domenica 16 maggio 2021

ORNITHOS, La trasfigurazione (2012)

 


Gli Ornithos sono un intrigante spin-off di una delle realtà più interessanti del panorama italico, il Bacio della Medusa, da cui provengono Diego Petrini, Eva Morelli e Federico Caprai. La Trasfigurazione è il visionario concept di debutto di questa band perugina, in cui ritroviamo suoni e situazioni che spesso sono percepibili nella band madre. Quindi non si fatica a trovare un contatto pressoché evidente con i nomi storici del prog italiano, grazie a sonorità settantiane che vengono ben filtrate da un’attitudine oscura, che emerge soprattutto in passaggi carichi di pathos come La persistenza della memoria e Nuvole e luce. C’è qualcosa di remoto nella musica degli Ornithos, probabilmente per via di quelle atmosfere che ci calano in realtà passate che profumano di Orme e Delirium nelle parti più leggere, di Banco del Mutuo Soccorso e Balletto di Bronzo in quelle più sostenute, senza però cadere nel retorico, merito di una consapevolezza totale delle proprie qualità. Perché qui non mancano elementi che tentano di scombinare almeno un po’ le carte in tavola, e allora ci si imbatte in passaggi intrisi di psichedelia, che lasciano il posto a robuste virate hard, senza dimenticare di tanto in tanto il jazz rock, soprattutto nei brani strumentali, che si lasciano preferire a quelli cantati (comunque molto gradevoli). Organo, flauto, sax e il duo chitarristico formato da Antonello De Cesare e Simone Morelli vengono messi al centro di trascinanti episodi come Somatizzando l’altare di fuoco, L’arrivo dell’orco, Ritorno al … e La notte. Probabilmente non avere un cantante come Simone Cecchini ha portato loro a concentrarsi maggiormente sulle trame sonore, con risultati davvero soddisfacenti in direzione di un progressive energico e vigoroso. Un disco ispirato che ad ora è episodio isolato, in attesa che la creatura Ornithos torni dal lungo letargo in cui è piombata. (Luigi Cattaneo)

mercoledì 12 maggio 2021

ETERNAL DELYRIA, Paradox of the mechanical angel (2020)

 

Secondo disco per i death metallers Eternal Delyria (Lutz alla voce, Clod alle tastiere e alla voce, Alex alla batteria, Thim e Nyx alle chitarre), che hanno pubblicato questo Paradox of the mechanical angel nell’aprile dello scorso anno. “Ad inizio del lavoro di scrittura abbiamo deciso che il termine prigionia, in tutte le sue sfaccettature, potesse essere un ottimo filo conduttore da seguire, e così abbiamo fatto. All’interno di ogni testo ne viene descritta una forma diversa, ed ognuna di queste espressa sotto molteplici punti di vista”. Anche l’artwork riprende i concetti appena espressi dalla band: “Decidemmo di rappresentare la prigionia in un concetto filosofico semplice ed attuale, ossia l’essere umano, estremamente insoddisfatto, crea tecnologia per elevare se stesso e sentirsi libero, senza però rendersi conto che, invece, lo sta rendendo prigioniero”. Il death metal del gruppo, infarcito di grandeur orchestrale e modernità, risulta atmosferico e oscuro, violento e cupo, andando a ricordare act italiani come Genus Ordinis Dei, Fleshgod Apocalypse, Ashcorn e Misteyes. Ritmiche possenti, riff di chitarra mastodontici e sinfonismi tastieristici tipici di un certo black metal accompagnano il growl di Lutz, lungo dieci pezzi ben scritti e ottimamente costruiti, a partire da From skin to rust, un death calibrato con cura dagli svizzeri, in bilico tra aggressività e melodia, forti di doti tecniche che emergono anche nelle successive Burning bridges e Beyond the veil, gotiche e dark, con le tastiere protagoniste delle accorte trame create. Il trittico finale, formato da Freely Enchained (uno dei singoli scelti per il lancio del disco), la potente The awakening e la drammatica Until death, è il suggello di un lavoro autoprodotto che mostra un quintetto consapevole dei propri mezzi e con ulteriori margini di crescita. (Luigi Cattaneo)

Paradox of the mechanical angel (Full Album)


  

domenica 9 maggio 2021

STEFANO BAROTTI, Il grande temporale (2020)

 

Uscito ad ottobre scorso, Il grande temporale è il quarto lavoro firmato da Stefano Barotti, cantautore sempre molto attento alla costruzione dei suoi dischi e qui accompagnato da una serie di ospiti come Fabrizio Sisti, Jono Manson, John Egenes, James Haggerty e Max De Bernardi (ma la lista dei presenti è molto lunga e la trovate acquistando l’album). Il mood vintage, dal vago sapore progressivo, rimanda al percorso di artisti come Stefano Testa o Oscar Prudente, complice un’atmosfera complessiva pacata ma incisiva, con testi ispirati e che hanno la forza di raccontare, di tramandare storie come sanno fare i grandi artisti. Le canzoni, sostiene Barotti, respirano in modo diverso, come se la mia musica fosse stata investita da un autentico “cambiamento climatico”. Quasi un rito di passaggio, come il grande carnevale citato nella title track. La mia intenzione nella canzone non è cambiata molto, sono sempre io. Ma ho decisamente rinnovato il mio “guardaroba musicale”, cucendo addosso ai brani vestiti inediti. Ne sono esempi l’ottima title track, la brillante Painter loser, la malinconia per un passato lontano di Spatola e spugna o la beatlesiana Tra il cielo e il prato, pezzi che possono ricordare anche i contemporanei Mattia Donna e Michele Gazich. Le trame drammatiche di Aleppo lasciano spazio alla citazione di Piero Ciampi in Stanotte ho fatto un sogno e all’omaggio ironico al decano Tom Waits in Mi ha telefonato Tom Waits, mentre Quando racconterò predilige un approccio sospeso tipico del miglior Nick Drake. Jannacci viene citato, anche musicalmente, in Enzo, prima della struggente Marta e della conclusiva Tutto nuovo, delicata traccia dedicata al figlio e gradevole epitaffio di un disco che mostra il talento di un autore raffinato e dal nitido talento. (Luigi Cattaneo)

Quando racconterò (Video)



giovedì 6 maggio 2021

LOGOS, Sadako e le mille gru di carta (2020)

 

