sabato 28 luglio 2018

AELEMENTI, Una questione di principio (2017)



Una questione di principio è il debutto degli AElementi, band nata a Roma una decina di anni fa con l’intento di dare libero sfogo all’amore per il progressive rock, senza dimenticare il necessario gusto melodico all’interno di composizioni articolate e sfaccettate. Il mood però si colora anche di pop e lievi vagiti più duri, andando a citare la P.F.M., il Banco, Le Orme ma anche i Rush, i Moody Blues e i New Trolls, caratteristiche congeniali a Daniele Lulli (chitarra), Francesca Piazza (voce), Manuele D’anastasio (batteria), Angelo Celani (basso) e Dario Pierini (tastiere), a cui vanno aggiunte Giordana e Carlotta Sanfilippo, entrambe impegnate ai cori. Tutti i brani, pur essendo mediamente lunghi, arrivano diretti e hanno la tipica immediatezza della forma canzone, forse anche perché qui il progressive incontra il cantautorato e il risultato è avvertibile già nell’iniziale Lontananza, brano che mette in luce le doti della brava Francesca. Vuoto è un'altra traccia dove emerge la raffinatezza esecutiva dei romani, molto attenti alla creazione di arrangiamenti curati ed eleganti, mentre Straniero presenta un crescendo emozionale davvero riuscito, componente che risulta essere uno dei trademark dell’intera opera. La romantica Delirio prosegue nella scia di un pop progressivo ricco d’animo, dove il pathos diviene risvolto fondamentale per lanciare messaggi e suggestioni. La lunga Voce predilige un approccio maggiormente progressivo alla materia, con l’interplay tra Pierini e Lulli ancora più marcato, prima del bel finale di Addio, che suggella un esordio brillante, leggero, in cui la matrice progressiva incontra la canzone d’autore italiana, ricordando in parte anche il percorso dei contemporanei Operapia e Magnolia. (Luigi Cattaneo)   


Lontananza (Video Edit)
 

venerdì 27 luglio 2018

VANTOMME, Vegir (2018)


Dominique Vantomme è uno straordinario tastierista belga, che ha passato gli ultimi dieci anni suonando in numerosi act jazz, rock e pop, un onnivoro e grande conoscitore di musica, oltre che un vero e proprio talento dello strumento. Le esperienze con Ana Popovic, Viktor Lazlo, i Root e il Mahieu-Vantomme quartet lo hanno portato a comporre un album che è figlio delle sue avventure sonore, complice anche di lavoro di Leonardo Pavkovic della Moonjune Records, che ha permesso il suo incontro con il basso di Tony Levin (King Crimson, Peter Gabriel, Stick Men), la chitarra di Michelle Delville (The Wrong Object, douBt, Machine Mass) e la batteria di Maxime Lenssens. Session spontanee sono alla base della produzione, con un set di brani che rispecchiano le enormi potenzialità del quartetto, davvero ispirato in momenti come Sizzurp e Playing chess with Barney Rubble, long track tra le migliori di questo Vegir. Ovviamente Vantomme attraverso Fender, piano, minimoog e mellotron è grande protagonista dell’album, ma la grande libertà creativa del progetto ha trovato terreno fertile nelle intuizioni di musicisti curiosi e tecnicamente molto preparati. Il risultato è un viaggio imprevedibile ma carico di pathos (Equal minds), affascinante e misterioso (The self licking Ice-cream cone), improntato su un jazz rock progressivo che rispetta la tradizionale attitudine avanguardistica e free della label di New York. L’istinto dei quattro è la linea guida dell’opera, un processo che cattura forme non convenzionali, psichedeliche, spiazzanti, lontane da chiavi di lettura scontate e lineari. (Luigi Cattaneo)
 
Per ascoltare e acquistare l'album potete cliccare sul seguente link https://dominiquevantomme.bandcamp.com/album/vegir-hd-24bit-882khz 

giovedì 26 luglio 2018

TRIO CAVALAZZI & RICCARDO SINIGAGLIA, Acustica < > Elettrica (2017)

