018

PAOLO CARRARO BAND, Newborn (2018)


Ep strumentale per il chitarrista Paolo Carraro e la sua band (Federico Saggin al basso, Federico Kim Marino alla batteria e Daniele Asnicar alla chitarra), che con questo Newborn sigla un lavoro tanto breve quanto intenso, lontano da virtuosismi noiosi o privi di reale interesse per l’ascoltatore, tra i pericoli maggiori e più concreti quando ci si approccia ad un certo tipo di produzione. L’amore per il prog viene contaminato con atmosfere bluesy, strutture fusion, palpiti rock e pulsioni hard, unendo la cura per l’afflato melodico con quella per i tempi dispari, un connubio in cui ritroviamo i Rush ma anche Hendrix e che libera strutture sì intricate ma sempre decifrabili. La fluida Introduction 1257 è la sontuosa partenza del disco, un brano perfetto per aprire il lavoro, per la sua immediatezza e per il pathos che emana. La seguente Exeptions mira ad unire territori maggiormente progressivi con l’arte hendrixiana, mentre Prog ‘n’ roll è una fulminante mescolanza dei due generi così distanti tra loro, episodio che ho adorato sin dal primo ascolto per la sua verve trascinante e avvincente. Ottimo il groove che colora Blue Jay River e molto valido è anche il finale di Beck in town, un hard blues ideale per suggellare un ritorno (dopo You’d better run del 2013) decisamente piacevole, suonato egregiamente e che segna un nuovo punto di partenza per Paolo Carraro. (Luigi Cattaneo)
 
Official Teaser
 

sabato 26 maggio 2018

SILVIO RICCI, Hard Rock Emotions (2017)

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Hard Rock Emotions è il secondo libro di Silvio Ricci dopo l’oramai introvabile Hard Rock Story del 1986 ed è un’opera che narra di un certo tipo di suono partendo dagli anni ’60 per arrivare a toccare la scena contemporanea. L’autore, esperto ed appassionato, esprime le sue emozioni nel raccontare i dischi e gli artisti di una vita, le scoperte, i viaggi per la musica, un “romanzo elettrico” come viene definito dallo scrittore. Si parte dall’hard e dall’heavy per toccare le svariate correnti che si sono mescolate col genere nel corso dei decenni, con tutte le sue trasformazioni e la crescita costante di un pubblico solido, viscerale e fiero. Ricci descrive i gruppi, le correnti, con l’idea che ci si trova di fronte non solo ad uno stile ma alla colonna sonora della vita. Un libro come atto d’amore dunque, perché Silvio ha vissuto appieno gli anni in cui non vi era internet a far trovare tutto pronto ma bisognava vivere emotivamente per cercare e trovare ciò che incuriosiva, un periodo in cui la ricerca aveva a volte un valore ancora più alto del risultato finale. Il libro è acquistabile sulle maggiori piattaforme o contattando direttamente Ricci sulla sua pagina facebook. (Luigi Cattaneo)
 

 
 

WI ID, The rhythm of sunset (2017)


 
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Giungono da Sant’Andrea di Conza (Avellino) i WI ID, monicker dietro cui si celano Pietro Di Guglielmo al basso, Gianmarco Falivena alla chitarra, Francesco Iannicelli alla voce, Daniele Mazzeo alla batteria e Michele Schiavone alla tastiera. Gli otto pezzi che compongono The rhythm of sunset mostrano un ensemble che ha fatto tesoro degli anni di cover e di live, incanalando il proprio sound in un rock che contiene sfumature che passano dall’hard al prog, puntando molto sulla forma canzone, quindi nessuna concessione a suite di sorta o brani eccessivamente lunghi. Le composizioni risultano tutte di buon livello, con alcune sopra le altre, come nel caso della ballata Voiceless, che nel finale si trasforma in uno strumentale psichedelico di grande atmosfera e della misteriosa Herald, forse il pezzo più progressivo tra i presenti. Vibrante Melanchonic irony, il primo brano scritto dagli avellinesi ma molto buona è anche Ivan Il’ic, pezzo dinamico e con dei validi intarsi strumentali. La vena rock emerge nella piacevolissima On her skin e in Habit, forse il pezzo più tirato del disco, così come la malinconia si impossessa di I’m raining. La title track conclude degnamente un lavoro in cui il quintetto ha messo in mostra doti di scrittura ma anche tecniche, con folate strumentali sempre molto emozionanti, che forse potevano essere persino di più vista la qualità espressa, un punto di partenza non indifferente su cui lavorare per migliorare ulteriormente in futuro. (Luigi Cattaneo)
 
