venerdì 5 giugno 2026

MY DARKEST RED, Midnight Supremacy (2024)

 

Esordio per il progetto My Darkest Red (nati da una costola di Dreamhunter e Poisonheart), uscito nel 2024 per Burning Minds, un lavoro che oggi recuperiamo vista anche la bontà di questo Midnight supremacy, debutto che unisce dark rock e pulsioni hard & heavy. The 69 eyes, The Sister of Mercy e Lake of Tears paiono essere alcuni dei riferimenti di Fabio Perini (voce, chitarra), Andrea Gusmeri (chitarra) e Andrea Verginella (basso), trio completato da Francesco Verrone (batteria) e da ben tre tastieristi, Mickey E.Vil (The Mugshots), Sonny Montanari e Oscar Burato, che si alternano lungo il disco, tutti bravissimi nel donare le giuste atmosfere ai brani. Connubi ed elementi espressivi paiono al loro massimo in The house on the hill e Tears in the snow, ma ottime sono anche The flame, tesa e oscura, e Merry go round, maggiormente aggressiva. Il blend di Horror Music, raffinati passaggi dal fosco incedere e wave ottantiana funziona per tutto l’album, lasciando trasparire come ci possano essere interessanti sviluppi per il futuro. (Luigi Cattaneo)

Miriam (Video)



CHIMERA, Anedonia (singolo 2026)



Il nuovo singolo dei Chimera, Anedonia, racconta questa risposta difensiva a un trauma: un meccanismo che appiattisce ogni emozione, positiva o negativa, per evitare ulteriori ferite. Quando “chi ami ti lascia indietro a pezzi”, sentire diventa un rischio. Meglio spegnere tutto.

Si osserva il proprio svuotamento in modo lucido e distante, indifferenti verso il mondo che scorre altrove. “Sono come statua fredda” analizza questa immobilità apatica e sbiadita che ha reso il cuore materia inerte. Attorno tutto perde peso e significato e l’unico rifugio possibile sembrano essere la quiete, la lentezza, l’assenza.
Il videoclip traduce in immagini questa disconnessione da un contesto ormai estraneo e anonimo: si guarda senza vedere e parimenti si è invisibili allo sguardo degli altri. Un’inerzia appesantita dall'angoscia di non sapere se si riuscirà ad abbandonare questa condizione un giorno.
In questo grigiore emotivo affiora però un fioco barlume: “vieni a me astro del vespro, dammi speranza”. Questa fiammella illumina di una luce soffusa il brano, che prende la forma di una power ballad elegante, raffinata e rarefatta. Una scrittura che trova il giusto equilibrio tra la poesia e la forza nel punto di contatto tra i classici di
Queensrÿche e Scorpions e la limpidezza contemporanea di Leprous e Tesseract. L'eterno, piccolo bagliore di speranza.


Guarda il videoclip di Anedonia qui https://www.youtube.com/watch?v=pNm67C1RMlI

Ascolta Anedonia sulla tua piattaforma preferita qui https://orcd.co/chimera-anedonia


I Chimera sono un nuovo progetto musicale con un sound forte e melodico e testi in italiano. Nasce quindi un mix alternative metal/rock italiano più sporco, aggressivo e cupo seppur con una musicalità dalle tinte più lievi e malinconiche.Nell’estate del 2022 la band testa il proprio lavoro con i primi live su territorio riscontrando responsi molto positivi, e ad agosto dello stesso anno inizia le registrazioni del suo primo EP Apnea dando così vita a sette brani che parlano di oscurità, ansia, rabbia, dolore, rimpianto, malinconia, senso di liberazione e di nuovi inizi. Il grande successo di critica e pubblico li porta a settembre 2023 a calcare il palco dell'Ariston di Sanremo come vincitori Lombardia del famoso concorso nazionale Sanremo Rock.

La line up è formata da Stewie Morlock (voce, origini italo-inglesi, ha studiato alla Lizard di Brescia anche con Michele Luppi di Vision Divine e Whitesnake), Andrea Dosseni (batteria, ha studiato con Alfredo Golino, Alberto Pavesi e Alessandro Bissa di Vision Divine e Labyrinth, endorser per l'austriaca Tebbs Drumsticks), Mathias Salini (chitarra) e Gheorghe Cazac (basso, caratterizzato da uno stile metal-grunge sia nella composizione di brani inediti che nella timbrica vocale).