Risultati immagini per trio cavalazzi riccardo sinigaglia
Difficile non rimanere assorti ascoltando Acustica < > Elettrica del Trio Cavalazzi (Alessio al violino, Andrea al violoncello, Elisa al violino) con Riccardo Sinigaglia (organo Farfisa, moog, pianoforte), un lungo viaggio sperimentale e dai tratti metafisici, capace di guardare con occhio curioso ad una classica contemporanea dai toni cameristici. L’aspetto free con cui i quattro approcciano alla materia trova terreno fertile nell’ADN, che lascia spazio di espressione al trio d’archi e al suo incontro con l’elettronica di Sinigaglia, un crossover che trova sorprendente coesione lungo i sei brani del disco. Classica e avanguardia si fondono in un codice espressivo in cui oscillano pulsioni differenti, rappresentativo di una ricerca sapiente, in cui le certezze dei Cavalazzi si dipanano nelle accurate partiture del moog. L’interplay è il risultato di un armonia in cui gli accordi diventano sospesi in un microcosmo unico, in cui i punti di riferimento si fondono per divenire quelli comuni, un gioco di scambi che destruttura le forme partendo da melodie inusuali, che sfumano abbracciando un’attitudine svincolata da schemi prestabiliti. Impulso e ragione guidano un incontro in cui troviamo Bèla Bartòk e Terry Riley, un unisono di studio e libertà, una contaminazione che i puristi potrebbero trovare irriguardosa, proprio perché spuria, ma essenziale per il raggiungimento del risultato. (Luigi Cattaneo)
 
 

lunedì 23 luglio 2018

BLINDCAT, Shockwave (2018)


Ho incontrato qualche anno fa i BlindCat, durante la settima edizione dello Spongstock, un celebre festival che si tiene ogni anno a Spongano (paese in provincia di Lecce) e già in quell’occasione, in cui la band presentava il valido Black liquid, rimasi piacevolmente colpito dalle doti dei tarantini. Con mia grande sorpresa ritrovo Gianbattista Recchia (voce), Domenico Gallo (chitarra), Pietro Laneve (basso) e Emanuele Rizzi (batteria) muoversi sotto l’egida dell’Andromeda Relix, etichetta veronese sempre più attiva nella promozione di band di ogni genere. Shockwave è un’opera seconda che ripropone l’hard & heavy dell’esordio, energico e combattivo, mantiene sì un’aurea settantiana ma ben calata nel contesto attuale e finisce per “sporcarsi” con qualche riff in odore di stoner, che rende il piatto ancora più appetibile. Il disco è decisamente immediato e vitale, un hard rock sospinto dalla chitarra di Gallo, dall’efficiente e vigorosa prova di Recchia e da pulsioni ritmiche motore di dieci pezzi figli del grande amore per Led Zeppelin, Black Sabbath e Queen. Chi cerca novità rischia ovviamente di rimane deluso, perché qui le coordinate sono chiare e il gruppo non fa nulla per spostare l’accento, un atteggiamento che finisce per essere premiante, vista la bontà della proposta. Metal e spunti melodici vanno di pari passo, chorus ispirati trovano il loro contraltare in certe spigolosità rock molto muscolari, il tutto amalgamato all’insegna di un sound compatto e diretto. I BlindCat sono l’ennesima dimostrazione di come ci sia una Salento rock pulsante e distante dagli stereotipi del caso e un plauso va fatto anche a Gianni Della Cioppa, che con la sua etichetta riesce sempre a dare visibilità a realtà underground che meriterebbero maggiori attenzioni. (Luigi Cattaneo)
 
Shockwave (Video)
 

 

 

domenica 15 luglio 2018

HOGS, Fingerprints (2018)


