giovedì 30 marzo 2017

DANIEL GAZZOLI PROJECT, Night hunter (2016)


Night hunter nasce dalla penna del compositore e chitarrista Daniel Gazzoli, un album fortemente influenzato dall’hard rock ottantiano e con punte melodiche di notevole impatto. Oltre al bravo Gazzoli (impegnato anche al basso e ai synth) troviamo Leonardo Guillan alla voce (già con i Soul Seller), Luke Ferraresi alla batteria (Perfect View) e Luca Zannoni alle tastiere. Le atmosfere rimandano ad alcuni nomi tutelari della scena hard & heavy come Dokken, Whitesnake e il primo Bon Jovi ma anche ai Deep Purple o al David Coverdale solista, con riff strutturati e parti vocali che sanno essere potenti e calde. La sezione ritmica segue lo spartito con efficacia, le tastiere creano i giusti tappeti per gli anthems di cui si avvale il platter e che rimangono scolpiti in testa sin dai primi ascolti. Un tuffo nel passato, quando un certo tipo di suono non di rado finiva in classifica o permetteva agli interpreti di riempire i palazzetti di tutta Europa. Gazzoli guarda a quegli anni, scrive brani pieni di appeal, che se solo ci fosse adeguato spazio per questa musica non sarebbe impossibile ascoltarla in radio mainstream. L’iniziale title track è il biglietto da visita ideale per iniziare il cammino, esemplificatrice dello stile che pervade l’intero lavoro. Come groove non è da meno Forged by the pain, un assalto heavy ispirato e potente, mentre ci porta 30 anni indietro Liar, quando gli Europe dominavano la scena con la loro proposta. Hard blues sanguigno in Self destruction blues, coinvolgenti Heartblame e Run, perennemente oscillanti verso quel glam rock che sovente qualche band prova a riproporre. Classico momento ballad con la gradevole Prayer for an angel, prima della notturna Don’t leave me alone e della tiratissima The beat of my heart, che chiude un album curato, prevedibile quanto si vuole ma sentito, appassionato omaggio ad un periodo storico che ha sfornato tante realtà entrate di diritto nella storia del rock. (Luigi Cattaneo)
 
Night hunter (Video)
 

sabato 25 marzo 2017

TENEBRAE, My next dawn (2016)


I Tenebrae nascono a Genova nel 2005 da un’idea del chitarrista e unico membro presente dai primordi Marco Arizzi e da subito si caratterizzano per un approccio variegato e curioso e dopo due concept (Memorie nascoste e Il fuoco segreto) arrivano al terzo con l’attuale My next dawn, un album che è cresciuto dopo alcuni cambi di line up e che ha dato ai liguri una nuova identità. Una rinascita artistica che si avvale anche dell’ottima penna di Antonella Bruzzone, che con le sue liriche in inglese (altrà novità) ha creato una storia oscura e drammatica che ben si combina con le atmosfere cupe e apocalittiche della band. Il sound è un crossover di atmospheric metal, doom e death (aspetto quest’ultimo che rimane dosato per tutto il lavoro), con le tastiere di Fulvio Parisi, fondamentali per sottolineare i vari passaggi del racconto, che si intersecano con i riff chitarristici di Arizzi e sviluppano momenti che abbracciano mastermind del genere come i My Dying Bride, i Paradise Lost dei primi anni ’90 e gli Anathema di The silent enigma. I Tenebrae hanno inoltre aperture di dark atmosferico che finiscono per avere la meglio sui connotati death metal, in un vortice emozionale di grande impatto e difatti i liguri, pur nella durezza del loro suono, riescono a manifestare gusto per partiture melodiche raffinate in odore di prog e convincono proprio per la dualità che sorregge il disco, sempre in bilico tra estremismi hard e un passato art rock. In tal senso va citata una sezione ritmica potente e affilata (Fabrizio Garofalo al basso e Massimiliano Zerega alla batteria), che dona quello spirito metal che non era così presente anni addietro ma che non rovescia del tutto le carte in tavola, lasciando ampio spazio a brani suggestivi e diretti (basti ascoltare Black drape e Behind). Difatti il lavoro di Parisi alle tastiere (con il classico organo e le delicate sezioni create dagli archi), di Arizzi e dell’ospite Laura Marsano, impegnata in alcune parti di chitarra classica, ribalta il mood della narrazione, rendendo l’opera un susseguirsi di soluzioni sempre congeniali alle varie tappe. Non è da meno Paolo Ferrarese, molto bravo nel passare dal cantato pulito, espressivo e intenso, ad un growl incisivo e vigoroso (The fallen ones, As the waves). My newt dawn è un disco che segna un passo significativo per l’ensemble, soprattutto per la decisione di staccarsi dal sound dei primi due album ma il risultato globale afferma che ci troviamo dinnanzi ad un quintetto di talento e personalità. (Luigi Cattaneo)
 
