venerdì 31 maggio 2013

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO, Live at Volpedo (5-6-2010)


Volpedo, graziosa cittadina in provincia di Alessandria, conosciuta per il famoso pittore Giuseppe Pellizza (autore del celebre dipinto Il Quarto Stato) ospita nella serata del 5 giugno 2010 il ritorno in pompa magna di una delle più importanti band del progressive italiano e forse mondiale, il Banco del Mutuo Soccorso. La serata è davvero suggestiva, sia per la cornice davvero incantevole di piazza del Municipio, sia per l’attesa di rivedere sul palco Calderoli e Gianni Nocenzi, oltre che per la presenza di Bernardo Lanzetti (ex Acqua Fragile e P.F.M.). Ad aprire il concerto ci pensano i Beggar’s Farm, cover band ufficiale dei Jethro Tull che esegue un breve set di circa 20 minuti in maniera davvero sincera e appassionata mostrando classe e qualità. Ma la prima vera scossa si ha quando sale sul palco Lanzetti per eseguire alcuni brani della Premiata come La luna nuova e Dolcissima Maria che risultano stupefacenti per l’intensità della performance. Il momento di punta di tutta la serata arriva quando il bravo Franco Taulino voce nonchè flautista dei Beggar’s Farm annuncia l’arrivo sul palco di Francesco Di Giacomo che insieme a Lanzetti duetta su Impressioni di Settembre in un momento in cui l’emozione ha la meglio su qualunque sensazione… L’attesa diventa palpabile e quando appaiono in scena Rodolfo Maltese (chitarra), Gianni e Vittorio Nocenzi (tastiere) Pierluigi Calderoli (batteria) in quella che è a tutti gli effetti una reunion del nucleo storico del Banco la piazza esplode in un caloroso applauso. La band appare davvero in forma e sprigiona energia e maestria per tutta la durata del concerto, regalando al pubblico tutti i brani che hanno segnato un epoca musicale, da Rip (ancora in duetto con Lanzetti) a 750.000 anni fa…L’amore? passando per E mi viene da pensare e Il ragno. Calderoli appare ancora a suo agio nelle trame intricate dei romani, Gianni Nocenzi sembra non aver mai abbandonato il gruppo, lanciandosi anche in momenti solistici davvero interessanti oltre che in una “battaglia” a colpi di tastiere con il fratello Vittorio. Menzione particolare va fatta per Rodolfo Maltese, tornato dopo una lunga malattia, che ha saputo emozionare l’intera schiera di fan accorsa al concerto. Immancabile il finale con Non mi rompete, altro momento di grande emotività ed intensità. Chiude la serata Hey Jude dei Beatles eseguita dal Banco insieme ai Beggar’s Farm con Di Giacomo, Lanzetti e Taulino abilissimi nell’intrecciare le loro voci e sostenuti dai musicisti delle due band che hanno dato vita ad una serata di musica davvero di grande livello e mi preme sottolinearlo di beneficenza, vista l’offerta libera per la raccolta fondi a favore di un associazione per le cure oncologiche dell’ospedale di Tortona. (Luigi Cattaneo)
 
Impressioni di Settembre (Live)
 
 

giovedì 30 maggio 2013

CLAUDIO ROCCHI, Annuncio Shock

Pubblichiamo qui di seguito l'annuncio dato da Claudio Rocchi sul suo profilo facebook il 25 maggio.
 
Carissime amiche e cari amici, torno su Facebook dopo una ventina di gg o più di assenza. Ci torno per aggiornare le mie pagine al mio presente e viceversa.

Nel frattempo, sollecitato con calore da più parti, ho iniziato a scrivere "la set...
tima vita", mia autobiografia ufficiale. Intendo tentare di ripercorrere la straordinaria esperienza fatta di recente con Gianni Maroccolo sulla piattaforma di crowdfunding musicraiser.com offrendo appunto come ricompensa questa sintesi delle mie vite. Un libro che sarà pubblicato da un editore importante e che potrete, se vorrete aiutarmi a smazzare il singolare presente che mi si è parato davanti, assicurarvi direttamente quando partirà la campagna di fundraising.

A fine 2011, mentre ero in promozione a Milano per il mio CD "in Alto" fatto con la Cramps, feci un'intervista per un quotidiano nazionale che titolava più o meno "Le cinque vite di Claudio Rocchi". Era "Libero" o "il Giorno"? Non ricordo. Raccontavo di una vita da studente, una seconda da aspirante rock star, una terza da aspirante santo indù, una quarta da aspirante "normale" professionista tra broadcast, media e business immobiliare. La quinta era quella in cui rientravo allora, per una serie di benedette concorrenze tra Amore e Ispirazione, di musicista ritrovato con voglia di concerti ed energia per farli. Poi arrivò la sesta. Una grave malattia degenerativa alle ossa mi faceva di fatto malato terminale pur continuando io di fatto, tra stampelle e bastoni, a fare finta di niente e guidare in su per mari e autostrade a fare i miei concerti.