Tornano dopo ben sei anni i Logos, che avevamo lasciato con l’ottimo L’enigma della vita nel 2014. Il nuovo Sadako e le mille gru di carta è stato pubblicato nel 2020 tramite Andromeda Relix, e pone l’attenzione sul tema drammatico della guerra, andando a ripescare un episodio del 1945, quando durante la II Guerra Mondiale Hiroshima viene distrutta dalla ferocia di un esplosione atomica senza senso. Sadako, che all’epoca aveva due anni, sopravvive, ma ad 11 anni gli viene diagnosticata una grave forma di leucemia, conseguenza delle radiazioni. Durante il ricovero ospedaliero le viene raccontata un’antica leggenda, secondo la quale, chi fosse riuscito a creare mille gru di carta con la tecnica degli origami avrebbe visto un proprio desiderio esaudirsi. In quei mesi la bambina realizza 644 gru, fino al giorno della sua morte, che la trasforma in simbolo di pace, con tanto di statue celebrative a Hiroshima e Seattle, dove ogni anno centinaia di persone piegano gru per lei. Impossibile quindi slegarsi nell’analisi da un concept del genere, tanta è la forza drammatica di una storia così coinvolgente, eccezionalmente strutturata da Luca Zerman (voce e tastiere), Fabio Gaspari (voce, basso, chitarra e mandolino), Claudio Antolini (pianoforte e synth) e Alessandro Perbellini (batteria). Origami in sol introduce al primo movimento, Paesaggi di insonnia, in cui troviamo il sax di Federico Zoccatelli, che colora un episodio con tratti vicini ai Van Der Graaf Generator più comunicativi. Tutti gli elementi tipici del prog sinfonico li ritroviamo in Un lieto inquietarsi, mentre Il sarto, che vede la partecipazione di Elisa Montaldo (Il Tempio delle Clessidre) alla voce, è più vicina alla forma canzone di Ormiana memoria. Zaini di elio e la sontuosa title track conclusiva di 21 minuti sono i restanti episodi di un lavoro da ascoltare obbligatoriamente booklet alla mano, impreziosito dalle foto dei quadri di Marica Fasoli (www.marica fasoli.com/opere), che ha creato una serie di opere legate alle gru di carta e ai 5 elementi. (Luigi Cattaneo)

Un lieto inquietarsi (Video)






mercoledì 5 maggio 2021

RUSTY GROOVE, Dips (2020)

 

Nati nel 2015 a Cuneo, il power trio dei Rusty Groove va a rimpolpare la schiera di band rock blues che anche l’Italia vanta, nomi come Black Mama, Bullfrog o Wildking, che non riescono ad emergere e rimangono purtroppo apprezzati da una stretta cerchia di appassionati. La classica formazione triangolare (Igor Marongiu alla chitarra, Livio Gertosio alla batteria e Maurizio Giroldo al basso e alla voce) ha un ovvio approccio sanguigno alla materia, rispettando alcuni canoni del genere, che vogliono una giusta dose di aggressività mediata da melodie fruibili, il tutto all’insegna di un’energia contagiosa e vibrante. ZZ Top, Deep Purple, Led Zeppelin, questi i riferimenti che più saltano all’occhio, ma si possono citare anche i contemporanei Popa Chubby ed Eric Sardinas con i suoi Big Motor, un concentrato di elettricità che trova nei dieci brani presenti una valvola di sfogo contro questo periodo strano e doloroso. Non mancano frangenti riflessivi, aspetto che la formazione maneggia con grazia e cura, mostrando la capacità di scrivere e arrangiare anche nel momento in cui si sposta da coordinate più rock, come dimostrano Snow in a desert e At the wrong time. Le cover di Just got paid degli ZZ Top e Going down di Don Nix sono rilettura e omaggio intelligente, e completano un lavoro di ottima fattura, dove entusiasmo e consapevolezza si muovono sullo stesso binario, quello di un rock blues robusto ed estremamente gradevole. (Luigi Cattaneo)

Animal soul (Video)



domenica 2 maggio 2021

STEFANELLI, No Coffee (2021)

 


No coffee è l’ep d’esordio di Luca Stefanelli, un breve lavoro dove il napoletano si divide tra voce, basso, synth e batteria, coadiuvato nella coproduzione da Massimo Vita dei Blindur. Il disco pone il cantautore campano all’interno del circuito indie italiano, sempre più saturo di artisti che cercano di emergere tra mille difficoltà. Elettronica e canzone d’autore trovano coesione in pezzi Lo-Fi come Dentro di me (con il contributo del synth di Marco Balestrieri) o Rondò, una ballata venata di pop, mentre Controcorrente viene abbellita dal violino di Carla Grimaldi, che conferma l’attitudine quieta della scrittura di Luca. Na na na, con i suoni vintage del synth, e La rota, che invece mi ha ricordato alcune trame del primo Niccolò Fabi, concludono un primo passo gradevole e curioso. (Luigi Cattaneo)

sabato 1 maggio 2021

FALENA, Una seconda strana sensazione (2019)

 

Terzo disco per i Falena, quintetto formato da Emiliano Sellati (voce), Alessandro Fusacchia (chitarra), Marco Peschi (synth, tastiere e flauto traverso), Andrea Trinca (basso) e Rossano Acciari (batteria), e attivo nel circuito prog italiano dal 2003. Una seconda strana sensazione, uscito nel 2019 per Lizard Records, è un concept introspettivo che cita band settantiane come Raccomandata Ricevuta Ritorno, Le Orme e De De Lind, ideale per chi ancora oggi rimane incantato dai suoni vintage di act contemporanei come Ubi Maior e La Maschera di Cera. Le atmosfere oscure e oniriche seguono il percorso del protagonista, il signor F, un antieroe dalla complessa personalità, che finisce per richiamare alla mente l’Edgar Jones di Mr. E. Jones della Nuova Idea. Tra fughe strumentali, ritmiche dispari, omaggi al prog di 50 anni fa e passaggi sognanti, si sviluppa un racconto tutto da scoprire, booklet alla mano e cuffie nelle orecchie. I fraseggi cupi della narrazione sono sapientemente maneggiati dai laziali, che non appesantiscono mai troppo le strutture portanti di episodi come Un mite inverno o Il peso della misura, emblematici della capacità della band di creare melodie sopraffine e un’interplay costante tra le tastiere e la chitarra. Ottime anche Passaggio e Sete, che non disdegna qualche apertura hard prog interessante, ma è nel complesso che l’album risulta efficace, confermando il generale stato di salute dell’attuale panorama prog nostrano. (Luigi Cattaneo)

Una seconda strana sensazione (Official Video)



mercoledì 28 aprile 2021

THE FENCE, Everyday (2019)

 

Primo album (dopo due ep) per i The Fence, quintetto formato da Alessandro De Palma (voce), Matteo De Biasi (chitarra), Claudio Falcaro (basso), Federico Favaro (batteria) e Alessandro Tagliapietra (synth, piano e organo). Everyday è figlio di un certo pop rock, quello di Keane e Coldplay, ma si fa più articolato per via di influenze che rimandano a Muse e Queen, il tutto rivestito da un alone di malinconia che sovente serpeggia nelle trame create dai veneti. Doti tecniche e di scrittura sono la base di un progetto già discretamente solido, con diversi spunti freschi e radiofonici, brani che davvero potrebbero piacere ad un pubblico più mainstream se le radio nazionali avessero più curiosità e meno interessi economici. Le composizioni si sviluppano attorno a melodie apprezzabili, all’interno di strutture complessive non così scontate, vedi l’ottantiana verve di Haunted by ghosts o la successiva title track. Molto valida anche Aereoplane, così come avvincente è Delirium, prima della carica di Everlasting love, ruffiana al punto giusto per conquistare al primo ascolto. L’elegante chiusura di At night everything changes è l’ideale conclusione di un disco foriero di buone vibrazioni e piuttosto coinvolgente, primo passo di un percorso che può regalare un ulteriore crescita futura. (Luigi Cattaneo)

Haunted by ghosts (Official Video)



domenica 25 aprile 2021

ADAMAS+IBRIDOMA, Route 77 Acoustic Split Album (2017)

 