My next dawn (trailer)
 

giovedì 23 marzo 2017

ORLANDO, Ogni cosa accadrà certamente (2016)


Non manca indubbiamente la voglia di comunicare ad Alessandro Orlando, cantautore romano che esordisce con Ogni cosa accadrà certamente (sotto la direzione artistica di Danilo Cherni, impegnato anche alle tastiere e membro di Goblin Rebirth, Fluido Rosa e della band di Antonello Venditti), un album in cui si racconta, narra attraverso testi mirati che divengono corollario di immagini che rimandano a sapori lontani. Non di certo un revival, solo uno sguardo sul passato remoto e prossimo (un po’ di Alberto Fortis, qualche frangente del Cristiano De Andrè più impegnato, il Giancarlo Onorato meno crepuscolare e l’acume melodico di Venditti) che si affaccia sul contemporaneo (senza però blandire l’hype di Calcutta, Motta o Thegiornalisti) risultando credibile e suggestivo. Il tratto è sicuro, complici anche gli ottimi musicisti coinvolti che supportano l’estro di Orlando, sia nei frangenti più cantautorali che in quelli lievemente psichedelici. Quello che emerge è un background ampio che produce un disco sincero pur se non del tutto messo a fuoco, un lavoro dove però l’autore ha curato ogni dettaglio, sia in fase di songwriting che in fase di arrangiamento, elementi che alla lunga possono fare la differenza su prodotti analoghi. Alessandro pone la sua creatività al servizio di brani efficaci e ben strutturati, con alcuni momenti davvero molto interessanti, come Io bevo (Cointreau) o la curiosa … E adesso (entrambe con Fabio Pignatelli al basso), così come colpisce il delicato lavoro di Cristiana Polegri al sax in Semplicemente giusto. Bellissimo il crescendo di Ciò che mi resta (con Maurizio Perfetto alla chitarra), ispirata e coinvolgente è Modi di morire mentre il finale di Le aquile nel cielo chiude nella tradizione un disco gradevole suonato da musicisti di esperienza e qualità. Il primo passo è stato fatto, ora sta ad Orlando trovare continuità nella proposta e provare ad emergere in un mercato discografico sempre più bloccato e assuefatto da scabrosi e mediocri talent. (Luigi Cattaneo)
 
Modi di morire (Video)
 

martedì 21 marzo 2017

PETE OXLEY & NICOLAS MEIER, The colours of time (2016)


The colours of time è un doppio elegantissimo disco firmato dalla coppia di chitarristi formata da Pete Oxley (Gilad Atzmon, John Etheridge, giusto per citare un paio di artisti con cui ha collaborato) e Nicolas Meier (Jeff Beck, Seven7), che qui hanno dato vita a due situazioni diverse ma ugualmente congeniali alla loro visione musicale. Difatti il primo album è in duo e ricalca quanto già di buono avevano fatto nel precedente Chasing tales, mentre il secondo in quartetto con gli ottimi Paul Cavaciuti (Theo Travis, Jim Mullen) alla batteria e Raph Mirzaki (Ross Stanley, Dave O’Higins) al basso si avvicina in parte ad Infinity, ultimo solista di Meier (anche se in quel caso vi era più elettricità). Il percorso è fantasioso e ricco di soluzioni ardite ma non si perde mai di vista la freschezza esecutiva e compositiva, con i brani in quartet che acquisiscono groove e dinamismo. L’impianto strutturale non cambia rispetto al passato, con un intersecarsi di jazz acustico, latin e rock e rimane immutato anche l’alto livello della produzione, mirabile esempio di coesione e ingegno creativo. L’interplay tra i due è oramai mirabile e molto espressivo e la qualità non muta nemmeno quando la formazione si allarga con la sezione ritmica. D’altronde se è vero che lo stile dei due trova piena consapevolezza in brani come Waltz for Dilek, Princes’ Islands (con prelibate reminiscenze turche) o Sahara (segnata dall’accorato uso del glissentar), è pur vero che la classe e la maestria è talmente tanta che le composizioni prendono nuova linfa anche in quartetto e risultano assolutamente credibili (splendide The followers e Looking west). È bene dire che la seconda parte di The colours of time non è formata da inediti ma da pezzi già apparsi su dischi precedenti, rivisitati per l’occasione con l’aiuto dei già citati Cavaciuti e Mizraki e che portano il sound maggiormente vicino alla fusion. Gli album sono due facce della stessa medaglia, con la musica che rimane ispirata e comunicativa per tutti i 18 pezzi presenti e rappresentano una certezza per chi ha apprezzato le ultime fatiche dei due chitarristi inglesi. (Luigi Cattaneo) 
Qui di seguito il link per ascoltare un'intervista di presentazione del disco
 

sabato 18 marzo 2017

WARM MORNING BROTHERS, A bunch of weeds (2016)


