Visualizzazione post con etichetta Folk. Mostra tutti i post
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giovedì 9 luglio 2026

MELANIE MAU & MARTIN SCHNELLA, The Rainbow Tree (2023)

 


Ci eravamo già occupati del duo formato da Melanie Mau e Martin Schnella nel 2022, quando i tedeschi pubblicarono l’ottimo Invoke the ghosts, splendido esempio di progressive metal dalle forti tinte folk. È dell’anno seguente questo The rainbow tree, un omaggio ad alcuni brani, recenti e non, che hanno colpito Melanie (voce del gruppo), Martin (voce, chitarra acustica, percussioni) e i loro compagni d’azione Mathias Ruck (voce), Lars Lehmann (basso, fretless) e Simon Schröder (percussioni), senza dimenticare alcuni ospiti, tra cui spicca Jens Kommnick (uilleann pipes, tin whistle, low whistle, alto whistle, violoncello, chitarra acustica, bouzouki, voce), spesso presente nei brani del lavoro. 



Un disco di cover che sulle prime mi ha lasciato perplesso ma che alla lunga ho trovato egregio, i pezzi scelti vengono interpretati con trasporto e lo stile della band finisce per esaltare composizioni molto distanti tra loro, tra cui spiccano Allievate dei Leprous, A love that never dies di Neal Morse, Hallowed be thy name/For the greater good of God degli Iron Maiden e Secret world di Peter Gabriel, ma è tutto il disco ad essere eccelso, per scelta dei suoni, arrangiamenti, cura dei particolari e capacità tecniche. Per acquistare l’album potete visitare la pagina https://melaniemaumartinschnella.bandcamp.com/album/the-rainbow-tree (Luigi Cattaneo)

sabato 4 luglio 2026

PULIN AND THE LITTLE MICE, Friends of mice (2023)

 


Con colpevole ritardo oggi racconto Friends of mice, secondo capitolo targato Pulin and the little mice, band formata da Antonio Capelli (violino, mandolino, banjo clawhammer, voce), Marco Crea (chitarra, organetto, xaphoon, voce), Giorgio Profetto (chitarra, bouzouki, ukulele, banjo 6 corde, whistle, marranzano, voce), Matteo Profetto (armonica, ukulele, voce) e Marcello Scotto (bodhran, bones). Una distanza considerevole tra l’esordio del 2014, Hard times come again no more, e l’ultimo nato, un’autoproduzione affascinante, capace di fondere Americana, folk e traditional, il tutto in una veste prevalentemente acustica che ben si sposa con la popular music made in USA. Tantissimi gli ospiti presenti (quasi 30), da Veronica Sbergia a Max De Bernardi, passando per Angelo Leadbelly Rossi e Luca Bartolini, tutti bravissimi nel calarsi nelle atmosfere della band, che cita passo dopo passo artisti come Jennie Robertson, Big Bill Broonzy o James Baker. Disco poetico, raffinato ed elegante nel suo crossover tra folk, Giga irlandesi e worksong, caratteristiche di un lavoro ricco di pathos e grande studio. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 21 gennaio 2026

GRACENOTEDUO, Tiarè e Monoi (2025)

 


Esordio per Gracenoteduo (Grace Falcone voce e synth, Raffaele Sarenti chitarra e voce), che con Tiarè e Monoi propongono un lavoro leggero, brioso, che racconta di storie quotidiane e sensazioni. Nessuna costruzione particolarmente ardita o sovrastrutture ricercate, il duo comunica mescolando folk, jazz latino e coloriture elettroniche, andando sempre al cuore delle trame, complice anche la scelta di un approccio minimale alla materia. Tra ironia (Tango stress, Stasera a cena), omaggi (la gradevole Acquarello tributa Vinicius De Moraes, Samba di due note è una rilettura di Luis Bonfà, mentre Rosalina ci porta al Fabio Concato di metà anni ’80) e fraseggi delicati (Stamattina, Vista da qui e la strumentale Io e il mare), si sviluppa un primo passo piacevole e rifinito. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 7 gennaio 2026

