lunedì 9 dicembre 2019

DION BAYMAN, Better days (2018)


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Connubio vincente quello tra Dion Bayman e la nostrana Burning Minds, perché l’AOR dell’australiano si sposa perfettamente con il rooster della specializzata etichetta. Better days, uscito nel 2018, è un lavoro immediato, di grande appeal radiofonico e ne sono esempio splendidi pezzi come Rise and Fall o Ready for the real thing, davvero convincenti. La title track e The best times of my life continuano un percorso netto, fatto di pezzi fruibili e altamente godibili, in cui Bayman, oltre che cantare, si destreggia ottimamente suonando tutti gli strumenti presenti. Tra composizioni che non disdegnano vagiti pop di classe, accoglienti melodie, delicate ballate e chorus magistrali, si sviluppa un ritorno catchy e grande impatto. (Luigi Cattaneo)

Pieces (Video)



domenica 8 dicembre 2019

I VIAGGI DI MADELEINE, I viaggi di Madeleine (2019)


I Viaggi di Madeleine
Chi è Madeleine? Madeleine rappresenta l’anima adolescente che, nonostante tutto il marcio, resiste cercando di rimanere intatta. L’interessante premessa pone l’obbligo di avere una certa attenzione verso questo esordio della band di Lecce I viaggi di Madeleine, terra che non è mai salita agli onori della cronaca progressiva se non per alcune rare eccezioni (possiamo citare i riscoperti Corpo e i contemporanei Abash ad esempio). Francesco Carella (voce, tastiere e basso synth), Giuseppe Cascarano (chitarra) e Giuseppe Quarta (batteria), si incontrano nel 2015 e iniziano da subito a comporre il materiale di questo validissimo esordio, un concentrato di Balletto di Bronzo e Le Orme, che la formazione triangolare suggerisce, ma anche un certo amore per l’hard prog, con fraseggi spesso taglienti e aggressivi. I cinque pezzi presenti sono tutti piuttosto lunghi, stratificati e con le varie influenze del trio che emergono attraverso sviluppi molto coinvolgenti, con l’iniziale Kamaloka che si pone come anello di congiunzione tra il rock settantiano e l’immaginario dei Goblin. Contrappunti d’autunno smorza invece i toni plumbei, attraverso una delicata linea melodica che tradisce un certo romanticismo art prog, mentre Gods of distant worlds è più vicina al progressive rock dei maestri inglesi. Il viaggio ha una vena psichedelica maggiormente accentuata rispetto a quanto sinora ascoltato, prima della conclusiva Mendicante, composizione sontuosa divisa in sette atti che si sviluppa tra prog, psichedelia e jazz rock, forte di scenari sognanti e suggestivi, che traspaiono in toto da un debutto sì derivativo ma capace di esprimere con passione la forza delle idee. (Luigi Cattaneo)

Mendicante (Video)



sabato 7 dicembre 2019

KAMION, Gain (2019)


L'immagine può contenere: cielo, nuvola e spazio all'aperto
Nati nel 2014 da un’idea di Paolo Semenzin (chitarra) e Davide Pattarello (chitarra), i Kamion prendono definitiva forma con l’ingresso in pianta stabile di Edoardo Fusaro (voce), Daniele Breda (batteria) e Enrico Lux (basso). Gain è un esordio a cavallo tra il suono viscerale della Black Label Society e quello di matrice thrash metal dei Machine Head, con l’interplay tra le due chitarre che va a formare un muro di suono incessante, un martellamento di trenta minuti circa che praticamente non conosce cali. Potenza, rabbia e cura per la costruzione di strutture tanto abrasive, quanto efficaci melodicamente, rilevano le ottime capacità del quintetto veneto di bilanciare le componenti, con pezzi come Queen of hate o Jungle che uniscono forza heavy e groove di spessore. Riff distorti, ritmiche decise e una voce sicura del fatto suo sono le certezze di un debutto solido e compatto. (Luigi Cattaneo)

Gain (Full Album)



venerdì 6 dicembre 2019

B-RAIN, Echoes from the undertow (2018)


Uscito nel 2018 per Lizard Records, B-Rain è un progetto di Davide Guidoni (Daal, Taproban, Pensiero Nomade), che ha trovato forma nell’esordio Echoes from the undertow, in bilico tra elettronica, new age e ambient, in cui il compositore si è diviso tra tastiere, percussioni e samplers. L’album è un distillato di visioni, decisamente greve, in cui il paesaggio misterioso ed evocativo posto sull’artwork suggerisce il contenuto del prodotto, una soundtrack ideale della cupa attualità in cui viviamo. Far from the madding crowd è una sorta di introduzione, un inizio piuttosto cinematografico e in parte vicino ad alcune opere di Angelo Badalamenti. Lakeshore è puro sinfonismo elettronico, dal passo oscuro e desolante, complice anche Steve Unruh (The Samurai of Prog) al violino e al flauto di bamboo, invece Overwhelming è molto new age e risulta meno coinvolgente. La title track e The cold time of solitude sembrano uscite da una colonna sonora dei ’70, con la tromba di Luca Pietropaoli (Fonderia) e le tastiere di Alfio Costa (Daal, Prowlers) che contribuiscono al clima notturno e romantico della prima, e la chitarra di Roberto Vitelli (Ellesmere) che dona il suo contributo nella psichedelica malinconia della seconda. La lunga suite di venti minuti, Descending mist (in cui troviamo di nuovo Costa e Vitelli), è la sintesi delle varie influenze di Guidoni, che finisce per citare (più o meno volontariamente) Mike Oldfield, David Sylvian, Brian Eno e in parte Claudio Rocchi di Suoni di frontiera, oltre che il Battiato dei primi lavori. La conclusiva Homeward bound, con Salvo Lazzara (Pensiero Nomade) alla chitarra e all’ehru e Vincenzo Zitello (Pensiero Nomade) alla viola e al violoncello, è la piccola perla finale di un album da assaporare senza nessuna fretta. (Luigi Cattaneo)

