Progressive Rock&Metal ma anche un'ampia panoramica su Jazz, Blues, Folk, Hard&Heavy, Psichedelia, Avanguardia, Alternative, Post Punk, Dark Rock.
Un blog sulle sfumature della Musica.
Torniamo a parlare della
musica di Massimiliano Rolff, a distanza di 3 anni da Adventures on Magia
(recuperatelo!), e lo facciamo andando a parlare dell’ultimo nato, Peace on
earth, omaggio alla figura di John Coltrane, tra i massimi esponenti del jazz
mondiale. Il sassofonista nativo di Hamlet, Carolina del Nord, viene preso a
modello come resistenza spirituale, un atto necessario in questi tempi sempre
più oscuri, dove la pace e la libertà sono qualcosa da ricercare ogni giorno. Il
contrabbasso di Rolff si lega alla batteria di Antonio Fusco, una sezione
ritmica di pregio su cui si muove elegante il pianoforte di Andrea Rea,
bravissimi nel tributare con rispetto e fantasia la grandezza di uno dei
colossi della musica tutta, un autore che attraverso dischi iconici come Giant
Steps, Blue Train, o A love supreme ha travalicato i confini
stessi della sua arte. Un disco necessario nell’anno del centenario della
nascita di John, con il trio che nelle due suite proposte (Awakening – Enlightement)
si muove leggero e risolutivo, delicato e brillante, consapevole di
confrontarsi con alcune delle pagine più significative nella storia del genere,
ma desideroso di proporre un immaginario personale e al contempo radicale.
(Luigi Cattaneo)
Nati nel settembre 2025
su iniziativa di Marco Visconti (batteria, membro dei N.O.C.H.) e Vincenzo
Casini Raggi (tastiere, ex Soul Hunters), il progetto Zamen Off si completa con
l’arrivo di Massimiliano Dionigi (basso, Juglans Regia e Creature di Sabbia) e
Andrea Brighi (chitarra e voce già con i Disarmo), formazione che ha dato alla
luce questo Your New Mind, ep in bilico tra progressive e psichedelia,
con qualche interessante escursione in territori ora più hard, ora vicini alla
new wave. Un melting pot dettato sicuramente dalle tante esperienze accumulate
da un quartetto formato da musicisti esperti, attivi in realtà disparate, un’unione
d’intenti che ha portato alla nascita di un lavoro curioso e variegato, basti
ascoltare I talk to the light e Let me have some (today), inizio
e chiusura di un primo passo che lascia intravede tutto il potenziale della
band toscana. (Luigi Cattaneo)
Con il nuovo singolo Paralyzed, i Tales of Oneira mettono in musica ed immagini l’esperienza inquietante della paralisi del sonno: la mente si sveglia, ma il corpo resta intrappolato in una dimensione liminale autonoma che non risponde ai comandi.
Durante l’immobilità, le paure emergono come demoni dal sottosuolo, riversando sulla malcapitata ansia, disperazione e apatia, che si traducono nella sensazione di avere un macigno sul petto: “Feel the pressure on your chest / Try to be yourself”.
Il confine tra sogno e realtà si dissolve così poco alla volta, lasciando la protagonista sola nel bel mezzo dell'incubo.
Il brano abbraccia mondi sonori diversi: strizza l'occhio al metalcore moderno, fatto di groove serrati e tensione pre-breakdown, che contrasta con le atmosfere sinfoniche dai tratti gotici.
La voce femminile introduce una dimensione teatrale e oscura, mentre chitarre e ritmiche spingono il brano verso una fisicità opprimente. Paralyzed fluttua sulla linea di confine tra queste due dimensioni: aggressività e atmosfera, materia e allucinazione, lucidità e terrore. La zona instabile del delta del fiume in cui acqua dolce e acqua salata si incontrano e il confine perde consistenza, il punto dove è più facile affogare. “You drown more and more / You can't be yourself” perchè il nemico non arriva dall’esterno, al contrario siamo noi in lotta con noi stessi.
Come primo capitolo del concept, il singolo scava nella parte più fragile e incontrollabile dell’esperienza umana, nel momento esatto in cui aprire gli occhi non significa ancora essere davvero svegli.