Eccoci infine alla settima vita. La vivo da 20gg o poco più e tutto è successo in meno di 12 ore. Un crollo vertebrale ha determinato un'invasione del midollo spinale e di fatto ho perso l'uso delle gambe. Ho sentito risalire forte da dentro una risata incontenibile accompagnata dalla domanda: "Ma cazzo, non era sufficiente così? Pure paraplegico ora?

Adesso, dopo vari accertamenti a tutto campo, il quadro clinico è fissato. Patologia non reversibile che innesta la perdita d'uso degli arti inferiori sulla patologia ossea degenerativa. Sono ultra fragile, e devo stare praticamente a letto evitando movimenti di ogni genere che potrebbero, nel caso di un'invasione midollare più alta del D11 odierno, pregiudicare anche l'uso degli arti superiori. Non male, vero, per mettere alla prova il buonumore?
Sappiate che il buonumore tiene, la Coscienza pure e il libro è iniziato stamane.

Stavo lavorando a progetti molto interssanti e li sto comunque portando avanti in queste condizioni. Quattro puntate Tv per RAI5 sulla mitica "Per Voi Giovani" ed il Festival Per Voi Giovani all'Auditorium Parco della Musica a Roma tra il 19 e il 26 giugno. Non potrò esserci di persona ma la mostra fotografica, la rassegna del cinema Rock, la storia dell'Editoria musicale di quegli anni, una serie di serate d'ascolto condotte da noti media men ed un convegno introduttivo di studio guidato da Renzo Arbore ci saranno tutti. Così come i concerti del 24/25, Osanna/Banco del Mutuo Soccorso, Museo Rosenbach/Premiata Forneria Marconi. In cartellone per il 26 c'erano Battiato/Maroccolo/Rocchi e sarebbe stato davvero divertente misurarci insieme sul palco per parte della serata prima del concerto di Franco. Questo, ahimè, non succederà, ma confido certo che Franco sappia come sempre comunque riempire di significati straordinari la serata con la sua musica.

Eccomi quindi a scrivere e vivere questa settima vita. Sarà probabilmente più difficile lavorare e fare fronte a complessità che non potevo certo prevedere. Anche spese per attrezzare questa settima vita con gli strumenti tecnici che le saranno necessari.

Certi strumenti miei (musicali e non) non saranno invece più necessari per me e a breve vi dirò di cosa mi voglio liberare. Chissà? Forse a qualcuno di voi potrà interessare qualcuna delle mie splendide chitarre, forse a qualcuno piacerà guidare la mia auto, od avere qualche traccia dalle mie vite precedenti. I grandi libri rilegati dove scrivevo i testi delle mie canzoni e disegnavo nei '70, i dorje tibetani per le puje di liberazione, qualche stravagante memorabilia da puro collezionismo, gli acetati dei miei provini inediti, i nastri magnetici originali, qualche raro libro super esoterico che mi accompagna da sempre, i miei quadri mai esposti.
Io voglio alleggerire il carico, liberarmi di oggetti e tracciati ora davvero superflui e non utili. La settima vita me lo chiede e ho pensato di dirvelo.
A presto carissimi. Hugs to you all.
 

 

martedì 28 maggio 2013

LAMANAIF, L'uomo Infinito (2012)

Dopo un interessantissimo ep di debutto autoprodotto, Musica è teatro, i veneti Lamanaif tornano con il loro primo full lenght riproponendo i quattro brani già editi a cui ne vengono aggiunti altri che confermano le doti già espresse in precedenza e confermano le enormi potenzialità in loro possesso. Chi li conosce sa che non ci si trova dinnanzi ad un canonico gruppo progressive e forse la definizione per loro può essere fuorviante. I Lamanaif ereditano dal prog una forte vena teatrale che caratterizza soprattutto le loro esibizioni live e dimostrano di avere idee e voglia di trovare soluzioni che sappiano comunicare ed essere espressive all’interno della forma canzone. Ci si trova dinnanzi ad ipnotici assalti crossover (Puzzle!, H.E.N.), virate alternative che profumano di post (Insonne) e una capacità di mutare atteggiamento e sonorità che ricorda King Crimson, Mars Volta, Quintorigo e Dog Fashion Disco. In diversi episodi emerge l’influenza di band perennemente in bilico tra generi come System of a Down e Faith No More (Rane, L’amami, I/O), segno inequivocabile di come il gruppo abbia un background composito e piuttosto strutturato, un’apertura verso sonorità apparentemente inconciliabili tra loro ma che riescono a coesistere in maniera egregia all’interno del discorso affrontato. Merito anche della qualità dei singoli, della sezione ritmica formata da Matteo Florian al basso e Simone Sossai alla batteria ispirata e vero motore inesauribile del quartetto, del pregevole lavoro di Simone Bianco alla chitarra, attento divulgatore di suoni e di un cantante, Esteban Vidoz, capace di essere all’altezza sia nei momenti di quiete (apparente) che in quelli sostenuti e carichi di inquietante tensione. Brani fortemente agili, lontani dagli stereotipi di un certo prog e non sorprende in questo senso la distribuzione Lizard, sempre attenta verso realtà curiose e multiformi. L’uomo infinito è un lavoro affascinante e curatissimo nei suoni e nella veste grafica (una delle migliori degli ultimi anni), una piccola sorpresa che cattura per originalità e intensità, un viaggio attraverso le paure dell’uomo moderno musicate con grande creatività e spinta comunicativa. (Luigi Cattaneo)
 
 
       



domenica 26 maggio 2013

UNMASK, Il loro omaggio ai 15 anni di Teardrop

Un omaggio della band romana all’indimenticabile successo dei Massive Attack.