Herald (Video)
 

giovedì 24 maggio 2018

NIL NIL, Nil Nil (2017)

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Ep d’esordio per i Nil Nil, band padovana che ho da poco scoperto durante un contest (il Power to the Music tenutosi a Dolo) e che mi ha da subito fatto una buona impressione. Incuriosito dal loro suono, legato alla dark wave e al post punk, sono entrato in possesso di questo lavoro da loro definito demo, termine che però non fa onore alla qualità del suddetto e a tutte le felici intuizioni contenute in esso. Ennio Pinato (voce e synth), Gabriele Rocco (chitarra), Paolo Lunardon (basso) ed Emanuele Moronco (batteria) producono cinque brani che sono il condensato di una vita di ascolti, a partire dall’iniziale The dwarfs of the garden, legata in maniera indissolubile a quei primi anni ’80 spartiacque di un certo tipo di plumbee sonorità. Clamorosa Even Paul is dead, trascinante e diretta, vicina ad alcune cose dei monumentali Bauhaus viene attraversata da un bel gioco ritmico e dai synth che esaltano la costruzione e donano ulteriore atmosfera. Molto interessante anche lo sviluppo alla Joy Division di Run rabbit … run!, mentre più legate al post punk e al r’n’r ma ancora gradevoli le restanti Whose side are you on?, che mi ha ricordato gli Stooges dell’icona Iggy Pop e Little man, con un finale irriverente che pare citare i Sex Pistols di God save the queen. Un ottimo inizio per i veneti, non c’è che dire, in attesa di un primo full più sostanzioso. (Luigi Cattaneo)
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mercoledì 23 maggio 2018

OPERAPIA, Operapia (2017)


Nati nel 2011, gli Operapia, come tante altre giovani band, iniziano il loro percorso dedicandosi a cover rock proponendosi nei locali dediti alla musica live della loro terra d’origine, la Sardegna. Il luogo, nel corso dei decenni, non è mai stato troppo sensibile al fascino di certa musica, basti pensare che anche negli anni ’70 non emersero molti gruppi locali (oltre agli ottimi Cadmo e ai Salis poco altro). Danilo Magni (voce), Angelo Filinesi (chitarre, basso, tastiere e batteria), Francesco Brocca (tastiere) e Gigi Calvia (batteria), coadiuvati da Pierpaolo Zonca (basso), Piergiulio Manzi (basso) e Stefano Palazzolo (batteria), decidono ben presto di dedicarsi alla scrittura di inediti dal sapore progressivo, giungendo sul finire del 2017 alla pubblicazione del primo omonimo ep. Il prog dei sardi si tinge lungo questi trenta minuti circa di hard rock ma anche di passaggi molto ragionati e si contraddistingue per la ricerca di un connubio tra melodie sognanti, fraseggi ricchi di pathos, riff aggressivi e momenti elaborati. Lo sguardo dell’ensemble è rivolto alla stagione d’oro del prog ma riesce a canalizzarsi anche in un contesto più attuale, un po’ quello che hanno fatto act contemporanei come Fem, Magnolia e If Sounds. L’uso intelligente delle tastiere frutta una base sinfonica su cui si muovono con sicurezza tutti gli elementi della formazione, bravi nello sviluppare composizioni che riescono ad essere immediate pur nella loro complessità strutturale. Un esordio fresco e dinamico che segna un primo passo gradevole da cui partire per sviluppare ulteriori idee e intuizioni. (Luigi Cattaneo)
 
