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mercoledì 12 agosto 2026

GLIMMER VOID, Wolf eats wolf (singolo 2026)



In natura il branco è sinonimo di protezione. Nell'uomo, a volte, diventa l'ambiente in cui si impara a diffidare di chi ci cammina accanto. Con Wolf Eats Wolf, i Glimmer Void raccontano relazioni governate dalla competizione, dall'opportunismo e dall'istinto di sopraffazione, dove appartenere a un gruppo può significare rinunciare a una parte di sé.

La protagonista rifiuta questa logica e sceglie l'isolamento come atto di fedeltà alla propria identità. “I'd rather be a lone wolf than lose myself” non ha nulla a che vedere con l'orgoglio, è solo semplice consapevolezza: da certi compromessi è doveroso prendere le distanze. Attorno, il branco si muove seguendo la propria ombra, pronto a divorare chi rallenta il passo: “you'd rather eat and spit my bones if you had the chance” riassume la brutalità di rapporti fondati sull'interesse, in cui troppo spesso bisogna scegliere tra fiducia e sopravvivenza.

Il titolo, Wolf Eats Wolf, ribalta l'immagine del lupo come simbolo di appartenenza e lo restituisce come metafora di una società in cui l'uomo finisce per consumare l'uomo. Restare soli diventa allora una scelta, l'unico modo per sottrarsi a un gioco in cui ogni legame rischia di rivelarsi una trappola.

Musicalmente il brano oscilla tra l'alternative di matrice Audioslave e uno stoner asciutto e desertico vicino ai Kyuss. Prima di trovare forma, titolo e arrangiamento definitivi, all'interno della band era conosciuto come Messa, per l'affinità con le atmosfere della formazione doom veneta e per la linea vocale femminile limpida e cristallina, ispirata anche a Sara Bianchin.


Ascolta Wolf eats wolf su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=tunal_oUqWs


I Glimmer Void sono una band alternative metal della provincia di Milano formata da Matteo (basso e voce), Veronica (tastiere e voce), Francesco (chitarra), Paolo (chitarra) e Luca (batteria).
Il loro sound fonde alternative, stoner e progressive, combinando atmosfere dense e ipnotiche. Tra le principali influenze del gruppo si trovano band come Tool, A Perfect Circle, Queens of the Stone Age, Elder e Porcupine Tree.
Nel 2025 i Glimmer Void pubblicano i loro primi singoli, tra cui Chirality, ispirato all’universo narrativo di Death Stranding, e Stained With Red, un brano intenso che denuncia il bracconaggio Nel 2026 la band pubblica il suo album di debutto Echoes of Life.

mercoledì 3 giugno 2026

RAINBOW BRIDGE, Soundtrack of a silent land (2025)

 


Uscito nel giugno 2025, oggi recuperiamo l’ultimo lavoro dei Rainbow Bridge, band spesso presente sul portale e attiva ormai da 20 anni. Giuseppe JimiRay Piazzolla (chitarra), Fabio Chiarazzo (basso) e Paolo Ormas (batteria) registrano Soundtrack of a silent land in presa diretta (con massimo due take), confermando l’innata dote di unire stoner, rock blues e psichedelia, una colonna sonora perfetta per immaginare di perdersi attraverso deserti o terre desolate. Un disco libero di scorrere in più direzioni, che abbandona la forma canzone in precedenza sperimentata, preferendo un concept descrittivo, legato agli spazi aperti, narrati con sicurezza in episodi come Gaba, Lama returns e A loving sun, che con il suo emozionale crescendo chiude l’ennesimo ottimo disco del trio pugliese. (Luigi Cattaneo)

sabato 14 marzo 2026

ALLEGRA ORCHESTRINA HELLEPHANT, Behemoth (2025)

 


Secondo lavoro per il progetto Allegra Orchestrina Hellephant, che si ripresentano con 30 minuti di distruttivo stoner doom psichedelico strumentale dopo Leviatano del 2021 (ancora scaricabile dalla loro pagina bandcamp, proprio come questo Behemoth). L’approccio ironico del quartetto non rispecchia il sound, che colpisce l’ascoltatore sin dalle iniziali battute di Con quella cappa e From Tepolini with love, una doppietta che stordisce e sorprende, prima delle abrasive Punk@lidi e Vecchie “Nuove”, altri due brani, che con le loro distorsioni assordanti, risultano decisamente trascinanti. Le conclusive Ma: quando la merda arriva al ventilatore e (S)kappa chiudono ottimamente un album tanto breve quanto coinvolgente. (Luigi Cattaneo)

martedì 21 ottobre 2025

ZONA, In fondo al mondo (singolo 2025)



Abbandonati in un angolo, invisibili, dimenticati, schiacciati dal giudizio altrui.