Nel 1998, presentando Teardrop, i britannici Massive Attack consegnarono alla storia della musica internazionale un brano destinato a diventare un classico del trip-hop e non solo. La straordinaria voce di Elizabeth Fraser e il particolarissimo videoclip diretto da Walter Stern segnarono l’immaginario collettivo degli anni ’90 dando vita a quello che è uno dei brani cult più amati e tuttora ascoltati.

Nel 2013, in occasione del quindicennale dell’uscita gli Unmask decidono di rendere omaggio a Teardrop con una loro interpretazione che contamina di inedite influenze post-progressive le sonorità elettroniche dei Massive Attack. Il brano è accompagnato da un videoclip ispirato dall’immagine di copertina del singolo del ‘98, il "black flower", un fiore al quale è stata conferita la capacità di modificare la percezione di passato e presente della protagonista.

Teardrop (Official Video)









venerdì 24 maggio 2013

ENEIDE, Uomini umili popoli liberi (1973)

Uomini umili popoli liberi è stato l’unico vagito progressivo della band padovana Eneide, edito nel 1973. Storia bizzarra quella del gruppo. Dapprima alcune date di spalla a mostri sacri del rock progressivo come Genesis, Van Der Graaf Generator e Atomic Rooster e poi un album registrato sul finire del 1972 per la Trident, in realtà mai pubblicato dall’ etichetta a causa del proprio fallimento! Difatti il disco è stato immesso sul mercato dapprima nel 1990 grazie alla caparbietà della band e all’aiuto della Black Widow e poi pubblicato in cd tramite la Mellow Record. I veneti, molto giovani all’epoca (erano tutti minorenni), proponevano delle sonorità molto vellutate che richiamavano alla mente gruppi come P.F.M. e Jethro Tull ma anche improvvisi sbalzi hard di stampo Atomic Rooster e Deep Purple. Oltre a Gianluigi Cavaliere, voce e chitarra della band, gli Eneide erano formati da Adriano Pegoraro (chitarra, flauto e voce), Carlo Barnini (tastiere), Romeo Pegoraro (basso) e Moreno Diego Polato (batteria). L’iniziale Cantico alle stelle ha un’apertura molto melodica e semplice che nella seconda parte viene contrassegnata dall’utilizzo efficace e convincente dell’organo Hammond di Barnini che porta il brano verso territori maggiormente affini al rock progressivo. Cantico alle stelle appare come un preludio alla successiva Il male, brano decisamente più energico del precedente. Polato e Barnini conducono, insieme ad una vocalità molto più aggressiva, la traccia in prossimità di un hard rock britannico, dove il tutto viene smussato solo dall’uso del flauto fatto da Adriano Pegoraro che ricorda Martin Grice dei Delirium. Non voglio catene è invece il brano che più si avvicina agli stilemi progressivi dell’epoca ed è l’unico che supera i 5 minuti di durata. Ottima la parte centrale della composizione che vede in prima fila Barnini con tanto di MiniMoog e la chitarra di Cavaliere finalmente in evidenza. La parte finale è affidata ancora una volta alle mani di Barnini che si muovono agili sulla tastiera del suo Hammond. Fin qui quindi il disco pur non lasciando trasparire elementi di innovazione risulta assolutamente gradevole. Canto della rassegnazione è una breve e malinconica ballata a cui fa seguito la strumentale  Oppressione e disperazione in cui si possono ascoltare umori hard e inflessioni rock blues dettate dagli intrecci tra Hammond e chitarra. Altro brano strumentale è la successiva Ecce homo dominato in larga parte dal suono delle tastiere di Barnini, Minimooog ed Eminent in primo piano sui quali si intrecciano ottime parti di flauto e di chitarra. La title track riporta la band verso suoni di stampo hard rock con il flauto posto a contrastare le spigolosità del cantato ma il brano non aggiunge molto di più al discorso fin qui portato avanti. Più interessante Viaggio cosmico, che dapprima ci conduce in territori “spaziali” grazie alle tastiere di Barnini e poi nella seconda parte si trasforma in lenta ballata dove la voce di Cavaliere viene prontamente supportata dalla chitarra acustica e dal violino. Sulla stessa lunghezza d’onda è la breve Un mondo nuovo, altra ballata acustica con tanto di violino e flauto che però risulta poco incisiva e non lascia grandi segni. Chiude il disco una ripresa dell’iniziale Cantico alle stelle. Uomini umili popoli liberi anche a distanza di tanti anni dalla sua creazione risulta sicuramente godibile ma alquanto radicato all’interno di suoni di cui i padovani sono debitori e che rimandano tanto al progressive inglese che a quello italiano. Novità direi che non ci sono ma l’ascolto di questo debut può risultare sicuramente interessante e piacevole per gli appassionati e i completisti della materia! (Luigi Cattaneo)
 