Operapia Full ep (Video)
 

martedì 22 maggio 2018

CLAUDIO FASOLI, Haiku Time (2017)

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Torna a breve distanza da Inner sounds (disco e libro che consiglio caldamente) Claudio Fasoli, sassofonista degli storici Perigeo qui in compagnia del Samadhi Quintet (oltre a Fasoli troviamo Michael Gassman alla tromba e al filicorno, Michelangelo Decorato al piano, Andrea Lamacchia al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria). Haiku time nasce dall’idea di sviluppare i codici espressivi degli Haiku, i poemi giapponesi di sole 27 suoni (sillabe) e la musica del platter ha lo stesso intento, ossia emozionare nel minore spazio sonoro possibile, con temi, titoli e interventi solistici contenuti. L’album è un concentrato di minuzie, di raffinatezze contenutistiche che raccontano, in cui ogni elemento è parte di un grandioso ingranaggio, complesso e variegato ma capace anche di saper comunicare. Fasoli dimostra ancora quella curiosità che lo spinse più di quarant’anni fa ad affermarsi come uno dei musicisti di maggior spicco della scena italiana, un decano che non si è mai fermato nel limbo dell’autocompiacimento, trovando di volta in volta stimoli e musicisti con cui sviluppare le sue idee. Il veneto continua nel suo percorso in cui convivono jazz e umori da camera, pulsioni che si cristallizzano per mano di interpreti sicuri, bravi nell’assecondare i concetti dell’elaborato fasoliniano, con Gassman monumentale nel creare un interplay fiatistico di alto livello (le bellissime Wet e Try), Decorato finissimo esecutore di suadenti tappeti e la sezione ritmica dotata di intensità ed energia. Claudio non solo non si accontenta ma pubblica uno dei capitoli più interessanti degli ultimi anni di carriera, segno che ci troviamo dinnanzi ad un’artista ancora desideroso di esprimere ciò in cui crede con ineffabile bellezza. (Luigi Cattaneo)

lunedì 21 maggio 2018

CATERINA PALAZZI SUDOKU KILLER LIVE @ MILS

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Si è conclusa nella giornata di domenica 20 maggio la tournèe di Caterina Palazzi Sudoku Killer, un’ultima data organizzata dall’associazione Il Tassello e da Spazio Anteprima presso il Museo delle Industrie e del Lavoro Saronnese. Il quartetto guidato dalla contrabbassista vede tra le sue fila Giacomo Ancillotto alla chitarra, Maurizio Chiavaro alla batteria e Sergio Pomante al sax e nelle ultime settimane si sono mossi lungo l’Europa per occuparsi della promozione del nuovo Asperger (seguito di Sudoku Killer del 2010 e Infanticide del 2015). La serata è stata l’occasione per ribadire la voglia di spaziare dei romani, catalizzatori di pulsioni jazz rock e vagiti psichedelici, sperimentalismo e avanguardia noisy, un concentrato esplosivo ma capace di essere anche piuttosto evocativo. Poco più di 1 ora a tratti sorprendente, melting pot di atmosfere e sussulti jazzcore, con lo sguardo tanto all’Europa del nord quanto a grandi nomi come Shellac e John Zorn, senza dimenticare alcune italiche realtà con cui i Sudoku hanno una certa attitudine in comune (vedi NoHayBanda e Zu). La Palazzi, illuminata da un piccolo faro rosso, appare come un’inquieta regina della notte e le sue dita, nonché l’archetto, scivolano sulle corde del suo possente strumento, emanazione simbolica di un oscura poetica fatta di note e scosse elettriche. Il potente substrato ritmico trova in Chiavaro un perfetto interprete ed è la base su cui si muovono la chitarra piena di effetti di Ancillotto e il sax, ora pacato ora veemente di Pomante. Una bellissima serata in cui le note di Asperger hanno confermato la duttilità del progetto e quella sensazione di trovarsi dinnanzi ad una delle realtà più curiose e free del panorama. (Luigi Cattaneo)

