sabato 29 agosto 2020

BEDSORE, Hypnagogic Hallucinations (2020)


Arrivano da Roma i Bedsore, quartetto formato da Jacopo Gianmaria Pepe (chitarra, voce e synth), Stefano Allegretti (chitarra, voce, organo e synth), Giulio Rimoli (basso) e Davide Itri (batteria), forti di un contratto con la 20 Buck Spin, etichetta di Pittsburgh che vanta nel suo rooster band come Vastum e Tomb Mold, realtà del panorama death metal mondiale. La proposta dei romani, pur nel suo estremismo, guarda maggiormente a Carcass, Death, Sadist, Aenimus e Cattle Decapitation, seppure le influenze dei Bedsore sono molteplici e rendono il lavoro decisamente interessante e curioso. Hypnagogic Hallucinations è il debutto a base di death metal, oscura psichedelia e progressive, un esordio pieno di inventiva, di idee che si susseguono, lungo 40 minuti dove ragione e furia si incontrano, dove i virtuosismi si calano all’interno di una scrittura rigorosa. The gate, disclosure è l’iniziale introduzione di un viaggio cupo, tenebroso, da subito progressivo nelle intenzioni, elemento che deflaga nell’assalto brutale di The gate, closure, con la voce di Pepe che si inserisce perfettamente nelle sofisticate trame espresse. La coda ambient rimanda ai Seventh Genocide (ora Svnth) di Allegretti e ci conduce a Deathgazer, episodio tra i più death metal del disco. A metà album i Bedsore piazzano la progressiva At the mountain of madness, nove minuti profondi, intensi, tra passaggi strumentali, sfuriate epiche, sontuoso death e una disperazione che diviene palpabile con l’avanzare del pezzo. Cauliflower growth vede la partecipazione di Giorgio Trombino (Assumption,  Haemophagus) alla voce e ai synth, e il suono assume sfumature al limite del grind, violenza stemperata da un’attenta cura per il dettaglio, che qui si traduce in parabole dal taglio heavy e dalla sezione finale sfumata di contorni psichedelici. Death e doom si fondono in Disembowelment of the souls, con i rallentamenti tipici del genere che mostrano un altro aspetto dei capitolini, che fanno del tenere aperte più porte il proprio punto di forza. La chiusura di Brains on the tarmac è sintesi del progetto, sospesa tra le varie anime di una proposta altamente qualitativa, che segna un altro tassello di spessore nel panorama estremo italico. (Luigi Cattaneo)

Full Album


mercoledì 26 agosto 2020

MOONLOGUE, Sail Under Nadir (2020)


Debutto per i torinesi Moonlogue, che esordiscono con questo elegante Sail Under Nadir, disco a base di post rock strumentale, elettronica e un pizzico di progressive rock, sulla scia di quanto fatto da band come Calibro 35, Mogwai e Mokadelic. Il delicato concept si sviluppa lungo undici tracce che paiano vadano a formare un’unica coraggiosa suite, tra note dolenti e immagini suggerite con perizia, verso quei sentieri ignoti che circondano l’astronauta Esteban, protagonista del plot narrativo. L’autoproduzione non è qui un limite, e il quartetto riesce a creare un racconto che diviene susseguirsi di ambienti, dove trovano casa anche melodie pop ariose, potenti sezioni al limite dell’hard e passaggi dal sapore dark, melting pot di un mondo interiore che i piemontesi hanno saputo musicare con estremo fascino. Il trip si sviluppa quindi consapevole tra i fraseggi oscuri ed epici di Graphite e Grains, per poi trasportarci nell’enfasi drammatica di Borderland e Moonflares, in cui il mood psichedelico della proposta trova forma e coesione. La stratificata trama di Nuage, la greve Treeless e la malinconia di Rainyard sono altri aspetti di una proposta interessante e che non sfigura all’interno del folto panorama post nazionale. (Luigi Cattaneo)  

Nuage (Video)



domenica 23 agosto 2020

THE HIGH JACKERS, Da Bomb (2018)