GREEN ROSE, Saints of my soul (singolo 2026)



I Green Rose presentano Saints of My Soul, un brano che prende posizione e la mantiene, senza cercare adattamenti. Dentro scorre una dichiarazione identitaria netta, costruita attorno a chi resta ai margini, a chi non si riconosce nelle regole condivise e trova un punto fermo altrove. Le parole danno voce a chi esiste proprio nel rifiuto dell’omologazione. Gli “outsider” diventano il centro del racconto, a partire dalla band che racconta sé stessa fino alla presenza collettiva che si riconosce nella stessa sensazione. L’unità nasce lì, nello stare insieme senza uniformarsi, nel condividere uno spazio che non chiede approvazione. Saints of My Soul diventa così la rappresentazione di qualcosa che non ha bisogno di essere validato dall’esterno per esistere, ma al contrario vuole abbattere le barriere in favore dell'autenticità. La ribellione non è il singolo gesto eclatante, ma un’identità che, senza bisogno di spiegazioni, resta coerente e fedele alla personalità. Sul piano sonoro, la band si muove dentro coordinate hard ’n’ heavy dall'impronta ottantiana, le chitarre costruiscono una struttura solida, sostenuta da una sezione ritmica compatta, mentre l’insieme mantiene una direzione chiara, senza dispersioni.

Ascolta Saints of my soul su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9vHw8ySGkas


Nati a Sistiana, vicino Trieste, i Green Rose prendono forma nel 2022 dall’incontro tra Crash e Anton, un’intesa immediata che si traduce in un percorso condiviso. L’anno successivo l’ingresso di Enry completa la formazione, portando il progetto a una definizione più stabile. Nel 2024 il lavoro si concentra sulla costruzione di un’identità precisa e sulla dimensione live. Il 2025 segna un passaggio rilevante con la vittoria di un contest a Trieste e il terzo posto al Veneto Rock Contest nella giuria popolare.
Nello stesso periodo la band entra in studio per registrare il primo album. Dopo l’uscita di Rebels a febbraio 2026, Saints of My Soul prosegue questo percorso, fissando un punto chiaro nella direzione intrapresa.

ZONA, il comunicato del disco L'ottavo gioco



Gli Zona presentano L’Ottavo Gioco, il loro quarto lavoro in studio che consiste in un full length da dieci tracce.

L'album è un assalto sonoro che mastica il fango del post-hardcore svedese di Breach e Cult of Luna per sputarlo fuori con l’urgenza teatrale del Teatro degli Orrori. In un mondo asettico e frenetico che corre a velocità folle verso lo schianto, l'album attinge alla violenza dei Sick of it All e al nichilismo degli Entombed, descrivendo una realtà di "preti senza croce" e alienazione tecnologica. Dai testi emerge una fame rabbiosa: non si tratta di bere, ma di vomitare il sale di un'esistenza che non ci appartiene. Tra il demone Asmodeo che scava dall'interno e uno stress che non lascia scampo, gli Zona invitano a scappare da ciò che non approviamo. È un disco di pugni chiusi e scelte radicali, dove l'unica salvezza è mordere la vita prima che l'orizzonte inghiottisca tutto.

Citando la band: “benvenuti nella Zona: qui nevica nero”.

L'Ottavo Gioco è stato registrato e mixato presso gli Ivory Tears MusicWorks Studio da Alessandro Del Vecchio e Andrea Seveso.


Ascolta L'Ottavo Gioco su Youtube https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nBfOXhK0Y_3E71tCCg94HuMQItdmIH830


Ascolta L'Ottavo Gioco sulla tua piattaforma preferita qui https://orcd.co/zona-lottavogioco


La band nasce a Vigevano alla fine del 1994 per iniziativa di Francesco Capasso (Edda, Alligator, Septic Project, Miura, Adam Carpet) e Diego Quartara (Node, Merkel Market, Matra). Fin dagli inizi costruisce un percorso autonomo di genuino hardcore/crossover arricchito da un pungente cantato in italiano, portando dal vivo brani propri e condividendo il palco con realtà internazionali e italiane come Alice Cooper, Madball, NOFX e Timoria. Tra il 1994 e il 2000 pubblica due album in studio per la Omar Gru di Omar Pedrini e un disco dal vivo, accompagnati da un’attività live continua.