Non Voglio Catene (Video)
 
 

 

 

 
 
 

 

 

martedì 21 maggio 2013

OXHUITZA, Oxhuitza Demo (2011)


Il nome incuriosisce. Oxhuitza (pronunciato Osciuiza). Che significa? Presto detto. Il buon Luca Bassignani, chitarrista e factotum del progetto, mi informa che si tratta del  nome che i Maya (sì, ancora loro!) avevano dato al sito archeologico di El Caracol (Belize). Svelato l’arcano, passiamo a quello che a noi sta più a cuore. Ed è con piacere che ammetto di essermi imbattuto in una band strumentale davvero fresca e con tanta voglia di emergere, anche se ovviamente è presto per qualunque giudizio definitivo in quanto il demo in mio possesso presenta solo tre brani per neanche 15 minuti di musica. Ma bastano per capire qualcosa. L’iniziale Mano di Luna parte nel segno del metal. Ci sono i Dream Theater nella chitarra di Bassignani che viene appoggiata dalle tastiere di Gabriele Guidi, salvo poi giungere in territori più riflessivi dove il tocco diventa lieve e si avvicina a certe intuizioni del rock nostrano. Brano suggestivo che fa il paio con Kirky. Qui le tastiere diventano parte essenziale del sound e Guidi ha la possibilità di lanciarsi in soli e momenti sinfonici in linea con certo progressive metal, complice Bassignani che in alcuni piccoli frangenti ricorda il suono di Chuck Schuldiner (Death, Control Denied). Brano più complesso che sfiora il jazz rock nella parte centrale e mette in luce anche le buone doti della sezione ritmica. Parte forte anche l’ultima Luna di maggio, hard rock e progressive in cui i 4 possono lasciarsi andare a folle velocità per poi rallentare e mostrare l’ennesimo momento più ponderato a cura della chitarra di Bassignani. Questo può essere l’unico accorgimento sul quale lavorare in futuro, ossia diversificare almeno un po’ la struttura dei brani che in tutti e 3 i casi mostrano un inizio ed una fine da prog metal band e una parte centrale più meditativa. Per il resto, ci siamo. I brani è un piacere ascoltarli e i musicisti sono davvero molto preparati. Se Bassignani riesce a trovare una maggiore stabilità in sede di line-up credo che ne possa beneficiare anche la sua proposta. (Luigi Cattaneo)
 

sabato 18 maggio 2013

LAMANAIF, Musica è teatro (2011)


Musica è teatro. Così si presentano i veneti Lamanaif. Un’idea, un dogma o più semplicemente la voglia di fondere o almeno provarci due arti che possono incrociarsi per il destino comune di essere espressione da palcoscenico. È chiaro che qui si parla di musica e non possiamo valutare la reale ascendenza teatrale del gruppo in sede live ma, tant’è, il loro ep autoprodotto, Musica è teatro per l’appunto, è un lavoro coinvolgente, suonato e prodotto in maniera ottima, abbellito ulteriormente da una curatissima brochure che racchiude il disco, contiene note e i testi dei 4 brani. Insomma, un’ attenzione certosina anche nel presentare visivamente il progetto che mostra prospettive di ulteriore sviluppo. La miscela è estremamente fluida e presenta tracce di grand guignol, ora sussurato ora declamato (L’amami in modo particolare), crossover e alternative che ci conducono in direzione Faith No More e System of a Down, non solo in alcune strutture ma anche per via di una certa duttilità vocale di Alberto Vidotto, vocalist in grado di passare con facilità da parti sostenute e anche urlate ad altre evocative e piene di pathos. Per la voglia di fondere stili differenti ricordano l’approccio dei Quintorigo, senza dimenticare un’esigenza comunicativa che richiama i King Crimson. Le ritmiche solidissime della coppia Matteo Florian al basso e Simone Sossai alla batteria si intrecciano a meraviglia con il lavoro di chitarra da parte di Simone Bianco che sa essere essenziale e ispirato, ben attento a definirsi un suo spazio all’interno del contesto in cui si muove il gruppo. Una band che è progressiva perché è riuscita a consolidare il proprio sound attraverso una serie di influenze diverse tra loro in maniera credibile e ben strutturata, dove la componente aggressiva tende talvolta a prendere il sopravvento senza però dimenticare una certa predisposizione per la melodia e per una sottile vena oscura che permea un po’ tutte le tracce. Elementi questi che hanno finito per interessare la Lizard, etichetta discografica di Loris Furlan sempre attenta nello scovare gruppi sperimentali e “curiosi”, che ha deciso di distribuire il primo disco dei Lamanaif, L’uomo infinito. Per chi volesse saperne di più è possibile consultare il sito www.lamanaif.it in cui è possibile ascoltare l’intero Musica è teatro. (Luigi Cattaneo)
 