The High Jackers, nuova band guidata da Steve Taboga, cantante e bassista dei The Mad Scramble (qui impegnato anche alla chitarra), ci propone questo delizioso Da Bomb, opera prima frizzante in cui si è avvalso della collaborazione di una nutrita schiera di ottimi musicisti, bravissimi nel creare melodie che oscillano tra il soul, il rhythm and blues e il pop rock. Pubblicato nel 2018 per Toks Records e Music Force, il disco ha una forte carica vitale, complice il forte utilizzo di strumenti a fiato come sax e tromba e dal sapiente uso dell’organo, che dona una certa aurea vintage al prodotto finale. La classe e la perizia della band è percepibile sin da subito, bastano le prime note di Burgers and beers o If I don’t have you, dove la big band mostra da subito l’indirizzo stilistico proposto e la capacità di creare trame strutturate ma di facile presa. I brani risultano diretti e immediati, una black music tout court che sviluppa la regale doppietta formata da Going crazy e Sunshine, per poi guardare ai ’60 con le ottime Stunned and dizzy e Everybody’s burning, tra rock ed elegante soul. Taboga è sempre al centro della scena, istrionico leader di un lavoro di qualità, che si mantiene su buoni livelli per tutta la sua durata, incasellandosi a meraviglia nella folta schiera di autori presenti in casa Toks. (Luigi Cattaneo)

Da Bomb (Full Album)



sabato 22 agosto 2020

EMANUELE BODO, Unsafe Places (2019)


Primo lavoro solista per Emanuele Bodo, bravissimo chitarrista che firma Unsafe Places insieme a Mattia Garimanno (batteria), Davide Cristofoli (tastiere) e Carlo Ferri (basso), musicisti altrettanto capaci che hanno portato la loro classe e la loro esperienza in un debutto davvero molto interessante. Le sette tracce presenti sono tutte molto articolate, come da prassi per il prog metal venato di djent, ma Emanuele è stato bravo a non far emergere solo la tecnica mostruosa dei presenti ma anche un songwriting pulito e con ottimi spunti, dove non mancano passaggi rock e fusion. Il sound è decisamente compatto, guarda in più direzioni pur mantenendosi all’interno di un certo recinto heavy, complice il background variegato che caratterizza il quartetto, vicini per mood agli Animal as Leaders, I Built the Sky e Intervals. L’iniziale Black dunes mostra tecnica e fantasia, opener che mette in luce alcune coordinate del lavoro, tra fughe progressive e riff djent, House of 9 è un treno in corsa, con le tastiere di Cristofoli che armonizzano il tessuto potente e aggressivo della traccia, prima di Challenger deep, altro momento dalle ritmiche sostenute, con sonorità grevi e spesse e un interplay costante tra Bodo e l’eccellente tastierista. Landing to Giza ha in’apertura pianistica classicheggiante, spazzata via dall’entrata epica di tutto il gruppo, una marcia poderosa che trova nel solo del chitarrista il suo zenith, armoniosa pennellata in un monolite metal. 2 strangers ha dei risvolti fusion inaspettati, che si sposano con la consueta carica hard & heavy, Omen è decisamente più oscura, tra fraseggi ipnotici e riff saturi di elettricità, mentre la conclusiva e lunga Chernobyl è la bordata prog metal finale di un esordio appassionato e pieno di idee. (Luigi Cattaneo) 

Black dunes (Official Video)    



venerdì 21 agosto 2020

TOMMASO VARISCO, All the seasons of the day (2019)