A volte, dopo aver sopportato troppo, il destino sembra riservare proprio questa sorte. Ci si ritrova davanti allo specchio a fare i conti con sé stessi, a ripercorrere errori e tempo speso dietro situazioni che hanno solo lasciato cicatrici.

Ma anche “in fondo al mondo” non siamo mai davvero soli: “c’è un girotondo di gente che ti aspetta, non ti lasciare intimorire, prosegui in linea retta”. Perché chi tende la mano può ridare fiato, far tornare il respiro e la voglia di vivere.

Con il nuovo singolo In fondo al mondo, gli ZONA affrontano la condizione crudele della solitudine, mescolando la rabbia e la ruvidità del riffing stoner/hardcore a melodie che guardano al post-punk. Un crossover personale, diretto, in cui l’aggressività trova il giusto equilibrio con l’intimità di un messaggio che sa infilarsi nelle crepe dell'animo di chi ci è passato.


Guarda il videoclip di In fondo al mondo su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=Db10CjoPROs


Nati a Vigevano nel 1994 dall’incontro tra il chitarrista Francesco “Killa” Capasso (Edda, Alligator, Miura, Adam Carpet) e il frontman Diego Quartara (Node, Merkel Market, Matra), gli ZONA hanno fin da subito scritto brani originali, calcando palchi importanti e condividendo la scena con artisti del calibro di Alice Cooper, Snapcase, Extrema, Madball, NoFx e Timoria.

Dopo due album in studio, un live album e anni di attività intensa, il gruppo si è preso una lunga pausa, tornando poi nel 2020 con nuova energia e una formazione rinnovata grazie all’ingresso di Luigi “Lo Slavo” Modugno (Yak, Merkel market, Bultaco DC) al basso e Marco Di Salvia (Yak, Node, Merkel Market, Pino Scotto, Edge of Forever, Hardline) alla batteria.

Dopo Anormalità, primo singolo del nuovo corso della band, Diego, Killa, Lo Slavo e Marco si sono dedicati alla composizione e produzione di brani inediti.

I primi tre singoli sono stati registrati e mixati presso gli Ivory Tears Music Works Studio da

Andrea Seveso ed Alessandro del Vecchio con produzione artistica della band stessa e sono tutti accompagnati da videoclip diretti da Maurizio del Piccolo.

In fondo al mondo anticipa il nuovo full-length di prossima uscita.


mercoledì 1 ottobre 2025

GRAVENIA, Gravenia (2024)

 


Esordio omonimo per i Gravenia, trio formato da Simone Costantini (voce, chitarra), Gian Lorenzo Bruno (basso) e Gianmarco Botteri (batteria), che in questo bel debutto si caratterizza per un sound senza fronzoli, cupo e scevro di inutili sovrastrutture (almeno per il genere proposto). La mistura di stoner, alternative rock e grunge dei romani non presenta artifici, è reale come un cazzotto in faccia, lontano da decorazioni ornamentali che sanno di maschera, aspetto che emerge anche dalle parole della band. È un album spontaneo, senza troppe pretese, che rispecchia quello che abbiamo percepito tirando fuori i pezzi in saletta: una forte intensità emotiva e sonora, che ci ha reso partecipi in una nuova dimensione. Volevamo dare identità alle vibrazioni che producevamo e abbiamo fotografato il momento con questo disco. Gravenia è una valvola di sfogo essenziale per preservare il più possibile la nostra attitudine alla musica e alla scrittura, in una forma ruvida e istintiva. Un disco compatto, ricco delle distorsioni tipiche del genere, a tratti monolitico ma mai tedioso, sempre con qualche spunto interessante da valutare, con riferimenti a gruppi di grande esperienza come Verdena e Marlene Kuntz ma accostabile anche a band contemporanee come Licorice Trip e Cannibali Commestibili (per restare in Italia). Al seguente link è possibile ascoltare la musica dei capitolini https://open.spotify.com/intl-it/artist/3JA4ih7Bdi8hJkp83SZ0NN (Luigi Cattaneo)