Dopo una lunga pausa, il progetto riprende con l’ingresso di Marco Di Salvia (Yak, Node, Merkel Market, Pino Scotto, Edge of Forever, Hardline) e Luigi Modugno aka Lo Slavo (Yak, Merkel Market, Bultaco DC). Il nuovo corso prende forma con Anormalità, presentato alle Laroomlive Sessions 2020 e pubblicato da Laroom Records. Negli anni successivi la band lavora a nuovo materiale, sviluppando una serie di brani che confluiscono nel percorso attuale, registrati ancora presso Ivory Tears Music Works Studio con la produzione curata internamente.


giovedì 4 giugno 2026

CHORDLESS TRIO, Mouche Bulle (2026)

 


Dietro il monicker Chordless Trio si celano Paolo Iannarella (flauto, sax), Dario Piccioni (contrabbasso) e Lucrezio De Seta (batteria), un ensemble eclettico dove il jazz si apre a influenze classiche non secondarie, espressioni marcate di un racconto fatto di trame fitte, echi free e salde radici caratterizzanti. I passaggi creati da Iannarella in questo Mouche Bulle (edito dalla sempre fervida Filibusta Records) vengono sostenuti da una sezione ritmica attenta, un lavoro d’equipe fondamentale per la riuscita di brani come E chi lo sa o To have a change of heart, apertura e chiusura di un album evocativo e raffinato. (Luigi Cattaneo)



mercoledì 3 giugno 2026

RAINBOW BRIDGE, Soundtrack of a silent land (2025)

 


Uscito nel giugno 2025, oggi recuperiamo l’ultimo lavoro dei Rainbow Bridge, band spesso presente sul portale e attiva ormai da 20 anni. Giuseppe JimiRay Piazzolla (chitarra), Fabio Chiarazzo (basso) e Paolo Ormas (batteria) registrano Soundtrack of a silent land in presa diretta (con massimo due take), confermando l’innata dote di unire stoner, rock blues e psichedelia, una colonna sonora perfetta per immaginare di perdersi attraverso deserti o terre desolate. Un disco libero di scorrere in più direzioni, che abbandona la forma canzone in precedenza sperimentata, preferendo un concept descrittivo, legato agli spazi aperti, narrati con sicurezza in episodi come Gaba, Lama returns e A loving sun, che con il suo emozionale crescendo chiude l’ennesimo ottimo disco del trio pugliese. (Luigi Cattaneo)

lunedì 1 giugno 2026

DEAD POLLYS, Better off Alive! (2025)



Registrato al Gamla Enskede Bryggeri di Johanneshov, distretto di Stoccolama, il 16 agosto del 2024, Better off Alive! è la perfetta fotografia dell’irrequietezza viscerale che anima con fierezza dal 2013 i Dead Pollys, punk rock band svedese di cui abbiamo parlato ai tempi dell’uscita di Truth of tomorrow. Questa prima registrazione live, pubblicata di nuovo da Too Loud Records, testimonia l’impatto r’n’r del quintetto (Nizze alla voce, Juba al basso, Lelle e Loke alle chitarre e Miche alla batteria), un’energia contagiosa che trova in pezzi come Modern social club, Yes. Sir, Strummerland, The parade e Silicon valley king alcuni dei maggiori esempi dell’attitudine scanzonata, stradaiola e irriverente della band. Il palco sembra il luogo ideale per gruppi del genere, e i Dead Pollys non sono da meno, facendo trasparire, tra le note di questa esibizione dal vivo, tutto il divertimento di una serata sicuramente memorabile per i presenti nel locale di Johanneshov. (Luigi Cattaneo)

martedì 26 maggio 2026

INSANIA.11, Abyssus (singolo 2026)



Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro”, scriveva Friedrich Nietzsche.

Il nuovo singolo degli Insania.11 si aggrappa esattamente a questo crinale vertiginoso.
Abyssus affonda lo sguardo nel concetto di Cupio Dissolvi, il desiderio feroce di auto-annientamento. Un impulso oscuro sublimato dai versi in latino, soprattutto dal conclusivo “Abyssus me quaerit exstinctionis”. Le liriche sono evocazioni arcaiche e primordiali rivolte a una Madre Immortale dall'abbraccio spigoloso, figura primigenia che con la sua “falce affilata” è pronta a squarciare “questa prigione di carne”.
Se questa entità ancestrale attrae, seduce e divora, le streghe che la circondano incarnano demoni e pulsioni da accogliere senza difese, fino a spogliarsi da ogni residuo fisico e mentale. Nell'immaginario degli Insania.11, questo è il processo di autodistruzione necessario per essere rigettati nella spirale incessante delle reincarnazioni.
Il brano procede a passi pesanti come un organismo instabile, tortuoso, dissonante e lacerante, per raccogliere e trasfigurare gli insegnamenti del “Bardo Thodol – Il Libro Tibetano dei Morti” estraendone un'essenza corrosiva di suoni e immagini.