L'amami (Live)
 
 

giovedì 16 maggio 2013

NOT A GOOD SIGN, L'album d'esordio




Not a Good Sign è un progetto ideato da AltrOck e dai membri di alcune band dell’etichetta. Marcello Marinone, Paolo «Ske» Botta e Francesco Zago, dopo la fortunata collaborazione di Yugen e Ske, propongono una nuova sintesi della loro ricerca musicale. Il risultato è un suono affascinante e misterioso che unisce tastiere vintage, la potenza di chitarre e voci, accanto a sfumature più eteree e autunnali, il tutto sostenuto da una pulsazione ritmica irresistibile.
Nel 2011 Botta e Zago hanno iniziato a scrivere le musiche; Zago è anche autore dei testi. Gabriele G. Colombi e Alessio Calandriello, basso e voce della Coscienza di Zeno, si sono presto uniti alla band. Il batterista Martino Malacrida ha competato la line-up nel 2012.
Nei brani di Not a Good Sign molti ritroveranno le sonorità del progressive-rock anni ’70, ma riviste in chiave moderna, con un tocco di hard-rock e psichedelia. I testi e le linee evocative della voce completano l’immaginario oscuro ma espressivo della band.
 


Personnel:
Paolo «Ske» Botta, keyboards
Alessio Calandriello, vocals
Gabriele Guidi Colombi, bass
Martino Malacrida, drums
Francesco Zago, guitars
 
Guests:
Maurizio Fasoli, grandpiano (Yugen)
Sharron Fortnam, vocals (North Sea Radio Orchestra, Cardiacs)
Bianca Fervidi, cello
 
 
 
 

                                                             Album teaser:
                                      http://www.youtube.com/watch?v=x6k09VJAr7M
 
                                                           Facebook page:
                                   https://www.facebook.com/notagoodsign
 
 
 
L'album sarà disponibile in anteprima durante l'AltRock/Fading Festival del 1 & 2 giugno che si svolgerà presso La Casa di Alex, Via Moncalieri 5 Milano (https://www.facebook.com/pages/La-Casa-di-Alex-Alex-Etxea/297907196898493?fref=ts)
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 

 

lunedì 13 maggio 2013

BREZNEV FUN CLUB, L'onda Vertebrata: Lost + Found Vol. 1 (2010)

Avant-Prog complesso e di non facile assimilazione quello dei Breznev Fun Club, autori di questo L’onda vertebrata: Lost + Found Vol.1, che in alcuni momenti pare una bellissima provocazione ma anche un esordio zeppo di fantasia e di intuizioni poco ortodosse. I Breznev sono un ampia formazione che si è fondata a Matera addirittura negli anni ’80 e che vede Rocco Lomonaco (chitarrista e magnifico autore della musica del gruppo) come vero collante tra i tanti musicisti chiamati in causa e una strumentazione di per sé molto variegata. Questo debut arriva quindi dopo aver già maturato una certa esperienza in sede live e ciò può aver aiutato nella riuscita dell’album, che presenta brani di inizio anni ‘90 ma risuonati per l’occasione con una sensibilità e una precisione davvero sorprendente. Si diceva delle tante figure presenti all’interno del disco, per cui è impossibile non citare Franco Sciscio, cantante dotato di carisma e di una particolare espressività, anche per via di testi surreali e recitati (probabilmente pensati anche per esecuzioni live dal sapore teatrale) e un utilizzo dei fiati (clarinetto, sax, tromba, trombone) che si intersecano tra di loro creando una musica affascinante e senza tempo. Tutto l’album è un viaggio sospeso tra momenti più delicati ed altri dove i ricami strumentali si fanno più tirati e complicati, senza però mai perdere in grande raffinatezza. C’è un qualcosa di poetico nella proposta dei Breznev, così pregna di folate strumentali piene di immaginazione e passaggi degni del migliore Rock In Opposition. Davvero di pregevole fattura le tante strade che lambiscono, attraverso guizzi melodici che denotano tecnica e fluidità di esecuzione ma anche una capacità di creare sviluppi sonori maturi e di grande qualità. Una piccola orchestrina di ben 14 elementi che frulla il Canterbury Sound con Frank Zappa, fa rivivere i troppo spesso sottovalutati Picchio Dal Pozzo con i geniali Henry Cow e colora il tutto con tappeti di puro jazz rock e una predisposizione classica non di poca importanza per la riuscita finale del lavoro. È davvero un piacere avere finalmente tra le mani un opera così intensa, un disco che premia il valore e l’attesa di chi non si è mai arreso e ha sempre portato avanti un discorso personale e credibile. Ora i Breznev Fun Club hanno il dovere di dare un proseguimento a tale abbagliante prova. (Luigi Cattaneo)          

 
Qui di seguito un link dove è possibile ascoltare alcuni estratti dell'album http://www.myspace.com/roccolomonaco  

          

 
 
 

         


 
   

sabato 11 maggio 2013

ROUND 11, Lupus in Trio (2012)