Dopo il debutto del 2015 Hogs in fishnets, tornano gli Hogs (Simone Cei alla voce, Francesco Bottai alla chitarra, Luca Cantasano al basso e Pino Gulli alla batteria) con un album carico di rock che non disdegna solide influenze hard e funky, in cui il groove e la voglia di scuotere l’ascoltatore non viene mai meno. Una rock band settantiana nata nei ’90 come si definisce il quartetto? Può darsi, ma la cosa che più risalta è lo spirito r’n’r che colora le composizioni, immediate, dirette e brillanti. Intenzioni che si materializzano da subito in Man size, mirabile opening track che trova nella verve di Stinking like a dog e nella suadente melodia di Mr. Hide l’ideale proseguimento a base di rock. Un trittico iniziale che espone linee guida irrinunciabili a cui si presta anche la solarità coinvolgente di Australia summerland, prima della ballata Down to the river, che mi ha ricordato alcuni capitoli del grande Ben Harper e viene arricchita dalla presenza di Federico Pacini al piano e all’organo. Gradevole Another dawn, che sviluppa un breve intermezzo strumentale piuttosto interessante, mentre Man of the scores torna a battagliare con un sound potente e senza fronzoli in odore di Pearl Jam. Stessi umori che si respirano nella buonissima Can’t find my home, che sfuma nel rallentamento di Jewish vagabond, brani in cui troviamo oltre al già citato Pacini (in entrambi) anche Paolo Giorgi alla steel guitar (nel secondo). Pacini a tratti sembra il quinto elemento della band e dà il suo contributo pure in Don’t stop moving e nella conclusiva e ottima Just for one day, in cui appare un quartetto vocale femminile. Semplice all’ascolto ma non nei contenuti, Fingerprints con il suo connubio di energia e melodia risulta incisivo ed estremamente espressivo, un piccolo gioiellino di valoroso r’n’r impossibile da non consigliare agli amanti del genere. (Luigi Cattaneo)
 
Stinking like a dog (Official Video)
 

sabato 14 luglio 2018

OVERTURE, Overture (2018)


Esordio assoluto per gli Overture, band nata nel 2010 dalle ceneri dei Sons of the Rascals, disco composto da cinque lunghe composizioni e completamente autoprodotto dai sardi. Luigi Ventroni (voce), Fiorella Piras (flauto), Samuele Desogus (chitarra), Simone Meli (tastiere), Stefano Sanna (basso e contrabbasso) e Simone Desogus (batteria) danno vita ad un sound debitore di Jethro Tull, Genesis, Camel e P.F.M. ma con qualche venatura hard anche inaspettata. Certo il sinfonismo del sestetto fa pensare alla stagione progressiva dei settanta sia inglese che italiana e qualche suono più moderno non può che fare del bene al progetto, che risulta appetibile sia per il grande esperto che per il novello del genere. Il classicheggiante interplay tra il flauto e le tastiere è sorretto dal dinamismo della coppia ritmica e dal grande lavoro di Degosus alla chitarra, sul quale si erge un cantato evocativo come da tradizione. Lux et Ombra e Il mendicante sono puro prog rock italiano, raffinato, suonato ottimamente, ricco di spunti sinfonici e complesso al punto giusto. Da A deer in the river ci si sposta maggiormente nella terra d’Albione ma il mood malinconico di certi fraseggi rimanda anche ai Pain of Salvation e agli Opeth degli ultimi lavori, segno che il gruppo non si è fermato al 1979 come ascolti e influenze. Buonissime le conclusive Crop circles, che si dipana vorticosamente lungo 13 infuocati minuti ed Ephesia’s chime, finale che conferma la qualità complessiva e le tante idee che animano questo debutto. (Luigi Cattaneo)
 
Ephesia's chime (Video)
 

mercoledì 11 luglio 2018

AURORA LUNARE, Translunaggio (2018)