L’Italia è un paese pieno di talenti, in tutti i campi, compreso quello musicale, sempre più bistrattato e soffocato da un mercato ridotto al lumicino. C’è ancora chi però tiene botta e scrive, compone, suona, per il gusto di farlo, per esprimere un sentimento che non si può controllare, come è giusto che sia. Fa parte di questa categoria Tommaso Varisco (voce, chitarra, ukulele e melodica) autore in giro da più di vent’anni che, con il suo esordio All the Seasons of the day, è esempio calzante di come si possa ancora fare dell’arte coniugando le passioni di una vita, nel caso specifico il folk, il rock anni ’90, il grunge di Pearl Jam e Alice in Chains e la psichedelia di fine ’60. Collaborano al progetto Matteo Dall'Aglio (batteria) e Lorenzo Mazzilli (basso e mandolino), interpreti non secondari del progetto, che parte subito forte con Hey d, che pare proprio un omaggio ai Pearl Jam di Yield, brano tirato in cui Varisco accentua i tratti sporchi della sua voce, coadiuvato anche dall’efficace chitarra di Sandro Lovato, che è ben presente pure nella decisamente meno aggressiva September is, una ballata autunnale con una leggera spinta psichedelica. Big sleep parla il linguaggio dell’alternative rock anni ’90 e la chitarra è stavolta affidata ad Emanuele Ricci, l’ottima Itchy Little House è un crossover di psichedelia, rock e grunge, con Lovato che torna a tratteggiare confini aperti, uno spirito settantiano che, a dire il vero, traspare in più punti del lavoro. Afternoon ricorda il Vedder solista dell’apprezzato Into the wild, mentre Wisdom è una ballata elettrica a cui prende parte nuovamente Lovato, quasi un membro aggiunto della band, collaborazione che ha sviluppato momenti davvero gradevoli all’interno del disco, come Lake, ipnotica traccia dove emerge anche l’ombra lunga di Neil Young, riferimento che troviamo in diversi frangenti di questo debutto. Si prosegue con Golden Hooks, tra Wizz Jones e Rick Hayward, ma sempre con uno sguardo attento a calare certe melodie nel contemporaneo, prima della delicata Flower, il cui flauto (suonato da Enrico Varagnolo) è un tributo al Gato Barbieri di Bolivia, segno della grande curiosità del compositore veneto. Coffee vede Enrico Zennaro alla chitarra, un brano molto strutturato, nei cui dodici minuti Varisco fa il compendio delle sue influenze, un trip tra psichedelia e grunge che mi ha ricordato qualcosa del Jerry Cantrell solista, mentre I still cannot understand diventa la malinconica chiusura cantautorale, intima e suggestiva, di un esordio ispirato e pieno di pathos. (Luigi Cattaneo)

Big sleep (Official Video)



mercoledì 19 agosto 2020

THE LU SILVER STRING BAND, Rock 'n' roll is here to stay (2019)


Oggi sono fortemente ispirato, risanare le mie giornate e la mia vita mi ha regalato molta energia positiva che si riversa nelle canzoni. Questo l’incipit con cui Lu Silver presenta Rock ‘n’ roll is here to stay, disco pregno di rock, hard rock e blues, affresco selvaggio di un quartetto (oltre a Lu alla voce e alla chitarra abbiamo Ale Tedesco alla chitarra, El Xicano al basso e Matt Drive alla batteria) che ha puntato molto su una proposta dal forte impatto vibrante. No more time omaggia gli Small Jackets, mentre l’ottimo bluesy di Hard road guarda a Stevie Wright, autore di due significativi album solista nei ’70 e voce degli Easybeats. L’intensa e drammatica In a broken dream e la psichedelia lieve di The sky turns blues mostrano altri risvolti del sound del gruppo, che carica battiti rock nelle micidiali trame di Miss Sugar e It’s difficult. L’adrenalina è quella degli Stones, tra i punti di riferimento principali, ma anche Status Quo e Tom Petty paiono essere fonti d’ispirazione di una band che trasuda passione e gioia, pathos ed euforia. (Luigi Cattaneo)   


Hard Road (Video)

giovedì 13 agosto 2020

NOTTURNO CONCERTANTE, Let them say (2020)