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giovedì 17 maggio 2018

ZENDEN SAN, Daily Garbage (2017)


Negli ultimi anni di line up formate da solo due elementi ne ho incontrate diverse, dallo sperimentalismo del duo formato da Paolo Spaccamonti e Paul Beauchamp alla durezza dei Rinuncia a Satana?, passando per il jazz etnico di Gianluca Milanese e Nicola Andrioli e il math dei NoHayBanda, ma una coppia ritmica in solitaria per ora non mi era ancora capitata. Gli Zenden San, ossia Fabrizio Giovampietro al basso e Alessandra Fiorini alla batteria, mescolano funky, noise, post e math, risultando convincenti più di quanto mi aspettassi, in un crossover in cui convivono i Devo, i Mr.Bungle, i Primus ma anche i nostrani Zu. I cremonesi rilasciano un flusso ininterrotto di pulsioni variopinte, che non risente particolarmente dell’assenza di un terzo elemento, anche perché vi è un ottimo lavoro sull’effettistica a disposizione e si contraddistingue per le doti tecniche elevate che risultano necessarie per sviluppare un elaborato così pieno di groove, incastri, giochi psichedelici e passaggi prog, sfuriate hard e momenti atmosferici. I quasi quaranta minuti non hanno particolari cali, con i due che si esprimono liberamente, come in una jam dove la fantasia non viene soggiogata da rigidi schemi espressivi, travolgendo l’ascoltatore con la forza dell’impatto, la capacità di sapersi trasformare per poter comunicare certe intenzioni. Un eclettismo che punteggia l’insieme di Daily garbage, un esordio che pur partendo da un background solido e percepibile ha dalla sua la forza delle idee, quelle di due straordinari interpreti dello strumento che probabilmente dal vivo trovano una valvola di sfogo naturale per cotanta potenza espressiva. La Karma Conspiracy non sbaglia un colpo e conferma questa sana attitudine anche con gli Zenden San  , davvero una piacevole sorpresa nell’affollato panorama underground italiano. (Luigi Cattaneo)
 
Interim (Video)
 

mercoledì 16 maggio 2018

BEATRICE ANTOLINI, L'AB (2018)

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Nuovo disco di inediti per Beatrice Antolini, il quinto per la brava e poliedrica artista maceratese, tra le più interessanti della scena indie nostrana. L’AB è l’ennesima prova eclettica della compositrice, che qui si è parecchio divertita a scrivere tutto da sola, dividendosi tra canto, chitarra, basso, batteria, percussioni, synth, piano e programmazioni elettroniche. Il concept, sulla condizione della società moderna in un’epoca altamente tecnologica, si apre con Insilence, misteriosa e notturna, cala l’ascoltatore nel trip elettronico che contraddistingue il ricco plot narrativo e fa da apripista per i due singoli sin qui estratti, l’ispiratissima Forget to be e la magnetica Second Life, un trittico iniziale davvero notevole. Splendida anche l’eterea Subba, segnata da un contrappunto elettronico raffinato e perfetto per esaltare le dinamiche del pezzo, prima di Until I became, in cui tale componente si fa più dura e Total blank, meno immediata e animata da uno spirito elettrodark. What you want si avvale di una gradevolissima seconda parte strumentale di grande impatto, mentre Beatrice sceglie atmosfera e un maggior tono cantautorale, ma sempre sui generis, per le ottime e conclusive I’m feeling lonely e Beautiful nothing. L’AB è un buonissimo ritorno, un platter in cui l’Antolini non nasconde certe affinità con Bjork, Amanda Palmer, Fever Ray, The Knife e Röyksopp ma espresse con personalità e soprattutto una grande cura per il songwriting, che confermano la cantautrice marchigiana come una delle realtà più curiose del panorama. (Luigi Cattaneo)
 
