Nel metal si parla spesso di oscurità, in ogni sua possibile declinazione. Nel nuovo singolo Ignite, gli Insania.11 raccontano un futuro apocalittico, distopico ma non impossibile, in cui il cielo è stato irrimediabilmente oscurato da una catastrofe termonucleare che ha contaminato tutto.
I presuntuosi adoratori del Sole, convinti di poterne dominare l’energia attraverso la scienza e di poterlo far “splendere in una fossa”, hanno fatto i conti senza l'oste. Il pianeta adesso è un immenso rogo e l'atmosfera è saturata da fumo e cenere.
Avanzano a passo marziale le processioni di sopravvissuti smunti, logorati e consumati da un deserto tossico, costretti a nutrire enormi roghi rituali per squarciare un buio diventato eterno.
Disperata la voce mentre urla afflitta “Brucia! Brucia il mondo!” con un lacerante e tagliente screaming, acido come le acque ormai imbevibili. Mentre la batteria picchia a velocità forsennata come un conto alla rovescia verso l’estinzione, le corde dipingono lo scenario bollente e instabile attraverso riff dispari, dissonanti e soffocanti.
Il culto ossessivo degli idrocarburi e del consumo diventa qui il simbolo di un sistema fondato sull’avidità e sulla predazione, in un parallelismo inquietante tra il moderno “oro nero” e l'antico Culto del Sole poi assorbito dalla cristianità: l'idolatria porta solo alla distruzione, la storia insegna ma l'uomo non vuole imparare.
In Ignite non è solo il metal a essere blackened, ma anche l’atmosfera terrestre ormai annerita dalla cenere, mentre il death assume il suo significato più radicale: la morte del pianeta, l'estinzione in ginocchio davanti a un enorme falò alimentato dalla nostra ingordigia.
Ignite è il secondo singolo e settimo capitolo di Il mondo aldilà, concept album che esplora i mondi liminali al margine tra vita e non vita. L'album sarà disponibile in copia fisica e su tutte le piattaforme dal 26 giugno.
Guarda il video di “Ignite” qui https://www.youtube.com/watch?v=HOjfWr7IiBA
Gli Insania.11 nascono dalle ceneri degli Insania, formazione thrash(core) attiva tra il 1989 e il 1997, di cui resta traccia in un demo e in alcune registrazioni grezze. Il progetto prende forma nel 2008 come entità da studio guidata da Samaang, concretizzandosi nel 2010 con l’EP I Diari di Samaang: lo Stato Larvale.
Dopo un tentativo di reunion con parte della line-up originale, il percorso si consolida attorno al nucleo composto da Samaang ed Ethrum, dando vita a Di Sangue e di Luce (2017), lavoro accolto positivamente dalla stampa specializzata nonostante una diffusione limitata. Nel 2019 arriva L’Orrore, pubblicato dopo un percorso complicato da esperienze negative e ritardi.
Dal 2019 parte la scrittura del materiale successivo, segnata anche dall’isolamento pandemico, che espande il processo creativo fino a un lavoro ampio e strutturato. Parallelamente alla composizione, prende forma un concept unitario e un perfezionamento delle tecniche vocali grazie agli Scream Studios. Completati arrangiamenti e registrazioni, il progetto arriva alla sua forma definitiva con il supporto di Marco Allemandi, che ha curato mixing e mastering nel suo studio Triora Records.