venerdì 24 settembre 2021

WENDY?!, In the temple of feedback (2021)

 


Quarto disco per i Wendy?!, band formata nel 2008 da Lorenzo Canevacci (ex chitarrista del gruppo hardcore Bloody Riot), che torna a distanza di 4 anni dal precedente Idols & Gods. L’urgenza e la voglia di usare il rock per comunicare le storture della società sono immutate rispetto al passato, e Lorenzo, diviso tra voce, chitarra e armonica, insieme a Alessandro Ressa (chitarra ritmica), Paola Altobelli (basso) e Luca Calabrò (batteria), sputa fuori trenta minuti istintivi, lontani dalle mode del momento, una sana libertà di espressione che rimuove steccati e barriere. Senza stravolgere un sound collaudato, In the temple of feedback mostra attitudine e compattezza, ritmiche solide su cui si muovono le chitarre di Canevacci e Ressa, che danno il meglio in pezzi pieni di furore come The king of mud o Rock these ancient ruins. Non sono da meno il garage di TNMA e la più cadenzata Spider girl, così come colpisce la melodia semplice di What did you get e la delicata atmosfera di Song for Johnny, epitaffio dall’anima folk di un ritorno più che apprezzabile. (Luigi Cattaneo)


giovedì 23 settembre 2021

EUG IOMMI & THE MINIMAL, Classic of changes

 


Disco solista per Eug Iommi, cantante dei Lightpole, band di cui abbiamo parlato diverse volte da queste pagine, che qui abbandona temporaneamente il gruppo madre per farsi accompagnare da Bart Ortuso (pianoforte) e Claudio Marc (elettronica). Classic of changes si muove tra cantautorato, alternative ed elettronica, un mondo che Eug conosce molto bene e che non fatica a riportare nella sua musica, sia quando guarda verso l’estero (Slow fandango ma anche la cover di Jeff Buckley All flowers in time bend towards the sun), sia quando sviluppa temi legati all’italico pop (Piccoli dosi). L’atmosfera minimal aiuta le composizioni del trio, intime e sospese, con Iommi sicuro interprete di brani dove le note sono pesate con una certa attenzione e gli sviluppi sonori sono spesso caratterizzati dal lavoro di Ortuso. Potete acquistare l’album su https://eugiommi.bandcamp.com/album/classic-of-changes , dove è possibile trovare tutta la produzione artistica dell’autore marchigiano. (Luigi Cattaneo)

GRANDVAL, Descendu sur terre (2020)

 

Dopo A ciel ouvert del 2016, tornano i francesi Grandval con Descendu sur terre, album uscito l’anno scorso che vede la formazione guidata da Henri Vaugrand (voce, basso, chitarra, tastiere) completata da Olivier Bonneau (tastiere, chitarra), Jean Baptiste Itier (batterista dei Nemo), Jean Pierre Louveton (chitarra, mellotron già con Nemo, JPL e Wolfspring) e una serie di abili chitarristi (Christophe Chalancon, Steph Honde degli Hollywood Monsters e dei Now or Never, Kevin Serra dei Quantum Legacy, Raffaele Spanetta degli Old Rock City Orchestra). Il concept, un intrigante viaggio sul rapporto tra uomo e natura, è una lunga partitura di prog psichedelico, che guarda ai Genesis ma anche alla scena attuale, complici i diversi ospiti citati, che sono stati bravissimi nel colorare con la loro personalità le undici tracce del disco. La brillante scrittura di Vaugrand risulta equilibrata e funzionale al racconto messo in campo, e la lunghezza del prodotto, circa 70 minuti, con il passare degli ascolti diviene sempre più familiare, anche per via di una discreta variabilità delle soluzioni trovate dalla band. Nella tradizione del prog d’oltralpe di Ange, Mona Lisa, Asia Minor e Carpe Diem, ma con uno sguardo sul contemporaneo, Descendu sur terre sprigiona sin da subito la magnificenza del prog sinfonico con l’introduzione strumentale di Exondation, con la chitarra di Honde che tratteggia scenari di classica bellezza, un bel biglietto da visita che spalanca le porte alla lunga Un nouveau destin, 9 minuti in cui anche il nostrano Spanetta si rende protagonista di una prova maiuscola. La brillante melodia della title track e il folk progressivo di La vie, pourtant, la vie (con l’apprezzabile coppia Louveton-Chalancon) sono altre due perle di questo lavoro, che si chiude con la rivisitazione di La maison de Men-Taa, brano tratto da Rock Puzzle dei monumentali Atoll, altra band che ha influenzato la musica di Vaugrand e Bonneau, nonché ideale finale di un album elegante e raffinato, per una formazione che vedrei bene nella prossima edizione del festival prog di Veruno. (Luigi Cattaneo)

Un nouveau destin (Video)



mercoledì 22 settembre 2021

ELM, The wait (2020)

 


The wait è il secondo album degli Elm, un concentrato di noise, sludge e stoner che ricorda The Jesus Lizard, Fugazi e Melvins, una cupezza di fondo che trova vita grazie a riff spessi e ritmiche poderose, una furia strutturale che viene mitigata da effluvi bluesy, spore psichedeliche e bagliori melodici, che trasportano l’aggressione brutale verso lidi oscuri e atmosfere tetre. Il risultato finale è un allucinato trip di tensione (Kingsnake e 44), blues rurale (la bellissima Hellhound) e progressioni indiavolate (la lunga e memorabile Son), con il calore dell’analogico che diviene valore aggiunto di un songwriting teso, vibrante, che fa di questo ritorno un lavoro assolutamente gustoso per gli amanti del genere. Di seguito il link per poter ascoltare e acquistare il disco https://elmcult.bandcamp.com/album/the-wait (Luigi Cattaneo)


domenica 19 settembre 2021

TALINKA, Rainbow over Kolonaki (2020)

 

Uscito ad inizio 2020, Rainbow over Kolonaki segna il ritorno dei Talinka, quartetto formato da Yaron Stavi (contrabbasso), Jenny Bliss Bennet (viola, violino e voce), Tali Atzmon (voce e ukulele) e Gilad Atzmon (sax, chitarra, clarinetto e fisarmonica), a cui vanno aggiunti Ross Stanley al piano e Billy Pod alle percussioni e alla batteria). World e jazz si inseguono lungo dieci tracce evocative e brillanti, dove il pathos si respira sin dalle iniziali note della title track, a cui fanno seguito la cinematografica If I should lose you e il traditional She moved through the fair. La scelta di guardare al passato è supportata dalla forte personalità dei musicisti, eccellenti nell’omaggiare il Frank Sinatra di I’m a fool to want you, ma anche di guardare alla tradizione del folk inglese in Greensleeves e Scarborough fair. Anche le trame inedite di Perdita e Time runs out spostano i confini da cui attingere, una profondità di vedute che trova conferma in When Apollo smiles e nella conclusiva I’ll be seeing you, immaginifico finale di un disco sofisticato e raffinato. (Luigi Cattaneo)

Time runs out (Video)



martedì 14 settembre 2021

INTERVISTE PROGRESSIVE, Gli Ikitan presentano Live at Forte Geremia



Dopo la pubblicazione di Twenty Twenty arriva ora Live at Forte Geremia, un video dal forte impatto scenico. Com’è nata l’idea alla base del progetto?


Inizialmente la voglia era quella di suonare la nostra Twenty-Twenty semplicemente dal nostro studio poi, come spesso succede, la cosa ci è sfuggita di mano e invece che starcene al calduccio nella nostra zona comfort abbiamo deciso di portare tutto in cima al Turchino, monte alle spalle di Genova, trovando in Forte Geremia un luogo perfetto per fare sentire e “vedere” la nostra musica.