Interessante split album acustico nato durante un tour in Grecia per Adamas e Ibridoma, due realtà del metal tricolore che nel 2017 hanno unito le forze per questo piacevole Route 77 (riferimento alla strada che unisce l’Umbria alle Marche). I primi quattro brani sono ad appannaggio degli Adamas, con l’ottimo inedito Tears I never cried e Morphine su tutte (tratta dall’esordio Heavy Thoughts), brani pieni di pathos e malinconia. La seconda parte vede gli Ibridoma calarsi nell’acustico prediligendo la lingua italiana, con Nebbia e Natalia brillanti esempi del lavoro svolto per la riuscita di questo split. Chiude il disco Eyes of a stranger, che vede le due formazioni unirsi e suggellare un’amicizia in musica con risultati davvero piacevoli. (Luigi Cattaneo)


giovedì 22 aprile 2021

CURT CANNABIS, Saved my life (2020)

 


Esordio per Curt Cannabis, cantante, autore e produttore, che nel 2019 ha deciso di dare vita al progetto insieme a Brian Dinger (chitarra e tastiere), Brian Bundy (basso) e Matt Call (batteria). Saved my life è l’ep d’esordio di questo quartetto punk rock, forte di un’attitudine live e di una certa vivacità complessiva, complice anche la durata ridotta dell’opera, che si lascia ascoltare con brio. La struttura piuttosto semplice dei brani favorisce il tipico impatto punk, abbinato però a melodie pop rock discretamente radiofoniche, un ascolto quindi facilmente fruibile ai più. Ne sono prova l’iniziale The face, piccolo manifesto del sound della band, ma anche la vibrante Pushing paper bridges e la gradevole melodia di Falling sensation. Divertente A story, classicamente pop punk My own, prima di So you say e Make me laugh, piacevoli episodi conclusivi di un disco che può trovare più di un estimatore nei fan di Green Day, Millencolin e Blink 182. (Luigi Cattaneo)


martedì 20 aprile 2021

WILDKING, Back Home (2020)

 

Secondo disco per i Wildking, brianzoli ma con il cuore ben piantato nella tradizione made in USA, quella di Jimi Hendrix e ZZ Top, ma anche dei contemporanei Popa Chubby ed Eric Sardinas con i suoi Big Motor. Con queste premesse ovviamente non possiamo non trovarci dinnanzi ad un rock blues con ascendenze sudiste, elementi presenti nei due ottimi singoli che hanno anticipato il lavoro, la dirompente Long way back to home e la potente cavalcata di Circus. Rena Brambilla (chitarra), Andrea Brambilla (basso e voce) e Silvio Figini (batteria) puntano molto sull’impatto, che sfiora l’hard in più circostanze, prediligendo riff poderosi e ritmiche solide, che portano a brani incisivi e diretti (basti ascoltare Make it right o l’accattivante Roll the dice). La band ha immagazzinato la lezione dei mostri sacri a cui si ispira, li omaggia senza scimmiottarli, rende gloria a suoni che hanno fatto la storia del rock, il tutto riletto con cuore e pathos. Il decennale progetto ha un’anima, e forse proprio ora si è concretizzato del tutto, perché Back home è davvero un disco compatto e ispirato, verace, senza trucchi e senza inganni, convincente proprio per questa dote naturale di suonare vero e credibile. (Luigi Cattaneo)

Long way back to home (Video)



domenica 18 aprile 2021

ABOUT:BLANK, Anthology of a cave (2019)

 

Secondo album per gli About:Blank, quintetto formato da Marco Venturelli (voce), Alessandro Ambrosio (chitarra), Francesco Mazziotti (chitarra), Enrico Scorzoni (basso) e Raul Zannoni (batteria), che con Anthology of a cave firma un album maturo e davvero molto interessante. I bolognesi concepiscono un’opera che richiama alla mente i lavori di Steven Wilson, Pain of Salvation, A Perfect Circle e Tool, con la parte elettrica che ben si sposa con frangenti acustici, ed esempio ne sono brani come Giants, che ci mostra una band rodata e con ottime capacità di songwriting, e la lunga Orpheo, memorabile traccia di quasi 8 minuti. Ro-Both presenta una prima trama più vicina al crossover, peraltro accuratamente maneggiata dalla band, Autoimmune disease si carica di malinconia, mentre Mirror mountain non fa altro che confermare quanto gli emiliani siano attenti a trovare i giusti accorgimenti melodici all’interno di strutture complesse e articolate. The cave è un altro momento molto intricato ma al contempo suggestivo, che fa il paio con Unnecessary, una doppietta che mostra tutta la qualità d’insieme del collettivo, un lavoro di squadra che è punto di forza e collante di tutto il lavoro. Disco che si chiude con l’atipica One more, un brano crossover tout court, quasi una bonus track per quanto si allontani dalle atmosfere sin qui create ma comunque gradevole epitaffio di un album intelligente e appassionante. (Luigi Cattaneo)

Giants (Official Video)



venerdì 16 aprile 2021

LIGHTPOLE, Daylight (2020)

 

Secondo lavoro per i Lightpole, di cui avevamo parlato ai tempi di Dusk, uscito nel 2018 per Overdub, e che qui si ripropongono in maniera del tutto autoprodotta con il nuovo Daylight. Eug Iommi (voce e programming), Claudio Marc (chitarra, programming, synth e soundscapes), Davide Tox (moog, tastiere, piano e synth) e Dominguez Marcos (batteria, percussioni e pads elettronici) confermano quanto di buono era emerso con il debutto, a corredo di una produzione che esalta la matrice elettronica di un sound a cavallo tra psichedelia e dark. La cura per il dettaglio e la finezza compositiva del quartetto fanno di pezzi come Lunar Horse Ride o First step to the Sun dei piccoli gioiellini, dove tutti gli elementi del ricco background si bilanciano in maniera ottimale. La matrice inglese del sound è preponderante e colora le ottime Shoot down e Damned conjunctions (arricchita dall’uso del Rhodes di Iommi), ma è nel complesso che Daylight risulta interessante ed estremamente gradevole, lasciando trasparire come la band abbia ancora parecchie cartucce da sparare. (Luigi Cattaneo)

Great wheel (Official Video)




mercoledì 14 aprile 2021

LAIKA NELLO SPAZIO, Dalla provincia (2019)

 

Arriva da Rho (Milano) questo trio formato da Vittorio Capella (basso e voce), Simone Bellomo (basso) e Marco Carloni (batteria), autore di un sound solido e compatto, che pesca a piene mani dal post punk, dal noise e dall’alternative rock. Dalla provincia è un debutto convincente, uscito per Overdub nel 2019, capace di mostrare un’attitudine sincera e la convinzione di una scrittura consistente e decisa, con soluzione spesso cupe e oscure, profonde nel suo avanzare lungo dieci brani dove le pulsioni ritmiche sono protagoniste indiscusse della struttura complessiva, nel solco di una tradizione che sembra rifarsi ai primi Marlene Kuntz e ai Massimo Volume, percorso seguito anche dai contemporanei Egon e PNGazers. I due singoli scelti per il lancio del disco, Il cielo sopra Rho e La scala di grigi, sono esemplificativi dello stile della band, aggressivo e ricco di distorsioni, senza particolari sovrastrutture e per questo immediato e diretto. Il disagio che si percepisce chiaramente dalla fusione tra musica e testi, tra fughe impossibili e crepe sociali, obbliga a più di una riflessione, a partire da un monicker che inchioda ad un evento discutibile. Laika finiamo per essere anche noi ascoltatori, imprigionati in un quotidiano sempre meno umano, con un’esile speranza che fiancheggia sovente elettriche bordate noisy, in un disco fatto di energia e cuore, forza e pathos. (Luigi Cattaneo)

La scala di grigi (Video)



martedì 13 aprile 2021

TOMMASO VARISCO, All the seasons of the day (reissue 2021)

 


Ancora in piena pandemia e in attesa di riprendere l'attività live, Tommaso Varisco ha pubblicato una reissue, solo digitale, di alcuni brani non arrangiati ma scritti nel periodo di All the seasons of the day, più alcune outtakes che non sono entrate nell'album ufficiale

I brani in questione ci vengono presentati dall'artista stesso

Lake (intro e coda): durante le registrazioni del pezzo c'era questo giro di basso interessante ma che andava a riempire troppo, quindi lo abbiamo tolto ma riproposto qui. Per quanto riguarda la coda si è optato per un solo con diamonica nel disco, mentre in questa reissue si recupera il solo originario con chitarra elettrica.