  

mercoledì 25 giugno 2025

THE ELEPHANT, il comunicato stampa di These shields will not protect us,



I The Elephant sono lieti di annunciare l'uscita del loro nuovo album These Shields Will Not Protect Us, un'opera che presenta nove tracce dedicate a racconti introspettivi e oscuri, caratterizzati da sonorità desertiche, desolanti e opprimenti. Questo lavoro si muove tra stoner rock, blues e sludge, perfetto per chi ama le atmosfere ipnotiche.

Senso di perdita, autodistruzione, dipendenze, amore tossico, legame con la natura, degrado, perfino una marcia funebre per i dimenticati: i testi sono una full immersion nell'abisso dell'esistenza. L'album contiene anche una rivisitazione oscura e pesante del classico di Muddy Waters Rollin’ Stone che trasforma il blues originario in una marcia lenta e pesante.

Ascolta These shields will not protect us :



Il progetto The Elephant nasce nel 2018 nella vivace scena musicale di Pesaro, Italia. Inizialmente si forma come un trio dinamico composto dal bassista Marco Catacchio, dal batterista Marco Sanchioni e dal cantante e bassista Giovanni Murolo. Uniti da una lunga amicizia, intraprendono un viaggio musicale che dà vita a un mix distintivo di stoner rock arricchito da influenze blues e atmosfere desert.

Nel 2019, The Elephant entra in studio per realizzare il loro primo lavoro. Con il supporto dell’ingegnere del suono Luca Vagnini, il loro debutto discografico prende forma e viene pubblicato sotto l’etichetta Karma Conspiracy. Nel 2022 la storia di The Elephant prende una svolta con l’arrivo di Enrico Nicolini, il terzo bassista a unirsi alla formazione. La lineup della band si consolida ulteriormente, promettendo un’esperienza musicale ancora più potente e coinvolgente.

Il nuovo album These shields will not protect us esce per la label Sorry Mom.



mercoledì 4 settembre 2024

LICORICE TRIP, Mexicaña (2024)

 


La sempre affidabile Overdub Recordings non sbaglia un colpo e stavolta propone i pugliesi Licorice Trip, quartetto formato da Gabriele Caruolo (basso, chitarra), Domenico Vescia (chitarra, voce), Angelo Dell’Olio (batteria) e Salvatore Giorgio (chitarra). Stoner, alternative e grunge fanno da sfondo a un lavoro denso di contenuti, frutto anche di una scrittura che guarda a Queen of the Stone Age e Kyuss senza scimmiottarli, proponendo così un disco diretto e senza cali di tensione. Riff di grande impatto, ritmiche compatte e un cantato funzionale alla proposta fanno di Mexicaña un album perfetto per chi ama perdersi in certe desertiche sonorità, basti ascoltare brani come Mardy fish, Sidney e Sagawa, tra i momenti migliori di un esordio ispirato e brillante. (Luigi Cattaneo)


domenica 4 febbraio 2024

ZAGARA, Duat (2023)

 


Nato a Torino nel 2017, il progetto Zagara (Daniele Cimino voce, chitarra, tastiere, Federico Mao basso, moog, chitarra acustica e Federico Bevacqua batteria, drum samples) si presenta al pubblico dapprima con un ep (Trovandoci la mente del 2019) e poi con Duat, lavoro breve ma intenso, foriero dell’attitudine del trio, che contamina la propria proposta guardando ai molteplici territori del genere. È così che la forza propulsiva insita nel sound si attenua attraverso il moog di Mao e le tastiere di Cimino, con le chitarre distorte che incontrano campionamenti e sequenze. Brani saturi di elettricità e di forza propulsiva stoneriana, ma il mirino sovente si sposta in direzione di quel grunge novantiano narrato con personalità, senza tralasciare pillole di onirica psichedelia, il tutto tracciato all’interno di una forma canzone ammantata di surrealismo. Per acquistare e ascoltare l’album potete visitare la pagina https://zagara.bandcamp.com/album/duat (Luigi Cattaneo)

martedì 3 ottobre 2023

RAINBOW BRIDGE, Drive (2023)