Homeward bound (Video)  



giovedì 5 dicembre 2019

ALESSANDRO ALAJMO, Firenze Mare Blues (2019)


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Esordio da cantautore per Alessandro Alajmo, dopo l’esperienza come chitarrista degli Underfloor e quella in studio per l’album Biancoinascoltato di Chiara White. Firenze Mare Blues è un lavoro dove il toscano ha raccontato i cambiamenti, gli avvenimenti di una vita, episodi ora più semplici, ora più introspettivi ma sempre narrati con leggerezza e grazia. I pezzi, nati tutti in versione voce e chitarra, sono accompagnati dal basso di Guido Melis (co-produttore insieme ad Alajmo stesso) e dalla batteria di Andrea Del Francia, oltre che da una serie di ospiti presenti su tutto il lavoro. L’astronauta è la delicata apertura del disco, con Giulia Nuti alla viola e Simone Milli al rhodes e all’hammond, che completano un quadretto armonioso e che mi ha ricordato qualche pagina di Fabio Concato. Il rock di Lebowski è contraddistinto dalla chitarra solista di Alessandro Abba, Il geco invece ritrova le tastiere di Milli, un momento fresco e molto gradevole. Un rock cantautorale alla Neil Young vibra in Notturno on the beach, prima della vena agrodolce di Settembre (abbellita nuovamente dalla Nuti) e di L’estate del 2001, poco convincente e piuttosto prevedibile. Meglio il blues venato di r’n’r della titletrack, con la chitarra di Giacomo Ferretti, mentre si tinge di pop Vagamente io e te. Violino e viola (sempre della brava Nuti) caratterizzano la conclusiva L’ora più buia, romantico finale di un album scorrevole e che si lascia ascoltare con piacere. (Luigi Cattaneo)

Il geco (Video)



domenica 1 dicembre 2019

GARAGEVENTINOVE, Il male banale (2018)


Attivi da quasi trent’anni, i GarageVentiNove sono un quintetto formato da Patty Esse (voce e tastiere), Brian K (voce e tastiere), Ermanno Monterisi (chitarra), Claudio Fusato (basso) e Ciccio Nicolamaria (batteria e tastiere), che riesce con il nuovo Il male banale a fondere la canzone d’autore dal sapore esistenzialista di Andrea Chimenti, la new wave dei primi Litfiba e Underground Life e alcune asprezze dei CSI. Caratteristiche che permeano il disco sin da subito, con l’iniziale Hannah A. che delinea il percorso, seguita dalle sofisticate trame di Labirinti silenti e dalla oscura Guarda un po’ più in là. La new wave di inizio ’80, che una discreta fortuna ebbe anche in Italia, si materializza in Nervo scoperto, prima dei brani in inglese, Down the river, Unwise gods e Ocean, che avrebbero tutte le carte in regola per  essere apprezzate anche all’estero. Pure i restanti brani mostrano la capacità dei lombardi di raccontare, tra visioni cupe e fieri assalti post punk, con la voglia e la passione che ancora contraddistinguono una band in pista dal 1991. (Luigi Cattaneo)

Kali Yuga (Video)



CONCERTI DEL MESE, Dicembre 2019

Domenica 1
·Hollowscene + Macchina Pneumatica a Milano

Lunedì 2
·Archive a Bologna

Martedì 3
·Archive a Roma
·PFM a Milano

Mercoledì 4
·Archive a Milano

Giovedì 5
·PFM ad Ancona

Venerdì 6
·PFM a La Spezia
·RanestRane a Ferrara
·Agusa + The Trip a Moncalieri (TO)
·Sophya Baccini a Cardito (NA)

Sabato 7
·PFM a Frosinone
·Agusa + Cellar Noise a Milano
·Patrizio Fariselli a Piangipane (RA)
·Il Babau & Maledetti Cretini a Osnago (LC)

Martedì 10
·PFM a Genova

Giovedì 12
·Marillion a Roma
·Lingalad a Provaglio d'Iseo (BS)
·Monkey3 a Segrate (MI)

Venerdì 13
·Marillion a Padova
·PFM a Legnano (MI)
·Voivod a Cervia (RA)
·Sophya Baccini a Milano

Sabato 14
·Banco a Martina Franca (TA)
·La Batteria a Bologna
·Ellesmere a Roma
·Juri Camisasca a Palermo

Domenica 15
·PFM a Saint Vincent (AO)
·Arturo Stàlteri a Ravenna