domenica 27 agosto 2023

BSDE 4TET, Elevating Jazz Music Vol.1 (2022)

 

Uscito nel 2022, Elevating Jazz Music Vol.1 rappresenta il debutto di BSDE 4tet, un collettivo formato da Daniele Nasi (sax e autore di tutte le composizioni), Jung Taek Hwang (piano, moog, Fender Rhodes), Giacomo Marzi (contrabbasso) e Andrea Bruzzone (batteria). Un esordio che è un viaggio nel jazz, in cui si palesa un’urgenza comunicativa ed espressiva che si manifesta in episodi come Drowning in guilt o Waltz for Palestine, esempi di come il quartetto guardi agli ultimi, ai dimenticati, un atto d’accusa che viene mosso sotto i colpi della sfavillante Ban Orban or Ban our Band, punta dell’iceberg di un album articolato e molto strutturato, in cui il lavoro d’insieme sviluppa una coralità che diviene motore trainante del progetto. Raccontare attraverso l’interazione con gli strumenti, perdersi in un sound che profuma tanto di Mingus e Coltrane quanto di Davis e Jarrett, ma con la giusta capacità di esplorare galassie confinanti, come nella complessa 7 is the new 5, o nelle trame free e psichedeliche che affiorano in vari passaggi del disco, arricchendo ulteriormente un’opera fresca, ricca ed estremamente interessante. (Luigi Cattaneo)

T.R.i.P. (Video)



venerdì 25 agosto 2023

JOHN IRVINE, Scanning the dark world (2023)

 


A distanza di meno di un anno da Psychopomp, John Irvine ha pubblicato un nuovo lavoro a gennaio 2023, Scanning the dark horizon, ennesimo esempio di ottima fusion progressiva, questa volta incanalata all’interno di un concept di natura fantasy. Irvine (chitarra, tastiere, basso), insieme a Andrew Scott (batteria), ha dato di nuovo prova di essere non solo un grande musicista, ma anche un brillante autore, capace di costruire in maniera fluida e spesso interessante un racconto strutturato ma anche comunicativo. La title track apre il disco, un brano con le tastiere da subito ben in evidenza, prima del break chitarristico esposto con cura da Irvine, un saliscendi tra le parti pregevole, che ci conduce a The cloud seeders, un bellissimo esempio di come intende il progressive lo scozzese. Solar winds unisce armoniosamente fusion e prog, Of seas and oceans si distingue per eleganza e raffinatezza compositiva, mentre A delicate thread è un gradevole ponte con la successiva Life line, tra gli episodi meglio riusciti. La coinvolgente The storm chasers e la godibile A world on the run chiudono uno degli album più apprezzabili del musicista di Edimburgo. (Luigi Cattaneo)

giovedì 24 agosto 2023

EPHEMERAL, Guiding ghost (2022)

 


Debutto per gli Ephemeral, quartetto formato da Arianna De Lucrezia (voce, basso), Gabriele Catania (tastiere, organo, piano), Francesco Ciancio (chitarra) e Matteo Morini (batteria) che nel 2022 ha esordito con questo validissimo Guiding ghost per Elevate Records. L’iniziale Deep blue mostra subito come la band sia capace di scrivere brani ricchi di groove, con un pizzico di funky che non guasta e permette di notare immediatamente il feeling tra le parti, aspetto che emerge anche nella seguente Lock ‘em out, ottimo episodio che si tinge di progressive, arrangiato benissimo dal gruppo, che al netto dei riferimenti (penso a Spock’s Beard, Arena, Dream Theater, Magenta) sa come comporre con una propria personalità. Inky eyes è un altro pezzo costruito con cura, in cui le tante idee poste vengono adeguatamente sviluppate all’interno di un crescendo emozionale in cui le sezioni strumentali risultano eleganti e suggestive, così come maiuscola è la prova vocale di Arianna. Splendida la strumentale Freddy, mentre Into the ether introduce le due parti della title track, una suite in cui troviamo tutte le caratteristiche del suono dei romani, un suggello prog per un lavoro che cresce con gli ascolti e finisce per convincere in toto, regalando agli appassionati un'altra realtà da tenere in giusta considerazione. (Luigi Cattaneo)

mercoledì 23 agosto 2023

DWIKI DHARMAWAN, Hari Ketiga (2020)