Da Parma arrivano i Round 11 (R 11), un trio dedito al jazz rock e sempre attento a cristallizzare situazioni melodiche calcolate e ricche di pathos. È bene aggiungere però che la musica che ne esce da questo esordio solo in parte ricorda quel che accadeva in seno ai gruppi dei ’70 e se è vero che ci sono umori presi in prestito dal Perigeo o dalla Premiata Forneria Marconi di Jet Lag, è anche vero che i brani hanno un taglio quantomeno attuale. Insomma, un lavoro raffinato e ben cesellato, dove il particolare si denota nei suoni della chitarra di Andrea Silvestri, autore di superlativi soli, nel basso e contrabbasso di Michele Della Malva e nella batteria di Roberto Reggiani, una sezione ritmica eccelsa. Si denota nei 7 brani presenti una preparazione tecnica e una cultura non indifferente che gli permette di essere coesi ma anche di abbandonarsi a dei sani momenti di virtuosismo (Aspettami). Lupus in Trio è quindi un primo passo degno di nota e che si fa apprezzare per precisione e contenuto, in cui la fusion si mescola con il rock e si avvicina al progressive (Estremamente rosso) e porta chi ascolta a scoprire i tanti piccoli universi da cui pare attingere la proposta degli R 11. Fantasia, spunti di gran classe, improvvisazione e un vocabolario che mi ha ricordato Ask di Roberto Gatto (che vedeva la straordinaria presenza di John Scofield) e Front Page del trio Lagrène- Di Piazza- Chambers. Ma citazioni a parte la band si muove lungo territori di volta in volta diversi seppur vicini. E allora piace sentire l’andamento funky rock di Tubo Blues o il tocco latin jazz di Riccardo, segno inequivocabile di come il trio possa spostare a proprio piacimento l’asse portante della loro musica. E di come in sede live la loro proposta possa essere ancora più coinvolgente e sentita. Lupus in Trio è un lavoro di buona fattura e gli R 11 si propongono come una nuova e interessante realtà del panorama jazz rock italiano. (Luigi Cattaneo) 
 
Tubo Blues (Video)
 
 

martedì 7 maggio 2013

STEVEN WILSON, The Raven that Refused to Sing (And Other Stories) (2013)

Steven Wilson è senza ombra di dubbio l’archetipo dell’artista instancabile.  Polistrumentista e compositore di talento sta caratterizzando non solo il nuovo corso del progressive, ma quello di tutta la nuova musica rock internazionale di un certo livello. Coloro che l’hanno già apprezzato nella sua band più celeberrima, i fantastici Porcupine Tree, sanno di cosa sto parlando. In realtà l’appellativo di instancabile, nonché geniale, è sicuramente veritiero e cangiante, vista la sua vorticosa produzione discografica di altissimo livello (No Man, Blackfield, Storm Corrosion, ed i già citati Porcupine) sempre nelle vesti di compositore, cantante, chitarrista, tastierista e produttore. Oggi, nelle vesti di solista con tre album alle spalle, si presenta con lo splendido The Raven that refused to sing and other story, album molto complesso dove il ruolo del Wilson strumentista è messo in secondo piano vista la band “stellare” che accompagna il suddetto: alla chitarra solista abbiamo il prodigioso Guthrie Govan, vero e proprio virtuoso della chitarra (provatevi ad ascoltare il suo album Erotic cake), Marco Minnermann (Paul Gilbert Band) alla batteria, Nick Beggs (Steve Hackett) al basso ed allo stick, Theo Travis (collaboratore di Robert Fripp) ai fiati e Adam Holzmann alle tastiere.Le danze si aprono con la maestosa Luminol, pezzo molto complesso dalle atmosfere oscure, caratterizzato dall’iniziale riff di basso di Beggs dal suono molto vicino al Rickenbacker di Chris Squire degli Yes. Qui siamo di fronte alla classica composizione che tutti gli amanti del progressive rock vorrebbero ascoltare: arrangiamenti maestosi ma sempre raffinatissimi e mai stucchevoli, capacità tecniche smisurate ma senza mai indugiare nel virtuosismo fine a sè stesso ed una classe nell’esecuzione senza precedenti. E’ veramente un piacere sentire il mellotron ed il flauto rincorrersi in continuazione e fungere da preludio al primo solo di chitarra di Mr. Govan! Drive Home è un pezzo malinconico e suadente, con la voce rilassata e le chitarre acustiche di Wilson che fanno la parte del leone. Anche in questo caso la band suona alla grande e gli arrangiamenti sono assolutamente perfetti. Govan dà nuovamente prova di essere un maestro nell’eseguire un solo di chitarra veramente toccante con le voci armonizzate di Wilson che fanno da contorno.Le inflessioni jazz/fusion si fanno sentire nella successiva The Holy Drinker, pezzo della durata di dieci minuti, introdotto da vorticosi fraseggi di chitarra, tastiere e sax, con un particolarmente ispirato il lavoro di Holzmann all’Hammond ed al Fender Rhodes. Abbastanza evidente l’influenza dei King Crimson (soprattutto nell’uso del mellotron e nelle atmosfere più oscure) ma anche della Mahavishnu Orchestra,  tutto però metabolizzato dal gusto musicale e dall’ originalità di Steven Wilson. The Pin Drope è la traccia più psichedelica dell’album, mentre The Watchmaker, introdotta da una chitarra a 12 corde e da una voce che ricorda molto Peter Gabriel ed i suoi Genesis, è un’altra composizione perfetta che nei suoi undici minuti porta l’ascoltatore a fare un lungo viaggio nel progressive.Non saprei veramente che altro dire per consigliarvi vivamente questo album, che probabilmente sarà l’album del 2013 (anche se io non amo le classifiche). Difficile trovare punti deboli o cali di tensione, ogni traccia, gusti a prescindere, è un piccolo capolavoro. Wilson si destreggia bene come “direttore d’orchestra”: pur cantando e suonando chitarre, tastiere e basso risulta essere lo strumentista meno in vista, dato che il suo intento era quello di comporre un album complesso ed articolato da far suonare a completi virtuosi dello strumento. Mi dispiace un po’ che non ci sia l’alternanza dei suoi assoli di chitarra con quelli di Govan, visto che reputo Steven Wilson un ottimo chitarrista pieno di gusto e stile, ma ovviamente questo è un mio giudizio personale che non compromette assolutamente la qualità dell’opera in questione. Inoltre la band di cui si è circondato Wilson non è solamente efficiente e precisa, ma è anche incredibilmente compatta, come se fosse una vera band e non un gruppo di turnisti. In conclusione un sincero plauso a Mr. Wilson per aver creato questo capolavoro. (Marco Causin)
 
