Visualizzazione post con etichetta Drone. Mostra tutti i post
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venerdì 14 febbraio 2025

TACET, TACET, TACET, Fickle (2025)

 


Mi ero occupato del primo lavoro del progetto Tacet Tacet Tacet di Francesco Zedde una decina di anni fa, proprio dalle pagine del blog, ed è un piacere ritrovarlo ora con Fickle (in mezzo due ep, un full, collaborazioni con artisti come Mark Stewart del Pop Group e Lili Refrain ma anche esibizioni live a nome Tonto e Lampredonto, altre due interessanti creature del marchigiano). Drone, ambient, elettronica e suoni concreti alimentano passaggi di grande pathos, nati dalla sapiente manipolazione fatta da Zedde di materiale prevalentemente strumentale, lavorati e trasformati con creatività e spirito innovativo. Nel disco ritroviamo quindi non solo lo sperimentalismo di John Cage ma anche le atmosfere care a Òlafur Arnalds, lo spettro del Ben Frost più malinconico e l’eco delle prime produzioni targate Mùm, aspetti che emergono in Dissimulation, inquietante e oscura, Pertinence, tra beat elettronici e suoni di chitarra processati, e Welter, maggiormente rilassata e serena. Non sono affatto da meno Gamble, con le sue ritmiche compatte, Unfocus, ammaliante nel suo teso crescendo, e la conclusiva Recurrence, lunga traccia davvero suggestiva e ipnotica, perfetto epitaffio di un album che troverà più di un estimatore tra gli amanti dell’elettronica. (Luigi Cattaneo)

mercoledì 23 novembre 2022

Gasparotti at Villa Albrizzi Marini

La piccola chiesa all'interno di villa Albrizzi Marini è tutt'ora consacrata e all'interno ci viene svolta la funzione cristiana secondo il rito armeno. 

Il video contiene tre brani (Scorrevole, Pie Jesu Anabasis) intervallati da momenti improvvisativi e documenta parte del concerto per Buchla Music Easel.

Voce, metalli, liquidi, minerali e live electronics che Gabriele Gasparotti ha portato per l'Italia dallo scorso Maggio, in più di trenta date accompagnato dal violoncello di Benedetta Dazzi. Le riprese ed il montaggio sono ad opera del collettivo trevigiano Cordial Massacre.

Dopo essere stato a suonare in un cimitero e avere incontrato lo stato di profondissima quiete, ho capito che avrei dovuto realizzare un’intera serie di composizioni su questi luoghi. Penso la musica possa essere una forma di esicasmo che permette di immergersi nei livelli più sottili della realtà. Gabriele Gasparotti.

Gabriele Gasparotti at Villa Albrizzi Marini (Video)



mercoledì 21 settembre 2022

BOSCHIVO, Bardo dell'autodistruzione (2019)

 


Questo disco è la sublimazione di una vita intera, l’addio ad un passato pieno di ossessioni e tormenti, un addio senza rancore, anzi, colmo di gratitudine per le lezioni impartite. È un processo di purificazione alchemica, dalla notte buia dell’anima al suicidio rituale, dalla morte ad una rinascita luminosa sotto una nuova, grandissima consapevolezza. Ma prima di ogni altra cosa, questo disco è una coraggiosa presa di posizione sulla realtà, un totem eretto con fierezza tra le lapidi di un mondo che sta soffocando sotto i suoi stessi miasmi sepolcrali, esalati dalle illusioni dogmatiche della logica e della razionalità, un totem che reca una breve incisione: “La magia esiste”. E non in senso metaforico.

Con queste parole Boschivo presenta Bardo dell’autodistruzione, un lavoro uscito nel 2019 dal taglio sperimentale che si apre con Pozzoscuro, introduzione che rimarca l’atmosfera esoterica che permea l’intera opera. Le venature neofolk sono evidenti e si dipanano in quasi tutto il percorso, che si fa oscuro nella decadente La danza perversa delle falene e nella cupa Quando la morte verrà. Menzione a parte per la title track di 18 minuti, un viaggio drone e ritual che fonde buia psichedelia e ambient, epitaffio di un album arcano e tenebroso. (Luigi Cattaneo)

lunedì 27 settembre 2021

RAF BRIGANTI, Brani da approdo per viaggiatori inesperti (2021)