Tornano gli storici Notturno Concertante, gruppo nato negli anni ’80 dalle menti creative di Lucio Lazzaruolo (piano, chitarra classica e a 12 corde) e Raffaele Villanova (chitarra e sampling), duo attorno a cui hanno ruotato da sempre le fortune di una band che, dopo un periodo molto fecondo ad inizio anni ’90, ha progressivamente centellinato le proprie uscite discografiche. Lavori da sempre pregni di atmosfere sognanti, rifiniti con grande cura e che hanno trovato pieno completamento nelle ultime due prove, l’ottimo Canzoni allo specchio e il nuovissimo Let them say, raffinato disco strumentale di ethno rock progressivo uscito per Luminol Records. Oltre alla batteria di Francesco Margherita e Simone Pizza, troviamo in questa ultima fatica una forte componente classica, dettata dalla significativa presenza di Nadia Khomoutova al violino. So far out è impreziosita da Kaitlyn Raitz al violoncello e da Giuseppe D’Alessio al basso, Handful of hopes pone in primo piano il clarinetto di Seto Nobuyuki, mentre in Evidence of invisible troviamo la viola di Jessica Meyer (musicista della band di Molly Joyce) e nella stupenda Le magnifiche sorti il bouzouki di Francesco Brusco, interpreti perfetti per le idee dei campani, così riassunte nelle parole di Villanova. È il primo album interamente strumentale, una svolta stilistica notevole per noi, basato com’è sulla coesistenza tra strumenti acustici ed elettronica, senza però rinunciare a certe radici musicali. Il disco oscilla tra le parti folk di Finis Terrae, le delicate note di Fellow travellers (con Luciano Aliperta al basso), le tenui partiture di Dei miei sospiri e le atmosfere sospese di Darkness I became, momenti che uniscono complessità strutturale e una sensazione di immediata gradevolezza, leitmotiv di un ritorno ancora una volta decisamente notevole. (Luigi Cattaneo)

Let them say (Video)



mercoledì 12 agosto 2020

THE GLAD HUSBANDS, Safe places (2019)


I The Glad Husbands sono un trio di Cuneo formato da Alberto Calandri (chitarra), Stefano Ghigliano (batteria) e Alberto Cornero (chitarra e voce), che sul finire del 2019 ha dato alle stampe Safe places, un macigno post hardcore con spunti noise rock e math. L’impressione è che rispetto a God bless the stormy weather il trio abbia posto una maggiore cura per l’aspetto melodico, complice anche una crescita compositiva che ha portato loro a firmare un album molto riuscito, con alcuni momenti come Out of the storm o Where do flies go when they die? davvero ottimi. Come il genere richiede le ritmiche di Ghigliano sono forsennate e i riff delle due chitarre creano un devastante muro di suono, ma il terzetto non è solo potenza distorta, ha la capacità di elevare la proposta con parti strutturate e momenti maggiormente cadenzati, che rendono il disco più variegato di quanto ci si potesse attendere. L’assenza del basso non diviene un limite, probabilmente la band ha vagliato con sapienza una scelta rischiosa, riuscendo però a creare ugualmente qualcosa di solido e credibile. Urgenza punk e rigore paiono guardarsi dritto negli occhi, una sfida bilanciata con sapienza dal trio, che ha saputo plasmare la proposta con maturità ed equilibrio. (Luigi Cattaneo)

Full Album (Video)



martedì 11 agosto 2020

AMUSIN' PROJECTS, Mistery in the Making, Vol. 2 (2020)



Non siamo soliti trattare da queste pagine artisti della scena rap italiana, non di certo per snobismo verso un genere che trova le sue radici addirittura negli anni ’70 di Africa Bambaataa e Grandmaster Flash, sperimentatori di una cultura che si sarebbe radicalizzata negli anni e avrebbe trovato modo di mescolarsi anche con il rock e il metal. Il disco qui presente, Mistery in the Making, Vol. 2, distribuito dalla Peyote Press, è il nuovo ep di Amusin’ Projects, un laboratorio di idee a cui fa capo Arsen Palestini dei Menti Criminali, gruppo fondato nel 1990 ad Ascoli Piceno. Devo dire che personalmente, oltre ad aver trovato delle differenze tra questo nuovo progetto e la band madre, ho percepito la voglia di sporcare l’hip hop di partenza con il trip hop, l’elettronica e persino il jazz, elementi che hanno reso l’ascolto piacevole e curioso, anche alle orecchie di chi, come me, è meno avvezzo a certe sonorità. Probabilmente anche la scelta di far creare la musica ai diversi produttori impegnati nel lavoro (uno differente per ogni brano), ha contribuito a creare situazioni diverse all’interno del plot narrativo di Arsen, già dall’iniziale Lovedown, che gioca con le note jazzate di un pianoforte. First Term Test è un breve passaggio atmosferico che forse poteva essere maggiormente strutturato, così come Hip Hop in the Record Shop, che invece punta su un beat di maggiore impatto. Più interessante la notturna Phantomwise, il cui testo è ispirato ad una poesia del reverendo Lewis Carroll, A boat beneath a sunny sky. Chiude l’ep Bring back the meaning in rap, che guarda con orgoglio alle origini impegnate del genere, chiaro riferimento a come le nuove leve, soprattutto quelle legate alla trap, siano attente soprattutto all’aspetto commerciale della proposta. Chi conosce il percorso di Palestini non avrà difficoltà ad apprezzare Mistery in the Making, Vol. 2, in attesa di un lavoro più corposo che sono certo i fan di vecchia data attendono con trepidazione. (Luigi Cattaneo)  