Il progetto nasce dall'incontro tra Giuseppe e Carlo durante i loro studi in ingegneria del suono. Nel settembre 2023, dopo due anni di formazione accademica condivisa e reciproca stima professionale, il forte desiderio di collaborare, unito a una profonda sinergia musicale, ha portato alla creazione di un progetto che fonde le loro diverse passioni: il metal moderno, la synthwave, la schiettezza e la produzione raffinata del pop, le profondità psicologiche dell'horror e il mondo dei sogni.
Questi primi confronti ed esperimenti creativi si sono presto evoluti in una visione chiara: la creazione di un concept. L'obiettivo era esorcizzare le paure attraverso la narrazione musicale, il tutto ambientato in un paesaggio onirico dove il subconscio prende il comando.
Una volta definita la visione, il nome è venuto da sé: Tales of Oneira. È seguita una meticolosa ricerca dei collaboratori ideali tra amici fidati e conoscenze di lunga data, portando al consolidamento finale della formazione della band.
I primi mesi del 2024 sono stati dedicati al perfezionamento dell'EP di debutto, uscito a novembre. È seguito un tour promozionale nel Nord Italia, culminato con l'esibizione al prestigioso Teatro Ariston di Sanremo come finalisti nazionali del concorso Sanremo Rock (dove si sono classificati al quarto posto).
Attualmente, la band è impegnata nella finalizzazione del nuovo album. All’attività in studio, si affianca una prolifica attività live che li ha portati a calcare palchi importanti della scena lombarda tra cui il Rock n Roll di Milano ed il Circolo Magnolia in supporto agli Unearth.
Audiodrome Crossover, Burning Tower e The Abyss Booking presentano il bill completo dell'imperdibile evento hardcore, in ogni accezione possibile, che il 16 ottobre vedrà come headliner i Nerorgasmo nella loro unica data italiana.
Ad inaugurare il palco, i BLACK MUNGO: open project musicale-letterario che esprime tutto lo spirito della Torino antagonista degli anni '80 e '90. Ideato e realizzato in collaborazione con il musicista e insegnante Nino Azzarà, veterano della scena alternativa torinese, mette in scena reading in chiave post-punk di testi poetici e letterari di Domenico Mungo (autore, docente e ricercatore di storia e letteratura contemporanea e antropologia sociale), nonché di affermati artisti nostrani come Linea 77, Bluebeaters, Africa Unite, Perturbazione e tanti altri.
A seguire, gli HATE&MERDA, che da Firenze portano il loro sludge ostile e nichilista con influenze noise e hardcore, post-rock e power electronics. Un duo senza volto “contro tutte le identità di gender e ogni forma di ego”, una formazione essenziale chitarra/voce e batteria, un messaggio diretto che rifiuta i compromessi. Il loro lavoro più recente “Ovunque distruggi”, uscito nel 2022 dopo “L’anno dell’odio” (2014) e “La capitale del male” (2016), è una reazione rabbiosa e spietata agli anni paranoici della pandemia, senza alcun conforto né redenzione.
I NERORGASMO sono una band hardcore punk italiana attiva dalla prima metà degli anni ottanta fino agli inizi dei novanta a Torino, che proponeva un hc/punk cupo e dalle tematiche nichiliste. Assieme ad altri gruppi, quali Blue Vomit, Indigesti, Negazione, Declino, Peggio Punx, Atrox ed altri, hanno costituito la base della scena hardcore punk torinese e piemontese dell'epoca e furono esponenti di primo piano di quello che fanzine e riviste come Maximumrocknroll definirono Italian hardcore. Secondo Federico Guglielmi, i Nerorgasmo sono stati uno dei gruppi punk italiani più importanti e seminali.
In chiusura, AFTER PARTY con l’esplosivo DJ set di Alle Cuoghi e Skåll, conosciuti nella scena underground come gli ideatori e organizzatori degli eventi OBSCENE, per soddisfare indiscriminatamente fan di metal, goth e techno.
QUANDO: VENERDI 16 OTTOBRE – apertura porte ore 20
DOVE: Audiodrome Alive club, Strada Mongina 9, Moncalieri (TO)
I Dirty Heavens presentano il nuovo singolo Rhoads, un brano che attraversa la tradizione hard rock con una propria voce, fatta di chitarre, polvere e strada.
