Avevamo parlato di
Emiliano D’auria per il suo First rain, uscito nel 2023, ed è un piacere
riscoprirlo con The baggage room, disco del 2024 che solo in questi
giorni sono riuscito, tardivamente, a recuperare. Un lavoro differente dal precedente
ma con alcune caratteristiche ormai intrinseche dell’arte di D’auria, che, dal
Nord Europa della precedente opera, si sposta a New York, città dove in parte è
stato scritto l’album e che finisce per influenzare le trame dello stesso. Certo
l’aspetto immaginifico permane, così come una certa dilatazione in alcuni suggestivi
fraseggi, un’alternanza tra momenti diradati e altri decisamente corposi,
soprattutto per quel che riguarda le ritmiche, che contraddistingue l’intero
concept, ispirato dagli immigrati che iniziarono ad approdare a Ellis Island
(isola della baia di New York) a partire da fine ‘800. Emiliano, con il suo
pianoforte, sviluppa così brani suggestivi come The story of Sacco and Vanzetti,
potentissimo omaggio ai due emigrati italiani giustiziati frettolosamente sulla
sedia elettrica nel 1927 nel penitenziario di Charlestown, The long wait,
una maestosa e raffinata ballata, e Temporarily detained, che mostra un
approccio decisamente cupo e ai limiti dell’avant, il tutto portato avanti con
maestria dalla tromba di Philip Dizack, dal sax di Dayna Stephens, dal
contrabbasso di Rick Rosato e dalla batteria di Kweku Sumbry, che completano un
quintetto davvero ben amalgamato. Album affascinante per il tema esposto e
suonato con grande convinzione da musicisti esperti, un racconto pregno di
soluzioni non scontate, di concetti ancora attuali, presentati attraverso una
scrittura solida e sempre più matura. (Luigi Cattaneo)
The story of Sacco and Vanzetti (Video)
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