Afternoon: è il brano a cui tengo di più. Questa versione non a clic con acustica e voce registrate assieme mi piaceva talmente tanto che volevo riregistrare batteria, basso ed elettrica sopra questa; abbiamo poi deciso per una versione "più professionale". 

I still cannot understand: come con Afternoon chitarra + voce registrate assieme, in questo caso la versione era troppo lunga e veniva dopo Coffee (12 min), quindi abbiamo tenuto quella del disco (con voce registrata dopo). 

Hey d (ukulele version): questo è proprio un divertissement. L'ukulele non era previsto nell'album, invece si comincia proprio con lui, quindi gli abbiamo reso "omaggio" con questa versione dove la fa da padrone.

Molte canzoni erano state escluse, ho quindi organizzato una nuova session a disco ultimato dove ho registrato e recuperato i pezzi che potete sentire nella reissue. Fra queste segnalo Blind to see, che è il primo brano che ho scritto in assoluto e I see, che meritava di essere arrangiata e inserita nel lavoro, che è il resoconto di un sogno con alcuni estratti da Il piccolo principe.

Di seguito diversi link dove ascoltare o acquistare questa gustosa versione di All the seasons of the day. (Luigi Cattaneo)



domenica 11 aprile 2021

JUGGERNAUT, Neuroteque (2019)

 


Terzo disco per i romani Juggernaut, che confermano quanto di buono avevano espresso con il precedente Trama, meraviglioso esempio di psichedelia progressiva abbinata a iniezioni di post metal e sludge. Anche l’ultimo Neuroteque, uscito nel 2019 sempre per Subsound Records, dimostra come il quartetto formato da Andrea Carletti (chitarra, sitar, samples), Roberto Cippitelli (basso, glockenspiel e synth), Matteo D’Amicis (batteria) e Luigi Farina (chitarra e synth), sia una delle migliori realtà del genere in Italia, forti di una creatività e di una fantasia che li ha portati a creare un percorso dove eclettismo e armonia vanno a braccetto. Le composizioni si muovono lungo coordinate psichedeliche che lasciano trasparire l’amore per i Pink Floyd, imbevute però di forti pulsioni oscure figlie del metal, inquiete e nervose, hanno il pregio di trasportare in lande cupe, dove ci si perde tra synth spettrali, ritmiche dispari e vortici elettrici stoneriani. L’attitudine moderna ricorda band contemporanee come L’ira del Baccano, Malclango e The Whirlings, un sound immaginifico, ponte tra le varie anime della band ed ennesima dimostrazione di come la Subsound sia una garanzia dell’italico underground. Per acquistare l’album potete visitare la pagina https://juggernautrome.bandcamp.com/album/neuroteque (Luigi Cattaneo)  

venerdì 9 aprile 2021

GOLD MASS, Space (single 2021)

GOLD MASS annuncia la pubblicazione di un nuovo lavoro entro l’estate, un EP di 4 pezzi, interamente prodotti dall’artista. Il primo singolo Safe, è stato pubblicato lo scorso novembre, ed è seguito da un secondo singolo, Space, in pubblicazione il 2 aprile. Per questo nuovo lavoro l’artista si spinge ulteriormente verso un terreno ostinatamente elettronico, andando a ricercare un suono sempre più minimale e scuro rispetto all’album di debutto Transitions, prodotto da Paul Savage (Mogwai). In questo nuovo EP viene dato ancora più risalto alla voce, che letteralmente sostiene il resto della composizione, che risulta quindi appesa alla linea vocale. Le pause, il silenzio, così presenti in questo nuovo lavoro, offrono all’ascoltatore un’occasione per visualizzare grandi spazi e per pensare e riflettere, lasciandosi trasportare da un immaginario suggestivo e inquieto. 


Space è una canzone di contemplazione, contemplazione dello spazio, dell'immensità, del tempo, della vita e della nostra morte. L'universo è composto per il 4% da materia comune, di cui noi stessi siamo fatti (elettroni, protoni, neutroni e neutrini), per il 23 % da materia oscura e per il restante 73% da energia oscura, di cui non sappiamo assolutamente niente se non che esiste. L’universo ha da sempre affascinato il genere umano, che ha osservato e studiato la volta celeste fin da quando siamo apparsi sulla terra. L'universo letteralmente ci ridimensiona. E la sua contemplazione ci porta a pensare che tante delle cose su cui basiamo la nostra esistenza sono inconsistenti. La storia del genere umano è stata soprattutto un susseguirsi di lotte per il potere e per l'accumulo di ricchezze, anche a discapito degli altri. Gli astri sono testimoni silenziosi di questo spettacolo che il genere umano mette in scena da millenni. Ma in fondo gli umani sono mossi da sempre da un unico vero bisogno originario, che è quello di essere riconosciuti, visti, amati e protetti. Perché viviamo una vita di cui non possiamo capire il senso, e a differenza degli altri animali, noi ne siamo perfettamente consapevoli e questo non può che spaventarci. (Luigi Cattaneo)

Space (Official Video)



martedì 6 aprile 2021

KAOUENN, Mirages (2021)

 


Kaouenn è l’alter ego di Nicola Amici, già chitarrista e sassofonista di Butcher Mind Collapse, Lebowski e Jesus Franco & The Drogas, nonché bassista di Daudane e Tommy Lorente et La Cavaliere. In piena autonomia Nicola (qui diviso tra chitarra, basso, synth, organo, xaphoon, sax, voce, samples e programming) ha già firmato un esordio nel 2016 e il nuovo Mirages conferma le intuizioni elettroniche, ambient e psichedeliche del marchigiano, una sperimentazione che i muovo nel solco tracciato da act come C’mon Tigre, The Lay Llamas e Peaking Lights. Psychic nomad mostra da subito tutto il potenziale immaginifico della musica di Nicola, una personale soundtrack che prosegue con l’interessante sviluppo creativo di Immaterial jungle e con la lunga Reachin’ the stars, il brano dove emerge meglio nitido il variopinto background dell’autore di Jesi. Mirage noir conferma l’attitudine per atmosfere suggestive, aiutato dalla chitarra del sempre curioso Above The Tree, Indina conferma la ricerca su un suono personale e riconoscibile, mentre Flood of light è un altro momento molto creativo. La conclusiva K2, con Sara Ardizzoni alla chitarra, è uno dei frangenti più intensi del lavoro, che presenta anche una valida bonus per la versione in vinile, Into a ring of fire. Per acquistare l'album potete visitare la pagina https://kaouenn.bandcamp.com/album/mirages (Luigi Cattaneo)

domenica 4 aprile 2021

DEAFCON5, Feel (2020)