Il sole ha già scaldato l’asfalto. La polvere si solleva dietro di noi, gli alberi scorrono ai lati della strada e la luce apre il percorso davanti agli occhi. Alla radio passa una canzone. È il momento in cui ci si chiede se un’occasione sia davvero finita o se ci sia ancora il tempo di afferrarla: “I’m not waiting for the last train to come, I should’ve known that life goes by fast”.
Rhoads racconta la possibilità di ritrovare qualcosa che sembrava perduto e di guardare avanti con quell’entusiasmo istintivo che avevamo da bambini, prima che imparassimo a metterlo in discussione. Ogni scelta apre una strada diversa. Alcune si interrompono, altre si incrociano, altre ancora sembrano portarci lontano da ciò che stavamo cercando. Ma è proprio attraversando queste deviazioni che il percorso prende forma. Anche quando abbiamo la sensazione di esserci persi, quello che incontriamo lungo la strada continua a far parte della destinazione.
“This hymn is yours, I ran out of ink, so let it work deep inside your guts”: quando l'inchiostro per tracciare la mappa è finito, non resta che seguire l'istinto e godersi il viaggio. La vita è fugace eil tempo corre, ma nonostante le deviazioni arriveremo sempre a destinazione in un modo o nell'altro.
I Dirty Heavens sono una rock band nata a Bari nel 2023. Capitanati da Lucrezia ‘Dirty Hell’ Lamacchia alla voce e chitarra ritmica, Chris Salerno alla chitarra solista, e la sezione ritmica di Alessio Virno (basso) e Angelo Porcelli (batteria), la band scolpisce un sound ruvido, viscerale e carico di emozione. La loro musica nasce dalle ceneri del grunge e dell’hard rock anni ’80, guardando alla forza melodica del pop-rock dei primi 2000.
Il loro album d’esordio Drive (2026) racconta un viaggio interiore tra determinazione e frustrazione, percorrendo una strada che non esiste ancora. È una raccolta di inni alla libertà e all’autodeterminazione, in cui ogni brano si definisce come un frammento di vetro infranto: autonomo, ma indispensabile per comporre l’immagine complessiva dell’album.
Uscito nel 2023, Here
to stay rappresentava l’ottimo ritorno di Ron Coolen (insieme a Keith St
John), dopo Rise di tre anni prima (recuperatelo!), un album che
confermava la natura del progetto del multistrumentista, che si divide tra chitarra,
basso, batteria e tastiere), coadiuvato ancora una volta da una nutrita serie
di ospiti. Confermata la presenza di St John (voce di Montrose, Lynch Mob, Burning
Rain e Kingdome Come), questa volta autore insieme all’olandese, l’album vede
alternarsi una serie di chitarristi straordinari, sin dall’iniziale Heavy
Metal till I’m dead, dove troviamo Joey Concepcion (Dark Tranquillity),
programmatica dell’indirizzo del disco. Christopher Amott (Arch Enemy, Dark
Tranquillity) fa invece la sua comparsa in You’re just a a bad dream,
prima che irrompano Timo Somers (Supersonic Revolution, Ayreon, Delain) in Jaded
eyes e Gus G. (Firewind, Ozzy Osbourne) nelle classicheggianti Saints
and sinners e Firebird. Accattivante lo sviluppo di 90 shades to
hell, nonché il solo di Per Nilsson (Scar Simmetry, Meshuggah), mentre in Sin
city 23 appare l’elegante verve di George Lynch (Dokken, Lynch Mob). Il doppio
solo di Reprise, ad opera di Somers e Satchel (Steel Panther), chiude un
lavoro a tratti esaltante, perfetto per chi ama certe sonorità hard & heavy
intrise di anni ’80. (Luigi Cattaneo)
Aramilanima è il nuovo singolo dei Drop Circles, un brano che mette insieme riff grunge e voce nu metal in un calderone ribollente scuro, graffiante e aggressivo.