THE OLD CASTLE, Storie nascoste (2002)

 


Ci eravamo già occupati del progetto The Old Castle parlando del loro esordio Working travellers del lontano 1995, un lavoro intriso di progressive rock settantiano, legatissimo a nomi tutelari come The Nice e Emerson Lake & Palmer. L’ascolto di Storie nascoste, pubblicato nel 2002, racconta di una band (Gabriel Kiss piano, organo, synth, Marco Lauri basso, chitarra, flauto, voce, Paolo Pagliari voce, chitarra, mandolino, basso e Alberto Quacquarini batteria) concentrata su una forma canzone elegante e comunicativa, vicina a Le Orme, New Trolls e Pooh, band che hanno saputo coniugare raffinatezza compositiva, esigenze pop e lampi prog, impressi maggiormente nelle prime due citate. I marchigiani, sempre rimasti sottotraccia nel panorama italiano anni ‘90/inizio 2000, dimostrano di sapersi muovere anche all’interno di lievi episodi di pop romantico, magari non particolarmente memorabili, ma sicuramente gradevoli. Tra brani malinconici (Storie, con Stefano Conforti al sax), passaggi strumentali (Punto di non ritorno, Profumo di un risveglio) e altri più pop (Mary Gun, White nights), si sviluppa un lavoro corale piacevole e dal discreto fascino vintage. (Luigi Cattaneo)


domenica 28 dicembre 2025

MACHIAVEL, Phoenix (2024)

 


Dopo Back to Avalon del 2021, che aveva segnato il ritorno sulle scene di Marc Ysaye, è ora la volta della sua band madre, i Machiavel, che con il loro ultimo Phoenix, pubblicato nel 2024, tornano a far sentire il loro nome tra gli appassionati di progressive rock (mancavano da Colours del 2013). I tempi di Machiavel, Jester o Mechanical moonbeams sono molto lontani, e il gruppo belga preferisce concentrarsi però su un delicato affresco a base di folk, pop e rock, ricco di melodie di facile presa e suoni levigati. Tutto è molto tenue e lieve, e ben si presta a tal scopo la voce di Kevin Cools, nuovo vocalist dopo la scomparsa dello storico Mario Guccio avvenuta nel 2018, mentre sono ancora in forma il già citato Ysaye alla batteria e Roland De Greef al basso, accompagnati da Christophe Pons alla chitarra e Hervè Borbè al piano e alle tastiere. Non ci sono particolari cadute di tono nell’album, ma nemmeno pezzi particolarmente memorabili, il lavoro scorre molto gradevolmente, lasciando trasparire come i brani siano costruiti da mani esperte, ottimamente arrangiati e scritti con cognizione di causa, seppure mi aspettavo sicuramente qualche guizzo in più da parte di una band in giro da quasi 50 anni. Potete acquistare Phoenix al seguente link  https://www.vrec.it/prodotto/machiavel2024/ . (Luigi Cattaneo)

sabato 20 dicembre 2025

PAOLA TAGLIAFERRO LA COMPAGNIA DELL'ES, Il suono delle sfere/The sound of the spheres (2025)

 


Concept album diviso in due parti (la prima in inglese, la seconda, con gli stessi brani, in italiano) per Paola Tagliaferro e La Compagnia dell’Es, un disco concettualmente ricco, profondo, ispirato dalle idee del filosofo Rudolf Steiner, espresse con personalità da un gruppo di musicisti straordinario, formato da Pier Gonella (chitarrista di Necrodeath, Vanexa e Mastercastle, giusto per citare qualche band, nonché co-autore dei pezzi del disco, per l’occasione anche bassista e importante collaboratore degli ultimi progetti di Paola), Luca Scherani (tastierista, attivo con Trama, Hostsonaten, La Coscienza di Zeno, Lucid Dream, Periplo) e Andrea Orlando (batterista già con Finisterre, La Coscienza di Zeno, La Maschera di Cera). Una band di interpreti notevoli, con la voce della Tagliaferro al centro del racconto, sempre più a suo agio dopo le ultime due uscite dedicate a Greg Lake (tramite Manticore Records), ferrea nell’affrontare la sfida di registrare un album utilizzando due idiomi diversi tra loro. I temi sviluppati dal quartetto, il viaggio astrale e immortale dell’anima, i pianeti del sistema solare, l’eternità, vengono enfatizzati attraverso un delicato folk rock progressivo, etereo e soave, spirituale e tenue. Il suono delle sfere/The sound of the spheres è quindi un’opera affascinante, suggestiva, figlia di una ricerca antroposofica decisa, che ci catapulta in atmosfere sospese come l’argomento trattato, con l’antica chiave egizia, l’Ankh, punto di partenza della potente narrazione, mistica e visionaria. (Luigi Cattaneo)