 
Una piacevolissima sorpresa questi Warm Morning Brothers, che con A bunch of weeds firmano un album molto interessante in cui si incontrano 50 anni di folk, un racconto che parte da Simon & Garfunkel, tocca la classicità di Burt Bacharach e lambisce il contemporaneo dei Kings of convenience e Dylan Mondegreen. Il disco si mantiene raffinato per tutti i 40 minuti circa di durata, con il duo davvero elegante nel combinare melodie retrò, passaggi nostalgici (e qui gli archi giocano un ruolo non secondario), vintage folk sessantiano e una cura smisurata per l’arrangiamento. Impossibile citare tutti i musicisti coinvolti ma è bene sottolineare il vasto organico con cui si esprimono i piacentini, che utilizzano per queste piccole perle folk pop violino, viola, violoncello, sax, tromba, trombone, organo Hammond (e la lista non è finita … ), tutti suonati da validi musicisti che fiancheggiano in maniera fantasiosa i fratelli Modicamore (Simone e Andrea). Ogni aspetto risulta così gradevole e funzionale allo scorrimento del platter, con alcuni picchi come An ode to hella (cantata da Isabella Varasi), la delicata Dull boy, la suadente The moon on your lips e We’ll meet again (stavolta dietro al microfono c’è Annie Barbazza), che non fanno altro che confermare quanto di buono era emerso nelle precedenti produzioni. A bunch of weeds è un disco denso, ricco di chiaroscuri, capace di oscillare tra lievi malinconie e bozzetti festosi e segna il passo più importante della pur giovane carriera del duo piacentino. (Luigi Cattaneo)
 
Cumberland Street (video)
 

giovedì 16 marzo 2017

FLUIDO ROSA, Le vie dei sogni (2016)


L’idea dietro il concept di debutto dei Fluido Rosa è di riuscire a descrivere le dimensioni del sogno, raccontare i viaggi che porta in dote la notte, un contenuto onirico che può apparire concreto e confondersi con la realtà. Il gruppo ha ben miscelato canzone d’autore, pop e progressive, con qualche puntata nella psichedelia floydiana dettata dalla ventennale carriera come tribute band degli inglesi. D’altronde il connubio tra frangenti più complessi e altri decisamente immediati e melodici nasce anche in virtù del fatto che l’ensemble è composto sia da musicisti di estrazione prog che da session spesso impegnati nel mondo della musica leggera. La line up difatti è formata da Danilo Cherni alle tastiere (Goblin Rebirth, Michele Zarrillo, Antonello Venditti), Maurizio Perfetto alle chitarre (anche lui con Venditti e Zarrillo), Gabriele Marciano alla voce, Adriano Lo Giudice al basso (Venditti, Zarrillo ma anche Patty Pravo), Derek Wilson alla batteria (bravissimo interprete per Zucchero, Vangelis e del compianto Keith Emerson), Roberta Lombardini alla voce e alla tromba (Little Tony, Tormento) e Cristiana Polegri al sax e alla voce (Mario Biondi). Il disco è di buona fattura e attinge proprio dal percorso personale dei musicisti coinvolti, sia come stimati session che come cover band dei leggendari Pink Floyd. I romani scelgono di puntare molto sulla forma canzone, ovviamente ben suonata e arrangiata ottimamente da grandi professionisti del settore, prediligendo in diversi momenti un approccio pop e cantautorale che sa essere raffinato e suggestivo. Lungo gli 11 pezzi di Le vie dei sogni incontriamo quindi la fruibilità di Venditti, la fantasia trasversale dei New Trolls, il tocco elegante dei Pooh e lo spirito progressivo della P.F.M., elementi che si manifestano sin dall’iniziale DNA. Anche la title track non disdegna certi riferimenti, colti pure nella successiva Example 10, così come puntano molto su melodie catchy Antitesi e IVST, brani che si insinuano sottopelle da subito. Strade è un altro momento ammaliante, complice anche la voce della Lombardini, prima di Ipazia, forse la traccia più progressiva del disco. Molto sentita Lamento in morte di Garcia Lorca (stavolta c’è la Polegri al microfono, anche lei impeccabile), curiosa invece Res viva, mentre La storia degli ultimi è una composizione che conferma l’attenzione per frangenti delicati e tenui. Chiude la brevissima e acustica A Sylvia, epitaffio di un platter molto gradevole e sicuramente legato alla canzone autorale più che al rock progressivo. (Luigi Cattaneo)
 
Antitesi (Video)
 

domenica 12 marzo 2017

BERGAMO JAZZ FESTIVAL 2017



Domenica 19 marzo 2017
Jazz Featuring | In collaborazione con Pigmenti
Jazz Pigmented
In occasione di Bergamo Jazz, l’artista spagnolo Zesar Bahamonte realizzerà un’opera dedicata al Festival su una parete di un edificio in città che verrà svelato in prossimità del Festival.