 

Terzo disco per i Deafcon5, realtà tedesca poco conosciuta in Italia ma che meriterebbe una certa attenzione da parte degli appassionati di progressive, viste anche le influenze di band molto apprezzate come Rush, Queensryche, Eldritch e Threshold. Feel è un concept sulle intuizioni degli psicologi Carroll Izard e Paul Ekman, otto tracce che mettono insieme prog metal, melodie settantiane e fraseggi malinconici, con la chitarra di Dennis Altmann (impegnato anche al basso) che si muove tra riff fragorosi e soli di spessore, supportato dalle tastiere del bravissimo Frank Feyerabend e da una sezione ritmica corposa e fluida (Heiko Heizmann al basso e alle tastiere e Sebastian Moschuring alla batteria). Completa il quadro la buona prova di Michael Gerstle, voce capace di evocare sin dall’iniziale Uprising, dove spicca il lavoro raffinato d’insieme della band, che non disdegna affatto momenti individuali di ottima fattura. Straight between the eyes punta molto su un impatto hard epicheggiante, Ruthless conferma l’attitudine heavy dei tedeschi, mentre My unwanted bride chiude la prima parte del disco in maniera sontuosa, dieci minuti dove il quintetto sviluppa una partitura complessa e dinamica. Surprise torna su binari maggiormente prog metal, in maniera brillante e decisa, Dawn è introspettiva e delicata, prima dell’accattivante White house madness, arricchita dalla presenza di Imke Rehder alla tromba. Chiude l’album la progressiva The journey, lunga traccia in bilico tra suggestioni oscure, potenza metal e rifiniture classicheggianti, conclusione di un ritorno dove ha messo mano anche Simone Mularoni dei DGM, che ha prodotto e masterizzato l’opera. (Luigi Cattaneo)

Album Trailer    



   

venerdì 2 aprile 2021

MINUS, Round (2020)

 


Fondato da Luciano Berio, Tempo Reale è un centro di ricerca e produzione musicale ormai storico, che guarda con libertà all’applicazione di nuove tecnologie legate al suono, fattore che ha portato alla realizzazione, a partire dal 2012, di album in collaborazione con importanti musicisti, una collana di titoli che si arricchisce con Round dei Minus, un collettivo d’improvvisazione formato da Simone Faraci (pianoforte preparato, sintetizzatore, oggetti, live elettronics), Marco Giampieretti (sintetizzatore), Giovanni Magaglio (campionatore), Matteo Pastorello (no-imput mixer, radio, live elettronics), Federico Pipia (basso, live elettronics) e Niccolò Salvi (sintetizzatore), a cui vanno aggiunti elementi esterni che completano il quadro dei 4 pezzi presenti. Di base a Bologna, il gruppo punta tutto su un’improvvisazione free, elemento che contraddistingue questo esordio, fatto che ha portato gli attori coinvolti ad ascoltare chi esegue un determinato passaggio, seguendo regole comunitarie che hanno la meglio su passaggi individuali. Un modo di lavorare che ovviamente ha portato alla creazione di momenti parecchio ostici, dove parti jazzate si sposano con pesanti iniezioni di elettronica, in un turbinio elettroacustico che vive di sonorità differenti, a partire da Round #4, tredici minuti dove i bolognesi scelgono di affidarsi all’interplay tra i sassofoni di Giacomo Bertocchi (impegnato anche al clarinetto) e Filippo Cassani e il violoncello di Giuseppe Franchellucci. Pulsante Round #5, dove troviamo, oltre il già citato Bertocchi, la solida batteria di Michael Harding e la chitarra elettrica di Francesco Perissi, che abbiamo conosciuto con l’album Rossana. Pura elettronica in Round #6, mentre setting misto per Round #7, con i sassofoni di Cassani che incontrano le partiture elettroniche del collettivo, chiusura di un debutto coraggioso e adatto solo a chi è già avvezzo a queste sonorità. (Luigi Cattaneo) 

  

domenica 28 marzo 2021

MONJOIE, Love sells poor bliss for proud despair (2020)

 

Tornano i Monjoie dopo il bellissimo And in thy heart inurn me del 2018, e lo fanno con un altro ottimo lavoro, Love sells poor bliss for proud despair, che guarda nuovamente alle poesie di John Keats, George Byron e Percy Bysshe Shelley. Vent’anni di attività non hanno scalfito le suggestioni di cui si nutre la band guidata da Alessandro Brocchi (voce, chitarra, tastiere e tampura), sempre in bilico tra folk, new wave e canzone d’autore, un romanticismo che si rispecchia in quello inglese dei poeti citati e che fa di questo nuovo disco un piccolo gioiello da scoprire con la dovuta attenzione. L’eleganza e la raffinatezza dei Monjoie marchia a fuoco la suite in cinque parti Ode on a grecian urn, impreziosita dal lavoro complessivo di Valter Rosa (chitarra, bouzuki, mandolino), Davide Baglietto (low whistle, musette del berry, zurna, piano), Alessandro Mazzitelli (basso, solina, organo, mellotron, harmonium, piano, mini moog), Matteo Dorigo (ghironda), Alessandro Luci (basso fretless), Leonardo Saracino (batteria e percussioni), Simona Fasano (voce recitante) e Edmondo Romano degli Eris Pluvia e degli Ancient Veil (sax). Anche la seconda parte dell’album non è da meno, con alcune chicche come Mutability e The flower that smiles today, entrambe arricchite dal violino di Fabio Biale, così come meravigliose sono A lament e She walks in beauty, dove invece troviamo Romano a destreggiarsi tra clarinetto e sax. Bellezza è verità, verità è bellezza e questo è tutto ciò che sulla Terra vi occorre sapere, così si esprime Keats, insegnamento per i liguri, che incantano con il loro mondo fatto di pathos e sentimento, lirismo e commozione. (Luigi Cattaneo)

She walks in beauty (Video)



martedì 23 marzo 2021

GABRIELE BULFON, Exoplanets (2020)

 


È un grande piacere per me presentare un compositore come Gabriele Bulfon, pianista con alle spalle solidi studi effettuati con Antonio Faraò e Massimo Colombo a Milano e con Alan Pasqua e Otmaro Ruiz a Los Angeles, maestri dello strumento che hanno finito per influenzare anche la musica presente in Exoplanets, secondo lavoro uscito a suo nome (dopo Quantum Mechanics del 2016). Pathfinder è il brano che apre il disco, quasi 8 minuti che diventano la porta introduttiva ad un mondo fatto di jazz e classica, con Bulfon egregiamente seguito da una sezione ritmica impeccabile, formata dal bravissimo Franco Avalli al basso (conosciuto per essere stato membro degli storici Adramelch) e Maxx Furian alla batteria (musicista immenso e dal curriculum infinito). In Des pas sur la comète Bulfon interpreta con personalità Claude Debussy, con l’ottimo Fabio Pansini alla batteria, un’alternanza con Furian che si avrà per tutto l’album ma che non risulta affatto problematica, anche perché il valore della scrittura di Gabriele non conosce cali e mostra grande qualità anche nella seguente title track. Chandra è un altro episodio notevole, accostabile anche a quanto fatto recentemente dal trio di Fausto Ferraiuolo e da quello di Dario Yassa, 4492 Debussy omaggia nuovamente il compositore francese, mentre Perihelion risulta dinamica e briosa. Tristesses du clair de lune unisce Debussy con i Celtic Frost dell’immortale Into the pandemonium, una riuscita follia che mostra anche la grande cultura che anima Bulfon, prima della conclusiva Promethèus, chiusura di un disco che tutti gli amanti del jazz in trio dovrebbero fare proprio. (Luigi Cattaneo)  

domenica 21 marzo 2021

PSYCHO PRAXIS, Echoes from the deep (2012)