Partire dalla fine degli anni ’60 per arrivare ai giorni nostri in soli nove pezzi tributo ad un genere che oramai si aggira sui cinquant’anni di età. Questa la sfida e il divertimento dietro il nuovo capitolo targato Aurora Lunare (Mauro Pini alla voce e alle tastiere, Stefano Onorati al pianoforte, alle tastiere e alla chitarra, Luciano Tonetti al basso e alla chitarra acustica e Marco Santinelli alla batteria), un percorso che parte dalla lontanissima A whiter shade of pale dei Procol Harum, resa con grazia anche per la presenza di Alessandro Corvaglia alla voce (uno dei primi cantanti della band negli anni ’80 e successivamente grande protagonista con La maschera di cera) e Gianluca Milanese al flauto (i più attenti lo ricorderanno negli Aria Palea). Gamma, sigla dell’omonimo sceneggiato firmata da Enrico Simonetti, era già stata proposta da Fabio Zuffanti nel suo progetto L’ombra della sera, mentre qui è più fedele all’originale. Gradevoli le rese di Fino alla mia porta del Banco del Mutuo Soccorso, con Corvaglia nuovamente presente e Marco Severa al flauto e al sax e Hommage à Violette Nozières degli Area, dove troviamo Ares Tavolazzi, bassista originale del gruppo, Severa al flauto e Giuseppe Tonetti al baglamas, strumento somigliante al bouzouki. Riuscita Don’t kill the whale degli Yes di fine ’70, mentre il clima da soundtrack torna con Connexion dei Goblin, brano tratto da un film di Luigi Cozzi. L’atmosfera muta in Lorenzo di Phil Collins, dove il ritmo africano diviene irresistibile, prima delle belle versioni di The party dei Marillion e Trading my soul dei Flower Kings. La realizzazione di questo omaggio è stata perseguita con lo scopo di riunire cover uscite in tempi diversi su varie compilation, un piacevole diversivo in attesa di un nuovo album di inediti dopo la buonissima prova del 2013. (Luigi Cattaneo)
 
Translunaggio (Album Trailer)
 

domenica 8 luglio 2018

NEREIDE, Nereide (2018)


Nato come progetto solista di Roberto Spels (voce e chitarra), Nereide si trasforma in trio con l’ingresso di Cosimo Barbaro al basso e Giacomo Soletta alla batteria, riuscendo a mettere insieme post rock, heavy e progressive, un crossover di influenze a cui non manca anche una componente più aggressiva dettata dalla voce del leader. Viste le premesse questo ep d’esordio è piuttosto variegato (forse anche troppo in alcuni momenti) e immortala con i quattro pezzi presenti un gruppo desideroso di evocare immagini e sensazioni tramite un sound potente ma ragionato. Le doti tecniche sposano soluzioni articolate in odore di math, passaggi rarefatti tipici del post vengono abbinati ad un canto che estremizza il messaggio, interessante e accompagnato da una certa ricchezza di idee. L’iniziale Mindful è l’ottima presentazione del disco, con la chitarra di Spels in primo piano sostenuta da ritmiche quadrate e robuste. Le centrali The wave e Surmise risultano emozionali e viscerali, merito della loro struttura prog e di una certa impetuosità nel proporla. Di spessore anche la conclusiva Polars, in cui le pulsioni post metal e progressive trovano sfogo in una traccia completamente strumentale. Il primo passo dei Nereide è assolutamente gradevole e mette in luce uno dei tanti gruppi salentini dediti al rock metal, in una terra troppo spesso ricordata solo per la pizzica e la notte della taranta. (Luigi Cattaneo)
 
Nereide (Full ep Video)
 

sabato 7 luglio 2018

PARRIS HYDE, Undercover 1 (2018)