Ore 15.30-19.00 – Auditorium di Piazza della Libertà
Jazz Featuring | In collaborazione con BERGAMO FILM MEETING e PIGMENTI
BERGAMO FILM MEETING INAUGURA BERGAMO JAZZ
ore 15.30        Film NowherE to go (Senza domani)
di Seth Holt (1958, 89’), colonna sonora Dizzy Reece
ore 17.30        TRACANNA – BONNOT – CECCHETTO “DROPS
sonorizzazione del film Paris qui Dort di René Clair (1925, 35′)
ore 18.15        PIGMENTI presenta DROPSfeaturing Zësar Bahamonte         
Tino Tracanna (sax tenore e soprano), WalterBonnot” Buonanno (elettronica), Roberto Cecchetto (chitarra)
Guests: Awa Fall (voce), Andrea Baronchelli (trombone), Zësar Bahamonte (live painting)
Biglietti: € 7,00


Mercoledì 22 marzo 2017Ore 18.00 – Ridotto Gavazzeni Teatro Donizetti
Jazz Featuring
JAZZ EXHIBITION
IL JAZZ DI RICCARDO SCHWAMENTHAL tra composizione e improvvisazione
Inaugurazione della mostra fotografica a cura di Luciano Rossetti.
La mostra rimarrà aperta fino al 9 aprile secondo i seguenti giorni e orari:
dal 23 al 26 marzo | 1 e 2 aprile | 8 aprile            ore 15.00-19.00
La mostra sarà inoltre visitabile durante le sere di spettacolo dal pubblico presente in sala.


Dal 23 al 25 marzo 2017
Ore 9.00-12.00 | Auditorium di Piazza della Libertà
Jazz Featuring | In collaborazione con CDpM Europe
JAZZ SCHOOL
Duke Ellington: A New World A-Coming
con CDpM Europe Big Band
Gabriele Comeglio (direzione e arrangiamenti), Sergio Orlandi (prima tromba), Claudio Angeleri (pianoforte), Paola Milzani (voce), Luca Pelliccioli, Gaetano Locoli, Paolo Simone (tromba), Andrea Andreoli, Pierluigi Salvi (trombone), Gabriele Comeglio, Andrea Ocera, Marco Gotti, Andrea Mocchi (sassofoni), Carlo Barcella (chitarra), Chiara Bianchi, Marco Doldi, Simone Pagani (basso), Luca Bongiovanni (batteria)
Incontri didattici riservati agli studenti delle scuole primarie e secondarie di Bergamo e provincia.


Giovedì 23 marzo 2017
Ore 18.00  Caffè della Funicolare
Scintille di Jazz
TRI(O)TTICO
Federico Calcagno (clarinetto, clarinetto basso), Davide Sartori (chitarra), Victoria Kirilova (contrabbasso)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Ore 19.00-21.00  Bergamo Alta
Jazz Featuring | In collaborazione con Comunità delle Botteghe Bergamo Alta
CORSAROLA STREET JAZZ FOOD
In occasione di Bergamo Jazz, la Corsarola sarà teatro di una degustazione enogastronomica dedicata al Festival Jazz. Davanti ai ristoranti del Borgo antico, verranno allestiti spazi dedicati alla degustazione di piatti ispirati alle origini della musica jazz, secondo l’interpretazione personale di cuochi e chef. Durante tutto il week end sarà poi possibile degustare questi piatti all’interno dei ristoranti aderenti all’iniziativa.
Ore 21.00 | Teatro Sociale
Jazz al Sociale

RUDY ROYSTON OriOn triO 
Jon Irabagon (sax tenore e soprano), Yasushi Nakamura (contrabbasso), Rudy Royston (batteria)
FRANCESCO BEARZATTI TINISSIMA QUARTET
Francesco Bearzatti (sax tenore), Giovanni Falzone (tromba), Danilo Gallo (basso elettrico, elettronica), Zeno De Rossi (batteria)
 Biglietti: Intero € 10,00 | Ridotto € 7,50
Ore 23.30 | The Tucans Pub
Scintille di Jazz | Dopo Festival
ROBERTO FRASSINI MONETA QUARTET “About Silence
Gabriele Mitelli (tromba), Francesco Ganassin (clarinetto), Roberto Frassini Moneta (contrabbasso), Nelide Bandello (batteria)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti


Venerdì 24 marzo 2017
Ore 18.00 | Biblioteca Angelo Mai
Jazz in Città
 
EVAN PARKER SOLO    
Evan Parker (sax tenore e soprano)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Ore 19.00 | Biblioteca Angelo Mai
Jazz Featuring | In collaborazione con Libreria IBS + Libraccio Bergamo
Jazz Book  
Conversazioni con Steve Lacy
Interviene Francesco Martinelli
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Ore 21.00 | Teatro Donizetti
Jazz al Donizetti | In abbonamento
BILL FRISELL – KENNY WOLLESEN DUO
Bill Frisell (chitarra), Kenny Wollesen (batteria)
REGINA CARTER “Simply Ella
Regina Carter (violino), Marvin Sewell (chitarra), Jesse Murphy (contrabbasso), Alvester Garnett (batteria)
Biglietti: Intero da € 9,00 a € 34,00 | Ridotto da € 7,00 a € 25,00
Ore 23.30 | Balzer
Scintille di Jazz | Dopo Festival
TOMMASO LANDO TRIO
Tommaso Lando (chitarra), Marco Rottoli (contrabbasso), Federico Donati (batteria)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti


Sabato 25 marzo 2017
Ore 11.00 | Accademia Carrara
Jazz in Città
ERNST REIJSEGER CELLO SOLO
Ernst Reijseger (violoncello)
Ingresso libero con biglietto della mostra: Intero € 10,00 | Ridotto € 8,00
Ore 15.00 | Chiostro di Santa Marta
Scintille di Jazz
ANDREA ANDREOLI QUINTET
Andrea Andreoli (trombone), Alessandro Bottacchiari (tromba), Antonio Vivenzio (tastiera), Sandro Massazza (contrabbasso), Vittorio Marinoni (batteria)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Ore 17.00 | Auditorium di Piazza della Libertà
Jazz in Città
CHRISTIAN WALLUMRǾD ENSEMBLEChristian Wallumrød (pianoforte, harmonium, toy piano), Eivind Lønning (tromba), Espen Reinertsen (sax tenore), Katrine Schiøtt (violoncello), Per Oddvar Johansen (batteria, vibrafono)
Biglietti: Intero € 10,00 | Ridotto € 7,50
Ore 18.30 | Sala Riccardi Teatro Donizetti
Jazz Featuring | In collaborazione con Associazione I-Jazz
Jazz MEETING
A MISURA DI JAZZ
Incontro sulla proposta per una nuova legge per lo spettacolo da vivo
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Ore 21.00 | Teatro Donizetti
Jazz al Donizetti | In abbonamento
WILLIAM PARKER ORGAN QUARTET: “Explorations”
James Brandon Lewis (sax tenore), Cooper Moore (organo, tastiere), William Parker (contrabbasso), Hamid Drake (batteria, percussioni)

MARILYN MAZUR’S SHAMANIA
Marilyn Mazur (percussioni), Josefine Cronholm (voce, percussioni), Hildegunn Øiseth (tromba, corno), Lotte Anker (sassofoni), Sissel Vera Pettersen (sassofoni, voce), Lis Wessberg (trombone), Makiko Hirabayashi (pianoforte, tastiere),  Ellen Andrea Wang (contrabbasso), Lisbeth Diers (congas, percussioni), Anna Lund (batteria), Tine Erica Aspaas (danza e coreografie)
Biglietti: Intero da € 9,00 a € 34,00 | Ridotto da € 7,00 a € 25,00
Ore 23.30 | Balzer
Scintille di Jazz | Dopo Festival
GIANLUCA DI IENNO QUARTET
Fulvio Sigurtà (tromba), Gianluca Di Ienno (tastiera), Giulio Corini (contrabbasso), Alessandro Rossi (batteria)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti


Domenica 26 marzo 2017
Ore 11.00 | Sala alla Porta Sant’Agostino
Jazz Featuring | In collaborazione con Jazz Club Bergamo
JAZZER 5
Francesco Lento (tromba), Michele Polga (sax tenore), Luca Mannutza (pianoforte), Daniele Sorrentino (contrabbasso), Andrea Nunzi (batteria)
Biglietti: Intero € 10,00 | Ridotto € 7,50
Ore 15.00 | Ex Monastero del Carmine
Scintille di Jazz
CAMILLA BATTAGLIA “Tomorrow”
Camilla Battaglia (voce), Nicolò Ricci (sax tenore), Federico Pierantoni (trombone), Roberto Cecchetto (chitarra), Andrea Lombardini (basso elettrico), Bernardo Guerra (batteria)
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Ore 17.00 | Teatro Sociale
Jazz al Sociale
ANDY SHEPPARD QUARTET “Surrounded by Sea”
Andy Sheppard (sax tenore e soprano), Eivind Aarset (chitarra, elettronica), Michel Benita (contrabbasso), Sebastian Rochford (batteria)
Biglietti: Intero € 10,00 | Ridotto € 7,50
Ore 21.00 | Teatro Donizetti
Jazz al Donizetti | In abbonamento
MELISSA ALDANA           
Melissa Aldana (sax tenore), Pablo Menares (contrabbasso), Craig Weinrib (batteria)
ENRICO PIERANUNZI & THE BRUSSELS JAZZ ORCHESTRA featuring BERT JORIS
“The Music of Enrico Pieranunzi”
Solisti: Enrico Pieranunzi (pianoforte), Bert Joris (tromba)
Orchestra: Frank Vaganee (sax alto e soprano, flauto), Dieter Limbourg (sax alto e soprano, flauto, clarinetto), Kurt Van Herck (sax tenore e soprano, flauto, clarinetto), Bart Defoort (sax tenore e soprano), Bo Van Der Werf (sax baritono, clarinetto basso), Marc Goufroid, Lode Mertens, Ben Fleerakkers  (trombone), Laurent Hendrick (trombone basso), Serge Plume, Nico Schepers, Pierre Drevet, Jeroen Van Malderen (tromba, flicorno), Jos Machtel (contrabbasso), Toni Vitacolonna (batteria)
Biglietti: Intero da € 9,00 a € 34,00 | Ridotto da € 7,00 a € 25,00