giovedì 18 dicembre 2025

WANDERING TALE, Dwarfest (singolo 2025)



Tutto ebbe inizio con un viandante solitario che, dopo aver camminato a lungo seguendo il corso di un fiume, scorge nella notte una locanda illuminata. È stanco, infreddolito, desideroso di un rifugio caldo. Ma appena spalanca la porta, si ritrova immerso in un pandemonio festoso: una compagnia di nani che mangia, beve e intona canti fragorosi.

Non siamo nella casa di Bilbo Baggins, ma l’atmosfera… è esattamente quella.
Quando però l’oste annuncia che la birra è finita, ecco che la vera festa comincia. I nani lottano, urlano, sventolano panche e boccali nel tentativo disperato di accaparrarsi le ultime gocce del prezioso nettare. In pochi istanti la locanda si trasforma in un allegro campo di battaglia: è così che loro celebrano davvero.
È questa la scintilla narrativa di
Dwarfest, il nuovo singolo dei Wandering Tale: un brano dal sapore tolkieniano, guidato da un folk metal epico, festoso e traboccante di spirito goliardico, sulla scia di nomi come Alestorm e Wind Rose. In alto i boccali e lanciatevi nel turbine danzante di una rissa che profuma di malto e leggenda.


Ascolta Dwarfest su Youtube qui https://www.youtube.com/watch?v=OTrrRb9STVk

O sulla tua piattaforma preferita qui https://orcd.co/wanderingtale-dwarfest


Wandering Tale nascono nel 2019 da un’idea di Daniele, Fabio e Davide (voce e chitarre), durante una sessione di giochi di ruolo che finisce — inevitabilmente — per trasformarsi in una fucina di immaginazione. Alla formazione si aggiunge presto Balbo al basso e, dopo una parentesi con Ottavio alla batteria, arriva Lorenzo, completando la line-up.
Dopo un primo periodo dedicato alle cover, l’intuizione arriva in una serata tanto alcolica quanto burrascosa: perché non raccontare in musica le avventure di un bardo errante, che attraversa terre sconosciute e creature fantastiche, iniziando il suo viaggio proprio da una rissa tra nani ubriachi?
Nasce il progetto Bastard Dwarves, poi elegantemente ribattezzato Wandering Tale nell’estate 2020 — un nome che custodisce perfettamente l’essenza: storie che camminano.
Ispirati da giganti come Rhapsody of Fire, Iron Maiden, Folkstone e molti altri, i Wandering Tale costruiscono una miscela unica di power metal veloce, atmosfere folk e testi che pescano nel folclore, locale e non. Nonostante i rallentamenti della pandemia, la band non si ferma: tra il 2022 e il 2025 partecipa a concorsi e rassegne, conquistando un pubblico trasversale, giovani e anziani, metallari e ballerini di liscio. Segno che l’idea funziona.
Nel 2025 arriva la loro prima raccolta di brani, Tales from the Tavern, un compendio di storie narrate dall’onnipresente Bardo, con il suo liuto e la sua ironica saggezza: battaglie, sbornie epiche, incontri improbabili e leggende bisbigliate tra una pinta e l’altra.

domenica 21 settembre 2025

PLAYADES, Nova Delfi (2024)

 