lunedì 10 agosto 2020

MUFFX, Confini



Venerdì 21 agosto in occasione dell’Estate Galatea 2020, nell’atrio del palazzo Belmonte Pignatelli di Galatone (LE), i MUFFX presenteranno uno spettacolo inedito registrando il loro nuovo album live Confini, seconda opera della “trilogia delle lame” iniziata nel 2017 con L'ora di tutti.

In questo nuovo progetto i MUFFX sonorizzeranno (come fosse musica di un film immaginario) le vicende cruente accadute tra Galatone e Fulcignano intorno al 1300.

Due comunità confinanti che, per divergenze forse politiche ma di certo anche culturali/religiose (una professava il rito cristiano latino, l’altra quello greco), si scontrarono fino alla distruzione di Fulcignano, il quale rudere è ancora presente tra le campagne di Galatone…

Psichedelia, jazz rock e sperimentazione che strizzano l’occhio alla tradizione progressive italiana degli anni settanta, diventano la colonna sonora di questo nuovo viaggio sonoro dei quattro musicisti salentini, affiancati in una parte dello spettacolo da Claudio Cavallo (Mascarimirì), che per l’occasione suonerà antichi strumenti del mediterraneo, e Gianluca De Mitri alle percussioni.


Inoltre saranno presenti istallazioni video mapping a tema sulle mura del palazzo e light show d’autore.

L’artista Massimo Pasca realizzerà durante il concerto la copertina dell’album che vedrà la luce entro novembre 2020, mentre i cambi palco e le attese saranno musicate dai vinili di Max Nocco.

Spazio anche a un piccolo mercatino artistico che vedrà tra gli altri come protagonisti Detroit Rock City (partner ufficiale dell’evento) con la sua vasta collezione di vinili e la Galleria Psicoattiva con le sue stampe d’autore.

I MUFFX sono: Luigi Bruno (chitarra) – Alberto Ria (batteria) – Mauro Tre (tastiere) – Ilario Suppressa (basso)

POSTI LIMITATI gradita la prenotazione ai numeri 3291688899 – 0833864900 - 3666310075 - 3287215339
Doppio spettacolo 21:15 – 22:30
Contributo 5 euro

L’evento è organizzato dall’associazione cultuale e di promozione sociale collettivo SBAM e l’amministrazione comunale di Galatone

domenica 9 agosto 2020

CLEISURE, Hydrogen Box (2019)


I Cleisure sono un power trio formato da Terenzio Procaccino (chitarra e voce), Cristian Zicola (basso) e Mattia Procaccino (batteria), che con Hydrogen Box (seguito dell’ep Black shake way) guardano al garage rock e all’indie di matrice britannica. L’iniziale Broken tiles are attracting the mailbox mostra subito il lato più rude della proposta, una breve esplosione elettrica che fluisce in Locked in a pocket, disseminata di punk wave dai contorni retrò. The illusion lies but you’re still a machine rimanda all’alternative di fine anni ’90, Terror-struck si fa più corposa mantenendo un mood garage, mentre Pollution chiude la prima parte in modo potente e diretto. Più leggera Maze marauder, prima del funky groove di Whay e di Television is a Trap for kids, dalla pregevole costruzione new wave e tra i pezzi più riusciti. Mask attack e Across the stormwalk si muovono con disinvoltura tra The Libertines e The Strokes, lasciando la sensazione di trovarci dinnanzi ad un gruppo giovane ma con un percorso già interessante. (Luigi Cattaneo)

Whay (Video)



giovedì 6 agosto 2020

NO STRANGE, Mutter Der Ende (2019)