Una volta che abbiamo deciso di realizzare quello che a tutti gli effetti può essere considerato il nostro primo concerto all’aperto, non possiamo non citare gli Yawning Man, col loro recente Live at the Giant Rock, come grande fonte di ispirazione.

Un generator party stile ligure: niente deserto in favore di un paesaggio mare e monti.

Il video è stato realizzato in una giornata (domenica 7 marzo) dove, a quota 819 m slm, siamo scesi fino a 5° C, e le riprese sono state effettuate da Squeasy Film.


La suite di 20 minuti del vostro ep e del live in questione ha al suo interno tante sfaccettature. C’è un background comune e in che genere vi rispecchiate maggiormente?


Una delle cose che ci tiene più uniti è sicuramente la bio-diversità che c’è all’interno del gruppo. Una delle nostre regole auree è quella di non imporre un determinato stile o genere a nessuno, i nostri brani vengono fuori da ore e ore di jam session dove ciascuno mette dentro il proprio background e il proprio gusto… fortuna che siamo solo in tre.

Luca (chitarra) e Frik Et (basso) hanno suonato insieme per tanti anni e hanno un background tendente a grunge e stoner rock, e avevano intenzione di spingersi maggiormente in direzione post-rock, continuando a fare a meno del cantato.

Con l’ingresso di Enrico dietro le pelli, la musica degli IKITAN diventa un calderone di tutte le nostre influenze, sempre in chiave strumentale, con l’aggiunta di elementi prog e heavy.


Quanto è importante per una band come la vostra l’aspetto live?


L’essenza del tipo di musica che proponiamo risiede anche nei volumi alti e nelle vibrazioni che solo live si possono trasmettere, purtroppo essendoci formati nel 2019, poco prima dell’avvento dell’era COVID, non abbiamo avuto occasione di suonare davanti ad un pubblico. 

A oggi abbiamo registrato Live at Forte Geremia, un live un po’ anomalo, e abbiamo partecipato a un concerto in streaming a Genova … in un teatro vuoto (La Claque, per la precisione)! Per cui la “vera” dimensione live, come la intendevamo tutti quanti prima del COVID, per noi è ancora un’incognita.

Fremiamo dalla voglia di fare stage diving insomma!


Dopo diversi mesi dall’uscita del primo ep che considerazioni potete fare?


Il fatto di essere qui a parlare con te e con chi ci legge, ed essere considerati dalla stampa specializzata anche in altri Paesi, beh questo supera di gran lunga qualsiasi nostra aspettativa.

Abbiamo creato la nostra musica senza farci troppe domande, entrando in saletta e dando libero sfogo alla nostra fantasia. Da queste lunghe jam session è nato Twenty-Twenty, che è stato promosso partendo da zero, senza che avessimo presenza sui social o senza un solo live alle spalle.

Essere riusciti a creare qualcosa che a modo suo possiamo definire unico ed essere riusciti a farlo conoscere in giro è già qualcosa di straordinario.

Tutto ciò ci stupisce e rende orgogliosi ogni giorno, per cui non possiamo fare altro che ringraziare chiunque ci abbia voluto dare una possibilità, e… continuare a suonare!


Che progetti avete per l’immediato futuro della band?


Stiamo suonando e lavorando su parecchio materiale nuovo per dare forma ad altri brani e probabilmente ne verrà fuori un disco.

Allo stesso tempo, ci stiamo preparando per suonare dal vivo.

Stay tuned!

Live at Forte Geremia (Official Video)





ROVESCIO DELLA MEDAGLIA, in uscita La Bibbia - 50th Anniversary

 


Jolly Roger Records è orgogliosa di annunciare che "La Bibbia - 50th Anniversary" del Rovescio della Medaglia, album che celebra i 50 anni (!) del debutto della prog band romana, uscira' il 29 Ottobre. Il disco sarà disponibile nei formati Cd (con 3 bonus tracks in inglese), Lp (prime 100 copie in vinile argento) e digitale.

Uscito nel 1971, "La Bibbia" valse alla band l'appellativo di "Black Sabbath italiani" e per gli appassionati del genere può essere considerato il primo album di Hard Rock italiano con il suo originale sound granitico, oscuro e potente grazie anche alle qualità tecniche dei musicisti.
Il disco è stato completamente risuonato e gode di nuovi arrangiamenti. La line-up del disco è la seguente: Enzo Vita (Chitarra), Andrea Castelli (Basso), Nicola Costanti (Voce e Tastiere), Davide Pepi (Chitarra), Marco Pisaneschi (Batteria).

La Bibbia vendette subito 10 mila copie e la Rca fu soddisfatta. La critica di allora era dubbiosa per non dire negativa, abituata alle “canzoni” del tempo…forse non si aspettava una cosa del genere ma noi eravamo il Rovescio della Medaglia, non seguivamo mode…ed ancora oggi è cosi. (Enzo Vita)

"Con sul piatto La Bibbia del Rovescio della Medaglia fu amore al primo ascolto. Non ci potevo credere, un suono cosi' crudo e forte da un gruppo italiano non si era mai sentito, senza tastiere, proprio come i Led Zeppelin e Black Sabbath che adoravo" (Andrea Castelli)


Questa la tracklist:
NOTHINGNESS (IL NULLA)
LA CREAZIONE
L'AMMONIMENTO
SODOMA X Y
IL GIUDIZIO
THE GREAT FLOOD (IL DILUVIO)
THE CREATION (Cd Bonus Track)
THE WARNING (Cd Bonus Track)
JUDGEMENT DAY (Cd Bonus Track)


Preordini ed informazioni:
https://www.jollyrogerstore.com/release.php?id=109



sabato 11 settembre 2021

IN-SIDE, Life (2020)

 


Uscito nel 2020 sempre per Andromeda Relix, Life è il secondo album degli In-Side, band di cui avevamo parlato ai tempi del debutto e che torna davvero in forma, suggellando con un disco molto valido un periodo dove probabilmente la creatività a raggiunto livelli ragguardevoli. Il quintetto composto da Saal Richmond (tastiere e synth), Beppe Jago Careddu (voce), Abramo De Cillis (chitarra), Gianni Cuccureddu (basso) e Marzio Francone (batteria) si muove con cura lungo i binari di un A.O.R. muscolare e raffinato, sin dall’iniziale doppietta formata dalla title track e da Trapped in a memory, dove non manca qualche riferimento al prog, che non guasta e finisce per donare maggiori sfumature al sound complessivo. Lo spirito ottantiano della band permea I remember e No hell, brani che confermano l’approccio melodico dei piemontesi e le ampie doti individuali di cui sono in possesso, un easy listening tutt’altro che banale, viste le sfumature di colore dell’ottima Save your mind e della successiva Made of stars, brillante esempio dello stile portato avanti dalla band. Le conclusive Test my love e Eyes don’t lie si muovono tra classicità e impulso rock, completando di fatto 45 minuti dove le atmosfere rimandano ai Toto, ai Work of Art e ai Fortune, un concentrato maturo che attinge non solo dall’A.O.R. ma anche dal pump rock, dall’hard rock e dal progressive, per un risultato finale fresco e altamente godibile. (Luigi Cattaneo)


giovedì 9 settembre 2021

ALBERT MARSHALL, Beautiful nightmare (2021)

 