Attivo sulla scena da circa trent’anni, Parris Hyde (voce e composizione) torna con un progetto a suo nome con Paul Crow alla chitarra, Max Dean al basso e Karl Teskio alla batteria. L’heavy dell’ensemble, tra classico e attitudine horror, ha trovato sbocco nell’ep I killed my wife with a knife e poi nel 2016 nel full Mors Tua, Vita Mea, prima del nuovo ep Undercover 1, contenente quattro cover e un brano inedito. Un certo fascino teatrale e un mood complessivo accostabile al grande Alice Cooper risaltano anche in questa nuova pubblicazione, nata con l’idea di stemperare l’attesa per il prossimo album e nei pensieri del leader opportunità che potrebbe diventare ricorrente per presentare rifacimenti e nuovi pezzi. Living next door to Alice degli Smokie ha il merito di far riscoprire uno dei tanti gruppi britannici che ebbero una discreta popolarità nei ’70, un omaggio rispettoso e sentito. Bad romance di Lady Gaga viene riproposta in chiave hard rock, House of 1000 corpses di Rob Zombie rispetta le atmosfere a cui ci ha abituato il regista e musicista americano, mentre Lost reflection dei grandi Crimson Glory tributa Midnight, il vocalist che più di ogni altro pare aver influenzato Parris Hyde. No place to call home è un frizzante inedito tratto dalle session dell’album precedente, così come la conclusiva 2nd2no1 era già apparsa su Mors Tua, Vita Mea (qui riproposta nella versione audio video). Undercover 1 è un piacevole espediente in attesa di un come back più corposo. (Luigi Cattaneo)
 
House of 1000 corpses (Live)
 

venerdì 6 luglio 2018

DIONISYAN, Delirium and Madness-Concerto Grosso Opera N°2 in G Minor (2017)


Già mente dietro al progetto Leper Divine (un unico ep risalente al 2012), Tregor Russo (chitarra, basso, batteria e organo) è di nuovo protagonista con i Dionisyan, ensemble che fa dell'atmosfera barocca e del doom elementi essenziali di un sound epico e intriso di heavy metal, caratteristiche di questo Delirium and Madness – Concerto grosso Opera N°2 in G minor. Se qualcuno di voi sta pensando al Concerto grosso dei New Trolls è bene avvisarlo di essere completamente fuori strada, visto che qui oltre a non esserci delle trame così progressive non vi è nemmeno quel pathos che ha reso immortale il lavoro dei liguri, anzi, tutto appare piuttosto monocorde, un difetto che, vista la tanta carne al fuoco non mi aspettavo proprio. Oltre a Russo troviamo Federica Croce alla voce e Alessandro Basso al basso, più l’utilizzo di arpe, violini, viole, violoncelli, flauti e oboe ma il disco rimane privo di brani realmente convincenti o spunti particolarmente accattivanti, seppure qualche idea si palesa lungo quasi un'ora di platter. Le doti tecniche dei presenti sono innegabili ma da sole non bastano, in quanto tutto appare troppo tedioso e sono solo alcuni scampoli ad elevare il prodotto di tanto in tanto, che risulta essere piuttosto anonimo. L'incontro tra sinfonismo e doom finisce per evaporare senza lasciare tracce memorabili, un vero peccato vista la cultura musicale che si percepisce dietro certi fraseggi e che deve trovare risvolti più interessanti per il futuro. (Luigi Cattaneo)



 
Blood prophecy (Video)

 

martedì 3 luglio 2018

PARCO LAMBRO, Parco Lambro (2017)