 

È sempre un piacere ritrovare i Rainbow Bridge (Giuseppe Piazzolla voce e chitarre, Fabio Chiarazzo al basso e Paolo Ormas alla batteria), band che seguiamo sin dal primo disco e che è diventata una presenza fissa sul blog, oltre che una consolidata realtà del nostrano underground. Un gruppo che probabilmente meriterebbe ben altra considerazione, ma visti il periodo di magra culturale in cui viviamo, tra talent e reality, forse è chiedere troppo. Il trio d’altronde non pare per nulla condizionato da questi attuali tempi e sforna l’ennesimo lavoro di rock blues possente e compatto, in cui la psichedelia elettrica trova uno sbocco costante e lo stoner rimane perenne sullo sfondo di un paesaggio desertico e inquieto. Estasi hendrixiana e spinte care al Vaughan dell’enorme Texas flood contornano episodi da jam band, soprattutto nei solenni brani strumentali di questo Drive (tra tutti Make peace e Coming out), che si connota anche di episodi legati maggiormente alla forma canzone (I saw my dad play air guitar) e di una suite (i 14 minuti di Tears never here) pregna di blues psichedelico, vera chicca di un disco ambizioso e creativo, riuscito dall’inizio alla fine e grande conferma per il power trio pugliese. (Luigi Cattaneo)

Full album 



lunedì 18 settembre 2023

PALMER GENERATOR, Ventre (2023)



Arrivano alla quinta uscita discografica i Palmer Generator, che avevamo lasciato in compagnia di The Great Saunites in uno split album uscito nel 2020 (trovate la recensione su queste pagine). Michele, Mattia e Tommaso Palmieri sono basso, batteria e chitarra di un trio composto da padre, figlio e zio, un unicum che guarda a Don Caballero, Neu e Shellac, che per l’occasione ha dato vita ad un lavoro formato da una suite, Ventre, divisa in quattro parti, un concentrato di psichedelia acida, kraut e post rock. Un disco a tratti crudo, viscerale, ma che sa aprirsi con fantasia per predisporsi a immaginifiche fughe cosmiche, tratto caratteristico di un album maturo e profondo. (Luigi Cattaneo)

domenica 16 luglio 2023

DOS CABRONES, Transumanza (2023)

 


Secondo lavoro per i Dos Cabrones, duo bolognese formato da Riccardo Brusori (batteria, samples) e Marco Brentazzoli (chitarra, samples), che torna dopo Accanimento terapeutico del 2019. Quattro anni che sono serviti per concepire Transumanza, nerissimo episodio in bilico tra post metal, stoner, grunge e sludge, naturale evoluzione del primo album, in cui ovviamente erano già presenti le coordinate di un sound cupo e ferale. Quasi interamente strumentale, l’album parte in quarta con S’accabadora, tema dedicato all’eutanasia, prima della potente Vespa crabro e di La scimmia di Dio, che si apre con un sermone esplicativo del dogmatismo religioso del paese in cui viviamo. Podrido racconta in note il degrado sociale attuale, Cassio=Bruto=Giuda e The Gunslinger sbrimp si avvicinano al sound di Loro, Lady Maciste, The Great Saunites e Palmer Generator. Le credenze popolari che animano El Chupacabra vengono decantate da Frè Zocca, bella chiusura di un album ispirato e credibile. (Luigi Cattaneo)

mercoledì 5 luglio 2023

I BARBARI, Supernove che fanno Bang! (2022)

 