Second life (Official Video)
 

lunedì 14 maggio 2018

UNIMOTHER 27. AcidoXodica (2018)


Torna a breve distanza da Fiore spietato Piero Ranalli con il suo progetto Unimother 27, monicker con il quale si è sempre più allontanato dalle precedenti esperienze con City Sewen System e Areknames, per abbracciare una psichedelia tout court intrisa di quella Kosmische Musik cara ai corrieri cosmici tedeschi. Questo sesto capitolo è nuovamente improntato sulla sua chitarra (ma Ranalli suona anche il basso e i synth) e sull’apporto percussionistico di Mr. Fist, molto tribale a dire il vero (forse anche troppo). Il platter è a dir poco iridescente, perché trae ispirazione da un sogno, spiegato dallo stesso autore. “Cammino lungo una strada di una città immaginaria e noto che in entrambe le direzioni lo scenario che mi trovo davanti non cambia”. Da qui il titolo del disco e dei brani, che letti in senso inverso non cambiano significato, con la musica che segue questa scia ciclica, ripetitiva, attua a sviluppare un loop in cui ovviamente ci si perde, si resta perplessi anche, un trip imperfetto e astratto che si sviluppa proprio da una realtà onirica. Ossesso è l’inizio topoi dell’album, una base percussiva funge da tappeto per la deviata chitarra di Ranalli, lungo dieci minuti che spiazzano totalmente l’ascoltatore. Tutto il disco in realtà sembra attingere tanto dal Kraut quanto dal genio di Hendrix, una trasposizione in piena libertà dello spirito che animava certe correnti e certi personaggi una cinquantina di anni fa circa, con la chitarra furente del pescarese sempre in primo piano. Proprio l’utilizzo quasi esclusivo della sei corde e delle percussioni è un po’ il limite di AcidoXodica, che proprio quando inserisce altri elementi con più convinzione diviene maggiormente compiuto. Apprezzabili comunque le intenzioni dell’abruzzese di creare un disco free, homemade, psichedelico nella forma e nella sostanza, lontanissimo da questi tempi e liquido come la materia dei sogni. (Luigi Cattaneo)
 
Album Teaser (Video)
 

domenica 13 maggio 2018

I-KAL, The equinox fire (2017)

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Gli I-Kal sono un progetto nato per mano di Luciano Chessa, chitarrista già attivo con gli ottimi IV Luna e propongono un progressive che non disdegna incursioni nel new prog e nell’hard, andando a citare band come Marillion e Anekdoten ma anche il tragitto del guru Steven Wilson e dei suoi vari side. L’aquilano, insieme a Gianpietro Barone (basso), Andrea Casinove (batteria), Jacopo Purificati (voce) e Luca Colangeli (tastiere), ha puntato molto in questo ep d’esordio su un sound ricco di pathos, con strutture progressive attuali (in questo mi hanno ricordato anche i nostrani Proteo e Methodica). L’inizio è affidato a Declaration of healing e da subito si percepisce la qualità del quintetto, che si muove tra passaggi raffinati, umori dark, pulsioni heavy e un buon tessuto strumentale. Anche Blank mirrors ha un certo substrato e ben si sposa con la capacità del gruppo di modulare fraseggi melodici e aggraziati, gli stessi che pervadono il break strumentale di Autumn’s remembrance, come suggerisce il titolo malinconica e dal mood nostalgico. La seconda parte vede prima il grandeur progressivo di Ouroboros, brano dinamico e con parecchie idee al suo interno e poi la conclusiva ed epica title track, che si avvale di un crescendo straordinario in cui emerge la forza interpretativa di Purificati, convincente comunque su tutti e quattro i pezzi cantati. Un ep assolutamente valido e che lascia intravedere, in attesa di un lavoro più corposo, delle potenzialità che fanno ben sperare per il futuro degli abruzzesi. (Luigi Cattaneo)
 
The equinox fire preview
 

martedì 8 maggio 2018

LAEDERBRAUN, Ade (2017)