Affascinante progetto di riscoperta della nostra mitologia, raccontata attraverso suoni capaci di evocare storie antiche e lontane nel tempo, narrate tramite una sessione di improvvisazione che la band ha svolto al Ground Floor di Modena. Gli emiliani, prodotti dalla Lizard Records, ci conducono in un viaggio che è ricerca e visione, portandoci sino all’Oracolo di Delfi. Fabio Esposito (lira greca a sette corde), Francesco Sotgiu (bendir), Francesco Peloso (basso fretless), Elisa Sala (marimba, percussioni), Davide Cristiani (moog), Stefano Cavanna (flauto traverso, doppi flauti), Katia Rindone (voce) e Aldo Brianzi (gran cassa) danno vita ad un’esperienza che attraversa le epoche, tra raffinato ambient, umori folk e visioni etniche. Nova Delfi, dedicato a Saverio De Chiara, straordinario ricercatore e divulgatore musicale, si avvale inoltre di una bella confezione cartonata a tre ante, motivo in più per acquistare una copia dal sito https://playades.bandcamp.com/album/nova-delfi (Luigi Cattaneo)

venerdì 2 maggio 2025

ALBIREON, Effemeridi (2024)

 


Concepito in buona parte durante lunghe camminate sugli Appennini emiliani, Effemeridi è il nuovo lavoro del progetto Albireon (Carlo Baja Guarenti tastiere, Marta Bizzarri flauti, voce, strumenti classici, Davide Borghi voce, chitarra, basso, melodica, Stefano Romagnoli elettronica), un disco raffinatamente malinconico, introspettivo e delicato, elementi che spesso abbiamo ritrovato nell’arte della band. Una ricerca, quella compiuta dal gruppo, in cui dark, cantautorato e neo folk vanno di pari passo, una verve forse meno sperimentale rispetto al passato ma ugualmente affascinante, perché granitica è la costruzione di trame solide, robuste, ricche di particolari. Le oscure melodie di Petricore, le tenebre di Akela, la sofferta Eriche, il pathos di Arenaria, sono solo alcuni tra i migliori momenti di un ritorno suggestivo e inquieto. Al seguente link è possibile acquistare e ascoltare l'album https://totenschwan.bandcamp.com/album/tsr-141-effemeridi (Luigi Cattaneo)

sabato 5 aprile 2025

MISHA CHYLKOVA, Dancing the same dance (2024)

Interessante esordio per Misha Chylkova, londinese trapiantata a Milano ma che dall’Inghilterra porta con sé l’esperienza all’interno della scena anti-folk, in bella compagnia di artisti come The Ankward Silences e Extradition Order. Dopo alcuni singoli pubblicati tra il 2021 e il 2022, è ora la volta di Dancing the same dance (uscito tramite Gare Du Nord Records), dove Misha (che si divide tra voce, chitarra, synth, e-bow, steeldrum, autoharp e harmonium) viene accompagnata da Darren Hayman (basso, piano, chitarra, fisarmonica), Ian Button (batteria) e Jon Clayton (organo Philicorda). Indie folk e dream pop vanno a braccetto in questo elegante esordio, solo all’apparenza di semplice lettura, perché gli sviluppi di brani come Love. Or., The loop, Sparrows o la title track mostrano una certa cura e attenzione per il dettaglio, oltre che una complessità strutturale non scontata. Un insieme di composizioni molto personali, che guardano al mondo di Low, Angel Olson e Black Heart Procession, influenze centrifugate dal background di un’artista che giunge al debutto già con una propria maturità. (Luigi Cattaneo)

The loop (Video)




sabato 22 marzo 2025

DANIELE MAMMARELLA, Wild universe (2024)

 

Terzo album uscito tramite Music Force per Daniele Mammarella, grandissimo chitarrista acustico di cui abbiamo già parlato per le precedenti pubblicazioni. Il pescarese con Wild universe allarga leggermente il suo range espressivo, all’interno di un lavoro tanto breve, mezz’ora circa, quanto soave ed elegante. C’è anche la novità di un brano cantato, Wake up (Early in the morning), opener ben riuscita del lavoro, ma in generale il fingerstyle dell’abruzzese profuma di delicato e raffinato folk, come si evince dall’immaginifica Silent fields, dove troviamo il violino di Mario Sehtl o The meadow, in coppia con Christian Mascetta, impegnato al bouzuki irlandese. La grande tecnica di Mammarella non appesantisce per niente un album godibile in toto, scorrevole e in contemporanea estremamente affascinante. (Luigi Cattaneo)