Le chitarre ruvide incidono il brano con cambi di dinamica e contrasti che accompagnano una voce sempre diversa nel modo di colpire, che oscilla tra controllo ed esplosioni senza preavviso. Il testo racconta un amore che non cerca di essere rassicurante: meglio una ferita vera che una relazione svuotata, meglio il dolore palpabile e reale che l’assenza di qualsiasi cosa da sentire. Asfalto, aghi di pino e ferite diventano tracce concrete di un legame che chiede un prezzo per restare vivo. Anche la quotidianità entra nel racconto, nel brindisi amaro alla “solita vita”, condivisa nonostante le sue crepe. La richiesta precisa che dà il titolo al brano suona come un incarico: entrare dentro, scavare, smuovere ciò che è rimasto immobile, metterci il cuore, anche quando farlo significa rischiare di farsi male. L’anima diventa terreno fertile da lavorare, con la possibilità che proprio dalla sofferenza emerga qualcosa di diverso. La scrittura in italiano va dritta al punto, senza cercare riparo nella retorica né nelle sovrastrutture, mentre la musica ne amplifica la componente più istintiva. La sensibilità del grunge e i contrasti del nu metal compongono il linguaggio più espressivo per raccontare quei graffi troppo profondi per essere ignorati.
I Drop Circles nascono nella primavera del 2011 dalle ceneri di alcune band della scena rock fiorentina. Fin dagli esordi sviluppano una proposta radicata nelle sonorità di Seattle, arricchita nel tempo da influenze che spaziano dal nu metal all'indie rock, mantenendo una forte coerenza stilistica e una chiara identità compositiva.
Dopo diversi cambi di formazione, il gruppo raggiunge una line-up stabile che permette di consolidare il lavoro in studio e l'attività dal vivo. Nel corso degli anni i Drop Circles si esibiscono su numerosi palchi tra Toscana, Emilia-Romagna e Lazio, costruendo un percorso fondato soprattutto sulla produzione di materiale originale.
Tra le esperienze più significative figurano la finale nazionale di Sanremo Rock 2021 al Teatro Ariston e le aperture per Marlene Kuntz, Manuel Agnelli, Punkreas, Zen Circus e Sick Tamburo.
La celebre frase attribuita a Nietzsche “E coloro che furono visti danzare vennero giudicati pazzi da quelli che non potevano sentire la musica” riassume perfettamente Shot of Rock'n'Roll, il nuovo singolo dei Road Syndicate.
Senza musica, molti di noi impazzirebbero: per tanti è uno dei modi per sopportare la quotidianità, soprattutto dopo una settimana passata a lavorare: “You’ve been giving your blood working day and night / It’s time to hit the street, to dive into the light”.
Quando arriva la notte, però, serve soccorso: “When the night is coming and you’re lost in the crowd, a voice in your head is screamin’ out loud: give me one shot of rock’n’roll! I really need it through my soul!”.
Il videoclip gioca ironicamente proprio sull’idea di una dipendenza: cosa succederebbe se quella dose venisse improvvisamente vietata? Ai poveri pazienti verrebbero prescritte le terapie più improbabili, somministrate da un’avvenente infermiera per renderle più tollerabili.
Musicalmente, Shot of Rock'n'Roll mette un piede in We Will Rock You dei Queen e l’altro in I Love Rock’n'Roll di Joan Jett, con la testa nell’hard rock, il cappello blues e la camicia funk.
Il solo di chitarra, invece, tiene in mano un mazzo di trifogli ed evoca le melodie tradizionali irlandesi. Un anthem da stadio che si diverte a cambiare abito, con un chorus da cantare a pieni polmoni. Dedicato a chi reclama la necessità e la bellezza di essere sé stesso alzando il volume.
I Road Syndicate sono Lorenzo Cortoni (voce e chitarra), Fabio Lanciotti (chitarra e cori), Giulio Guaitolini (basso e cori) e Cristiano Ruggiero (batteria e percussioni), musicisti attivi nella scena romana e legati da collaborazioni che risalgono agli anni ’90.
Dal 2018 portano sui palchi un repertorio originale a base di hard rock con contaminazioni blues in lingua inglese, con una lunga attività live nei club di Roma e del resto d’Italia.
Il primo album, Smoke, autoprodotto con Orange Park Records, raccoglie numerose recensioni e interviste anche all’estero, in particolare in America Latina.
Da marzo 2020, durante la pandemia, trasformano il proprio know-how musicale e televisivo in un vero “Virtual Tour” di concerti a supporto di Smoke in streaming.
Nel 2022 arriva Vol. II, presentato al Kill Joy di Roma.
Nel 2024 il singolo Faster introduce Giulio Guaitolini al basso e la nuova collaborazione con Elevate Records.
A maggio dello stesso anno esce l'album A Shot of Rock'n'Roll, da cui oggi viene estratta come singolo la title track.