 Info: Teatro Donizetti: 035 4160601/602/603


www.teatrodonizetti.it

sabato 11 marzo 2017

IL TUSCO, Il Tusco feat. Luke Smith (2016)


Diego Tuscano è il factotum del progetto Il Tusco, un ensemble completato da Todaro (batteria e voce), AleAlle (basso) e Stefano Trieste (basso), che per l’occasione viene completato dal chitarrista inglese e leader degli Ulysses Luke Smith (impegnato anche alle tastiere e alle percussioni), da Snooky Chivers (hammond) e dal duo di percussioni formato da Julyan Weels Cathedral e Shane Maxymus. Diego non è un novello e sono più di vent’anni che porta in giro il suo nome in band dedite al rock, legandosi in particolare ai SanniDei, gruppo molto apprezzato in Inghilterra con i quali ha sfornato ben sei dischi. Dopo aver collaborato con il cantante torinese Mao nel 2015 (Il Tusco canta e Mao gliele suona!) Tuscano torna con questo nuovo album licenziato dalla Andromeda Relix e registrato a Bristol. Il lavoro ricalca le passioni di Diego, che in poco più di trenta minuti unisce aloni psych, stralci prog e derive beat, facendo incontrare i Cry of Love con il Balletto di Bronzo di Sirio 2222, mostrando un suono che affonda nel passato ma non dimentica il contemporaneo. Il disco è irruento, fresco, istintivo e vitale e come ha avuto modo di sottolineare lo stesso Tuscano è musica libera e senza tempo, che cerca di non avere steccati pur consapevole che le radici sono presenti e importanti per delineare il percorso. Gli otto pezzi scorrono via veloci, sono tutti carichi di stimoli e buone vibrazioni, complici anche le doti individuali dei singoli musicisti e un approccio che non disdegna passaggi veementi che per mood e forza espressiva mi hanno ricordato anche gli EX KGB. L’aspetto propulsivo viene stemperato da una discreta cura melodica che si combina con fraseggi crossover e parti variabili in cui mi ha colpito soprattutto il lavoro sulle ritmiche. L’iniziale Ossesione viene divisa in due parti che vanno a formare un episodio dai tratti hard in cui la chitarra sforna riff calibrati e sostenuti, un brano vagamente oscuro e dall’alone settantiano. Viscerali e impetuosi anche Pulsazioni e Libero, mentre più vicina alla psichedelia è Danzatore nel lurido banco dei pegni, soprattutto nella parte conclusiva che apre scenari inediti. Babilonia della psiche si lascia apprezzare in special modo per il lavoro di Smith e un cantato coinvolgente, prima di Giorni perduti e Nuovo anno zero, due tra i momenti più interessanti del disco e degna conclusione di un platter personale e spontaneo. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser

lunedì 6 marzo 2017

Crowdfunding per Il Paradiso degli Orchi & Fabio Zuffanti

L'immagine può contenere: 2 persone, persone che suonano strumenti musicali, chitarra e sMS

Parte la campagna di crowdfunding per Il Paradiso degli Orchi & Fabio Zuffanti che suoneranno a Quebec City, Canada, al TERRA INCOGNITA FESTIVAL, uno dei più importanti palchi prog mondiali il 21 Maggio 2017, per poi spostarsi a New York per suonare all' ETG Café , a Baltimora all'Orion Studio e a New Jersey alla NJ Proghouse.

Un grande sogno che si avvera e che per essere grandioso ha bisogno anche del vostro aiuto!