Questa mistura rituale di elementi estremi dà origine a una colata lavica blackened prog-death, che risale come vapore sulfureo da una terra sterile e si arrampica sui timpani, si insinua nel cervello e mette radici come una pianta velenosa, invasiva, irrimediabile.

Abyssus è il primo singolo ad anticipare l'album di prossima uscita Il mondo aldilà ed è disponibile su tutte le piattaforme dal 13 aprile.

Guarda il lyric video di Abyssus qui https://www.youtube.com/watch?v=sjxWYy-BBhw

Gli Insania.11 nascono dalle ceneri degli Insania, formazione thrash(core) attiva tra il 1989 e il 1997, di cui resta traccia in un demo e in alcune registrazioni grezze. Il progetto prende forma nel 2008 come entità da studio guidata da Samaang, concretizzandosi nel 2010 con l’EP I Diari di Samaang: lo Stato Larvale.

Dopo un tentativo di reunion con parte della line-up originale, il percorso si consolida attorno al nucleo composto da Samaang ed Ethrum, dando vita a Di Sangue e di Luce (2017), lavoro accolto positivamente dalla stampa specializzata nonostante una diffusione limitata. Nel 2019 arriva L’Orrore, pubblicato dopo un percorso complicato da esperienze negative e ritardi.
Dal 2019 parte la scrittura del materiale successivo, segnata anche dall’isolamento pandemico, che espande il processo creativo fino a un lavoro ampio e strutturato. Parallelamente alla composizione, prende forma un concept unitario e un perfezionamento delle tecniche vocali grazie agli Scream Studios. Completati arrangiamenti e registrazioni, il progetto arriva alla sua forma definitiva con il supporto di Marco Allemandi, che ha curato mixing e mastering nel suo studio Triora Records.

RYKËN, Rebel (singolo 2026)



I Rykën tornano con Rebel, un singolo che affonda le radici nella tradizione della NWOBHM e la rilancia nel presente con un taglio netto, diretto, senza nostalgia. Chitarre affilate, sezione ritmica serrata e precisa e voce pulita e misurata raccolgono l’eredità di Iron Maiden, Saxon e W.A.S.P. con uno sguardo ben piantato nell’oggi.

Rebel è il ritratto di una rottura consapevole, il momento in cui si smette di adattarsi e si sceglie di ridefinire il proprio spazio. “Now I’m gonna rule the night / Gonna break the chains that bind” è la promessa a sé stessi di diventare protagonisti della propria vita. Non si tratta solo di ribellione, ma di costruzione: “I'll find my own kind” diventa la ricerca di un’identità e di una comunità fuori dagli schemi imposti.
Il cuore del brano pulsa nel chorus, che punta all’essenziale: “Cause I’m a rebel, rebel, rebel, wild and free / Breaking the wall, breaking them all”. Qui la ribellione diventa una presa di posizione contro l’immobilità, contro il peso delle aspettative, contro un sistema che trattiene più di quanto permetta di crescere.
Eppure, sotto la corsa e l’urgenza, non c’è ricerca di eternità, ma il bisogno di lasciare un segno autentico, di vivere secondo una traiettoria scelta e non subita: “I don’t wanna live too long / I just wanna sing my song”. “Rebel” diventa così l'affermazione personale di chi decide di rischiare pur di restare fedele a sé stesso, anche quando la strada si fa incerta.


Guarda il videoclip qui https://www.youtube.com/watch?v=d3GVG4sd1ys

Ascolta Rebel sulla tua piattaforma preferita qui https://orcd.co/ryken-rebel


Dalla grinta di 5 ragazzi del territorio marchigiano nasce nel 2024 la band heavy metal Rykën, composta da Lorenzo Sgariglia alla batteria, Diego Minnucci al basso, Alessandro Tofoni alla chitarra solista, Daniele Pignotti alla chitarra ritmica e Veronica Carlini alla voce.

Nel corso del primo anno insieme il gruppo registra l’album di debutto Living For Tonight, riscuotendo successo locale durante il tour estivo.

Ispirandosi alla New Wave of British Heavy Metal, i loro inediti combinano tecniche old school con sonorità moderne. Band come Iron Maiden e Judas Priest sono i pilastri del loro stile compositivo.

Nel settembre 2025, la collaborazione con la label Sorry Mom! segna un punto di svolta per i Rykën che puntano ad ampliare la loro fan base ed arricchire il repertorio con nuovi pezzi, seguendo sempre l’evoluzione della loro identità.