Nativi di Lecco, dopo l’ep Saturnalia del 2009 e Dies Irae del 2010, i Laederbraun arrivano a questo secondo full lenght inserendo la voce femminile di Isabella Conca e il violoncello di Michele Nasatti, che si aggiungono al basso di Gionata Montanelli, alla batteria di Antonio Romano e alle chitarre di Simone Goretti. Ade, prodotto da Fil 1933, è un concentrato di rock italiano, con vagiti hard e progressive settantiano, poco più di trenta minuti in cui la band predilige impatto e grinta come si faceva quando in Italia certa musica ancora aveva spazio. Elettricità a fiumi, hard e virate blues, aggressività e melodia, riff distorti, il tutto con uno sguardo verso un passato che non c’è più ma che il quintetto porta avanti con onestà e fierezza. I nove brani di Ade si susseguono in maniera scorrevole, senza particolari cali e con un paio di picchi sopra la media, a partire dall’iniziale e selvaggia Barracuda, traccia vigorosa e robusta. Anche Vertigine risulta brano deciso ed energico e fa il paio con Son qui per te, trame in cui emerge la personalità della Conca, novella Silvana Aliotta, cantante dei mai dimenticati Circus 2000. Il violoncello apre 21 Gr, per poi esplodere in una seconda parte drammatica e più impetuosa, mentre Marea viaggia su territori quasi hard rock. Della stessa pasta è Virtuale, con la chitarra di Goretti pronta a graffiare e il rock, quello senza fronzoli, si manifesta pure in Spirali. Insomma, un susseguirsi di composizioni ad alto voltaggio che ci conducono verso il finale in cui troviamo prima la gradevole Occhio nudo e poi Instabile, un magnifico momento cupo e potente. Buona prova per i Laederbraun, che in poco più di trenta minuti imbastiscono un lavoro spartiacque della loro pur breve carriera, perché l’inserimento del violoncello (che potrebbe anche essere maggiormente sfruttato in futuro) e di una voce femminile (ottima la prova della Conca) danno quel qualcosa in più allo stile dei lecchesi, forti anche di un songwriting sicuro, che punta giustamente sulla coesione e la compattezza. Per ascoltare e  acquistare l’album potete visitare la pagina https://fil1933group.bandcamp.com/album/laederbraun-ade . (Luigi Cattaneo)

venerdì 4 maggio 2018

CLAUDIO SIGNORILE, Groove experience (2017)


Groove experience segna il ritorno di Claudio Signorile, bassista che contamina il suo amore per la fusion con il rock e il jazz, proprio come alcuni grandi virtuosi dello strumento (paiono decise le influenze di personaggi straordinari come Jaco Pastorius e Victor Wooten). Si parte subito forte con Horizon, brano caratterizzato dall’utilizzo di due bassi (Signorile si occupa delle parti ritmiche e lascia lo spazio solistico al bravissimo Vincenzo Maurogiovanni) e contornato da una spruzzata di elettronica guidata dallo stesso autore, a cui fanno da contraltare le note del piano di Michele Campobasso e il dinamismo di Rha Stranges alla batteria. Veramente un ottimo inizio, seguito da Bass suite, sintesi suprema del pensiero di Signorile, interprete che oltre alle doti tecniche ha la capacità di sviluppare soluzioni melodiche di ampio respiro, un jazz rock di grande presa che si sviluppa anche sulle intuizioni di Francesco Adessi alla chitarra acustica e Aurelio Follieri all’elettrica (musicista che ha da poco rilasciato il buonissimo Overnight). Piacevole Unforgettable, pur se si tratta di una traccia per solo basso, un momento isolato che anticipa la debordante title track, arricchita da trame elettroniche pungenti e dalla batteria di Francesco Dettole, un episodio in duo davvero ottimo. Si torna su binari fusion con la sentita When love ends, in cui Claudio lascia il ruolo solista a Pierluigi Balducci (di cui ricordo con piacere Blue from heaven del 2012) e si avvale di Marcello Leanza, pregevole nel prodigarsi in un solo di sax di grande effetto. Anche Mosaic è davvero interessante, registrata nuovamente in duo, vede Signorile duellare con un aggressivo Follieri all’interno di un contesto in cui l'elettronica risultano tutt’altro che secondaria. In my memory, con Danny Trent alla chitarra acustica, è una delicata composizione che va a chiudere un lavoro che mi sento di consigliare a tutti gli amanti della musica strumentale. (Luigi Cattaneo)
 