Luminol (Video)
 
 


 

venerdì 3 maggio 2013

DESERT WIZARDS, Desert Wizards (2011)

Rivede la luce a distanza di qualche anno Dos, primo lavoro a nome Desert Wizards che viene ristampato dalla sempre attenta Black Widow con una nuova veste grafica, una diversa scaletta e il solo monicker del gruppo a dare il titolo all’album. La band romagnola è incline verso suoni vintage, settantiani, che richiamano alla mente di volta in volta grandi nomi del passato, dai Led Zeppelin ai Deep Purple, passando per Pink Floyd ed Electric Wizard. Tocca ad Apocalipse Begins catapultarci nel mondo oscuro e volutamente retrò marchio di fabbrica del gruppo, lungo brano che riesce nell’intento di far assaporare le varie forze propulsive che animano il progetto, ossia un roccioso hard rock che si stempera nelle visioni psichedeliche delle chitarre di Gito e negli intrecci vocali di Mambo (impegnato anche al basso) e Anna (artefice di suoni tastieristici che definire vintage è un eufemismo…). Oscura è anche la seguente Burn with me, segnata da un passo cadenzato e funereo che non dispiacerà ai fans dei Black sabbath e dello Stoner, con le tastiere di Anna che in maniera lieve ma efficace donano ulteriore atmosfera alla composizione. Funeral smoke si muove sotto la spinta del duo Gito-Anna, prima di sprofondare in un mood desolante e nero. Ma la struttura a strati del pezzo fornisce ulteriori sviluppi e si incanala in un hard prog ben congegnato e piuttosto immediato, in cui sono le tastiere ad emergere in maniera più nitida. The lisergic show si dirama in maniera piacevole in una parte iniziale molto energica pensata forse più per la dimensione live ed una centrale decisamente psichedelica ed intrigante, mentre Serial killer risulta un momento differente rispetto a quelli sinora presentati, in quanto si tratta di un brano più lento, una sorta di ballata dark che ho trovato piuttosto anonima e ripetitiva, segno che forse le capacità di scrittura dei quattro ancora non si sono sviluppate del tutto per proporre composizioni di questo tipo. Pulsar invece ha un buon piglio psichedelico, soprattutto nella prima metà strumentale, che ha il merito di mettere in luce anche delle discrete capacità tecniche che vengono confermate anche nella solida Woman in white che continua sulla falsariga di ciò che si è sinora sentito. Episodi forse minori questi due, che anticipano un finale meglio riuscito, dapprima con Waiting for the sun, brano ben congegnato tra momenti più melodici ed altri aggressivi ed energici e poi con la strumentale Last call to saturn che è uno dei pezzi meglio riusciti del disco, con una sezione ritmica compatta come non mai, le tastiere in primo piano pronte ad inquietare e a duettare con i validi riff della chitarra di Gito, impegnato qui anche in un solo ben strutturato. L’esordio dei Desert Wizards non presenta in sé germogli innovativi che possono interessare la frangia più esigente del progressive e dell’hard rock ma si muove su linee guida già note ai più. Ci sono quindi una massiccia dose di suoni “pesanti” che si coniugano con la psichedelica, proprio come si soleva fare negli anni ’70, periodo da cui gli emiliani attingono a piene mani. Rimane comunque l’impressione di un gruppo in divenire, che con questo primo full lenght ha dato sfogo alle passioni di una vita. Compito comunque svolto con spirito e passione ed è giusto porre attenzione su una band che con il passare del tempo potrà sviluppare in maniera più curata la fase di songwriting. (Luigi Cattaneo)