 

Usciti per la prolifica Black Widow, i bresciani Psycho Praxis, giovane e promettente band che catturava in pieno lo spirito dei ’70 abbinandolo ad una certa freschezza d’intenti, siglò un debut nel 2012 davvero piacevole. Echoes from the deep si rifaceva abbondantemente a canoni estetici retrò, quelli di un progressive rock dai tratti oscuri, che si mescolava con fraseggi vicini all’hard rock e alla psichedelia, con le tastiere di Paolo Tognazzi sempre presenti, il flauto di Andrea Calzoni (anche voce del gruppo) che tanto ricorda i Jethro Tull e il suono distorto della chitarra di Paolo Vacchelli. In Priviliged station si sentono rimandi alla P.F.M. ma anche ai primi lavori dei Pink Floyd (che paiono essere una loro grande fonte d’ispirazione), il tutto impreziosito dal suono sempre caldo dell’Hammond di Tognazzi e da una sezione ritmica (Matteo Marini al basso e Matteo Tognazzi alla batteria) dagli intrecci stimolanti. Hoodlums gioca sul contrasto tra strofe sussurrate e un chorus di grande impatto, mentre Awareness è completamente strumentale e non fa che confermare come i bresciani si trovino perfettamente a loro agio in situazioni di questo tipo, dove possono districarsi e sviluppare le tante idee che dimostrano di avere. Anche Noon risulta quasi totalmente strumentale e si avvicina ancora una volta allo spirito dei maestri Jethro, seppur rivisti in chiave più moderna e senza eccessive nostalgie. Bellissima Black Crow, lunga più di 9 minuti, pare il brano dove gli Psycho Praxis hanno riversato tutte le loro influenze, per via di quell’andamento figlio della psichedelia di fine ’60, a cui bisogna aggiungere il taglio tipicamente prog della sezione strumentale e il cantato evocativo di Calzoni. Esordio bello e intrigante, peccato che i lombardi non abbiano mai dato un seguito a questo interessantissimo debutto. (Luigi Cattaneo)

Black Crow (Video)


       
     

giovedì 18 marzo 2021

MEZZ GACANO, OzocovonobovO MMXX (2020)

 


Mezz gacano è un progetto di Davide Mezzatesta, musicista versatile influenzato da John Zorn e Frank Zappa che con OzocovonobovO MMXX omaggia OzocovonobovO del 2009, rivisitandolo con una serie di special che hanno apportato il loro valido contributo lungo tutto il lavoro. Il suo R.I.O. sa essere sia sperimentale che ironico, figlio di Henry Cow e King Crimson, impreziosito dalla presenza della Self Standing Ovation Boskàuz Ensemble, sestetto tutt’altro che secondario nella riuscita di questa sorta di remake. La schizofrenia di Mezz Gacano diviene lampante in episodi come Mjasa Jest Mjasa, con Davide che duetta con Ruhi Nakoda alla chitarra, dando vita a un crossover tra progressive, jazz e rock, a cui si unisce il sontuoso sax di Gianni Gebbia e le intuizioni di Gianmartino Della Delizia alle tastiere e al piano. La lunga Pomoflower MMXX mostra un’attitudine più aggressiva, che si sposa con fraseggi crimsoniani, parti atmosferiche e ritmiche corpose, complice il valido lavoro di Melo Kiedis al basso e Nicko La Juta alla batteria, con tanto di surreale coda finale che evapora in The sunny son of Blütenstaub, maggiormente legata al R.I.O. e con gli efficaci contributi del sempre ottimo Dave Newhouse (sax, clarinetto, organo e piano) e di Tommaso Leddi (sax, trombone e batteria, conosciuto soprattutto per la sua militanza negli storici Stormy Six e per aver collaborato con gli Yugen). Mi preme citare anche Ghozo, dove troviamo il sax jazzato di Giorgio Trombino  e Sunny son of  Blütenstaub meez Ubao e i Bioboi, conclusione a cui partecipa anche Luciano Margorani (chitarra), che si unisce a Leddi (qui alla batteria) e Newhouse, diviso tra tastiere e clarinetto. Sesto disco ancora una volta particolare e curioso, ricco di sfaccettature e da ascoltare con la dovuta attenzione, una costante della discografia di Mezz Gacano, consigliato soprattutto a quanti dal progressive cercano soluzioni sperimentali e tratti avant. (Luigi Cattaneo)


mercoledì 17 marzo 2021

ARTURA, Massive Scratch Scenario (2019)

 

Avevamo già parlato degli Artura in occasione di Drone (2018), album dalla forte matrice psichedelica che trova in questo Massive Scratch Scenario un proseguimento fatto di ricerca e sperimentazione. Ad affiancare Matteo Dainese (batteria, percussioni, space eco, ukulele, basso, moog, chitarra e Fender Rhodes) troviamo Tommaso Casasola (basso), Cristiano Deison (elettronica) e Dj Cic.1 (scratch), e proprio quest’ultimo è probabilmente la novità più eclatante, con i suoi scratch multi lingue registrati in presa diretta. Psichedelia ed elettronica si fondono, i campioni vocali registrati ed elaborati mostrano un nuovo approccio alla scrittura, una creatività quella di Dainese che ha portato alla nascita di brani molto intensi, come Nada Màs, che vede la partecipazione di Simone Sant al Fender Rhodes o Eco Gae, dove molto raffinato è il lavoro di Mirko Cisilino alla tromba. La voglia di mettersi in gioco, di rischiare, è l’elemento che ritroviamo in altri ottimi episodi, nel crescendo di Cluster, così come nella suggestiva Loreto, tracce che mostrano il grande talento di un collettivo curioso e trasversale. (Luigi Cattaneo)

Nada Màs (Video)



domenica 14 marzo 2021

LE ZAMPE DI ZOE, Casa (2021)

 

Edoardo Baschieri ed Elisa Debbi sono il duo che si cela dietro la sigla Le Zampe di Zoe, autori di Casa, secondo ep (dopo Cinema Lumière del 2019) uscito nell’ambito del progetto Trasporti eccezionali, che intende promuovere i talenti del territorio emiliano, un network di professionisti del settore che attraverso un percorso di tutoraggio e formazione si pongono l’obiettivo di sviluppare la carriera artistica di un’artista. Il pop cantautorale della band si presenta come rifinito e attento al particolare, contemporaneo e attuale, semplice nel suo essere leggero ma non per questo banale. Ci si lascia catturare dalle melodie di Sacchetto per il vomito e Thiene, vicine al primo Niccolò Fabi ma anche ai Gastone e L’ultimodeimieicani, prima della title track, abbellita dall’uso degli archi e di Pia, ballata davvero convincente e interpretata con gusto dalla Debbi. Chiude l’ep Portogallo, altro momento gradevolissimo ed efficace chiusura di un primo passo tanto breve quanto interessante. (Luigi Cattaneo)

Casa (Live)