Secondo album per Albert Marshall, ex chitarrista degli Altair e attualmente membro degli ottimi Ardityon, dopo il già validissimo Speakeasy. Il nuovo Beautiful nightmare è un lavoro interamente strumentale, in cui il veneto ha registrato, oltre tutte le parti di chitarra, anche quelle di basso e batteria (programmata), lungo poco più di 30 minuti in cui si ritrovano le influenze di Steve Vai, Joe Satriani e Yngwie Malmsteen. Black rooster mette in luce da subito l’approccio hard & heavy di Marshall, At the gates mostra come la musica del chitarrista possa risultare fruibile anche a chi è meno avvezzo a certe sonorità, così come The Mogway song, altra traccia densa di pathos e brio. La sognante Little rainbow è una dedica piuttosto emozionale, prima dell’omaggio a Vai con Angry monkey e della sperimentale Ice cream, un momento anomalo che lascia poi il campo alla potentissima Charmander’s nightmare. La brillante Ugly motherfunker e la cavalcata hard di Armored warfare chiudono un disco estremamente godibile e consigliato in special modo agli amanti della chitarra heavy. (Luigi Cattaneo)

Black rooster (Video)



mercoledì 8 settembre 2021

STICK MAN, Owari (2020)

 


Nuova incarnazione del progetto Stick Men, ideato nel 2009 da Tony Levin (basso) e Pat Mastelotto (batteria), giunge nel 2020 alla pubblicazione di Owari, disco tra i più interessanti e ragguardevoli della loro produzione, che vede attualmente il duo accompagnato da Markus Reuter alla touch guitar e la novità Gary Husband alle tastiere (nel curriculum collaborazioni con Allan Holdsworth, John MaLaughlin e Jack Bruce). Il live, registrato al Blue Note di Nagoya, in Giappone, è testimonianza di un tour bloccato da subito a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid, ed è un vero peccato vista la qualità del disco in questione. L’enorme quartetto, riunito grazie alla sempre efficiente Moonjune Records, sviluppa con risultati spesso encomiabili l’esibizione (basti ascoltare le ottime Cusp e Level 5) ma è tutto Owari a testimoniare l’ennesimo documento della forza creativa della band, che ha sempre fatto sfoggio, oltre che di tecnica, di idee variegate che costituiscono l’ossatura di composizioni tanto intricate quanto suggestive. La monumentale performance del gruppo si snoda tra frangenti atmosferici (Hajime), spirali progressive (la dark Prog Noir, la classica Larks’ Tongues in Aspic, Part II) e attitudine sperimentale (The end of the tour, bonus di ben 16 minuti e la title track), marchio indelebile di una band in costante mutamento e che farà tappa in Italia, a Veruno (insieme a David Cross) il 30 ottobre di quest’anno. (Luigi Cattaneo)

giovedì 2 settembre 2021

DUSAN JEVTOVIC, If you see me (2020)

 


Uscito nel 2020, If you see me è il quinto album di Dusan Jevtovic, chitarrista che abbiamo conosciuto in questi anni non solo per i suoi lavori da solista ma anche per le collaborazioni con fuoriclasse come Vasil Hadzimaniv e Xavi Reija, batterista con cui ha condiviso il duo Xadu. L’entusiasmo di questa nuova pubblicazione, registrata live allo studio La Casa Murada, è condiviso con Markus Reuter (touch guitars), Bernat Hernandez (basso fretless), Gary Husband (batteria) e Aleksandar Petrov (tapan, un tradizionale tamburo macedone), quintetto che mostra subito un approccio vigoroso e creativo, sin dalle prime note di Walking seven. La spinta world di Babe si scontra con pulsanti strutture prog rock, una complessità mutevole che è specchio del percorso di Dusan, compositore, arrangiatore e produttore della sua arte. La notturna e inquieta Blue anticipa If you see me again, brano suggestivo e piuttosto strutturato, mentre Something in between appare più aggressiva e discordante. Once ocho ricorda il progetto Stick Men di Tony Levin, in una memorabile fusione tra jazz ed etnica, prima dell’impeccabile Si Pooro? e della breve Ending, che chiude l’ennesimo ottimo lavoro del musicista serbo. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 1 settembre 2021

FROZEN FARMER, Things to share (2021)

 

Tornano i Frozen Farmer dopo ben sette anni, band formata da Francesco Scalise (voce e banjo), Mattia Rizzato (hammond, wurlitzer e synth), Sebastiano Rizzato (chitarra), Valter Violini (basso) e Giordano Rizzato (batteria), che con Things to share confermano l’amore per il folk cantautorale americano. Passione che emerge da subito, con la delicata The lights, prima di For someone e Crossing (quest’ultima vede la partecipazione dell’ottimo Tim Sparks alla chitarra), brani che si ascoltano con gradevolezza e che mostrano un songwriting maturo e una certa attenzione per arrangiamenti raffinati e curati. Young man e The shore vivono di una narrativa davvero cara al folk made in USA, Run e Fly guardano alla tradizione ma con un piede nel contemporaneo, mentre in John Lee torna la chitarra di Sparks. Anche i restanti brani mostrano come la band si muova con sicurezza lungo binari conosciuti, che il gruppo maneggia con la giusta attitudine e una conoscenza palese della materia folkeggiante. Sicuramente un ritorno piacevole questo dei Frozen Farmer, che confermano quanto era già emerso di buono nelle precedenti produzioni, complice una scrittura sempre più centrata e una voglia di divertirsi che appare palese e contagiosa. (Luigi Cattaneo)

The shore (Video)



PINHDAR, Parallel (2021)

 

Registrato durante il lockdown causato dall’epidemia di Covid 19, Parallel è il secondo album dei Pinhdar, duo formato da Cecilia Miradoli e Max Tarenzi (entrambi già con i Nomoredolls), che qui si è avvalso della co-produzione di Howie B, produttore scozzese che nel corso della sua carriera ha lavorato con Bjork, Massive Attack, Tricky, tutti artisti a cui il lavoro della band pare guardare con una certa curiosità. Le affinità con il trip hop, l’elettronica e la vena sperimentale dei musicisti citati si evince sin dall’iniziale Anacreonte, pezzo che ci conduce nel mondo sonoro dei milanesi, velato di dark e sottile malinconia. Consideriamo questo album la nostra creazione artistica più autentica e sofferta. I suoi testi e le sue atmosfere, infatti, sono nati per salvarci dalle drammatiche vicende anche individuali che abbiamo affrontato durante un 2020 a dir poco surreale. Quando lo abbiamo terminato, con un forte senso di claustrofobia ancora addosso, abbiamo deciso di farlo volare fuori, lontano da tutto ciò, e di mettere quindi la nostra musica in mano a uno dei nostri produttori preferiti. Ecco così che abbiamo provato a contattare Howie B: non speravamo in una risposta, ma la risposta è stata rapida ed entusiastica. Howie B, alla fine, non solo ha mixato i brani ma ha addirittura contribuito alla produzione del disco con le sue manipolazioni sonore e la sua immensa vibe. Le parole del duo spiegano come si sia arrivati a Parallel, fusione di suoni dove anche il dream pop e lo showgaze trovano parte, bilanciando conturbanti strutture di cupa eleganza e raffinati attimi wave, un approccio che splende in ottimi momenti come la title track o Glass soul.  Non mancano riferimenti ai Portishead e alla produzione della 4AD, come avviene in Corri e nell’irrequieta Too late, prima della psichedelia di Atoms and dust e della notturna ballata Hidden wonders. La lunga The hour of now chiude un album crepuscolare e di grande fascino. (Luigi Cattaneo)

Parallel (Video)



lunedì 30 agosto 2021

NODO GORDIANO, Sonnar (2020)