DESIGN, Faithless (2026)

 

Nuovo lavoro per i Design, band nata nel 2008 e formata da Daniele Strappato (voce, programming), Sara Tringali (basso), Nicola Cerasa (chitarra, tastiere) e Roberto Cardinali (batteria, programming). Alternative rock, elettronica, industrial e darkwave si mescolano intensamente, sottolineando il tema della perdita, filo rosso che lega le trame di un lavoro che riflette la realtà attuale, disillusa e poco comprensibile, in cui però vi è una possibilità di rinascita. L’elettronica esalta le solide ritmiche del quartetto, che instilla con esperienza le giuste melodie all’interno di brani solidi e ottimamente composti, la cui atmosfera rimarca l’amore per band come Nine Inch Nails, New Order e The Jesus and Mary Chain. L’iniziale title track rappresenta il passo da cui muoversi, passando per la marziale Cold war, la cupa Deep dive, l’intima Loner’s dream e la conclusiva The belly of the whale, tra i momenti più coinvolgenti di un disco compatto, oscuro ma al contempo accarezzato da sprazzi di raffinatezza. (Luigi Cattaneo)

Red dragon (Video)



sabato 23 maggio 2026

MARIO DONATONE & BLUESMAN LATINO, Futura Umanità (2026)



Gradevole lavoro firmato Mario Donatone & Bluesman Latino, un’occasione per conoscere il pianista e cantante romano, accompagnato in questo Futura umanità da due cantanti, Giovanna Bosco e Isabella Del Principe, oltre che da Angelo Cascarano (chitarra, basso) Marco Camboni (basso) e Antonio Donatone (batteria). Apprezzabili soprattutto le fasi più bluesy del disco, come Please hold on! (vivere ancora), con l’armonica di Chicago Beau, Pax Vobis (l’armonica stavolta è di Pablo Menendez) o Bad Medicine Blues, ma funziona anche la verve frizzante di Bluesman latino e Foto di famiglia, dove invece troviamo Antonello Salis alla fisarmonica. Chiude l’album Leone (Futura Umanità), sognante strumentale tra i momenti maggiormente significativi dell’opera. (Luigi Cattaneo)


martedì 19 maggio 2026

GEORGEANNE KALWEIT, Tiny space (2026)

 

Originaria di Minneapolis, Georgeanne Kalweit, da oltre 30 anni stabile in Italia, ha all’attivo dischi con Delta V, di cui è stata la cantante, oltre che diverse pubblicazioni con progetti a suo nome e collaborazioni di prestigio con Calibro 35, Ottodix e Vinicio Capossela. Tiny space, uscito a marzo di quest’anno, mescola con sapienza elettronica, alternative rock e pop cantautorale, racconta in modo personale ed intenso un periodo complesso nella vita dell’artista, che ammanta di visionaria poetica le trame del disco. Ad accompagnare la Kalweit (che suona anche le tastiere) troviamo Giovanni Ferrario (basso, tastiere), Lorenzo Corti (chitarra, organo), Beppe Mondini (batteria) e Diego Sapignoli (batteria, vibrafono), bravissimi nell’assecondare le tante idee messe sul piatto dall’americana. Le atmosfere care a PJ Harvey sembrano essere uno dei punti di riferimento di un lavoro raffinato, poliforme ed eccentrico nel suo costrutto, che trova in brani come Heavenly Thoughts, Call an ambulance e Crystal clear snodi cruciali di una narrazione che incrocia dolore e rinascita, insicurezza e speranza. (Luigi Cattaneo)

Tiny space (Video)



lunedì 18 maggio 2026

HOGANS ALLEY, Down the highway (singolo 2026)

 


Gli Hogans Alley presentano il nuovo singolo Down the Highway e, come suggerisce il titolo, mettono su strada un brano che sa di asfalto caldo e benzina, che sembra avere già percorso centinaia di miglia e che non ha alcuna intenzione di fermarsi. Miglia, non chilometri, perchè guarda dritto alla tradizione americana, creando una sintesi tra il blues di The Allman Brothers Band e Lynyrd Skynyrd e un taglio più attuale vicino ai The Black Keys.

Il groove terroso e arrogante e le chitarre con un’attitudine da corsia d’emergenza costruiscono uno strumentale con l'estetica dell’“highway anthem”, mentre la voce spinge sull’acceleratore con un piglio alla Guns N' Roses. Il risultato è un brano carico, pensato tanto per l'autostrada che squarcia in due gli orizzonti sterminati quanto per il palco.

Le parole sono una provocazione che sa di gomma usurata e sabbia del deserto, un invito a lasciare andare le resistenze e a cercare qualcosa di concreto e tangibile. Sono il punto di non ritorno, a cui si arriva quando qualcuno ci costringe a guardare dentro e a tirare fuori ciò che resta nascosto. Per vivere la vita al massimo, scalda il motore e parti con gli Hogans Alley: saranno entusiasti di viaggiare con te.