Teaser Album (Video)
 

martedì 1 maggio 2018

QUADRI PROGRESSIVI, Jumbo


 
Opera realizzata dall'artista milanese Lorena Trapani, che con tecnica zentangle e l'utilizzo di china e acrilico ha voluto omaggiare gli storici Jumbo.
Per visualizzare o ricevere i lavori di Lorena potete inviare una mail a progressivamenteblog@yahoo.it
 

BLACK HOLE, Evil in the dark (2017)


32 anni di silenzio, una scia oscura, cupa, che mai si è esaurita tra gli appassionati del culto maligno targato Black Hole e che dopo Land of mistery del 1985 e Living mask del 2000 (un postumo con registrazioni di fine anni ’80), torna con il nuovo Evil in the dark, ennesimo capitolo intriso di heavy, elettronica, dark rock e doom. Il leader Robert Measles (voce, basso, chitarra, organo, tastiere e drum machine), affiancato dal chitarrista Michael Sinicus, rilascia questo inatteso come back, frutto di vecchie session di inizio ’90 e nuove idee, sempre mantenendo fede alla sua concezione lo-fi, una caratteristica che da un lato non esalta alcuni interessanti sviluppi sonori ma dall’altro accentua ancora di più l’aurea malsana e ipnotica del progetto, obiettivo probabilmente tra i principali perseguiti dal compositore. Pregi e difetti che emergono sin dall’iniziale e lunga title track, perverso canto funebre con una parte centrale dalla struttura heavy prog e un chorus inquieto a cui partecipa anche Robin Hell alla batteria. Alien woman e la seguente Holy grail confermano l’attitudine misteriosa del gruppo, con break evocativi dettati soprattutto dall’uso interessante dell’organo e delle tastiere e dalla creazione di tenebrosi riff heavy. Doom metal, lento e nero, pervade la fosca Octopus tenebricus, brano che forse avrebbe beneficiato di una maggiore cura in sede di arrangiamento, mentre la strumentale The way of unwitting sembra uscita direttamente dalla soundtrack di un film di genere, mescolando struttura prog a passaggi orrorifici, per quello che sarà uno dei pezzi meglio riusciti del disco. A metà lavoro Measles decide di piazzare due tracce molto lunghe, Astral world, nove minuti strumentali a cavallo tra psichedelia e progressive e X Files, una sorta di suite divisa in due parti in cui forte è la componente elettronica, un crossover di heavy dark e space rock che omaggia Edgar Froese dei Tangerine Dream (soprattutto nella seconda). Inferi domine è una ballata spettrale dominata dall’organo, la long track Dangerous beings è un heavy prog profondo e tetro, prima di Nightmare, dark song strumentale improntata sull’interplay tra l’organo e le ritmiche hard. Chiusura affidata alla breve The final death, epilogo organistico in cui Measles mostra anche le sue doti tecniche. 80 minuti non sempre fluidi, pecca dovuta probabilmente ad una produzione non all’altezza delle intuizioni e ad un uso smodato della drum machine, problematiche che però non hanno intaccato il fascino sinistro dei Black Hole, pressoché immutato nel tempo e che difficilmente scontenterà i fan di vecchia data e tutti coloro che sono legati ai primi Death SS, al Paul Chain solista, al dark prog dei Goad, ai The Black di Mario Di Donato e alle colonne sonore targate Fabio Frizzi. (Luigi Cattaneo)
 