 

Nati nel lontano 1994, i Nodo Gordiano sono formati da Filippo Brilli (sax), Andrea De Luca (chitarra, basso e tastiere), Davide Guidoni (percussioni e tastiere) e Natalia Suvorina (voce), musicisti influenzati sì dal progressive settantiano ma anche da una vena sperimentale che li ha portati a crearsi una propria identità artistica. Sonnar, uscito nel 2020 per Lizard Records, è il quinto disco dei romani, nuovamente artefici di un lavoro strutturato, ennesimo sforzo creativo della band che si muove sotto la supervisione di De Luca, mastermind e unico punto fisso di questa storia quasi trentennale. L’album mette insieme psichedelia, rock e prog, una ricerca che arricchisce ulteriormente un sound composito e affascinante, che si barcamena tra pulsioni alla Van Der Graaf Generator (Limbic Rendez-Vous), raffinato progressive (la title track) e visioni ancestrali (Vanth). Discorso a parte per l’enorme suite After dusk, che è la sintesi di un percorso fatto di suggestioni, incubi e sogni. Il lavoro è diviso in tre momenti che ruotano attorno all’esperienza dell’Altro, separati tra loro da demoni che, come nella tomba degli Anina, custodiscono il mistero del Fuori, e si conclude con i versi dell’inno a Surya, a memoria del simbolismo solare che anche nelle tenebre, lo pervade. (Luigi Cattaneo)

Sonnar (Video)



giovedì 19 agosto 2021

AMUSIN' PROJECTS, Mistery in the making, Vol.3 (2021)

 


Dopo Mistery in the making, Vol. 2 ecco la volta del capitolo terzo per Amusin’ Projects, monicker dietro cui si cela Arsen Palestini, rapper e compositore attivo già nei ’90 con i Menti Criminali. Questo Vol. 3 conferma la voglia di Arsen di confrontarsi con musicisti, produttori e beatmaker, in un elegante mix di hip hop, jazz ed elettronica, con l’autore che suona anche i synth e lo xilofono in alcuni momenti del disco. Blessings apre l’album su una base screziata di jazz, su cui Arsen si muove agile e sicuro, Worst Case Scenario è più vicina al crossover di matrice americana, mentre la breve The last mardi gras before the lockdown celebra la festa del Bove Finto di Offida con un sample di bossanova creato da Fidel Kato. Freezin’ cold guarda invece ad Oriente, prima delle oscure suggestioni di Town for sale e della conclusiva There is an error here, coda strumentale insolita e singolare finale di un lavoro ancora una volta interessante. (Luigi Cattaneo)

LEO BONI, The ring (2021)

 

Terzo lavoro per Leo Boni, che torna dopo ben 10 anni da Sogno toscano e lo fa con un disco influenzato da ritmi afro-americani, background che lo accompagna da quando negli Stati Uniti collaborava con Sax Gordon, Buddy Jhonson o Earring George e che si è definitivamente consolidato dopo un periodo in Mozambico, dove si è esibito come frontman per ben due anni. Boni si divide tra canto, chitarra e percussioni, con Marco Barsanti (batteria) e Francesca Taranto (basso) che formano una sezione ritmica solida e senza fronzoli, ideale per le trame costruite dal compositore. Le cose migliori di questo The ring sono la strumentale Pinocchio Ray Blues, dove si percepisce l’amore per il Rhythm & Blues e il Rock ‘n’ Roll, Uozzon, registrata insieme ad Eric Schenkman, chitarrista e fondatore degli Spin Doctors e l’omaggio a B. B. King di Riley the king. Non sono da meno però la dinamica Mermaid, il tributo a Leon Russell di This masquerade e il travolgente blues conclusivo di This town, bel finale di un prodotto godibile ed estremamente piacevole. (Luigi Cattaneo)

Riley the king (Video)


 

mercoledì 18 agosto 2021

STEFANO PANUNZI, Beyond the illusion (2021)

 

Nuovo lavoro per Stefano Panunzi, tastierista di cui abbiamo spesso parlato da queste pagine sia per i suoi dischi da solista che per il progetto Fjieri, espressioni di una personalità forte e di una meticolosa cura per il prodotto finale, che lo portano a pubblicare album solo quando ha qualcosa di realmente interessante da dire. Non fa eccezione questo Beyond the illusion, altro esempio di progressive influenzato tanto dai King Crimson quanto da No Man e Porcupine Tree, un collage di suoni che non disdegna il jazz, l’elettronica e l’ambient, richiamando quanto fatto da Richard Barbieri e dai Japan. La lunga strumentale When even love cannot apre il disco, con il solo Panunzi accompagnato dal violino di Monica Canfora, un inizio dai toni spettrali che lascia poi spazio all’ottima costruzione di The awakening e a The bitter taste of your smile, registrata in trio con Cristiano Capobianco alla batteria e Lorenzo Feliciati al basso, sezione ritmica notevole al servizio di un momento davvero brillante. Acid love ripropone il duo con la Canfora, e l’episodio è nuovamente velato di malinconia, una soundtrack immaginifica che sfocia nell’elegante I go deeper con Tim Bowness alla voce (pezzo già presente nel suo disco Flowers at the scene) e prosegue con Mystical tree, suggestiva traccia dove Panunzi viene stavolta sostenuto dalla tromba del bravissimo Luca Calabrese e dall’energico basso di Fabio Fraschini. Sulla stessa falsariga la raffinata The bench (ma alla tromba abbiamo Mike Applebaum), piena di classe e dai toni cantautorali Her, prima di We are not just what we are, dove l’ospite d’eccezione è Gavin Harrison alla batteria. Il disco termina con l’autorevole trittico formato dalla delicata The portrait, la più aggressiva e oscura The doubt e I’m, conclusione strumentale dedicata a John Clare, poeta inglese dell’ottocento, finale di un album che si candida ad essere come uno dei migliori in ambito prog di questo 2021. (Luigi Cattaneo)

The portrait (Video)



domenica 15 agosto 2021

MARBIN, Ten years in the sun (2020)

 


Uscito nel 2020 insieme a Russian Dolls a firma Marbin, Ten years in the sun è un lavoro per sola chitarra di Dani Rabin, un escamotage molto gradevole dove l’acustica, con le sue atmosfere delicate, diviene centro focale di brani tanto brevi quanto appassionati. È lo stesso Dani a raccontare la storia dietro l'album: “La pandemia ha catturato la mia band, i Marbin. La band era da pochi giorni impegnata in un tour di trentasette giorni quando abbiamo dovuto cancellare tutti i nostri spettacoli, tornare indietro e guidare per 3.000 miglia fino a casa, a Chicago. Sapevo che era la cosa giusta da fare perché non volevo mettere in pericolo i nostri fan e i membri della band, ma ero comunque scoraggiato. Quando ero a casa stavo cercando di trovare un modo per mantenere il mio slancio creativo e mi sono imbattuto in un vecchio taccuino pieno di idee e frammenti di canzoni che non abbiamo mai usato e ho capito subito cosa dovevo fare. La chitarra acustica ha una qualità rilassante e offre all'ascoltatore un'esperienza molto intima”. Rabin disegna piccoli scenari di grande fascino, melodici e freschi, godibili non solo per i chitarristi ma per tutti quelli che cercano emozioni, in un turbinio di jazz, arrangiamenti classici e profonda spiritualità. Esecuzioni perfette e una varietà di soluzioni liriche completano il quadro di un disco consigliato non solo agli amanti della band di Chicago. (Luigi Cattaneo)

giovedì 12 agosto 2021

VODA, Amphibia (2019)