 

venerdì 12 marzo 2021

ELEN, Redemption (2021)

Formati da Davide (chitarra e voce) e Romina Andreozzi (voce), gli Elen hanno da poco pubblicato Redemption, ep di venti minuti circa che vede la collaborazione di Marco Garau alla batteria, di Marianna Valeri al pianoforte e di Andrea Valeri, che si è occupato degli arrangiamenti, della registrazione e della produzione del disco (il master è opera del G.I. ab Studio). Il folk del duo ha come tratto caratteristico l’unione tra le loro voci, con melodie aggraziate e molto curate, a partire già dall’iniziale Quietness, primo singolo del lavoro. L’atmosfera non muta nell’ottima On the other side, che mi ha ricordato i The Swell Season di Glen Hansard e Marketa Irglova, così come in Plato, malinconica ballata di grande suggestione. Awakening è un altro momento molto delicato, Letter for ourselves conferma la capacità di scrivere composizioni tenui e sognanti, così come la conclusiva Fairy tale, sigillo di un primo passo assolutamente gradevole e interessante. (Luigi Cattaneo)

Quietness (Official Video)




giovedì 11 marzo 2021

ALIAS, The second sun (2020)

 

Gli Alias sono un interessantissimo progetto che ha da poco pubblicato The second sun, disco in bilico tra progressive, jazz rock e folk, registrato a Napoli nel 2020 e che vede la partecipazione del grande Max Fuschetto (di cui parlammo ai tempi del suo Sun Na). Proprio Fuschetto colora con il suo oboe l’iniziale Red six, ottima introduzione al mondo del quartetto composto da Romilda Bocchetti (voce, pianoforte, tastiere e darbuka), Giovanni Guarrera (chitarra classica), Ezio Felaco (basso) e Fredy Malfi (batteria). Singolare la lunga Pitch black, che mette in mostra un piglio decisamente brioso, con la Bocchetti grande protagonista e un break centrale strumentale che mostra tutto l’amore per il prog nostrano. Delicate le trame in odore di P.F.M. di Meditteraneo prog e quelle eleganti e jazzate di Around the universe, mentre Danza dei due mondi è un altro episodio molto raffinato, attitudine che ritroviamo in tutto il lavoro. La strutturata title track e la brillante melodia di Samsara chiudono un disco di altissimo livello compositivo. (Luigi Cattaneo)

The second sun (Video)



mercoledì 10 marzo 2021

HYPERION, Into the maelstrom (2020)

 

Secondo disco per gli Hyperion, band di cui parlammo ai tempi dell’esordio Dangerous days, album che già aveva convinto sulle buone doti dei bolognesi, autori di un metal solido, che mette insieme aggressività e melodia. Il nuovo Into the maelstrom segna un passo avanti nella carriera degli emiliani, che si cimentano in nove brani che vantano anche una registrazione adeguata nel dare risalto al groove delle composizioni, ancora diviso tra scuola americana e NWOBHM. Il quintetto (Luke Fortini e Davide Cotti alle chitarre, Michelangelo Carano alla voce, Antonio Scalia al basso, Marco Beghelli alla batteria) non fa nulla per nascondere le influenze di Judas Priest, Iron Maiden, Jag Panzer, Metal Church e Grim Reaper, heavy a tutto tondo, legato a certi nomi e al periodo storico del genere, omaggiato attraverso pezzi coinvolgenti come Driller Killer o la title track in odore di thrash metal. Chi ama certe sonorità non potrà che rimanere affascinato da Ninja will strike e dalla più intricata The maze of Polybius, legate alla tradizione ma anche calate nel contesto attuale, così come conquistano le tentazioni prog della strumentale From the abyss e il classicismo di Bad karma, che mostrano le ottime capacità di scrittura della band. Trascinante Fall after fall, prima della lunga The ride of heroes, nove minuti che sono la summa del background che anima il gruppo e del conclusivo speed di Bridge of death, finale di un disco davvero di buonissima fattura sotto tutti i punti di vista. (Luigi Cattaneo)

Album Trailer (Video) 





lunedì 8 marzo 2021

SIRKIS/BIALAS IQ, Our New Earth (2019)


 

Uscito nel 2019, Our new earth, del duo formato da Asaf Sirkis (batteria) e Sylwia Bialas (voce), è un doppio dove emerge tutto il background dei musicisti coinvolti (completano la line up i bravissimi Frank Harrison a piano e tastiere e Kevin Glasgow al basso a 6 corde), un lavoro d’insieme raffinato che esplora il jazz e lo imbeve di parti dal sapore etnico, complice l’utilizzo di strumenti atipici come crotalo, manjira e waterphone, o tecniche particolari di canto come il konnakol. La variegata tavolozza di colori espressivi che utilizza il quartetto mostra un range singolare, che guarda tanto a Occidente quanto ad Oriente, un’empatia che si manifesta con chiarezza nelle 11 tracce di questo interessantissimo lavoro. Ballate delicate e pezzi più legati al jazz rock e al progressive convivono perfettamente, tra linee melodiche tenui, atmosfere sognanti, vibranti parti elettroacustiche e un tocco world che diviene collante di un disco davvero pieno di felici intuizioni. Our new earth è un album sostanzioso, che ha bisogno di un approccio attento (come spesso accade per le produzioni Moonjune Records) per cogliere i tantissimi aspetti di un’opera complessa ma estremamente affascinante. (Luigi Cattaneo)


giovedì 4 marzo 2021

AB ORIGINE, Eleusi (2020)

 

I mesi di lockdown e le infinite trasformazioni colorate di questi ultimi 12 mesi ci hanno confinato in casa, alla ricerca di lieti momenti di svago. Nelle ore passate a scoprire nuove realtà mi sono imbattuto negli AB Origine di Gianni Placido, didgeridooista curioso che porta avanti da anni un progetto ponte tra etnica, elettronica, ambient, world music e rock, che lo ha portato ad esibirsi in tutta Europa e in Israele. Il nuovo Eleusi è un concept sulla perdita dell’umanità in un mondo dove domina la tecnologia e oltre a Placido (impegnato non solo al didgeridoo ma anche al flauto tradizionale del Marocco, al glokenspiel e allo scacciapensieri) troviamo una serie di musicisti tra cui Riccardo Frisari alla batteria, Gabriele Gubbelini all’elettronica e Otto Karl Wagner al sax. Aion, The dreamtide rescue, Eleusi, mette subito al centro il potere evocativo del didgeridoo, in questa sorta di eclettica suite dai suoni ancestrali, 12 minuti che ci conducono nel variopinto mondo del gruppo, fatto di immagini suggerite e di luoghi lontani. Falling forward è maggiormente d’impatto, aspetto non secondario e che si sposa con la filosofia della band, elemento che ritroviamo anche nella vibrante carica di Awake e in The chrono’s eater, dove Placido e Wagner trovano un magnifico interplay. Da segnalare l’edizione in vinile rosso in edizione limitata (comprensiva di CD), vera chicca per gli appassionati. (Luigi Cattaneo)

Falling forward (Video)







mercoledì 3 marzo 2021

ART, Asylum (2019)