Attivi dal 2014, I Barbari (Andrea Colcera voce, Mattia Capparelli chitarra, Michele Dal Forno basso e Mattia Portioli batteria) sono una band stoner che mi aveva già precedentemente convinto con l’esordio Bulldozer (seguito dell’ep omonimo e di un paio di singoli). L’ultimo lavoro del quartetto, Supernove che fanno Bang! uscito nel 2022 per Overdub, è la conferma della bontà del progetto, un concept che parla di sentimenti, dalla solitudine alla sfida dell’uomo alla morte, passando attraverso episodi di autodistruzione e brevi attimi di inaspettata felicità. Nei 9 brani presenti collimano suoni potenti, riff corrosivi, distorsioni senza sosta e un certo groove di fondo che rende la proposta molto coinvolgente, oltre che ovviamente energica, basti ascoltare brani come Solo o Ciò che non è stato. Ci sono chiaramente i Kyuss e i Fu Manchu ma anche i Soundgarden di fine anni ’80 tra le influenze, ma ciò che colpisce di più è la capacità di scrivere brani aggressivi ma al contempo che arrivano all’ascoltatore (ovviamente serve un po' di inclinazione alla materia), come nel caso di Caduti dalla civiltà e Sarò il tuo problema. Un ritorno molto interessante che pone I Barbari come una delle belle realtà stoner che animano l’underground nostrano. (Luigi Cattaneo)

Full Album



sabato 20 maggio 2023

LE PIETRE DEI GIGANTI, Veti e culti (2022)

 


Uscito nel 2022, Veti e culti è l’ultimo lavoro targato Le Pietre dei Giganti (Lorenzo Marsili voce e chitarra, Francesco Nucci batteria e percussioni, Niccolò Pizzamano al basso e Francesco Utel alla chitarra e alle tastiere), intrigante sin dall’artwork, una figura mascherata inquietante e misteriosa. 40 minuti evocativi e raffinati, pregni di sinistre atmosfere in bilico tra hard, psichedelia e stoner, un immaginario esoterico che si sposa con tendenze tribali, cupi scenari e visioni dark suggellate da testi dal sapore onirico, come ben spiegato dalla band. Abbiamo proseguito con la scelta, già presa con Abissi, di scrivere in italiano perché le parole, che tuttavia entrano nel brano nella maggior parte dei casi quando lo scheletro musicale è già stato scolpito, arrivano a destinazione in modo più diretto. Da un lato si percepisce la carica melodica della nostra lingua, dall’altro la sua imprevedibile adattabilità a contesti sonori aspri e atipici. Stavolta, però, abbiamo lavorato alla stesura dei testi a livello di gruppo, per far sì che ci fossero diverse visioni a costruire quanto narrato e che l’interpretazione fosse più libera. Il passo in avanti rispetto al passato è abbastanza netto. Se l’esordio si contraddistingueva per la sua essenza stoner, grunge e alternative, che lo rendeva compatto e sfrontato, questo ritorno è più variegato, seppure non mancano riferimenti a Kyuss, Queens of the Stone Age, Verdena e Marlene Kuntz, filtrati da idee proprie e personalità. Epocale l’iniziale Foresta, una sorta di suite divisa in quattro segmenti, occupa la prima parte dell’opera segnando da subito il primo stacco con quanto proposto nel 2019, una crescita compositiva eloquente che si manifesta anche con la dote di non rimanere ancorati ad un unico modo di intendere l’arte. Il grunge vive ancora in Ohm, la tromba di Luca Benedetto e i synth di Francesco Pilia arricchiscono Polvere, mentre la chitarra resofonica di Nick Mantoan suggella il blues oscuro di Quando l’ultimo se ne andrà. Splendida la title track, dove troviamo il piano di Andrea Re, non mancano echi noise come in Piombo, ma è il contesto complessivo a fare di Veti e culti un disco di confine, scritto benissimo e pieno di idee ottimamente elaborate, ennesima prova di spessore uscita per Overdub, etichetta sempre più presente, e con qualità, nel fitto panorama underground italiano. (Luigi Cattaneo)    

lunedì 27 marzo 2023

CRIPTA BLUE, Rather with the devil (2023)

 