Qui di seguito il link per aiutare il progetto!

https://www.indiegogo.com/projects/il-paradiso-degli-orchi-fabio-zuffanti-tour#/

domenica 5 marzo 2017

habelard2, Maybe (2017)


Attivo dal lontano 1977, Sergio Caleca è un tastierista, compositore, chitarrista e bassista, che gli appassionati conoscono soprattutto per la sua militanza negli Ad Maiora, una piccola certezza del progressive italiano contemporaneo con due dischi all’attivo (l’omonimo del 2014 e Repetita Iuvant del 2016). Non tutti sanno che il bravo Caleca ha anche un interessante e prolifica carriera solista sotto lo pseudonimo di habelard2 e che questo Maybe è il terzo disco pubblicato. Rispetto ai primi due episodi in cui il musicista si occupava di tutti gli strumenti, in questo come back Sergio ha scelto di impegnare nelle registrazioni amici della scena prog e il susseguirsi di membri di gruppi come Maxophone, Phoenix Again, Alex Carpani band, Silver Key, Ubi Maior e addirittura gli Ad Maiora al completo ha reso Maybe un prodotto di grande qualità. Buona parte del disco è strumentale, un vintage prog in cui Caleca si destreggia benissimo e che rimanda al periodo storico del genere, con fantasiosi ricami canterburiani e soluzioni sinfoniche gestite con maestria. Si parte con In a bell’s house, sei eleganti minuti in cui il motore ritmico è affidato alla straordinaria coppia formata da Antonio Lorandi dei Phoenix Again al basso ed Enzo Giardina degli Ad Maiora alla batteria. Barlafus è un brano dinamico in cui Giorgio Gabriel dei The Watch si prodiga in un bel lavoro chitarristico, mentre in A lie fa la sua comparsa Joe Sal alla voce, che insieme ad Ettore Salati alla chitarra mi ha ricordato alcune composizioni dei Red Zen. Anche Waiting for a savior presenta una parte vocale, stavolta di competenza di Alberto Ravasini dei Maxophone e rappresenta uno dei pezzi più genesisiani tra i presenti, mentre la lunga Stress è un progressive articolato ma attento all’aspetto melodico. Nella fase centrale Caleca piazza due brevi momenti atmosferici, differenti dagli altri brani, ossia Stringa e Chi era Laynson?, frangenti dove predominano i synth del tastierista coadiuvato dal solo Moreno Piva (Ad Maiora) al basso e il mood generale mi ha riportato alla mente le soundtrack di Fabio Frizzi e il Morricone di Cosa avete fatto a Solange?. Looking for an ashtray è la traccia cantata (da Paolo Callioni, sempre degli Ad Maiora) che mi ha convinto di più, seppure Caleca dimostra di dare il suo meglio in quelle strumentali e Anonimo (di nuovo con Antonio Lorandi) e soprattutto la stupenda title track (nove minuti dove troviamo l’altro Lorandi, Sergio, sempre splendido alla chitarra), sono li a confermarlo. Taste the end, lo dice il titolo, chiude l’album (stavolta alla chitarra c’è Flavio Carnovali) in maniera esemplare. Ci sono altri ospiti, tutti bravissimi, che non ho citato ma che potete scoprire acquistando l’album tramite la pagina bandcamp del progetto https://habelard2.bandcamp.com/album/maybe . (Luigi Cattaneo)

giovedì 2 marzo 2017

TOHPATI ETHNOMISSION, Mata Hati (2016)


L’instancabile Tohpati, di cui ci siamo occupati in passato analizzando Tribal dance (uscito solo a suo nome) del 2014 e Live at Orion con i simakDialog del 2015, torna con i suoi Ethnomission dopo un’assenza di diversi anni (Save the planet risale al 2010). L’indonesiano, come abbiamo visto, non è rimasto con le mani in mano (suonando anche su diversi album di suoi colleghi) e ha collezionato conferme e critiche positive un po’ ovunque, giudizi che non possiamo che confermare per l’ottimo come back a nome Mata Hati, un disco che farà la felicità di quanti conoscono il chitarrista e che ha le carte in regola per conquistare gli appassionati di jazz rock e fusion sparsi per il globo. Il tempo trascorso da Save the planet ha dato ancora più consapevolezza al leader, che qui tocca uno dei suoi massimi livelli, soprattutto per la qualità di pezzi come Janger (con la partecipazione della Czech Symphony Orchestra) o Tanah Emas, una doppietta iniziale esaltante. Il platter vive di momenti di grande tecnica collettiva (completano la line up Indro Hardjodikoro al basso, Diki Suwarjiki al flauto di bamboo e al clarinetto indonesiano, Endang Ramdan alle kendang percussion e Demas Narawangsa alla batteria) a cui non viene mai meno il feeling, una carica vibrante che attinge dalla coesione tra musicisti di spessore che non dimenticano di alimentare il pathos con dinamismo e groove. Il jazz è sì importante per capire come si muove il quintetto ma non bisogna dimenticare il carattere potente di questi suoni, che giocano con il rock etnico (fondamentale il ruolo di Ramdan e Suwarjiki) in nove tracce avventurose, ambiziose e pulsanti. Tohpati si dimostra autore attento nell’alternare frangenti di grande forza con altri più atmosferici, dando il giusto risalto ai suoi compagni (coinvolgenti parti ritmiche e un accorato uso dei fiati) e firmando un lavoro ingegnoso e con pochissimi cali. Eleganza e vigore si spalleggiano e Tophati mostra tutta la sua creatività in brani brillanti in cui l’estro compositivo denota attenzione per gli arrangiamenti e un’elevata cura per fraseggi melodici, complici anche dei musicisti che seguono le idee del leader e costruiscono ricche strutture in cui la musica assume connotati in bilico tra elementi della cultura popolare indonesiana e occidentale. Un equilibrio che solo chi ha tanta esperienza raggiunge (e d’altronde il chitarrista è anche uno stimato session) e che Tohpati ha maturato sul campo, raggiungendo un’abilità non indifferente nel calarsi in contesti diversi. Qualità camaleontiche che rendono la sua proposta ancor più interessante e fantasiosa e che finiscono per impreziosire un ritorno di notevole fattura. (Luigi Cattaneo)