Tra i gruppi più longevi della psichedelia italiana, i torinesi No Strange sono ancora qui, tra i protagonisti dell’underground nostrano e ribadiscono la loro visione nel nuovo Mutter Der Ende, uscito per Area Pirata/Psych Out sul finire del 2019. Le influenze di Alberto Ezzu (voce, tastiere, chitarra) e Salvatore D’urso (voce e percussioni) sono sempre legate a Third Ear Band, Ash Ra Temple, Le Stelle di Mario Schifano e Claudio Rocchi, un crossover di kraut, psichedelia, musica orientale e folk, che ha creato il culto di una band intramontabile. La vivacità dei piemontesi è intatta, complice le svariate collaborazioni portate avanti negli anni, tra cui quella con Rita Tekeyan, brava nel collocare tradizione armene all’interno di strutture cosmiche. Ma non sono da meno le partiture classiche di Simona Colonna (violoncello e flauto) e Stefania Priotti (violino e viella), oltre che la sezione ritmica composta da Riccardo Salvini (basso) e Gabriele Maggiorotto (batteria), entrambi degli Indianizer. Background differenti che si sposano, melting pot di culture e fascini, in cui la psichedelia si dilata, divaga verso leggere trame progressive contornate da venti folk, per poi abbracciare atmosfere antiche, medievali e oniriche al contempo, nonché passaggi legati alle tradizioni orientali. La dimensione spirituale del plot guarda alla world music, un concetto di libertà scevra da costrizioni di genere e pezzi come Stalattite, Kilikia o Il profumo del bosco alto sono esempi perfetti delle varie anime di un percorso musicale ancora in divenire, personale ricerca di suggestioni e magnetismi che sono ancora perfettamente in grado di turbare. (Luigi Cattaneo)


Intervista e presentazione dell'album presso Rock&Folk Dischi di Torino (Parte 1 & 2)

lunedì 3 agosto 2020

GRAVE-T, Silent Water (2019)


Arrivano da Torino i Grave-T, quartetto formato da Marco Magnani (voce), Nick Diamon (chitarra e voce), Davide Paparella (batteria) e Alessandro Ferrari (basso e voce), artefici di un sound variegato e che cerca di mettere insieme più influenze in modo il più naturale possibile. Compito non semplice ma devo dire riuscito, perché si avverte la passione che il quartetto ha riposto in questo Silent water, esordio edito dalla Seahorse Records. Bloody fountain è la stoneriana partenza, Wonder è un melting pot coeso tra gli anni ’80 dell’hard & heavy e l’America dei ’90, mentre Two good sisters mette insieme la consueta carica bellicosa con ragionate e cupe aperture melodiche. I piemontesi sanno scrivere e Sick e la title track sono lì a dimostrarlo, tra parti alternative rock, crossover, grunge e di puro metal, tutte ben bilanciate per far funzionare il prodotto. Blue whale si fa più oscura, un mantra dai contorni stoner suggellato da un chorus immediato e che mi ha ricordato qualche episodio del Jeyy Cantrell solista. Human impact si lancia a folle velocità, tra mood hardcore e grunge, con Viper che prosegue in direzione di un metallo trasversale e pieno di ottimi spunti. Maiden, con il suo giro blues, è l’unico episodio che appare un po’ fuori contesto, per quanto sia sicuramente un momento gradevole, prima della conclusiva Era horizon, che torna a parlare un linguaggio più duro e aggressivo. Tra i Mastodon e i Soundgarden di fine anni ’80, i Grave-T hanno le capacità per portare avanti con cura un discorso personale e di grande interesse. (Luigi Cattaneo)

Silent water (Video)



MARBLE HOUSE, Embers (2018)