Avevamo lasciato i Cripta Blue (Federico Bocchini chitarra, Alessandro Melandri basso e voce, Silvio Dalla Valle batteria e percussioni) nel 2021 con il loro esordio omonimo ed è un piacere ritrovarli con questo Rather with the devil, ep di 3 brani indicativo dell’amore del power trio per il metal di fine ’60 inizio ’70, quello di Black Sabbath, Blue Cheer e Budgie. Heavy, doom, stoner e blues si inseguono anche nel nuovo arrivato, tra riff dal sapore vintage, lisergici trip sessantiani, omaggi nemmeno tanto velati (come nel caso di Devil got my woman, tributo a Skip James) e la dote di trasportare l’ascoltatore in un’epoca oramai lontanissima ma ancora carica di fascino. Di seguito il link per acquistare l’album, distribuito per ora solo digitalmente. https://criptablue.bandcamp.com/album/rather-with-the-devil (Luigi Cattaneo)

venerdì 20 gennaio 2023

A VIOLET PINE, Crown Shyness (2022)

 

Quarto album per il trio A Violet Pine (Giuseppe Procida chitarra e voce, Francesco Bizzoca chitarra e Paolo Ormas batteria), di cui avevamo già parlato in occasione del precedente Again (2019), che con il nuovo Crown shyness confermano lo stile fatto di post, stoner e grunge, anche se al posto del basso troviamo l’inaspettata scelta della doppia chitarra. La formula però non muta e pure in questo come back troviamo trame che puntano al sodo, suonate quasi di getto, distorte nell’animo e minacciosamente compatte, una colata di note che ci investe sia nei momenti più aggressivi che in quelli maggiormente oscuri e atmosferici (con richiami al post punk inglese). 35 minuti di puro crossover tra generi, capace di non perdere il filo logico e di risultare coinvolgente per tutta la sua durata. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



sabato 10 settembre 2022

RAINBOW BRIDGE, Live at La Cittadella degli artisti (2022)

 

Dopo una serie di dischi davvero ottimi ( https://therainbowbridge.bandcamp.com/music ), i Rainbow Bridge (Giuseppe JimiRay Piazzolla alla chitarra e alla voce, Fabio Chiarazzo al basso e Paolo Ormas alla batteria) festeggiano questi 16 anni di carriera pubblicando Live at La Cittadella degli artisti, un resoconto di una serata svoltasi a Molfetta il 29 gennaio 2022. Chi conosce la band sa cosa deve aspettarsi dal trio, un concentrato adrenalinico di rock blues, psichedelia e desert, che inneggia tanto ad Hendrix quanto a Rory Gallagher e Stevie Ray Vaughan, ancora più esplosivo nella dimensione dal vivo, che pare essere quella dove la band si trova maggiormente a suo agio. L’iniziale The storm is over ci catapulta nell’atmosfera settantiana della loro musica, prima della distorta Lama, che profuma dei Cream più aggressivi, e di Words, purissimo diamante rock blues. Echi dei mai abbastanza celebrati Taste fanno capolino in Marley, scoppiettante la versione di I’m just a man, mentre Dirty Sunday è la solita jam impazzita che celebra la stagione di fine ’60 con gusto e innata passione. No more I’ll be back è una colata lavica di 12 minuti, la conclusiva accoppiata Rainbow Bridge/Dusty, unite insieme in un vortice di desert rock, blues hendrixiano e hard, è l’ideale celebrazione finale di una serata memorabile di un gruppo che meriterebbe sicuramente riconoscimenti maggiori. (Luigi Cattaneo)

Full album



venerdì 15 aprile 2022

ARTEMISIA, Derealizzazione Sintomatica (2021)

 

Quinto disco in studio per gli ArtemisiA (Anna Ballarin alla voce, Elettra Medessi alla seconda voce, Vito Flebus alla chitarra, Ivano Bello al basso e Gabriele Gustin alla batteria), che con Derealizzazione Sintomatica realizzano il disco più ambizioso da quando si sono formati, ormai nel lontano 2006. Il basso di Bello spinge l’iniziale Ladro d’anime, inquieta e aggressiva, si apre ad un chorus che si stampa in testa sin dal primo ascolto, prima del rock metal di Identità e dell’oscura La Benandante, episodio memorabile tra doom, dark e folk, con un ispirato Valerio Colella al mandolino. Molto valida anche Fata verde, dove la Ballarin duetta con il grande Omar Pedrini dei Timoria, un brano ispirato e pieno di pathos a cui contribuisce Ulisse Tonon (piano e tastiere), che va a chiudere idealmente la prima parte del lavoro. La seconda parte forte con il rock di Ombre della mente, prima della strumentale Nelle terre di Ulisse, dai netti contorni progressive e jazz rock (Tonon nuovamente protagonista con le sue tastiere), e Fobia, il momento più pesante dell’album, complice la presenza di H. Skrat, voce dei black metallers Akroterion. Chiude questo disco davvero ottimo Favola, ennesimo esempio di come nella musica dei goriziani alberghino più anime, tenute insieme da una capacità di songwriting che ha raggiunto con questo disco l’apice della loro carriera. (Luigi Cattaneo)