Guarda il videoclip di Down the highway qui https://www.youtube.com/watch?v=OGXGzpDHuf0

Ascolta Down the Highway sulla tua piattaforma preferita qui https://orcd.co/hogansalley-downthehighway


Hogans Alley è un progetto che si forma alla fine del 2021. Una grande passione ed affinità per l’hard rock; influenze prettamente 80s con colori sleaze, metal e glam, coronano il tutto con solidi groove e ritmiche funk. Un sound selvaggio, melodico e festaiolo, caratterizzato da live infuocati che trasudano energia e rock'n'roll allo stato brado. Sin da subito si concentrano principalmente sulla composizione di materiale originale. Negli anni successivi rodano il progetto suonando principalmente in Toscana in locali come Megik Cult, Santomato, Circus Rock Club, Freesound e VHS Retro Club. Tra le esperienze più significative, l’apertura agli Enuff Z'Nuff al Borderline Club insieme ai Jolly Rox e la condivisione del palco con gli Speed Stroke, amici di vecchie date e scorribande, al Monteloud Rock Fest. Conclusa la fase di pre-produzione dei brani originali, la band si prepara ora a rientrare in studio per completare l'album, che uscirà in autunno e sarà anticipato da alcuni singoli.

PAOLO PAGLIARI, Through the eyes of a child (2025)

 


È un piacere ritrovare Paolo Pagliari, membro del progetto The Old Castle, 3 dischi all’attivo tra il 1995 e il 2022, che si cimenta, con Through the eyes of a child, in un primo passo in versione solista che sposa appieno la sua sensibilità di autore. Pagliari scrive musica e testi del concept, si divide tra voce, chitarra, basso, percussioni, tastiere e arrangiamenti orchestrali, facendosi coadiuvare solo da Alberto Quacquarini alla batteria, per un risultato complessivo maturo ed elegante. L’album, che ha una genesi di ben 10 anni, è figlio dell’amore di Paolo per il progressive rock, una passione che lo ha portato a concepire un racconto sull’infanzia e sul percorso verso l’età adulta, con il filo conduttore della sensibilità del bambino e delle sue prospettive. Vibrante, appassionato e pieno di azzeccate melodie, il disco veleggia sicuro tra atmosfere oniriche e suggestioni dal sapore malinconico, tra Genesis e Pink Floyd, oltre che rimandare ad una stagione irripetibile per questo tipo di sonorità, a cavallo tra ’70 e ’80, quando il new prog di Marillion e IQ rinverdiva i fasti di un genere troppo presto soppiantato da altre realtà. Per ascoltare e acquistare il lavoro potete visitare la pagina https://paolopagliari.bandcamp.com/album/through-the-eyes-of-a-child (Luigi Cattaneo)


sabato 16 maggio 2026

ORBITLANE, Discern (singolo 2026)



Un personaggio inquietante che assume il ruolo di guida, circondato da uno stuolo di seguaci che hanno appena firmato la loro condanna.

Il nuovo singolo degli Orbitlane, Discern, si sviluppa come un racconto stratificato, in cui ogni passaggio mette a fuoco uno stato diverso: rabbia, lucidità, pesantezza. L’apertura è nervosa, rabbiosa, poi il brano rallenta e vira verso sonorità cupe, plumbee e compatte mentre la narrazione prende forma.
I'm sick of you all fooling yourself into martyrs” è uno sfogo netto contro il vittimismo atto al solo far prevalere la propria parte, alimentando il “same old devil in disguise” che logora e divide. Nel mirino c’è anche chi “stare in awe at the swing of the guillotine”, spettatore affascinato dalla condanna altrui, ignaro di essere il prossimo. Un circolo di odio, bugie e cecità volontaria. Ma non temere, il giudizio arriva per tutti. E questa volta non c’è spazio per il perdono. Le false guide cadono, e i loro seguaci con esse.
L’impatto tecnico, che richiama la precisione di
Architects e Polaris, si fonde qui con un’estetica cinematografica oscura, magistralmente tradotta in immagini dal videoclip di Damiano Affinito. Tra dinamiche metalcore in costante tensione e un ritornello dalla forte carica emotiva, Discern trascina l’ascoltatore verso un finale soffocante, ricalcando il peso di un giudizio già scritto. Un tassello decisivo per gli Orbitlane, che con questo brano tracciano la rotta per ciò che verrà.