Album Teaser
 

CONCERTI DEL MESE, Maggio 2018

Martedì 1
·Phoenix Again a Provaglio d'Iseo (BS)
·Malibran a Misterbianco (CT)

Venerdì 4
·RanestRane Weekend a Cervia (RA)
·L'Ira del Baccano a Roma
·Feat. Esserelà a Bologna
·Mad Fellaz a Romano d'Ezzelino (VI)

Sabato 5
·RanestRane Weekend a Cervia (RA)
·Not A Good Sign alla Casa di Alex di Milano
·Sezione Frenante al Vapore di Marghera (VE)
·God Is An Astronaut a Milano
·Of New Trolls a Ponte dell'Olio (PC)
·Conqueror a Messina
·The Forty Days a Piombino (LI)

Domenica 6
·Arena a Lugagnano (VR)
·God Is An Astronaut a Bologna
·Frank Sinutre a Loreto (AN)
·Aerostation a Reggio Emilia
·Diraxy al bar Verga di Milano

Lunedì 7
·God Is An Astronaut a Ciampino (Roma)

Mercoledì 9
·Martin Barre a Lugagnano (VR)
·Malibran a Belpasso (CT)
·Osanna a Napoli

Venerdì 11
·Glincolti a Lugo di Vicenza (VI)
·Annie Barbazza a Gandino (BG)
·Kevin Dempsey & Jacqui McShee a Cosenza
·Lingalad a Genova
·feat. Esserelà a Trento

Sabato 12
·PFM a Legnano (MI)
·Accordo dei Contrari + Bocca della Verità a Lugagnano (VR)
·Glincolti a Trebaseleghe (PD)
·Nursery Cryme a Roma
·Ozone Park a Cagliari

Domenica 13
·Phoenix Again a Roma
·Monkey Diet a Bologna
·Banco Del Mutuo Soccorso a Cori (LT)


Venerdì 18
·Squadra Omega a Umbertide (PG)
·Verganti a Moncalieri (TO)
·Muffx a Marghera (VE)
·Opus Avantra a Catanzaro
·David Jackson & Marco Lo Muscio a Cantù (CO)
·Mogador ad Albate (CO)

Sabato 19
·Moonchild Quartet a Milano
·Squadra Omega a Montepulciano (SI)
·Sezione Frenante a Marghera (VE)
·Of New Trolls a Monacilioni (CB)
·Dusk e-B@nd a Bibione Pineda (VE)
·Finister a Firenze
·Beggar's Farm a Basaluzzo (AL)
·Gazzara Plays Genesis a Milano
·O.A.K. a Roma
·Torso Virile Colossale a Reggio Emilia
·Il Giardino Onirico a Fabrica di Roma (VT)

Lunedì 21
·PFM a Pescara

Martedì 22
·PFM a Casanova di Carinola (CE)
·Talking Drum a Milano

Giovedì 24
·Circus Maximus a Roma
·Dropshard+Diraxy a Milano
·Saint Just a Roma
·Phlox a Venezia

Venerdì 25
·Campo Magnetico ad Albignasego (PD)
·Circus Maximus a Brescia
·Tony Pagliuca a Lugagnano (VR)
·Mr. Punch a Roma
·Osanna a Poggiomarino (NA)
·Beggar's Farm a Valenza (AL)

Sabato 26
·Phlox+Parco Lambro a Milano
·3C a Lugagnano (VR)
·Circus Maximus a Bologna
·Dancing Knights a Calcata (VT)
·Osanna a Caserta
·Lachesis a Brivio (LC)
·Mad Fellaz a Camposampiero (PD)
·Roccaforte a Roreto di Cherasco (CN)

Domenica 27
·Arturo Stàlteri a Vicenza
·PFM ad Agira (EN)

Giovedì 31
·FIM - Fiera della Musica a Milano
·Aldo Tagliapietra a Lugagnano (VR)
·Balletto di Bronzo a Roma
·Arturo Stàlteri a Pontassieve (FI)
·Prometheo a Bari