Fata verde (Video)



sabato 25 dicembre 2021

KOTIOMKIN, Maciste nell'inferno dei morti viventi (2014)

 


Dopo aver parlato di Squartami tutta – Black Emanuelle goes to hell (2016) e Lo albicocco al Curaro – Decameron 666 (2018) oggi faccio un passo indietro e recupero il primo lavoro della band abruzzese, Maciste nell’inferno dei morti viventi (2014), che apriva la saga dei Kotiomkin, qui ancora in trio (Enzo P. Zeder al basso, Davide Di Biagio alla chitarra e Gianni Narcisi alla batteria). Anche in questo caso l’espediente è la soundtrack di film inesistenti, immaginati nella testa di Zeder e descritti da un sound che abbraccia lo stoner, l’heavy doom dei Black Sabbath, la psichedelia e il progressive, un trip che questa volta ci porta a seguire le gesta di Maciste, assoldato dall’impero romano per sconfiggere Aderbale, centurione romano convertito al vudù e dedito alla resurrezione dei morti! Un connubio di zombi, pirati, cannibali e antiche mitologie dove il peplum incontra l’horror, all’interno di una narrazione strumentale dissacrante, fatta di passione e consapevolezza, aggressività hard e libertà compositiva. 



Jungla cannibale apre lo scenario, fatto di cinema di genere e stoner, tra riff taglienti e ritmiche ossessive, un dinamismo che esplode nella seguente Maciste, con le note che accompagnano la figura mitologica nell’Isola degli Antropofagi, luogo di battaglia, sangue e budella, location perfetta nell’immaginario di chi ama pellicole non convenzionali. L’ampolloso gigione ha un’insana atmosfera doom, a cui abbina potenza e velocità, Peplum holocaust trascina in un nero abisso l’eroe mitologico protagonista della narrazione, mentre Petrus il filibustiere satura l’aria con fraseggi di natura heavy. Aderbale e Airavata concludono con forza e violenza lo script dedicato a Bruno Mattei (Vincent Dawn), regista che probabilmente avrebbe apprezzato il lavoro dei Kotiomkin e, perché no, pensato anche di rendere concrete le immagini evocate dal folle trio abruzzese. (Luigi Cattaneo)

Maciste (Video)



martedì 14 dicembre 2021

OJM, Live at Rocket Club (2021)

 

Tra le prime band di stoner italiano, i trevigiavi OJM (David Martin alla voce, Max Ear alla batteria, Andrew Pozzy alla chitarra e Stefano Paski al piano bass) mancavano all’appello discografico dal lontano 2010 di Volcano, un letargo rotto da qualche estemporaneo concerto dal vivo, rappresentato da questo Live at Rocket Club, registrato proprio ai tempi di quel lavoro nel locale di Landshut, in Baviera. Welcome è l’introduzione al mondo Ojm, Venus aggredisce l’ascoltatore con furia garage, un assalto che non ci risparmia neanche nella successiva I’ll be long e che conferma la forza dirompente delle esibizioni sul palco del quartetto, un magma elettrico violento e con rimandi seventies. Si prosegue con la sanguigna Wolf, mentre Oceans Hearts predilige un approccio più atmosferico e psych, perché la band aveva la capacità di passare dallo stoner di Eagles of Death Metal e Queens of the Stone Age al garage punk di The Hellacopters, senza dimenticare la psichedelia dei The Doors e l’utilizzo personale dell’organo da parte del gruppo. Sixties è una dichiarazione d’intenti, bissata dalla sguaiata Give me your money, prima della lunga Desert, meraviglioso trip di natura psichedelica. La più ragionata 2012 e la conclusiva Hush, brano di Billy Joe Royal (coverizzata nel lontano 1968 dai Deep Purple), chiudono un documento prezioso per il rock italiano. (Luigi Cattaneo)

Full Album Video


 
 

domenica 28 novembre 2021

IKITAN, Darzava y Brinicle (2021)

Gli Ikitan, trio heavy post-rock (https://linktr.ee/ikitan) , sono orgogliosi di presentare due nuovi singoli, Darvaza y Brinicle, pubblicati da Taxi Driver Records in cassetta e in edizione limitata.