Ci siamo già occupati in
passato dei lavori di Xavi Reija, talentuoso batterista catalano che, con il
nuovo Nu breed, combina jazz rock e progressive in maniera fresca e
godibile. Con lui troviamo Rafael Garcès (sax), Dusan Jevtovic (chitarra),
Tomàs Fosch (rhodes) e Bernat Hernàndez (basso), straordinari interpreti che
formano l’Electric Quintet, che ha dato vita ad un album intenso, ennesimo atto
creativo di un musicista aperto da sempre aperto a nuove contaminazioni. Nel
disco aleggia l’imprevedibilità dei King Crimson, il fascino lontano di Weather
Report e Mahavishnu Orchestra, ma anche la libertà di pensiero di Miles Davis,
associazioni da cui si sviluppano brani ricchissimi di trovate, sia quando la
scrittura appare più rigorosa, sia quando la band si muove leggiadra lungo i
bordi dell’improvvisazione. Probabilmente l’opera più ambiziosa, nonché la
meglio riuscita, nella carriera di Xavi, armoniosa e coinvolgente sin dai primi
ascolti, grazie a intuizioni, strutture intricate e un songwriting decisamente
solido. Ennesimo esempio della qualità del rooster di casa Moonjune Records,
nonché grande conferma del talento del musicista spagnolo. (Luigi Cattaneo)
I Green Rose tornano con Slaughter, un brano che utilizza l'immaginario più estremo dell'heavy music per raccontare una battaglia interiore. Demoni, sangue e campi di guerra diventano simboli di un conflitto fatto di rabbia, sofferenza e alienazione, dove il nemico più difficile da affrontare è quello che vive dentro di noi.
Le liriche danno voce a questa lotta che si svolge in un paesaggio oscuro. “Slaughter, the beast awakens tonight” inquadra la forza incontrollabile che esplode nel momento in cui il dolore prende il sopravvento. Nel finale, però, la furia lascia spazio a una confessione diretta: “I'm not in this world anymore / Sick of being treated like this / Because of this illness right now” svelano la vulnerabilità nascosta dietro la rabbia, riportando il racconto a una dimensione profondamente umana.
Musicalmente è un hard rock che guarda ai Pantera per attitudine e impatto sonoro, rielaborandone l'influenza con un linguaggio più personale che accompagna il brano dall'inizio alla fine, dando forma a un'esperienza intensa tanto quanto il suo significato.
Nati a Sistiana, vicino Trieste, i Green Rose prendono forma nel 2022 dall’incontro tra Crash e Anton, un’intesa immediata che si traduce in un percorso condiviso. L’anno successivo l’ingresso di Enry completa la formazione, portando il progetto a una definizione più stabile. Nel 2024 il lavoro si concentra sulla costruzione di un’identità precisa e sulla dimensione live. Il 2025 segna un passaggio rilevante con la vittoria di un contest a Trieste e il terzo posto al Veneto Rock Contest nella giuria popolare. Nello stesso periodo la band entra in studio per registrare il primo album. Slaughter è il terzo singolo di quest'anno, dopo Rebels e Saints of My Soul.