The meadow (Video)



martedì 11 marzo 2025

LUCA & THE TAUTOLOGISTS, Poetry in the mean-time (2025)

 


Dopo aver parlato da queste pagine, qualche settimana fa, dell’ep Suddenly last summer The complete Nitön Lab Session, oggi ci soffermiamo sul secondo full di Luca & The Tautologists, Poetry in the mean-time, uscito a gennaio 2025. Luca Crippa (voce, chitarre), si muove con sicurezza coadiuvato da Paolo Roscio (basso) e Deneb Bucella (batteria), all’interno di un contesto che oscilla tra alternative folk, cantautorato americano e rock, suonato con spirito e grande conoscenza, aspetti già emersi, a dire il vero, nelle precedenti release. Ci si trova così coinvolti in vibranti sezioni elettriche e corpose ballate, espresse con gusto e passione da musicisti navigati ed esperti, che sanno come tessere trame sia delicate che robuste, come nel caso di Tall buildings shapes, Our magic wand o Costa brava. L’intero disco, ispirato da una foto d’epoca su un incidente durante le riprese del film The creature of the black lagoon, è un susseguirsi di brani godibili, intrisi di amore e passione per suoni che sanno coniugare passato e presente, tradizione e attualità, fondendo umori e pulsioni in un crossover affascinante e senza tempo. (Luigi Cattaneo)


sabato 18 gennaio 2025

LUCA & THE TAUTOLOGISTS, Suddenly Last Summer The Complete Nitön Lab Session (2024)

 


Curiosa doppia uscita per il progetto Luca & The Tautologists, che, dopo l’esordio Paris Airport ’77 del 2023, pubblica questo Suddenly Last Summer The Complete Nitön Lab Session e Poetry in the Mean-Time (di cui parleremo prossimamente). L’edizione in CD consta di 4 brani e 2 bonus, poco meno di 30 minuti ricchi e corposi, in cui Luca Crippa (voce, chitarra) viene accompagnato da Paolo Roscio (basso) e Deneb Bucella (batteria). È proprio il bassista a suggerire di registrare al Nitön Lab di Varese alcuni brani che sarebbero dovuti finire su un lavoro programmato per il 2025. Da qui nasce l’idea di sviluppare due dischi in differenti studi, con l’ep in questione che si avvale anche delle collaborazioni di Francesca Paduano (voce) e Luca Xelius Martegani (tastiere, elettronica), che ha mixato e masterizzato il prodotto insieme a Enrico Mangione. L’elegante e notturna vena folk di Luca incontra traiettorie alternative, tra Bruce Cockburn e Wilco, aspetti che dipingono brani come Mistery … the greatest, Indian Breeze e At the movies, raffinati ed evocativi. Piccola chicca di una discografia breve ma già molto curata, tre album in poco più di 1 anno e la sensazione di un progetto in decisa crescita. (Luigi Cattaneo)

martedì 10 dicembre 2024

SOUTHLANDS, Still play'n (2024)



Interessante ritorno per i Southlands (Dario Saini voce, Riccardo Caldin basso, Michele Romani batteria, Fabrizio Sgorbini chitarra, Roberto Semini chitarra), una band da sempre guidata dalla passione per il rock, il folk e il country di matrice americana, quello di Bruce Springsteen, Bob Dylan, John Mellencamp e Creedence Clearwater Revival. Dall’esordio sono passati ben 15 anni, e il tempo ha portato la band a costruire questo corollario di Americana che risponde al nome di Still play’n, dove non mancano accurati risvolti bluesy e southern, oltre ad una serie di ospiti di grandissimo livello (tra cui Sara Cantatore alla voce, Marco Rovino alla chitarra, Mario Zara alle tastiere, tra i maggiormente presenti nelle varie tracce). Un album evocativo e accattivante, tipico di certa musica Made in USA, maneggiata con grande esperienza da una band che è tornata con un disco davvero di grande fascino. (Luigi Cattaneo) 