Darvaza y Brinicle verrà pubblicato il 3 dicembre 2021 e le due nuove canzoni, intitolate Darvaza e Brinicle, saranno disponibili sulla pagina Bandcamp di Taxi Driver Records e anche su tutti gli store digitali della band.

La cassetta contiene i due nuovi singoli sul lato A e Twenty-Twenty Live at Forte Geremia sul lato B, già disponibile in formato digitale e video, pubblicato nel giugno 2021.

Solo 30 copie della cassetta saranno disponibili, e ciascuna comprenderà un download digitale dei due singoli… e una penna BIC.

Le canzoni saranno trasmesse in premiere sul canale YouTube 666MRDoom il 2 dicembre 2021.


Dopo aver creato un mare di nuovi riff dalla pubblicazione di Twenty-Twenty in poi, e avendo avuto la possibilità di registrare e diffondere Live at Forte Geremia, i tempi erano finalmente maturi per pubblicare nuova musica.

Abbiamo suonato tantissimo in sala prove, considerato che in Italia lo stato di emergenza è proseguito per parecchio tempo, e Darvaza e Brinicle sono i primi prodotti di questo periodo di grande produttività musicale in casa Ikitan, dice la band.


I fenomeni naturali strani e i fatti bizzarri hanno sempre affascinato gli Ikitan: il nome stesso della band è quello del presunto dio del suono delle pietre per gli Aztechi, così come rappresentato nella copertina di Twenty-Twenty.

Darvaza si trova in Turkmenistan mentre Brinicle è un fenomeno che accade nell’Oceano Antartico.


Darvaza (“La porta dell’inferno”, un cratere creato artificialmente e che non ha smesso di bruciare dagli anni ‘70) e Brinicle (una stalattite ghiacciata che uccide tutto quanto incontra sulla sua strada, chiamato anche “il dito della morte”) rappresentano due facce della nostra essenza, diverse e complementari allo stesso tempo. Ikitan può essere devastante e potente ma anche etereo e onirico, dichiara la band.


L’idea di pubblicare i due singoli in una cassetta viene da Massimo Perasso, proprietario di Taxi Driver Records, etichetta musicale indipendente nata a Genova nel 2009.


Siamo felicissimi di collaborare con Maso, una vera leggenda genovese in fatto di musica heavy, stoner e progetti interessanti in generale, e con la sua etichetta Taxi Driver Records. Da sempre fan degli album che ha pubblicato, il fatto di essere in compagnia di alcune delle migliori band di Genova (e non solo) ci riempie di orgoglio, concludono gli Ikitan.


Gli Ikitan si sono formati a Genova nel 2019. La musica della band viene concepita nel corso di lunghe jam session. Il debutto arriva il 20 novembre 2020 con un EP strumentale autoprodotto contenente una sola canzone, Twenty-Twenty, della durata di 20 minuti e 20 secondi, accolto in maniera positiva da stampa e fan a livello mondiale.

Impossibilitati a suonare dal vivo a causa della pandemia, gli Ikitan registrano Twenty-Twenty Live at Forte Geremia nel marzo 2021: si tratta del primo concerto della band, registrato in cima a un vecchio forte militare (819m slm) e senza pubblico, il cui video, un tributo ai generator parties, è disponibile su YouTube.

Le copertine di Twenty-Twenty e di Darvaza y Brinicle sono opera di Luca Marcenaro.


Save the date! Darvaza y Brinicle sarà pubblicato il 3 dicembre 2021 in una cassetta in edizione limitata (30 copie) da Taxi Driver Records e sarà disponibile sul Bandcamp dell’etichetta.