Oggi recuperiamo il
secondo (e per ora ultimo) lavoro del progetto Beauty is the distance, trio
formato da Dave Newhouse (sax, clarinetto, tastiere), Luciano Margorani
(chitarra, rumori, membro storico di La1919, nonché Il muro del suono) e
Federico Zenoni (batteria, oggetti, anche lui con i La1919), registrato tra il
2017 e il 2018 tra Milano e gli Stati Uniti. Le tre lunghe trame formano una
suite in parte improvvisata, continuando nella direzione tracciata dal
precedente album, seppure lo fa in maniera più fluida, con un maggior numero di
sfumature al proprio interno, che rendono l’ascolto sì complesso, ma anche
molto interessante. L’avanguardia sperimentale dell’esordio è quindi ancora
presente, segno distintivo di una band dove i coinvolti sanno come muoversi all’interno
di certi confini strumentali, fatti di sensazioni e umori variegati, oscuri passaggi
e pulsioni notturne jazzate, filtro e collante di un album da ascoltare senza
preconcetti e steccati. (Luigi Cattaneo)
Curiosa la storia dei
Cormorano, gruppo che si è formato nel 1975 grazie al vocalist Raffaello Regoli,
ma mai giunta in quegli anni lontani all’esordio discografico, che avverrà solo
nel 2000 con Giro Tondo (giro) Fuori Scena. La reunion del 2023 portò
alla nascita di Obliquizioni … prima che l’aquilone se ne voli via,
mentre del 2025 è questo L’inciampo dell’uovo, disco che vede, oltre a
Regoli, la partecipazione di Antonio Dondi (batteria), Elia Filippini
(tastiere), Francesco Boni (basso), Gabriele Giovanardi (sax), Michele Zanni
(chitarra). L’album rispetta le caratteristiche dei precedenti, scivola agile
tra progressive e jazz rock, con alcuni momenti, come Somia o la
strumentale Trutse Nalem (un omaggio ai Traffic), che spiccano sugli
altri, seppure non sfigurano le incursioni sperimentali di Pax Msg from
Universe e l’elegante jazz rock di Agguati urbani. Un lavoro
interessante, che conferma la natura multiforme di Regoli, sia quando si muove
con i Cormorano, sia quando lo troviamo impegnato con i decani Runaway Totem, entrambe
band dalla natura composita e variegata. (Luigi Cattaneo)
Periodo particolarmente
fertile per Baco di Silenzio, progetto dietro cui si cela Salvatore Scuderi
(già voce degli Anèma), di cui abbiamo parlato pochi mesi fa per l’uscita di Aquile
e cieli, un lavoro davvero valido e sicuramente particolare. Il siciliano
conferma con il nuovo La caratura delle penisole l’amore per strutture non convenzionali, dove folk, prog e
cantautorato si intersecano, lasciando trasparire una forte connotazione emotiva,
imprinting espressivo di Salvatore, che si lascia accompagnare nelle varie
tracce da un nutrito numero di musicisti, davvero tanti per citarli tutti. Peculiare
è la ricerca del siracusano, sempre raffinato nella scelta dei suoni, costantemente
in bilico tra esistenzialismo, intimismo e un crepuscolare senso di malinconia,
che avvolge brani come Oltre lo specchio, Cuori umani, Mare
sugli occhi o Lighea, tra i momenti più interessanti di un lavoro
complesso e affascinante. Potete acquistare o ascoltare La caratura delle penisole al seguente indirizzo https://bacodisilenzio.bandcamp.com/album/la-caratura-delle-penisole (Luigi Cattaneo)
Il nuovo singolo dei 3 O' Clock, Warm Me Up, abita quel tempo incerto in cui una storia sta per finire, eppure il calore di ciò che è stato continua a restare sulla pelle. Scritta dal chitarrista Federico Cittadini, la canzone osserva un amore giunto al capolinea e allarga lo sguardo al senso stesso della fine, affidando all'amore l'ultima parola anche quando perdere qualcuno sembra svuotare ogni frase.
La voce graffiante e melodica di Marco Amaolo racconta l'impotenza davanti a un addio ormai vicino, mentre la ritmica serrata di Arnaldo Rosati al basso e Federico Zuccaccia alla batteria ne accompagna il peso. Warm Me Up è una power ballad dall'introduzione grunge, avvolta da un muro post-grunge potente e teso. Prodotto da Frank Micucci, il brano ospita Gianluca Battaglion (Movida, Rezophonic), autore di un primo assolo rock classico, strutturato e geometrico. Nel finale, Federico Cittadini raccoglie il testimone e lascia correre la chitarra in una cavalcata viscerale, veloce e istintiva. Poco prima delle registrazioni, Cittadini ha perso il padre. Il suo assolo conclusivo custodisce anche questa assenza e diventa una dedica intima rivolta a lui. Quando la voce si ferma, restano sei corde a pronunciare ciò che le parole non riescono a dire: un ultimo pensiero d'amore lanciato oltre il silenzio.