On the border (Video)



giovedì 3 ottobre 2024

LES TROIS LÈZARDS, Gli uomini poetici (2024)

 

Prodotto dalla sempre attenta Dodicilune, Gli uomini poetici è il primo lavoro dei Les Trois Lèzards, quartetto formato da Emmanuel Ferrari (fisarmonica, voce, già nei Les Troublamours), Giovanni Chirico (sax, voce, in passato nella band di Giovanni Falzone), Giorgio Distante (tuba, tromba, eufonio, voce) e Roberto Chiga (tamburello, voce, grancassa, membro dal 2015 dell’Orchestra della Notte della Taranta). L’onirico concept (comprate il disco per approfondire …) che fa da sfondo a questo esordio si imbeve di musica popolare, folk, jazz e world, un’opera briosa e ironica, che si muove tra scrittura e sviluppi free, tra valzer stralunati e ritmiche ballabili dal sapore balcanico, il tutto suonato in maniera perfetta da un ensemble coeso verso una forma d’arte che ingloba pulsioni e ascendenze. Un album a tratti visionario, immaginifico come il paese raccontato dal gruppo, che fonde tradizione e ricerca all’interno di trame surreali e fantasiose. (Luigi Cattaneo) 

La parata di Ninour (video) 



 

martedì 1 ottobre 2024

AMEDEO GIULIANI, Il viaggio di Chinook (2021)

 

Uscito nel 2021, Il viaggio di Chinook è l’ultimo lavoro in studio di Amedeo Giuliani, cantautore vicino a De Gregori e Guccini ma anche a Dylan e Cohen, autori con cui condivide il gusto per la ricerca sulla parola, applicata ad una forma canzone delicata e suggestiva. Lo studio presso la Hope Music School, dove conosce Oscar Prudente e Sergio Bardotti, finisce per influenzarlo non poco, e dopo due dischi scritti in collaborazione con il poeta Cesare Zarbo e Adriano Guarino, è ora la volta di un terzo album maturo e ispirato. L’abruzzese colora questo viaggio (registrato insieme ad una serie di ottimi musicisti) della migliore tradizione cantautorale italiana, tra passaggi folk, inflessioni world e tocchi bluesy, una scrittura che sa narrare e far riflettere, e pur se guarda inevitabilmente ad alcuni mostri sacri della scena nazionale e non, il lavoro risulta godibile per tutta la sua durata, con alcuni picchi di intensità che rispondono al nome di Il casellante, Neve e Non aver paura. Un disco fatto di sfumature e attenzioni, un ritorno sentito, che omaggia i padri del genere senza risultare ruffiano, con la capacità sempre più rara di essere tenue ma ammaliante. (Luigi Cattaneo)

Il casellante (Video)


  

sabato 3 agosto 2024

GTO, Go gto Go (2023)



La pubblicazione di una raccolta è sempre momento di riflessione, per quanto si è fatto e per quello che si è proposto negli anni. Nel caso dei GTO (Stefano Bucci voce, Romano Novelli chitarra, mandola, armonica, Luigi Bastianoni chitarra, fisarmonica, Giampiero Passeri basso, Alessandro Bucci batteria) lo sguardo corre indietro al 1993, quando i perugini, innamorati del folk e del rock, immergono certe atmosfere all’interno di un contesto legato alla tradizione italiana e al pop. La forte carica live, dettata anche dal riuscire ad amalgamare più influenze (la musica popolare romagnola e quella balcanica, il folk americano e il cantautorato italiano) li porta a condividere il palco negli anni con Willy DeVille, Gogol Bordello, Teresa De Sio, Modena City Ramblers, Tonino Carotone e Bandabardò, tutti artisti con cui spartiscono certe atmosfere, oltre che suonare in Inghilterra e in Germania. Go gto Go 1993-2023 rappresenta la ghiotta occasione per scoprire (o riscoprire) una band on the road da 30 anni, un doppio che presenta un gruppo capace di essere energico e vitale (1970 Hostel, Lee l’americano) ma anche delicato e gioioso (La sposa, Lumediluna). 38 brani che scorrono via veloci, gradevoli e spesso convincenti, come nel caso di Freewheelin’ Radio, Pellerossa o Sette stelle per sette sere, tra gli episodi migliori presenti. (Luigi Cattaneo)  




giovedì 11 luglio 2024

COFFEE & FLOWERS, Ricalco (2022)