Guarda il videoclip di Discern su Youtube qui https://www.youtube.com/watch?v=GrXEBgbkAPU

Ascolta Discern sulla tua piattaforma preferita qui https://ffm.to/orbitlane-discern

Originari di Venezia, gli Orbitlane sono una band metalcore che fonde potenza sonora pura con profondità emotiva. Traendo ispirazione da pesi massimi come Architects, Polaris e Currents, stanno inondando la scena con un'energia travolgente e una capacità di scrittura di alto livello. Grazie alle aperture a band internazionali e all'impressionante numero di date alle spalle, la band è ora pronta a pubblicare Discern, l’ultimo singolo prima del loro album di debutto.


martedì 12 maggio 2026

MARTINA LUPI, Dannate salvatrici (2026)

 

Esordio in solitaria per Martina Lupi (leader, insieme a Fabio Gagliardi, dei Tupa Ruja), che in Dannate salvatrici, disco da poco uscito per Filibusta Records, propone un lavoro dal piglio cantautorale, facendosi accompagnare da Alessandro Gwis (pianoforte, elettronica), Michele Gazich (violino) e Mattia Lotini (chitarra, basso). I brani si muovono spesso evidenziando il dialogo ricco di pathos tra la Lupi e Gwis, su cui si adagiano gli interventi eleganti e curati di Gazich e Lotini, che ampliano la struttura di un’opera appassionata sin dalle iniziali note di Fiamma. Le suggestive partiture di My perfect breathe e L’attesa di un giorno mostrano l’attenzione al songwriting posta da Martina in questo suo debutto solista, mentre Realtà non è e Pasarero innalzano il lavoro per una ricerca di suono decisamente interessante. Citazione a parte per l’omaggio a De Andrè di Khorakhanè, terreno minato su cui la band si muove con referenza ma anche personalità. Un primo passo molto gradevole, figlio della cultura musicale e delle esperienze maturate dalla Lupi, scritto e suonato con perizia, ha il merito di coinvolgere da subito, lasciando anche intravedere come ci siano margini di sviluppo per questo progetto. (Luigi Cattaneo)

Fiamma (Video)



sabato 9 maggio 2026

PINO SCOTTO, Phantom Humanity (singolo 2026)



Fuori il nuovo singolo di Pino Scotto Phantom Humanity, brano estratto dall’ultimo album The Devil’s Call.

Phantom Humanity fotografa una società svuotata, ormai assuefatta a ogni nefandezza. “God of game and God of war bring me to insanity / you turn away still you want more from this phantom humanity”: l’umanità è ridotta a uno stuolo di fantasmi, da cui gli dei del gioco e della guerra continuano a pretendere sempre di più. Agli occhi di chi muove le pedine, l’essere umano diventa invisibile, ridotto a semplice ingranaggio.
Nel videoclip si osserva un Pino disorientato, che vaga tra palazzi moderni con uno sguardo perplesso, come se cercasse una risposta che non arriva. Che senso ha tutto questo? Che senso ha un mondo in cui la violenza si espande e l’odio diventa abitudine, mentre l’essere umano perde progressivamente contatto con sé stesso, intrappolato tra nuove forme di schiavitù, dipendenze e una direzione che si dissolve?
Con il suo linguaggio diretto, Pino Scotto mette a nudo le crepe del presente: una realtà in cui si cercano appigli in dogmi religiosi, ideologie e identità culturali, come se potessero riempire un vuoto che continua ad allargarsi. Eppure nulla sembra davvero muoversi.
L’hard blues di Phantom Humanity si inserisce in questo scenario come un tentativo di riportare calore umano dentro città fredde, automatiche, disumanizzate, per ridare corpo alla società inconsistente in cui viviamo.


Guarda il video di Phantom humanity qui https://www.youtube.com/watch?v=B4OhiAh4Bzs


Pino Scotto, carismatico e grintoso singer dalle marcate influenze blues, dotato di una voce profonda e graffiante, incarna da sempre la rappresentazione iconica del rocker nazionale.

La sua carriera inizia al termine degli anni '70, quando incide il primo45 giri con i Pulsar; dopo qualche tempo diviene frontman dei Vanadium, con cui realizza nove grandi album, l'ultimo nel 1995. Il suo primo album solista in lingua italiana Il Grido Disperato di Mille Bands è del 1992 e lo porta in tour con il suo Jam Roll Project.