Apocalipse Begins (Video)




mercoledì 1 maggio 2013

CONCERTI DEL MESE, Maggio 2013

Mercoledì 1
·Vibravoid Zero Branco (TV)
·Mike Stern Torino
·Unreal City Traversetolo (PR)

Giovedì 2
·Vibravoid Roma

Venerdì 3
·Osanna + Aquael Trofarello (TO)
·Vibravoid Milano
·Sandcastle Fontanella (BG)
·Ossi Duri Spoleto (PG)
·Camelias Garden Castelgandolfo (Roma)

·Confusional Quartet Torino (Spazio 211)

Sabato 4
·La Storia dei New Trolls Bologna
·Vibravoid Bologna
·Amplifier Moncalieri (TO)
·Unreal City Parma (Naranja Cafè)
·Osanna Ascoli Piceno (Breaklive)
·RanestRane Cervia (RA)
·Slivovitz Milano (Scighera)
·Runaway Totem+Universal Totem Orchestra Mori (TN)

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·PFM Torino
·Gens De La Lune Hericourt (Francia)
·The Electric Epic Cluses (Francia)

Domenica 5
·Verona Prog Festival - 1a serata Club Il Giardino
·Dino Fiore Voghera (PV)
·Vibravoid Udine
·Motorpsycho Bologna
·Camelias Garden Roma (Contestaccio)
·Amplifier Roma
·Epping Forest Roma (Stazione Birra)

Lunedì 6
·Motorpsycho Roma
·Amplifier Milano

·Osanna Sorrento (Cinema Teatro Armida)

Martedì 7
·Motorpsycho Mezzago (Bloom)

Mercoledì 8
·Motorpsycho Roncade (New Age)
·Sophia Domancich Lugano

Giovedì 9
·Verona Prog Festival - 2a serata (Club Il Giardino)

·Spock's Beard Prattelrn (Svizzera)

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·Marchesi Scamorza Modena (Red Lion)

Venerdì 10
·Verona Prog Festival - 3a serata (Club Il Giardino)
·Sycamore Age Bettolle (SI)
·Silver Key + Dagorlad Uboldo (VA)
·Lingalad Tavernola Bergamasca (Chiesa San Michele)
·Nohaybandatrio Roma (Locanda Atlantide)
·Old Rock City Orchestra Orvieto
·Il Babau e i maledetti cretini Pioltello Fraz. Seggiano (Arci Malabrocca)

Sabato 11
·Verona Prog Festival - 4a serata (Club Il Giardino)
·New Trolls+Le Orme Montecatini Terme
·Locanda delle Fate + Gran Turismo Veloce Veruno (NO)
·Nemo Chiasso
·VIII Strada + Consorzio Acqua Potabile Milano (Casa di Alex)
·Roccaforte Alessandria (Il Cantone Pub)
·James Senese & Napoli Centrale Castellammare di Stabia (Quisisana Jazz)

·Il Fauno di Marmo San Michele al Tagliamento (VE)

Domenica 12
·James Senese & Napoli Centrale Maratea (PZ)
·Terry Riley Macerata
·Old Rock City Orchestra Foligno


Giovedì 16
·Area Correggio

Venerdì 17
·Analogy Roma
·Junkfood Argenta (FE)
·Aelian Genova
·Mike Stern Vicenza (Vicenza Jazz Festival)

Sabato 18
·Anyway Trofarello (TO)
·Locanda delle Fate Tregnago (VR)
·Gran Turismo Veloce Grosseto
·PFM San Stefano di Camastra (ME)
·Estro Nemi (Roma)

Martedì 21
·Slivovitz Napoli (Cappella San Severo)

Mercoledì 22
·D.Kilminster & D.Hockridge Prato

Giovedì 23
·Gran Turismo Veloce Milano (Le Scimmie)
·Mike Stern Milano (Blue Note)
·Junkfood Fermo
·Area Asti
·D.Kilminster & D.Hockridge Roma

Venerdì 24
·Mike Stern Milano (Blue Note)
·Junkfood Pesaro
·Le Maschere di Clara Monzambano (MN)

Sabato 25
·Mike Stern Milano (Blue Note)
·Riviera Prog Villanova D'albenga (Savona)
·Van Wagner (Parma)
·Caravan, La Storia New Trolls Bellinzona
·Zenit Locarno
·Sycamore Age Pieve al Toppo (AR)
·Fungus Borzoli Genova (Angelo Azzurro)
·D.Kilminster & D.Hockridge Carosino (TA)
·Camera Chiara Castel S. Giorgio Salerno (Music Bar)

Domenica 26
·Riviera Prog Villanova D'albenga (Savona)
·Cristal Phoenix Pisogne (Brescia)

Venerdì 31
·The Watch Roma
·Seconds Out Festival Torino
·Wobbler Chiasso
·Le Maschere di Clara Verona