Uscito nel 2019 per Sliptrick Records (proprio come il precedente Planet Zero), Asylum degli Art è il secondo lavoro di una band sempre più compatta e coesa, una crescita che ha portato ad un ritorno maturo, dove il progressive incontra la forma canzone, in un crescendo emozionale che non accusa cali nei nove brani che formano il racconto. Ivano Zanotti (batteria), Diego Quarantotto (basso), Roberto Minozzi (chitarra), Enrico Lorenzini (tastiere) e Denis Borgatti (voce, paino e Rhodes) hanno dato vita ad un lavoro suggestivo, intriso di melodie efficaci e partiture raffinate, complesso nella scrittura ma sempre attento alla costruzione di momenti fruibili e scorrevoli. Il concept sviluppato, atto secondo della storia, mostra una grande qualità compositiva, che riesce a rendere accessibili anche pezzi strutturalmente complicati e che non guardano solo al progressive, complici le influenze hard insite nelle splendide trame di No way out o della trascinante title track. Qualche rimando ai Dream Theater, un pizzico di Threshold e Marillion, ma soprattutto la voglia di suonare divertendosi, il che permette di non avere paletti prestabiliti e di fare di Asylum davvero un ottimo album. Completano il quadro le importanti collaborazioni (soprattutto funzionali) con i chitarristi Vince Pastano (Luca Carboni, Lucio Dalla, Vasco Rossi) in Room 46 e Stef Burns (Alice Cooper, Vasco Rossi) in Black Mist, scelto anche come singolo promozionale. (Luigi Cattaneo)

Black Mist (Official Video)  



lunedì 1 marzo 2021

IBRIDOMA, December (2016)

 

Uscito nel 2016, December, dei marchigiani Ibridoma (Christian Bartolacci alla voce, Marco Vitali e Sebastiano Ciccale alle chitarre, Leonardo Ciccarelli al basso e Alessandro Morroni alla batteria), mostrava una raggiunta maturità sancita dalle collaborazioni con gli ex Iron Maiden Paul Di’Anno e Blaze Bayley, perfettamente calati nel contesto heavy della band. Aggressività e melodia si sposano lungo dieci brani che profumano sì di Maiden e Judas Priest, ma guardano con efficacia anche ai giorni nostri del genere, già a partire dall’iniziale assalto di Sniper. Le ritmiche serrate e l’ottimo lavoro della coppia formata da Vitali e Ciccale marchiano a fuoco Covered by the blood e la riuscita title track, Chemtrails e I’m bully (con uno scatenato Di’Anno) mostrano la qualità della scrittura dei marchigiani. La raffinata Come with me e la solida Land of flames (dove invece troviamo Bayley) sono altri validi momenti di un disco intriso di metal classico ma non passatista. (Luigi Cattaneo)

December (Video)



mercoledì 24 febbraio 2021

INDRA, Ceneri-Requiem per il Sogno Americano (2020)

 

Secondo disco per gli Indra, un concept che tratta il tema dell’emigrazione, un racconto dove l’emarginazione sociale diviene l’unico finale possibile. Ceneri – Requiem per il Sogno Americano è un’amara riflessione che Gianluca Vergalito (chitarra, sitar e basso), Antonio Armanetti (batteria e percussioni) e Mattia Strazzullo (piano, tastiere, synth e basso) evocano a colpi di prog, musica popolare, jazz, folk e sonorità balcaniche, una world music tout court che non disdegna l’utilizzo di strumenti tipici (Taranta Stomp). Il jazz etnico e multiculturale del trio è molto immaginifico (la corsa felice di Fenice, i sogni di La variante Ascari, ma anche la voglia di esplorare di Fuochi d’artificio), si contamina di suggestioni (la Bosnia di Erzezù narrata dalla Bukurosh Balkan Orkestra), con la voce narrante di Jesus Blanco III (autore anche dei testi che declama) perfetta per guidarci in territori oscuri, fatti di paure e vicoli bui (Cuore e Illusione). Il requiem del protagonista riflette la precarietà del contemporaneo (Il viandante), dove la speranza viene affossata da un ultimo gesto (Caronte), che porta ad un messaggio conclusivo (Manifesto) lacerante, ma che diviene anche fonte di vita per coloro che rimangono e continuano a credere in un domani migliore. (Luigi Cattaneo)

Fenice (Video)



martedì 23 febbraio 2021

ARTEMISIA, Anime inquiete (Live) (2019)

 


Primo disco dal vivo per gli Artemisia (Vito Flebus alla chitarra, Anna Ballarin alla voce, Ivano Bello al basso, Gabriele Gustin alla batteria, Elettra Medessi ai cori), band con all’attivo già cinque lavori (il quinto è di questi giorni) che qui presenta alcuni dei brani più significativi della propria discografia, puntando molto sul tipico impatto live del gruppo. Il non aver lavorato in post produzione ai pezzi acuisce la volontà degli Artemisia di presentare nella maniera più reale possibile il loro alternative rock venato di stoner, una scelta che finisce per caricare di heavy la struttura dei brani, caratteristica che nei dischi in studio rimane maggiormente sottotraccia. Corpi di pietra, Tavola antica o La preda sono fulgidi esempi dello spirito che anima questa raccolta live, riassunto di un percorso nell’underground nostrano senza intoppi e ottimo punto di partenza per quanti non conoscono questa interessante realtà del rock tricolore. (Luigi Cattaneo)


lunedì 22 febbraio 2021

OBSCURE OBSESSION, Obsessions and SolitudeS (2020)




Obsessions and SolitudeS è il primo lavoro degli Obscure Obsession, quintetto formato da Luca Steel (voce), Ido Evone (chitarra), Francesco Fornasiero (chitarra), Giuly Maso (basso) e Diego Bordin (batteria), che si cimenta in quattro brani caratterizzati da un heavy metal a tinte fosche che ricorda gli anni ’80 di Black Sabbath, Ronnie James Dio e Dark Lord. I trevisani firmano un’opera prima gradevole, dove non mancano spunti doom intriganti, a partire dall’aggressiva Maybe you could understand me, per poi proseguire con la greve Obsession e la più melodica Aurora. Chiude l’ep Fading away, che predilige nuovamente un approccio classicamente metal, buon finale di un primo passo interessante, in attesa di qualcosa di più sostanzioso. (Luigi Cattaneo)


sabato 20 febbraio 2021

L'IRA DEL BACCANO, Si non Sedes is - Live MMVII (2018)

 

Con enorme piacere mi trovo a parlare del primo disco dei L’ira del Baccano, un album del 2007 registrato live che la band aveva promozionato tramite il portale myspace. Si non Sedes is – Live MMVII è stato pubblicato nel 2018 in formato fisico grazie al supporto della sempre attenta Subsound Records, etichetta che è stata al fianco dei laziali anche per Terra 42 (2014) e Paradox hourglass (2017), release di cui abbiamo parlato ai tempi delle loro uscite. Il sound selvaggio e vigoroso che fuoriesce da questa ottima esecuzione dal vivo rimane legato allo stoner, al doom e alla psichedelia più irruenta, tratti distintivi di una band che ha sempre guardato con ammirazione a Black Sabbath, Hakwind, Ozric Tentacles e Grateful Dead. La stampa di questo lavoro è quindi occasione gradita per scoprire le origini del quartetto formato da Alessandro Santori (chitarra), Roberto “Malerba” (chitarra e synth), Alessandro Salvi (batteria) e Massimo Siravo (basso e synth), uno stupendo trip strumentale in cui perdersi completamente, lasciandosi trasportare dalle lunghe jam di un gruppo che mostra un’attitudine live indiscutibile. (Luigi Cattaneo) 

Full Album Video