Nel 1997 viene pubblicata la compilation Segnali di fuoco, accompagnata dall'omonimo libro Lo scotto da pagare e nel 2000 Guado. Nel 2003 torna sulle scene con i Fire Trails, un progetto creato assieme al chitarrista Steve Angarthal, con cui incide due nuovi album e da subito partono in tour aprendo il concerto dei Deep Purple a Milano. Già dall'inizio della sua storia con i Fire Trails, collabora con l'emittente televisiva Rock Tv che gli affida la conduzione del programma Database ancora in onda oggi su Plex.

Nel 2008 esce Datevi Fuoco, una raccolta dei migliori brani in italiano da solista riarrangiati e cantati con tanti "special guest", che dà origine a un tour di oltre 150 concerti in tutta Italia. Buena Suerte, album di inediti RnR (2010), ospita artisti come Caparezza, i The Fire e Kee Marcello (ex Europe). Nel2012 Pino Scotto pubblica il settimo album Codici Kappaò e devolve gli introiti del secondo CD dell'edizione speciale al progetto Rainbow, iniziativa a sostegno dei bambini meno fortunati. Dopo il cover album Vuoti di memoria (2014), nel 2018 esce Eye for an Eye, ottavo album di inediti in inglese. L'album del 2020 Dog Eat Dog ottiene un grande successo di pubblico e di critica.

Il ritorno post pandemia sui palchi di Pino avviene nel 2023 in duo acustico; questo gli fa ritrovare l'entusiasmo per cui riparte con un lungo tour con la sua band e pubblica l'album Live n' Bad,un progetto intenso e coinvolgente, che racchiude tutta la grinta e l'anima della sua musica.

L'ultimo disco The devil's call, uscito nel 2025, abbraccia le sonorità delle origini, blues, rock 'n' roll, southern senza dimenticare la potenza dell'hard rock. Anticipato dai singoli Truefriend e No fear no shame, questo album riflette la ruvidità della voce di Pino anche nei testi, rabbiosi e di denuncia. Forte dell'ottimo riscontro ricevuto dalla critica di settore, l'artista sta portando The devil's call in tutta Italia grazie a un lungo tour insieme alla sua band.


mercoledì 6 maggio 2026

UTELA MALIT, Il comunicato di Raw



Gli Utela Màlit pubblicano l’EP Raw, cinque brani che affondano le radici nel rock e nell’hard rock degli anni Settanta, evocando l’attitudine e l’immaginario di icone come Aerosmith, Led Zeppelin, The Rolling Stones, Jefferson Airplane e Jimi Hendrix.

Il lavoro recupera l’essenza più autentica di quel linguaggio musicale: chitarre calde e dirette, groove classico e un approccio istintivo alla scrittura. I testi, invece, si muovono su un piano più intimo e personale, esplorando emozioni, spiritualità e il rapporto con la musica, con sé stessi e con gli altri.

La copertina raffigura un’aquila antropomorfa, dai colori vividi, intenta a suonare la chitarra con intensa concentrazione. L’immagine riflette la natura di Anna, mastermind e voce della band: radicata e concreta, ma al tempo stesso proiettata verso l’infinito creativo. Le mani, dedite all’arte, e lo sguardo aperto alla creazione in ogni sua forma raccontano il desiderio di partecipare al mondo, sia quello finito che quello infinito, con sensibilità e misura. Una discrezione evocata simbolicamente dalla notte e dalla luna, elementi che avvolgono e custodiscono questa visione.


Ascolta Raw su Youtube qui https://www.youtube.com/watch?v=8YJPvEWRrEc&list=OLAK5uy_kJF0E0NLwpEOcKcl_DmIn2rfFAANDIrrY


Ascolta Raw sulla tua piattaforma preferita qui https://orcd.co/utelamalit-raw


Il progetto Utela Màlit nasce circa dieci anni fa con l'intento di proporre un mix di cover e brani inediti, sia in italiano che in inglese. Nel corso degli anni, la band ha subito un'evoluzione significativa, passando dalla formazione iniziale di quattro membri a un power trio, consolidando così un sound più orientato verso il rock e l’hard rock.
Negli ultimi anni, il gruppo ha posto sempre maggiore attenzione alla composizione di brani originali, spinto dal desiderio di esprimere creatività e innovazione accanto al repertorio di cover.
Il cuore e l’anima della band è Anna, cantante, chitarrista e leader del gruppo, nonché autrice degli inediti, a cui si deve anche la scelta del nome Utela Màlit.
Completano la formazione Franco, bassista storico della band e prezioso collaboratore nel corso degli anni, e Mel, batterista esperto e talentuoso, che ha recentemente deciso di unirsi al progetto.
Con un'identità musicale ben definita e una forte spinta creativa, Utela Màlit continua a portare avanti il proprio percorso tra energia rock e sperimentazione sonora.