I Parco Lambro sono un quintetto bolognese (Clarissa Durizzotto al sax, Mirko Cisilino al trombone e alle tastiere, Giuseppe Calcagno alla chitarra e al basso, Andrea Faidutti alla chitarra, al basso e alla voce e Alessandro Mansutti alla batteria) che già dal monicker omaggiano un determinato periodo storico in cui si svolgeva con successo il festival organizzato dalla rivista Re Nudo proprio nel parco milanese (l’ultima edizione risale al 1976). Questo primo e ottimo album si avvicina per stile e sound ad act come Soft Machine, Area, Perigeo e Pekka Pohjola e si contraddistingue per armonie jazz rock, ritmiche sostenute e trame elettroniche affascinanti, una musicalità meticcia e ricca di influenze che si muove con disinvoltura, facendo trasparire una certa devozione per quell’era lontana senza risultare eccessivamente passatisti o nostalgici, un po’ come i conterranei Accordo dei contrari. La Music Force mostra coraggio nel pubblicare un prodotto lontano dal gusto del grande pubblico ma che sono sicuro diventerà un piccolo cult tra gli amanti di certi suoni (un po’ come successo ultimamente ai bravissimi Mobius Strip), soprattutto perché questo debut è davvero tra gli album di jazz progressivo più interessanti che mi è capitato di ascoltare negli ultimi due anni. Complesso ma avvincente da subito, comunicativo, pervaso di un impronta jazz che si sposa con il carattere da jam band che finisce per dilatare e strutturare brani di grande impatto e forza, capaci di trasportarci come per magia in un tempo remoto e non banale. #5 è l’inizio pieno di fantasia, vintage e strutturato, colpisce con vigore ed eleganza, una forza unitaria tra le parti che mette in luce strutture compositive di pregio assoluto. Nord, divisa in due parti, è una notevole suite settantiana con echi free e passaggi aspri e pungenti, Not for you ha invece venature funky che si intrecciano con altre psichedeliche, composte e scritte con attenzione e cura, un crossover che intreccia strade complicate ma che gli emiliani destreggiano con grande lucidità. Notturno, come suggerisce il titolo, è maggiormente lieve ma il mood trepidante non svanisce e si conferma anche nella conclusiva Ibis, sontuosa suite che chiude un lavoro imperdibile per gli amanti di certe sonorità. (Luigi Cattaneo)
 
#5 (Video)
 

domenica 1 luglio 2018

HADEON, Sunrise (2018)



Sunrise è il primo disco degli Hadeon, band formata da Alessandro Floreani e Fabio Flumiani alle chitarre, Federico Driutti alla voce e alle tastiere, Gianluca Caroli al basso e Lorenzo Blasutti alla batteria (sostituito alla fine delle registrazioni da Emanuele Stefanutti). Le composizioni di Sunrise rientrano nel filone del prog metal melodico, suonato con maestria e devo dire anche con un certo gusto, seppure ovviamente non mancano le tipiche costruzioni articolate care a Dream Theater, Threshold e Haken. Il disco ha un tema ricorrente, quello della malattia e dei disturbi che colpiscono l’uomo moderno, drammi raccontati lungo sette pezzi potenti, dark, brillanti e che finiscono per convincere con il passare degli ascolti. L’ottimo gioco di incastri tra Floreani e Flumiani è la base sicura su cui si adagiano le partiture tastieristiche di Driutti e quelle ritmiche di Caroli e Blasutti, un lavoro di squadra encomiabile che pervade l’intera opera sin dall’iniziale Thoughts ‘n’ sparks, epicheggiante e aggressiva, è la quintessenza del loro concetto di progressive. Più vicina al prog rock Chaotic picture, prima della complicata I, divided, quasi nove minuti frenetici, spasmodici nel loro andamento. Molto piacevole la ballata Never thought, che si regge sull’interplay tra il lavoro quasi tribale di Blasutti ed essenziali pennellate di chitarra acustica, così come Lightline oscilla tra delicati fraseggi e sterzate verso territori heavy, brani in cui si percepisce come il quintetto sia legato anche ai settanta e al new prog del decennio seguente. Una buona dose di metal è presente anche in Hopeless dance, prima della conclusiva title track, il pezzo più lungo del platter e tra i maggiormente interessanti, con la partecipazione del grande Raffaello Indri alla chitarra (lo ricordiamo soprattutto per la sua militanza nei Garden Wall) e sintesi degli elementi che caratterizzano una proposta che può trovare più di un fan tra gli amanti del prog metal e conquistare anche i più aperti tra gli appassionati del filone anni ’70. (Luigi Cattaneo)
Sunrise (Video)
 