 

Uscito a maggio di quest’anno, Brani da approdo per viaggiatori inesperti, è un lavoro autoprodotto di Raf Briganti, esploratore di suoni che si muove tra elettronica, drone, ambient e soundtracking. Il viaggio rappresentato dal musicista alterna passaggi lievi con altri più disturbanti, una sorta di concept legato da suoni ricorrenti ma da scenari differenti, in cui chi ascolta diviene egli stesso protagonista di una musica che fa dell’immaginazione suggerita un punto di forza primario. E in questo Briganti non fa eccezione, fine costruttore di visioni, sulla scia di quel Gabriele Gasparotti che abbiamo imparato a conoscere in questi anni per le sue ottime uscite discografiche. La pubblicazione del disco tramite la Daily Delivered Drones fa il resto, un sostegno in più per un autore che è riuscito a creare un lavoro sincero e attento al dettaglio, e che mi sento di consigliare a tutti gli amanti di queste particolari sonorità. (Luigi Cattaneo)

Visita al santuario (Video)



martedì 2 febbraio 2021

ĀraṇyakAƔnoiantAḥkaraṇA (ĀAAA), ĀraṇyakAƔnoiantAḥkaraṇA (ĀAAA) (2020)


 

Esordio per i ĀraṇyakAƔnoiantAḥkaraṇA (ĀAAA), duo dal monicker impossibile e che cela la propria identità (0 e 1 si dividono scrittura ed esecuzione), andando a creare un alone di mistero che trova conferma in un disco sperimentale e avanguardistico. Il substrato elettronico si fonde con il drone, la cultura lontana della musica indiana viene sottolineata dall’uso corposo del sitar, lungo due suite esoteriche e decisamente oscure. Troviamo qualche assonanza con Musical Pumpkin Cottage di Steven Stapleton e David Tibet, la ricerca di Diamanda Galas e la magnificenza di alcune pagine dei Dead Can Dance, background che è però cornice di esperienze proprie, che fanno di questo debutto un percorso rituale, un viaggio visionario, cupo e misterioso. Un lavoro sicuramente singolare, arcano, soundtrack di tempi apocalittici, da ascoltare con la dovuta cura per poterne assaporare sensazioni ed emozioni. Un progetto artistico potente, visionario, nato da un’esigenza comunicativa, che si percepisce distintamente in No store of cows, pulsante inno di ipnotismo mediorientale e The margin spread,una marcia imponente, un profondo mantra con parti tribali, epitaffio di un disco personale e visionario. Di seguito il link per poter ascoltare e acquistare l'album https://familysounds.bandcamp.com/ (Luigi Cattaneo)

mercoledì 6 gennaio 2021

GIULIO ALDINUCCI & MATTEO UGGERI, Bureau (2020)

 



Matteo Uggeri (field recordings e drones) degli Sparkle in Grey e Giulio Aldinucci (field recordings e beats), sono gli autori di Bureau, un esordio oscuro, fatto di ambient ed elettronica, suoni, rumori, piccole vibrazioni, pulsioni industriali. Il duo si muove lungo coordinate di non facile lettura, con un sound minimale che descrive senza stereotipi (Fire dome), ipnotizza (Inceneritore), diviene soundtrack di un viaggio del tutto personale (Ghiaccio). Ovviamente un lavoro del genere rischia di essere ermetico ai più, dark nel suo incedere straniante e inquieto (Zoo), a cavallo tra enigmatico sperimentalismo, glitch, ambient e noise. La partnership con la storica ADN certifica l’assoluta vena avanguardistica dei due, in una sorta di suite di 40 minuti che sviluppa il tema dell’alienazione della vita lavorativa attraverso field recordings catturati esternamente, loopati e rimodellati in beat, ritmiche, melodie arcane ed elementi drone. La lucida follia del disco non risparmia Dead flag beat e Chinese new year, mentre il finale di Inside the Bureau si avvale dei campionamenti di chitarra acustica di My dear killer e di quelli di batteria di Mattia Costa. Disco affascinante ma estremamente criptico. (Luigi Cattaneo)

sabato 2 maggio 2020

GOLDEN HEIR SUN, Holy the abyss (2020)