 

Uscito sul finire del 2020, Hari Ketiga è l’ennesima perla firmata da Dwiki Dharmawan, compositore di cui abbiamo spesso decantato le lodi da queste pagine. Un’opera in 9 atti, esempio di sperimentazione libera, un concept svincolato da qualunque steccato in cui il tastierista e pianista indonesiano si è fatto accompagnare da Boris Savoldelli (voce, elettronica), Markus Reuter (Touch Guitar, elettronica) e Asaf Sirkis (batteria, cimbali). Progressive nello spirito, figlio di un quartetto in cui spiccano le visionarie parti vocali di Savoldelli, le intuizioni di Reuter e la solita maestria di Sirkis, elementi che imbevono le lunghe trame del disco (su tutte The man, The earth e The loneliness of universe). Le ardite costruzioni che animano il lavoro sono frutto di improvvisazioni acute e creatività senza confini, sviluppate in un doppio album in cui è facile perdersi, esempio massimo di cosa voglia dire avere il coraggio di spostare lo sguardo, di non accontentarsi, di abbandonare vie sicure per cercare situazioni espressive inconsuete. Dwiki mostra così tutta la sua capacità di essere nuovamente camaleontico e versatile, tra momenti più melodici e altri davvero poco convenzionali, che fanno di Hari Ketiga un episodio della sua discografia estremamente affascinante, una sfida (anche per chi ascolta) costruita attorno ad un sound profondo e intriso di psichedelia world. (Luigi Cattaneo)

Full Album 



martedì 22 agosto 2023

HIDDEN IN THE FOG, Abstract Maelstrom Paragon (2003)

 

Ho da poco scoperto questo disco uscito nel 2003 dei tedeschi Hidden in the fog, un quartetto molto debitore degli Emperor più evoluti, probabilmente poco originali ma parecchio preparati tecnicamente. Le tastiere, spesso in evidenza in questo Abstract Maelstrom Paragon, risultano una delle caratteristiche guida dell’album, che si apre con una breve introduzione che ci conduce alla classica partitura di black metal sinfonico, Mirages of redemption, tra orchestrazioni magniloquenti e sfuriate epiche, prima di Nautilus, sviluppata attorno ad una struttura che unisce greve furia a insane dosi di melodia. La title track, che si muove dalle parti dei Dimmu Borgir di Spiritual Black Dimensions, e la conclusiva Dignity’s fall, non fanno altro che confermare l’attitudine della band, che ben si muove all’interno del genere. Senza inventare nulla ma con grande consapevolezza i tedeschi sfornarono un lavoro tanto breve quanto gradevole, seguito nel 2005 da Damokles. (Luigi Cattaneo & Marco Causin)

Full Album



mercoledì 9 agosto 2023

WARMBLOOD, Master of the dead (2022)

 


Uscito nel 2022, Master of the dead è il quinto lavoro dei Warmblood, un concept ispirato alla controversa figura di Paolo Gorini, un matematico e scienziato dell’ottocento che lavorò nel corso della sua vita sulla conservazione dei cadaveri. Davvero un ritorno di alto livello per il trio formato da Elena Carnevali (batteria), Giancarlo Capra (chitarra, voce) e Davide Mazzoletti (chitarra), che nel corso del tempo hanno inglobato nel sound complessivo influenze progressive, ben amalgamate nel tessuto death metal su cui si muovono dal lontano 2002 (alla formazione triangolare va però aggiunto il basso di Graziano Demurtas in studio). Si spiegano così le articolate trame di Ritual of petrification, mentre Carnal desecration è tra i brani più tirati e aggressivi dell’album, con venature thrash che arricchiscono ulteriormente la coinvolgente proposta. Molte le idee presenti anche in Crematorium, un death screziato di malsane melodie che non faticano ad entrare sottopelle, un viaggio che prosegue con Putrefaction idiosincrasy, che ricorda alcuni episodi dei Death post Human. Nota di merito a parte per la stupenda suite in cinque sezioni (ma è tutto l’album a essere splendido), title track che da sola vale il prezzo del biglietto, divisa tra prog, death e thrash metal, intrisa di soli e riff complicati, atmosfere cupe, arrangiamenti e armonizzazioni perfette oltre che una cura generale tra le parti sorprendente. (Luigi Cattaneo)


martedì 8 agosto 2023

THE JOHN IRVINE BAND, Psychopomp (2022)