Janger (Video)



mercoledì 1 marzo 2017

CONCERTI DEL MESE, Marzo 2017

Mercoledì 1
·Russian Circles a Bologna

Giovedì 2
·Russian Circles a Roma

Venerdì 3
·Russian Circles a Livorno
·Astralia+Il Rumore Bianco a Padova
·Le Folli Arie a Milano
·Slivovitz a Napoli
·Napoli Centrale a Bologna
·Lachesis a Palazzolo sull'Oglio (BS)
·O.r.K. a S. Donà di Piave (VE)
·Esedra a Catania

Sabato 4
·Russian Circles a Milano
·The Mugshots a Brescia
·So Does Your Mother a Roma
·Napoli Centrale a Firenze

Domenica 5
·Delta a Vedano Olona (VA)

Martedì 7
·O.r.K. a Milano
·Antimatter a Milano

Mercoledì 8
·O.r.K. a Brescia

Giovedì 9
·Lingalad a San Vincenzo (LI)
·Napoli Centrale a Corato (BA)
·Greenwall a Roma
·O.r.K. a Pomigliano d'Arco (NA)

Venerdì 10
·The Watch a Roma
·The Squonk a Taranto
·O.r.K. a Catania
·Profusion a Poggibonsi (SI)

Sabato 11
·La Bocca Della Verità alla Casa di Alex di Milano
·The Watch a Lavello (PZ)
·The Cage a Trofarello (TO)
·Dusk e-B@nd a Rimini
·Dark Ages+The Mugshots a S. Giovanni Lupatoto (VR)
·O.r.K. a Messina

Domenica 12
·O.r.K. a Lamezia Terme (CZ)

Martedì 14
·New Trolls a Firenze
·O.r.K. a Roma

Mercoledì 15
·O.r.K. a Porto S. Elpidio (FM)


Giovedì 16
·O.r.K. a Bologna
·C. Simonetti’s Goblin a Cittanova (RC)

Venerdì 17
·New Trolls a Rimini
·Panther & c.+Telescope Road a Genova
·Tigran Hamasyan a Terni
·C. Simonettiì's Goblin a Catania

Sabato 18
·U-Gene+Kubin a Milano
·Anyway+D.I.Y. a Foligno (PG)
·Cyrax a Desio (MB)
·Tigran Hamasyan a Chiasso (Svizzera)
·Claudio Simonetti's Goblin+Oberon a Palermo
·Sintonia Distorta a S. Angelo Lod. (LO)

Giovedì 23
·Neal Morse Band a Milano
·Faust & The Malchut Orchestra a Soverato (CZ)
·Junkfood a Bologna

Venerdì 24
·Supper's Ready a Bolzano
·Corde Oblique a Napoli
·Eveline’s Dust+Basta! a Pisa
·Lateral Blast a Forano (RI)
·Seldon a Pontassieve (FI)
·Junkfood a Parma

Sabato 25
·Supper's Ready a Bolzano
·Fungus+Outside the Wall a Genova
·Le Orme a Mestre (VE)
·Karnataka+Rumore Bianco a Lugagnano (VR)
·Kalisantrope a Saronno (VA)
·Massimo Giuntoli “Vox populi” a Milano
·Faust & The Malchut Orchestra a Sellia Marina (CZ)
·Banco a Velletri (Roma)
·Invisible Knife a Genova
·Reverie a Roma
·Junkfood a Cusano Milanino (MI)

Domenica 26
·Sezione Frenante a Mestre (VE)
·Karnataka a Roma
·Massimo Giuntoli “Vox populi” a Milano
·Le Orme a Castellucchio (MN)

Mercoledì 29
·Steve Hackett a Torino

Giovedì 30
·Banco a Brescia
·Steve Hackett a Legnano (MI)
·Roberto Cacciapaglia a Follonica (GR)
·Acqua Libera a Siena

Venerdì 31
·“Z-fest 2017” al Legend di Milano
·Steve Hackett a Schio (VI)
·Ranestrane a Roma
·Stereokimono a Empoli (FI)
·Corde Oblique a Roma
·Liquid Desire+Sdang! a Lugagnano (VR)
·Stormy Six a Rho (MI)
·The Forty Days a Pisa