 

Ci siamo occupati dei polacchi Voda (Radek Kopec alla chitarra, alla voce, ai synth e al pianoforte, Dawid Wolczasty al basso e Michal Obrok alla batteria) in occasione dell’ultimo Parallaxis, sontuoso live album pubblicato nel 2020, e oggi facciamo un passo indietro andando a parlare di Amphibia, secondo lavoro della band uscito nel febbraio del 2019. Chi conosce già la band sa perfettamente quanta potenza e attitudine ci sia nel rock venato di blues del power trio, una sequela di idee al servizio di brani eccezionali come Turnin’ Around e Modern D-Grayed, le prime due perle di questo lavoro. Solide anche le seguenti Nine lives e la strumentale Tiptoes, prima della brillante verve di Powerfool e di Empathy, traccia dalla frizzante trama melodica. La breve title track anticipa la prorompente Real, mentre Old town con i suoi sei minuti chiude in maniera ottima un disco ricco di sano groove. (Luigi Cattaneo)

Turnin' Around (Video)



lunedì 9 agosto 2021

DONATELLO D'ATTOMA, Oneness (2020)

 

Dopo il conseguimento del diploma in Organo e composizione organistica al conservatorio di Monopoli (BA) e la laurea in Musicologia presso la Facoltà di Musicologia di Cremona, Donatello D’attoma inizia un percorso di formazione sul jazz dapprima a Cremona con Roberto Cipelli e in seguito, a Torino, con Dado Moroni, Furio di Castri ed Emanuele Cisi. Nel 2010 produce il suo primo disco Logos per l’etichetta Pus(H)In Records. Segue un’intensa carriera concertistica in Italia e all’estero, in particolare in Francia, Germania, Russia e Polonia, collaborando con grandi musicisti italiani e stranieri tra cui Marco Tamburini, Giovanni Falzone, Amedeo Ariano, Bjorn Vidar Solli, Vladimir Kostadinovic, Hikari Ichihara, Domenico Caliri, Robertinho De Paula. Oneness, uscito nel 2020 per Dodicilune, è il suo quinto lavoro, registrato insieme ad Alberto Fidone (contrabbasso) e Enrico Morello (batteria), album che mostra la grande cultura di Donatello, che spazia da temi legati alla tradizione del genere a quelli di matrice europea e italiana. Difatti Fluorescent light e la title track, poste ad inizio disco, fanno pensare all’arte, delicata e umana, di Luca Flores, con un tocco di musica da camera che si percepisce qua e là durante l’opera. La grande simbiosi del trio ci porta in dono Crazy elevator (Collision point), altro momento sviluppato con coralità dai musicisti, prima di Vortex of light particles e Mare bianco, tra Bill Evans, Bud Powell e Thelonious Monk, riferimenti immortali omaggiati senza divenire specchio riflesso di un suono ancora oggi ricco di fascino. Il jazz dei ’50, il Be Bop ma anche un certo classicismo, collante e fondamenta delle matrici qui erte dal pugliese, che con Clarity e l’atmosferica Purple sunset conferma un’estetica vicina a quella di Gabriele Bulfon e Dario Yassa, contemporanei e autori di prove sempre convincenti. La chiusura di Coming on the Hudson è il tributo finale a Monk, conclusione di un ritorno importante, sostanzioso e che pone D’attoma come una delle realtà del jazz italiano da seguire con maggiore curiosità. (Luigi Cattaneo)

Oneness (Video)



sabato 7 agosto 2021

CESSPOOL OF CORRUPTION, Eradication of the Subservient (2016)

 

Uscito originariamente in forma autoprodotta nel 2016, Eradication of the subservient è il primo ep dei texani Cesspool of Corruption, ristampato sul finire del 2020 dalla Gore House Productions di Los Angeles. La musica del quartetto formato da Matt Leach (chitarra), Blake Humphrey (chitarra e voce), Mike Leach (basso e voce) e Brennan Shackelford (batteria) è un concentrato violentissimo di brutal e death metal tecnico, tra Suffocation, Abysmal Dawn e The Black Dahlia Murder. Ubiquitous presence apre le danze in maniera claustrofobica e pesantissima, un’aggressione che si stempera in alcuni momenti leggermente più ragionati, ma che non fanno perdere un’oncia di malignità alla band. Ritmiche solidissime e linee di chitarra molto interessanti e a tratti melodiche segnano Technological enslavement e Emergence of truth, accattivanti pur muovendosi in un ambito greve e oscuro, serrato e decisamente brutale. La title track mette insieme classico death metal americano con vagiti thrash, ennesima prova feroce e tecnica, mentre la chiusura di Humanoid in form è un lungo viaggio di 9 minuti circa, sapientemente costruito tra riff in odore di Necrophagist, soli fluidi e una struttura complessiva che può ricordare i Death, piccolo gioiellino di un esordio che farà felici gli amanti delle sonorità più estreme. (Luigi Cattaneo)

Technological enslavement (Video)



mercoledì 4 agosto 2021

MARBIN, Russian Dolls (2020)

 


Nuovo lavoro per i Marbin, trio attivo dal 2007 formato da Danny Markovitch (sax), Dani Rabin (chitarra e basso) e Antonio Sanchez (batteria, spesso presente nella band di Pat Metheny), che mette da parte in questi 35 minuti le pulsioni più aggressive della loro musica per sfoderare 35 minuti di grande jazz strumentale, velato di musica popolare israeliana e tango. La classe del gruppo di Chicago (molto conosciuto in patria soprattutto grazie al passaparola tra appassionati) si denota sin dall’iniziale When there becomes here, che sorprende per un approccio lieve, anche vintage nell’impostazione, ma assolutamente credibile, proprio come Yellow roman candles, che si fa più movimentata, aumentando il groove con il passare dei minuti. Ships at a distance sembra omaggiare gli anni ’20 e ’30 del genere, Years that answer e Things od dry hours confermano la centralità di Markovitch in questo disco, che guarda con occhi curiosi alla tradizione di Charlie Parker, Julian Adderley e Sidney Brechet, sfumata nell’innovazione di un approccio world affascinante. È lo stesso sassofonista a spiegare di seguito le origini dell’album: All'inizio della pandemia di Covid-19, mia moglie ha trovato un vecchio taccuino di musica mentre riordinava la casa, e al suo interno c'erano molte canzoni che ho scritto e che non ho mai avuto modo di usare. Discutendole con Dani Rabin, abbiamo deciso che c'era più che abbastanza sostanza nelle canzoni per fare un album utile, a patto di poter reclutare un grande batterista jazz, il che è un eufemismo quando si parla di Antonio. Il titolo dell'album si riferisce a un'idea di un saggio scritto da mia moglie, che è ucraina e ha diversi set di queste bambole russe che nidificano. Fondamentalmente, vede le bambole non come una famiglia, ma come una sola persona che accumula una collezione di sé. Come il nostro sé bambino e il sé adolescente e il sé universitario sono tutte persone diverse che vivono dentro di noi, il modo in cui le bambole vivono l'una dentro l'altra. Ho pensato che fosse un nome perfetto per l'album poiché le canzoni sono state scritte in momenti diversi della mia vita: due, cinque, dieci e persino vent'anni fa. Quando ho scritto ognuna di queste canzoni ero un musicista diverso: un ragazzino che aveva appena preso in mano il sassofono e ne stava diventando ossessionato; un soldato improvvisamente ispirato durante il suo fine settimana a casa dall'esercito; un nuovo immigrato negli Stati Uniti che vive a Chicago”. Insieme a Russian Dolls è possibile acquistare anche Ten years in the sun (solo guitar) dove Rabin fa sfoggio di tutte le sue grandi doti. Maggiori informazioni al sito https://marbinmusic.bandcamp.com/ (Luigi Cattaneo)


martedì 3 agosto 2021

YAWNING MAN, Live at Maximum Festival (2021)