CONCERTI DEL MESE, Luglio 2018

Domenica 1
·Black Water's Prog Nights a Boffalora
·Napoli Centrale a Pescara
·Biglietto per l'Inferno a Lecco

Lunedì 2
·Of New Trolls a Serracapriola (FG)

Martedì 3
·Revelation a Roma

Mercoledì 4
·Steve Hackett a Roma
·GY!BE a Roma

Giovedì 5
·GY!BE a Segrate (MI)

Venerdì 6
·Steve Hackett a Mirano (VE)
·PFM a Roccella Ionica (RC)

Sabato 7
·Of New Trolls a Pavia
·Aerostation a Brignano Gera d'Adda (BG)
·Inter Nos a Latisana (UD)

Domenica 8
·Steve Hackett a Gardone Riviera (BS)
·Of New Trolls a Olevano Lomellina (PV)
·Il Sentiero di Taus a Gaggiano (MI)
·Sintonia Distorta a Lodi

Lunedì 9
·Mogwai a Sesto Al Reghena (PN)

Martedì 10
·Mogwai a Roma

Mercoledì 11
·Roger Waters a Lucca
·Mogwai a Pavia

Giovedì 12
·Frank Sinutre a Grosseto

Venerdì 13
·Frank Sinutre a Sansepolcro (AR)
·PFM a Paliano (FR)
·Mad Fellaz a Borso del Grappa (TV)

Sabato 14
·Roger Waters a Roma
·Steve Hackett a Pistoia
·PFM a Roma
·Aliante a Pisa


Martedì 17
·Ian Anderson a Molfetta (BA)
·Osanna + Sezione Frenante a Piacenza

Mercoledì 18
·Ian Anderson a Porto Recanati (MC)

Giovedì 19
·King Crimson a Pompei (NA)
·Ian Anderson a Roma
·PFM a Rimini

Venerdì 20
·Genesis Day a Nocera Umbra (PG)
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·King Crimson a Pompei (NA)
·Steve Rothery a Roma
·Sycamore Age a Fiumicello Villa Vic. (UD)
·Napoli Centrale a Roma

Sabato 21
·Genesis Day a Nocera Umbra (PG)
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·Ian Anderson a Cagliari
·PFM a Simaxis (OR)
·Napoli Centrale a Gaeta (LT)
·Procol Harum a Rimini

Domenica 22
·Genesis Day a Nocera Umbra (PG)
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·King Crimson a Roma
·Steve Rothery a Milano
·Malus Antler a Treviso
·Profusion + Rovescio Della Medaglia a S. Galgano (SI)

Lunedì 23
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·King Crimson a Roma
·Ian Anderson a Milano
·Of New Trolls a Calcinato (BS)

Martedì 24
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·Ian Anderson a Firenze
·Prowlers a Piacenza

Mercoledì 25
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·King Crimson a Lucca
·Claudio Simonetti's Goblin a Segrate (MI)
·Glincolti a Bassano del Grappa (VI)

Giovedì 26
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·Il Giardino Onirico a Nepi (VT)

Venerdì 27
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·King Crimson a Venezia
·Frank Sinutre a Sondrio
·Sona Et Labora a Santomato (PT)
·Kalisantrope a Varese
·Il Bacio della Medusa a Passignano (PG)

Sabato 28
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·King Crimson a Venezia
·Frank Sinutre a Toscolano Maderno (BS)
·Roberto Cacciapaglia a Gavorrano (GR)
·PFM a Campli (TE)
·Roberto Cacciapaglia a Firenze

Domenica 29
·Woodstock Village a Battaglia Terme (PD)
·Osanna a Cervia (RA)

Martedì 31
·Saint Just + Venegoni & Co. a Piacenza



Domenica 15
·PFM a Saint-Rhémy-en-Bosses (AO)