Nati nel 2015, i Marble House sono un quartetto bolognese formato da Giacomo Carrera (batteria), Matteo Malacarne (basso e voce), Daniele Postpischl (chitarra, tastiere e piano), Leonardo Tommasini (tastiere, piano e voce),a cui va aggiunta la presenza di Filippo Selvini alla chitarra, che lasciò la band dopo aver inciso le sue parti. Chiaramente ispirati dal progressive inglese dei ’70 ma anche del decennio successivo, esordiscono nel 2018 con questo eccellente Embers, edito dalla Lizard Records, con cui mettono in luce capacità compositive e un certo gusto per melodie umbratili e malinconiche. L’album si apre con To make ends meet, subito un lungo brano sospeso tra attimi onirici, hard prog e tenui momenti riflessivi. L’ottimo inizio confluisce nella seguente Reverie, strumentale che mette in mostra le doti tecniche dei ragazzi, prima della solidissima Riding in the fog e della visionaria The last 48 hours, una toccante ballata dai contorni drammatici. Il finale è una lunga suite di quasi 25 minuti divisa in quattro capitoli, Marble House, dove gli emiliani sintetizzano un background fatto di progressive, psichedelia e post rock, tra parti atmosferiche, Mellotron e organo, con rimandi vintage che ben si contestualizzano all’interno di una proposta che non sfigurerebbe affianco ai colossi K-Scope. Nel febbraio di quest’anno è uscito, in sola versione digitale, Underscore, entrambi acquistabili dalla loro pagina marblehouseband.bandcamp.com . (Luigi Cattaneo)

The last 48 hours (Video)


domenica 2 agosto 2020

PETRALANA, Fernet (2019)


Terzo album per i Petralana, quartetto formato da Tommaso Massimo (voce e chitarra acustica), Marco Gallenga (violino), Guido Melis (basso) e Richard Cocciarelli (batteria), che con Fernet mettono in musica un concept ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, la storia di Pietro, un contadino delle Langhe e la sua fuga durante il conflitto. È il viaggio in una ruralità dove il Fernet era l’unico sollievo, all’interno di giornate fatte di lavoro ma anche di rapporti umani, la cui narrazione ha contorni che guardano al mondo di Fabrizio De Andrè e al cantautorato folk italiano, quello più raffinato ed elegante, complici anche la presenza di Piero Spitilli al contrabbasso e Taddeo Harbutt alla chitarra acustica e al dobro, duo presente in buona parte del disco. La grazia compositiva dei toscani trova forza nell’incipit narrativo della title track, nelle note di speranza di Soldati, arricchita dall’euphonium di Orlando Cialli, che ritroviamo alla tromba nella commovente Verso la sementeria. Il delicato pianoforte di Simone Graziano fa da cornice all’emozione di Il faro, brano con una punta di elettricità, dettata dalla chitarra di Elia Rinaldi. Ottimo l’interplay tra il clarinetto di Simone Morgantini e il pianoforte di Giordano Lovascio nella toccante Mira, che poi ritroviamo in Ho sognato di essere cavallo, altro momento decisamente riuscito. Elemento folk per eccellenza, la fisarmonica di Antonio Saulo fa la sua comparsa nella ritmata Transatlantica, mentre Sguardo di tuono si carica di angoscia, anche grazie alla chitarra elettrica di Giulio Vannuzzi. Complimenti ai Petralana, che sono riusciti a tradurre l’album sul palco insieme all’attore Pietro Traldi, unendo così musica, teatro e letteratura. (Luigi Cattaneo)

La strada ferrata (Video)



sabato 1 agosto 2020

CONCERTI DEL MESE, Agosto 2020

Sabato 1
·Massimo Giuntoli a Carugate (MI)

Giovedì 6
·Estro a Ostia Antica (Roma)

Sabato 8
·Annie Barbazza a Bobbio (PC)

Domenica 9
·RanestRane a Massa d'Albe (AQ)
·Lachesis a Palosco (BG)

Mercoledì 12
·Lino Capra Vaccina a Travo (PC)

Venerdì 14
·Banco del Mutuo Soccorso a Majano (UD)

Sabato 15
·Le Orme a Fano (PU)
·Annie Barbazza + Prowlers a Rivergaro (PC)

Lunedì 17
·Massimo Giuntoli a Riva del Garda (TN)

Venerdì 21
·Trasimeno Prog a Castiglione d/Lago (PG)
·Giorgio Piazza Band a Bobbio (PC)

Sabato 22
·Trasimeno Prog a Castiglione d/Lago (PG)

Domenica 23
·Banco a Castello dei Volsci (FR)

Lunedì 24
·Revelation + Squonk a Roma