 

Bellissima operazione della nostrana Go Down Records, che ripropone in versione rimasterizzata (sia in vinile che in cd) Live at Maximum Festival degli Yawning Man, storico trio formato da Gary Arce (chitarra), Alfredo Hernandez (batteria, ex Kyuss e Queen of the Stone Age) e Mario Lalli (basso). La performance dal vivo della band risale al 2013, anno in cui i californiani arrivarono in Italia con la formazione storica, quella che nel lontano 1986 iniziò a muovere i primi passi nella scena psichedelica stoneriana americana. Secondo Brant Bjork (Kyuss, Fu Manchu) gli Yawning Man erano la desert band più assurda di tutti i tempi. Ti bastava essere lassù, nel deserto, con tutti gli altri ed apparivano loro, sul loro furgone, tiravano fuori la loro roba e la montavano proprio nell'ora in cui il sole calava, attivavano i generatori, a volte potevano stare semplicemente lì a bere birra. Altre volte era uno spettacolo; altre volte ancora si creava un ambiente intimo. Era tutto molto casuale e rilassato. La gente stava lì a sballarsi, e loro continuavano a suonare per ore. Sono la più grande band che abbia mai visto!

L’importanza storica di questa cult band viene certificata dalla cover di Catamaran che nel 1995 i Kyuss inseriscono in And the circus leaves town, caso unico di gruppo omaggiato senza che abbia pubblicato nulla di ufficiale (se non due demo tape). Difatti solo nel 2005 gli Yawning Man esordiscono con Rock formations, iniziando a suonare in giro per l’Europa e ad acquisire una fan base che sono certo accoglierà con gioia questo memorabile documento. 7 brani strumentali dove il power trio dà sfoggio di un suono stratificato, desertico e psych, figlio di variabili elettriche imponenti come un treno in corsa. L’ipnotica Rock formations apre il set, prima delle magiche evocazioni di Far-off Adventure e Stoney lonesome, mentre Manolete e Dark meet sono lì a ricordare il perché dell’influenza del gruppo sui musicisti stoner degli ultimi 25 anni. Imperdibile. (Luigi Cattaneo)

Full Album Video



QUADRI PROGRESSIVI, Pink Floyd at Marquee March 15th 1966

 

Pink Floyd appeared at the Marquee Club in London in 1966. It was at this show that future co-manager Peter Jenner saw the band live for the first time, and later that year, the band signed a management contract with Jenner and Andrew King. And the rest, as they say, is history. (fonte steffichfineart.com) 

Il poster originale della serata è stato rivisto da Lorena Trapani, che ne ha fatto una sua versione su carta, attraverso una tecnica mista di matite colorate ,colori acrilici e china. L'ennesimo omaggio che arricchisce la galleria della sezione Quadri.

lunedì 2 agosto 2021

CASSANDRA'S CURSE, Groom Lake - Act 1 (2019)

 

Primo album per i Cassandra’s Curse, band di Dallas formata da Charan Spida Fingaz (voce, chitarra e basso) e Kelley Raines (tastiere), duo che nei cinque brani presenti in questo Groom Lake – Act 1 si fa accompagnare da una serie di musicisti scelti per l’occasione. Il disco è il classico album a forma di concept, con i lunghi pezzi proposti legati tra loro da brevi intermezzi funzionali al racconto, uno script legato alla storia dell’Area 51. Progressive e fantasy si fondono in un’atmosfera tipica del genere, con Labyrinth apripista e saggio della bravura degli americani nell’alternare parti heavy e passaggi melodici, una costruzione sapiente che ricorda le evoluzioni dei Threshold e a cui partecipano Buddy Griffin alla batteria e Canyon Kafer al basso. Anche Flight evidenzia come la band prediliga ampie strutture dove muoversi con ambivalenza, tra riff saturi ed escursioni tastieristiche space, prima di Defiance, che ha un’attitudine piuttosto metal prog, con frangenti al limite del thrash e un’ottima prova di Raines (in entrambi i brani troviamo Rishab Thadani alla batteria). Weapons of mass dominance è una solenne marcia, oscura e pesante, mentre il finale di 1947 sembra guardare maggiormente ai Dream Theater, anche se il gruppo appare come uno dei punti di riferimenti generali dai texani (composizioni dove la sezione ritmica è affidata a Nicholas Burtner alla batteria e Gary Sanders al basso), conclusione di un lavoro interessante e che lascia ben sperare per una seconda parte ancora più avvincente. (Luigi Cattaneo)

1947 (Video)



mercoledì 28 luglio 2021

GABRIELE BULFON, Quantum Mechanics (2016)

 


Ci siamo occupati di Gabriele Bulfon qualche mese fa, parlando di Exoplanets, disco uscito sul finire del 2020. Ora facciamo un passo indietro e andiamo a recuperare, vista anche la bontà della proposta, Quantum mechanics, esordio del 2016 dove Bulfon (piano) veniva accompagnato da Franco Avalli (bassista conosciuto per la sua militanza negli Adramelch) e un notevole trio di batteristi che si alternano nei vari brani, l’immenso Walter Calloni, il bravissimo Andrea Bruzzone e Stefano Bagnoli, musicista dal curriculum infinito (Joe Lovano, Uri Caine, Paolo Fresu, giusto per citarne qualcuno). Entanglement e Theory of everything ci catapultano nella musica di Gabriele, che si muove sicura sulla linea tracciata da Bill Evans e Chick Corea, rispettando gli stilemi di un movimento codificato che viene ammantato di brio e vivacità, come accade in The observer e L.H.C.. Missing baryons ha le stigmate della soundtrack immaginifica, le due parti di Duality formano una piccola suite elegante e raffinata, mentre Dark matter ha connotati di suspense ben calati nel contesto jazz in cui si muove. Questo debutto mostrava tutta la qualità della musica composta da Gabriele, suonata con gusto da musicisti di enorme spessore tecnico, attitudini rispettate anche nel seguente Exoplanets. Entrambi gli album sono acquistabili dal sito https://gabrielebulfon.bandcamp.com/ (Luigi Cattaneo)

lunedì 26 luglio 2021

IL WEDDING KOLLEKTIV, Brodo (2021)

 


Il Wedding Kollektiv nasce da un’idea di Alessandro Denni (synth e drum machine), conosciuto per la militanza in Gronge, Sona e Goah, formazioni dove l’autore si muoveva tra jazz, wave, alternative ed elettronica, peculiarità che troviamo anche in Brodo, ep d’esordio di questa nuova creatura. Insieme a Denni abbiamo Tiziana Lo Conte alla voce (anche lei Gronge e Goah ma pure Roseluxx), Claudio Moneta alla chitarra (Roseluxx, Gronge), Inke Kohl al violino e al sax (Gronge), Chiara Iacobazzi alla batteria, Federico Scalas al basso e al violoncello e Stefano Di Cicco alla tromba. Ipersfera relazionale mostra già la particolarità della proposta, tra synth wave, inquietudine dark ed elettronica, prima di Ciò che resta del fuoco e L’astronomo, suggestivi episodi in cui spoken word, cantautorato e new wave si incrociano mirabilmente. L’insieme delle esperienze di Denni sono il background di un lavoro tanto breve quanto ragionato, con Sabato 16 giugno e A proposito del tuo candore che completano un primo passo decisamente interessante e curioso. (Luigi Cattaneo)


sabato 24 luglio 2021

SRDJAN IVANOVIC BLAZIN' QUARTET, Sleeping beauty (2021)