I 3 O’Clock nascono come cover band dedicata ai grandi nomi della storia del rock — dai Rolling Stones ai Beatles, dai Led Zeppelin agli AC/DC, fino a Bon Jovi e Queen. La passione per le radici del genere si è presto trasformata in una nuova identità autoriale: dal 2024 il gruppo propone brani originali che fondono l’energia del classic rock con l’anima ruvida dell’alternative, conquistando un pubblico sempre più ampio. Tra i loro singoli più apprezzati, Eden, una ballad intima che esplode in potenza emotiva, On Your Own, un omaggio al rock di fine anni ’80 rivisitato con modernità, e Way, un inno dedicato a chi vive la musica come libertà. Con On Your Own la band ha raggiunto le finali di Sanremo Rock 2025, esibendosi sul prestigioso palco del Teatro Ariston. L’obiettivo dei 3 O’Clock è chiaro: portare il proprio rock su quanti più palchi possibile, condividendo quella scarica di energia autentica che solo la musica live può regalare. La formazione attuale vede Marco “AM” Amaolo alla voce, Federico Cittadini alla chitarra, Arnaldo Rosati al basso e Federico Zuccaccia alla batteria.
Con il nuovo singolo Atlas, gli Epigrafi arrivano al punto più delicato di Dedalus, il concept che trova nella sezione conclusiva, Paradiso perduto, il suo momento di massima tensione.
Amal sta per risvegliarsi. E con lei rischia di dissolversi il mondo onirico che ha creato: un universo destinato a esistere soltanto finché il suo sonno continuerà a sostenerlo.
Il protagonista lo sa e prende una decisione che non lascia spazio a una via di ritorno: sostituirsi ad Amal. Sarà lui a sostenere quel mondo, a impedirne la scomparsa, permettendole di tornare alla realtà. Come Atlante, accetta di portare sulle proprie spalle un intero universo. Il prezzo è il proprio sonno, senza fine.
Ma prima della separazione c’è ancora un ultimo sguardo.
Nel volto di Amal cerca una risposta a una domanda che lo accompagna fino all’ultimo istante: quello che ha visto nei suoi occhi era davvero un sentimento o soltanto qualcosa che il suo desiderio ha trasformato in realtà? Il dubbio non riguarda soltanto lui. È il riflesso della scelta di Amal, divisa tra il peso di accettare il sacrificio e la tentazione di portarlo con sé, oltre il confine del sogno.
Poi lei sorride. Non serve altro. In quello sguardo rimane una luce che mette a tacere l'incertezza e rivela ciò che le parole non potrebbero più spiegare: tra i due esiste qualcosa che il risveglio non può cancellare.
Musicalmente, Atlas si muove su una struttura prog-death metal, attraversata da incursioni metalcore. Contrasti, cambi di tensione e passaggi più articolati accompagnano una storia costruita attorno al sacrificio, alla perdita e a un legame che continua a esistere anche quando i due mondi sono costretti a separarsi.
In Dedalus, il confine tra sogno e realtà si è ormai assottigliato fino quasi a scomparire. In “Atlas” resta una sola domanda: quanto di noi siamo disposti a lasciare dall’altra parte, pur di permettere a qualcuno di tornare indietro?
Gli Epigrafi nascono nel 2016 a Bassano del Grappa dall’incontro tra Pietro, Enrico, Riccardo e Jacopo, uniti dalla volontà di costruire un linguaggio personale partendo da influenze come Death, Opeth e Dimmu Borgir. Dopo i primi brani pubblicati online e l’esordio con Sublime and Vain, la band inizia un’intensa attività live tra concerti e contest nel circuito veneto. Negli anni successivi la formazione cambia con l’ingresso di Alberto alla batteria e Mattia al basso, aprendo il suono a influenze prog e metalcore senza perdere l’impronta estrema delle origini. Durante il periodo pandemico entra anche il chitarrista Riccardo, contribuendo alla nascita di Dedalus, concept diviso in tre sezioni — Purgatorio, Inferno e Paradiso Perduto — ispirato a un immaginario distopico di matrice dantesca. Nel 2022 la band registra l’EP PH1 (Purgatorio) presso La Distilleria Produzioni Musicali, mentre nel 2023 torna dal vivo conquistando il primo posto come miglior band metal e miglior gruppo vicentino al Vicenza Rock Contest. Attualmente gli Epigrafi collaborano con Sorry Mom! e proseguono lo sviluppo di Dedalus. Dopo i singoli Arcadia e Maelström e l’EP Ep2silon, che accompagna il passaggio dal Purgatorio all’Inferno del concept, a maggio 2026 la band conclude il capitolo dell'Inferno con il singolo The Room, aprendo ufficialmente il percorso verso l'ultima parte del concept, Il Paradiso Perduto. Il primo brano previsto per questa nuova sezione è Atlas.