 

Quinto album per John Irvine (chitarra, tastiere, basso), polistrumentista di Edimburgo che avevo già incontrato qualche anno fa, ai tempi dell’uscita dell’ottimo The machinery of the heavens (recuperatelo). Quasi una one man band, completata dal possente drumming di Calum McIntyre, e conferma dell’amore di Irvine per progressive rock strumentale e jazz fusion ad alto livello di intensità tecnica. Fattori che ritroviamo anche in Psychopomp, pubblicato nel 2022, album che si apre con l’inebriante Changing worlds, epica traccia tra tempi dispari, rallentamenti e parti solitarie incandescenti, che mi ha ricordato qualcosa dei nostrani Red Zen. Il raffinato gioco tra synth e chitarra della title track è sostenuto dalla spinta ritmica di McIntyre, Weight of the heart si tinge di fusion alla Holdsworth, mentre la breve The devil’s work funge da collante con l’espressiva Esoteric dimension, in bilico tra hard e dark progressivo. Le ottime trame di In a higher gear e The melancholy martian ci portano alla conclusiva Childhood Jetpack Delirium, memorabile finale di un lavoro che conferma la grande qualità non solo tecnica, ma soprattutto compositiva del musicista inglese. (Luigi Cattaneo)

Esoteric dimension (Video)



HUSQWARNAH, Front: Towad Enemy (2021)

 


Visti live al recente Death in Summer Festival del Legend Club di Milano, gli Husqwarnah sono una band brianzola dedita ad un sano e old school death metal e Front: Toward Enemy è il loro debutto discografico, uscito a fine 2021 in vinile, digitale e musicassetta. Benediction, Unleashed, Bolt Thrower e Morbid Angel vanno a braccetto in un esordio tiratissimo, mezz’ora in cui i due chitarristi (JP Lisi e Simone Rinaldi) creano un muro di suono su sui si sviluppano ritmiche a dir poco serrate (che coppia Riccardo Rjillo alla batteria e Lorenzo Corno al basso), base su cui si muove Maurizio Caverzan alla voce, che già abbiamo conosciuto con gli interessantissimi Ghostheart Nebula. Brutali sì ma anche attenti nell’instillare discrete dosi di melodia, elemento che ritroviamo in ottimi brani come Ignoto I, Vigo o Scream from the cellar. Nota a parte per la conclusiva Dreamline, riuscitissima cover dei Rush che ospita Mikael Stanne dei Dark Tranquillity. Per acquistare l'album potete visitare la pagina https://husqwarnah.bandcamp.com/album/front-toward-enemy-2 (Luigi Cattaneo)

mercoledì 2 agosto 2023

ALMA IRATA, Pillole di inquietudine sociale (2023)

 

Nati nel 2012, gli Alma Irata (Daniele Longo voce, Alessandro Ricci chitarra, Agustin Senatore basso, Santino Ricci batteria) arrivano al loro secondo lavoro con Pillole di inquietudine sociale, un disco fatto di storie e fatti, una narrazione politico sociale sull’attualità diretta e spiccia, come è giusto che sia. Lo fanno attraverso un alternative rock che non disdegna assalti punk, più maturo rispetto al passato e con una produzione davvero notevole, che aiuta molto la band ad arrivare allo scopo prefissato. Sai chi ha fatto la rivoluzione? e Ogni santo giorno sono i primi due brani presenti, nonché singoli dell’album, entrambi uniscono rabbia e melodia in maniera molto incisiva, così come Rito collegiale, autorevole traccia dalla grande vivacità. L’ottima Talismano e la punkeggiante Democricratico ci conducono a metà del lavoro, mentre la seconda parte si apre con Spettri, ben strutturata e variegata, e prosegue con Solo andata, vigorosa e dinamica. Un pizzico di stoner anima la successiva Tom, l’anima policromatica del progetto si evince anche dalla seguente Con garbo, prima dell’assalto sonoro finale affidato a Male nostrano, bella conclusione di un ritorno che ha messo in evidenza un certo salto di qualità e la voglia di esprimersi senza fronzoli. (Luigi Cattaneo)

Ogni santo giorno (Video)