 

Quarto disco in studio per il Blazin' Quartet di Srdjan Ivanovic, batterista e tastierista che per il nuovo Sleeping beauty si è fatto accompagnare da Andreas Polyzogopoulos (tromba), Federico Casagrande (chitarra), Mihail Ivanov (contrabbasso) e dallo special guest Magic Malik (flauto). Dopo una breve parte introduttiva, la title track spalanca le porte del lavoro, con la presentazione di Casagrande, novità nella musica di Ivanovic, che non dimentica di sottolineare l’importanza dei fiati nella costruzione delle dinamiche esposte. Srdjan è abile scrittore e mette le sue importanti doti al servizio di brani suggestivi e fantasiosi, con tanto di omaggio a Ennio Morricone in The man with the harmonica e A l’aube du cinquième jour (gott mit uns), un lavoro d’equipe che emerge con chiarezza anche nella lunga Guchi e nella brillante Rue des balkans, dove il jazz della band è portavoce di un’emozione corale, sincera e profonda. La natura immaginifica della creatura di Ivanovic si nutre di estro e ingegno, sfaccettature free, atmosfere mediterranee, pulsioni prog, il tutto animato da curiosità e spirito creativo, segni distintivi dell’ennesimo ottimo album targato Moonjune Records. (Luigi Cattaneo)

The man with the harmonica (Video)



mercoledì 21 luglio 2021

ESTENSIONI JAZZ CLUB DIFFUSO

 

Estensioni - Jazz Club Diffuso: al via la nuova rassegna organizzata da Slou Società Cooperativa, tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia

Estensioni Jazz Club Diffuso è il nome della nuova rassegna organizzata da Slou Società Cooperativa, realtà nata nel 2020 dall’unione di alcuni professionisti dello spettacolo tra Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

Il progetto è frutto di una riflessione nata dagli eventi dell'ultimo anno di pandemia che hanno portato a ripensare gli spazi dedicati alla musica e di conseguenza l’approccio alla programmazione. Il jazz club è da sempre uno dei momenti chiave nella formazione e nella nascita di questo genere musicale e delle culture a questo collegate, il ruolo di aggregazione sociale e di sperimentazione creativa. La sfida è portare questa formula lontano dai centri urbani, e presso un pubblico che non ha storicamente avuto occasione di vivere queste esperienze nel proprio territorio.

Una programmazione che si svolgerà geograficamente lungo terre di confine storico, culturale, etnico e anche religioso  che esplorerà diverse anime e sonorità del jazz, in dialogo con musica elettronica, classica, contemporanea, folk, world music e altro ancora.
Le località scelte sono zone di confine, collegate da tracciati percorsi dall'uomo sin dai tempi più remoti e che si sovrappongono sia con la "via dell'ambra" che collegava il Baltico allAdriatico, sia con le antiche strade romane (la Via Annia, per esempio, che dal confine con la Slovenia giungeva sino alla laguna e si collegava con la Romea Strata che conduceva alla capitale).

L’anteprima si è svolta a Schio: in collaborazione con "A Love Supreme, festival di musica improvvisata diretto da Francesco Cigana, con il patrocinio e il supporto del Comune con tre date che hanno visto protagonisti Marco Colonna, Luca Perciballi e Virginia Sutera.

La parte successiva della programmazione si svolgerà presso il Forte Col Badin, edificio militare italiano risalente alla Prima Guerra Mondiale che ospita anche un museo, situato nel comune di Chiusaforte, in provincia di Udine, nella zona delle Alpi Giulie e si aprirà venerdì 23 luglio con un viaggio alla ricerca delle radici del blues con Autostoppisti del Magico Sentiero, progetto musicale friulano con due album all’attivo, con suggestioni letterarie che vanno da Bruce Chatwin a Pasolini. Sabato 24 luglio è la volta del concerto di Alfio Antico, maestro dei tamburi siciliani ed unico erede di un’antica tradizione, accompagnato da un musicista della nuova generazione, il figlio Mattia, con corde e strumenti elettronici, per uno show futuristico ed ancestrale allo stesso tempo.

Si proseguirà poi Venerdì 13 agosto con il progetto formato da musicisti della nuova generazione del jazz italiano che nel corso degli anni si sono costruiti una solida reputazione: il Dalai Trio, con Mirko Cisilino, trombettista (già al fianco di Franco D’Andrea), Marzio Tomada al contrabbasso e Emanuel Donadelli alla batteria.

Il sentiero che porta al forte ospiterà la mostra fotografica “Jazz A Perdere”  a cura di Luca A. d’Agostino con scatti realizzati nel corso di festival ad alcuni dei più importanti musicisti del mondo, stampati su carta ecologica ed esposti alle intemperie, per sensibilizzare il pubblico su tematiche ambientali e sull’importanza del ruolo di aggregazione svolto dalla musica e dal jazz, in particolare e sulle potenzialità che questo potrà avere in fase di ripartenza per essere di nuovo centrale nell’aggregazione, anche intergenerazionale.

La direzione artistica di Estensioni Jazz Club Diffuso è a cura proprio di Luca A. d'Agostino, giornalista, fotografo con un’esperienza più che trentennale nel mondo del jazz.

Il progetto prosegue nell'attività di Estensioni, manifestazione nata nel 2015 all’interno del festival Music In Village, organizzato a Pordenone dall’Associazione Complotto Adriatico come sezione dedicata ad altre forme artistiche, tra jazz, musica classica contemporanea e musica elettronica, al di fuori del territorio di Pordenone e di spazi abitualmente pensati per lo spettacolo. Questo percorso ha portato nel corso degli anni ad esplorare nuove forme di intrattenimento musicale, con concerti a "basso impatto”, ambientale ed acustico, realizzati nelle zone della Laguna di Marano (UD) e in boschi planiziali della bassa pianura friulana fino a Muggia, oltre ad eventi in contesti più tradizionali come auditorium o gallerie d’arte.

Info Estensioni JazzClub Diffuso: estensionijazzclub@gmail.com

Link: https://www.slou.it/produzioni/

Prevendite su www.dice.tv

inizio concerti - ore 19.30

LInk prevendita :

Autostoppisti Del Magico Sentiero

Alfio Antico

 

UFFICIO STAMPA: www.slou.it

 

EGIDIO MAGGIO, One for all, all for one (2019)

 

Uscito nel corso del 2019, One for all, all for one è il secondo lavoro di Egidio Maggio, funambolico chitarrista di cui avevamo parlato ai tempi di Me, esordio del 2015. Il pugliese si fa accompagnare in questa ultima fatica da Felix Di Turi (batteria), Angelo Nigro (tastiere) e Giovanni Zaccariello (basso), musicisti preparatissimi che hanno sostenuto le evoluzioni strumentali della proposta, tra fusion, jazz rock e progressive. Taras segna subito il passo, mostra la grandissima qualità di Maggio, attento anche alla costruzione di brani scritti ottimamente, un songwriting minuzioso che si conferma tale nella title track e in Tiz, primo momento dove Egidio rallenta, mettendo in luce vari aspetti del suo songwriting. Illegal è un ottimo momento, parecchio complesso e molto stratificato, Creo guarda più alla fusion di grande classe, prima di In the night, altro lungo brano spinto da spunti melodici invidiabili e che vede l’apporto di Domenico Longo al violoncello. È proprio questa cura a fare di One for all, all for one un lavoro brillante e ricco di pathos, la volontà di non soffermarsi solo sul virtuosismo, quanto di amalgamarlo all’interno di strutture pensate per essere comunicative, per arrivare al cuore di chi ascolta. Si muovono lungo certe coordinate anche le restanti Rock on, brillante e vivace, l’articolata My land e la breve e delicata Simba, omaggio all’amico a quattro zampe di Egidio, chiusura di un ritorno fortemente consigliato a tutti i chitarristi ma anche a chi ama la musica strumentale. (Luigi Cattaneo)