Golden Heir Sun è la one man band di Matteo Baldi, chitarrista dei Wows, band post metal veronese, che qui viene accantonata per un progetto contaminato, anarchico nel suo sviluppo creativo, emanazione di una personalità che aveva già avuto modo di emergere nei 14 minuti del precedente The deepest, brano del luglio 2019. Holy the abyss non si smarca da quella pubblicazione ma la raffina, espande il discorso e conduce l’ascoltatore in un buco nero a base di post, dark, ambient e drone, una ventina di minuti che diviene suite oscura e inquietante nel suo incedere, dove ogni nota appare pensata e rifinita al dettaglio. Atmosfere tenebrose e foschi passaggi dal taglio minimale sono il corollario emotivo di un lavoro riuscito e assolutamente brillante, altro step importante verso qualcosa di ancora più corposo. (Luigi Cattaneo)


Holy the abyss (Video)

lunedì 29 ottobre 2018

SIMONE SESSA, See the Zen key (2017)


Risultati immagini per simone sessa
 
Laureato al Conservatorio di Salerno, Simone Sessa, ha sviluppato un suo peculiare stile anche grazie all’importante esperienza con il Crossroads Improring, un collettivo dedito alla sperimentazione e all’improvvisazione, un radicalismo che è udibile anche in questo See the Zen key, edito da Lizard, etichetta sempre attenta nel cercare musicisti curiosi e fuori dai classici schemi. Simone tenta di superare gli steccati tradizionali, armato della sua chitarra elettrica e di effetti e loops connessi, componendo otto brani che profumano di soundtrack, motivo per cui non ci troviamo dinnanzi ad un lavoro di facile lettura. Il suo amore per il cinema si evince anche dalle dediche ai registi che più lo hanno formato e influenzato, raccontate tramite una sei corde che sviluppa il suo suono attraverso una serie di pedali efficacemente utilizzati dal campano e loops che si accavallano, si intrecciano, guardando alla drone music, all’ambient psichedelico e al minimalismo sperimentale. L’album oscilla tra momenti che accentuano l’utilizzo di suoni ripetuti, brevi variazioni armoniche e marcatamente prolissi (l’iniziale Mulholland empire o la straniante Escape from Michael Myers) ad altri più dinamici e strutturati (Brazil), sempre all’insegna di uno spirito avanguardistico poco incline a compromessi, un prendere o lasciare che rischia l’incomunicabilità e che destina See the Zen key  ad essere un prodotto fruibile solo per chi ha già dimestichezza con il genere proposto. (Luigi Cattaneo)

venerdì 22 gennaio 2016

TACET TACET TACET, Embodiment (2015)


I Tacet Tacet Tacet sono un collettivo artistico audiovisuale formato tra Jesi (Ancona) e Bologna da Francesco Zedde (live electronics) insieme ad Alberto Amagliani (synth) e Valentina Vindusca (violino) e con la collaborazione di Federico Pupeschi e Francesco Ceccarelli, entrambi videomaker. Embodiment è un album strumentale che si contraddistingue per una musicalità complessa, affascinante, suggeritrice di immagini, con un’anima classica palpabile che si scontra con uno spirito artistico di ricerca e un concretismo che ben si percepisce lungo i sei brani del disco. L’elaborato minimal e ambient è ricco di sfumature sottili e colpiscono nel segno le illuminanti articolazioni sonore che si dipanano tra astrattismo e musica concreta, un percorso emozionale e non di scontata lettura che ha il suo valore aggiunto proprio nella compenetrazione tra musica e immagini, elemento quest’ultimo che appare capillare per comprendere al meglio le dinamiche della band. Uscito sotto l’egida della Weird Tapes Rekords, Embodiment è un concept associato proprio ad un lungometraggio basato su brani a cavallo tra sperimentazione elettronica, ambient e post e nato da una stretta collaborazione tra musicisti e videomaker. Il disco conta di un triplice supporto fisico: il cd classico, l’audiocassetta abbinata alla VHS (con artwork di Loris Cericola) e infine un mini SDHC di 8 GB che contiene il filmato in alta qualità, tracce bonus, l’album in mp3 e file audio. (Luigi Cattaneo)

Blood (Video)