 


Secondo lavoro per i Coffee & Flowers (Gianluca Niccoli voce, pianoforte, tastiere, Alessandro Moschini chitarra, basso, percussioni, balalaika, voce recitante, in passato con G.L.A.S. e H.A.R.E.M.), dopo l’acerbo esordio Capatosta il duo torna con un disco più maturo e meglio composto, un concept che racconta una storia di reincarnazione. Ricalco parte da questi presupposti, con una narrazione maggiormente interessante rispetto al primo episodio, complice anche una vena legata sì al cantautorato ma che non disdegna passaggi in odore di progressive, soprattutto quando interviene lo spoken di Moschini, che tratteggia gli attimi più immaginifici della trama. Certo in alcuni brani si percepisce l’assenza di sviluppi sonori adeguati allo sforzo espositivo messo in campo, aspetto su cui si può lavorare per il futuro, soprattutto alla luce di questo album, che dimostra come il duo toscano abbia idee e voglia di trasformarle in qualcosa di compiuto. (Luigi Cattaneo)

mercoledì 10 luglio 2024

AIRPORTMAN & STEFANO GIACCONE, La chiara presenza, Tony Buddenbrook in teatro: 1998-2023




Registrato durante uno spettacolo dal vivo del gennaio 2023 al teatro Magda Olivero di Saluzzo, La chiara presenza (Lizard Records) vede la collaborazione tra Airportman e Stefano Giaccone (Tony Buddendbrook, già artefice del progetto Franti), coadiuvati da una serie di musicisti che hanno preso parte alla serata divisa in due tempi (Overture-Le cose diverse rimangono e Le stesse cose ritornano, quest’ultimo album del 1998 proprio di Buddenbrook, nome femminile mutuato da un romanzo di Thomas Mann). Canzone d’autore, ricerca e folk si mescolano con classe all’interno di un lavoro splendido, emozionale e sincero, resoconto di una serata evento che riannoda i fili con il passato di Giaccone, che proprio nel 1998, dopo la pubblicazione del suo esordio, emigrò in Gran Bretagna. Allo stato attuale tra i dischi più significativi, per qualità e pathos complessivo, da me ascoltati in questa prima parte di anno. (Luigi Cattaneo)

martedì 9 luglio 2024

SHIVA BAKTA, 6/4 of love (2022)

 


È sempre un piacere ritrovare l’estro di Lidio Chericoni, in arte Shiva Bakta, qui alle prese con il suo terzo lavoro, 6/4 of love, uscito ormai nel 2022. Ma la musica non ha data di scadenza e così mi sono avvicinato con una certa curiosità a questo album, dopo il precedente Save me, formato da una suite di 40 minuti circa. La personale visione del pop dell’autore trova conferma in un disco più immediato ma non per questo banale, anzi, perché ci troviamo dinnanzi ad un’opera curatissima in ogni dettaglio, variegata e arrangiata in maniera certosina, raffinata e nobile, perché quando si riescono a creare brani così maturi, pur restando nell’ambito della forma canzone di facile presa, non si può che rendere omaggio alle intenzioni. La stravaganza di Shiva e il suo eclettismo emergono in brani come She’s an alien, venata di bizzarro indie folk, Half an hour, con la sua dose di malinconia e la title track, che con i suoi nove minuti di durata ci riporta alle atmosfere psichedeliche di Save me. Per acquistare o ascoltare il lavoro potete visitare la pagina https://shivabakta.bandcamp.com/album/6-4-of-love (Luigi Cattaneo)