Taras (Video)




martedì 20 luglio 2021

NINFEA, Ri-evoluzione (2021)

 

Terzo lavoro per i Ninfea, rock grunge band di Taranto prodotta da Max Zanotti (Deasonika, Casablanca), che con Ri-evoluzione si è cimentata in un concept sull’involuzione della società, sui rapporti sempre più mediati attraverso un uso distorto della tecnologia, dei social e sulla necessaria rivoluzione emotiva da affrontare. Il trio (Alessio Ligorio voce e chitarra, Francesco Lanzo alla batteria e Alessandro Martina al basso) parte subito forte con Rocket evolution, apertura dove troviamo la voce introduttiva di Pino Scotto, uno dei probabili riferimenti dei pugliesi, prima della vigorosa Generazione x e Sono virtuale, tra i pezzi più rappresentativi del racconto. Elettromagnetica ha un mood più meditato, complice anche il violoncello di Carla Milda, mentre Rumore e deserto torna a guardare al grunge dei ’90, sentiero su cui la band si muove con sicurezza assodata. Singolare Alieni nel tempo, con il gruppo che mette insieme vibrazioni rock e le dolci note del violino di Massimiliano Monopoli dei Plurima Mundi, il piano di Lorenzo Semeraro (anche lui dei Plurima Mundi) e l’ottima Milda ancora presente e attenta al dettaglio, situazione che si ripropone anche in Leda. Ominide ci riporta sul versante prettamente elettrico della proposta, Psicosi moderne è puntellata da riff e ritmiche compatte, il finale di Virus blues, dove Zanotti suona piano e synth, è la buona conclusione di un lavoro piacevole e sicuramente interessante. (Luigi Cattaneo)

Sono virtuale (Official Video)


  

sabato 17 luglio 2021

RAVEN SAD, The leaf and the wing (2021)

 

Quarto disco per i toscani Raven Sad, band formata da Samuele Santanna (chitarra), Fabrizio Trinci (tastiere), Marco Geri (basso), Francesco Carnesecchi (batteria) e Gabriele Marconcini (voce già di Biofonia e Merging Cluster), che continua nel suo evocativo percorso legato alla psichedelia floydiana ma anche al new prog di Marillion e Pendragon. La vera forza del quintetto è nel saper creare immagini, suggerire emozioni ed evocare luoghi e situazioni in cui smarrirsi, complice la scrittura sempre più collaudata di Santanna, veramente ispirato per tutto l’album, e la forza di testi mai banali e scontati, cantati con gusto dall’ottimo Marconcini. Non sono da meno le rifiniture di Trinci e le ritmiche sicure di Geri e Carnesecchi, ma è tutto l’impianto a funzionare splendidamente e a rendere The leaf and the wing un ritorno davvero suggestivo e armonioso. Il concept appare ben calibrato sin dalle prime note introduttive, che ci conducono alla malinconica The sadness of the raven, prima di City lights and desert dark, pezzo con echi di Fates Warning al suo interno. Commovente l’atmosfera che si crea in Colorbox, la strumentale Approaching the chaos cita con garbo i Goblin nel break pianistico, mentre Ride the tempest mostra una band matura e consapevole dei propri mezzi, raffinata ed elegante. La sognate Absolution trial e la conclusiva Legend #2 sono lì a confermare la cura verso il particolare posta da Samuele e da tutta la band, artefici di quello che probabilmente è il loro lavoro migliore e per quanto mi riguarda tra le punte del progressive italiano di questa prima metà del 2021. Per acquistare l'album (sia in digitale che nella versione fisica) potete visitare la pagina https://ravensadband.bandcamp.com/album/the-leaf-and-the-wing (Luigi Cattaneo)

The leaf and the wing (Full Album)



giovedì 15 luglio 2021

STRIX, Strix (2008)

 

Strix, dell’omonimo gruppo veneto, è un ep del 2008 (l’anno prima era uscito Abisso d’odio), uscito in 666 nerissime copie, oggi riproposto dalla Wine and Fog Productions (su concessione di Dolomia Nera) in 40 copie limited edition, che fanno giustizia al gelido black metal del quintetto formato da Umbra (chitarra), Anxius (basso), Khamul (chitarra), Murmur (batteria) e Rex Noctis (voce).  Le liriche in italiano emanano un senso di angoscia lacerante, con lo scream di Rex Noctis accompagnato da chitarre penetranti e ritmiche inesorabili, già a partire dalla cadenza di Sepolto all’ombra della luna, che pone le basi per un viaggio oscuro e malinconico. La feroce title track non lascia scampo e nessuna speranza all’ascoltatore, tra assalti brutali e sottili pennate melodiche, prima che le tenebre ci avvolgano del tutto con Il trionfo della nera fiamma, dove pare di sentire il viscerale approccio dei Darkthrone alla materia. L’old school dei bellunesi funziona, complice anche la breve durata del lavoro, poco meno di venti minuti che si concludono con la spettrale … E fu il destino di un’anima mortale, epitaffio di un disco che cita Goethe, Eraclito e Lucrezio e volge lo sguardo a tematiche legate alla stregoneria e al folklore del Nord-est italiano, sintesi di un percorso dove non mancano riferimenti anche ai primi Emperor e a Nargaroth. (Luigi Cattaneo)

Sepolto all'ombra della luna (Video)



martedì 13 luglio 2021

SILENZIO PROFONDO, Ritornato dall'incubo (2020)

 

Uscito nel 2020, Ritornato dall’incubo è l’ultimo lavoro dei mantovani Silenzio Profondo, band formata da Maurizio Serafini (voce), Gianluca Molinari (chitarra), Manuel Rizzolo (chitarra), Tommaso Bianconi (basso) e Alessandro Davolio (batteria), di cui avevamo parlato ai tempi dell’esordio del 2017 e che ritroviamo qui in grande forma. L’utilizzo della lingua italiana è ancora la base di partenza, su un background di metal classico ottantiano che culla la giusta ambizione di portare avanti il solco della tradizione heavy nostrana, quella di Strana Officina, Skanners e Vanexa, act immortali sempre poco celebrati nella nostra penisola. È ancora una volta l’Andromeda Relix a sostenere la crescita del gruppo, maturo sotto tutti i punti di vista e forte di un songwriting compatto e corposo, come si evince sin dalle iniziali Incubo e Supernova, tracce robuste ed energiche al punto giusto. Falsa illusione tratta il tema della droga citando Judas Priest e Iron Maiden, Danza macabra è invece più oscura e maligna, prima della tirata Elettroshock e della gradevole Nella tela. Veleno è uno strumentale che mette in mostra le buonissime doti tecniche del quintetto, Solo carne, solo sangue si muove lungo i binari di un heavy potente e aggressivo, con qualche rimando anche ai Nevermore e al progressive metal, mentre Ri(tor)nato chiude con fantasia un come back di notevole fattura. (Luigi Cattaneo)

Ri(tor)nato (Official Video)