sabato 17 agosto 2013

Gentle Giant, La Nascita del Mito


I Gentle Giant hanno avuto una carriera che si è sviluppata durante gli anni ’70, attraversati per intero e sono stati spesso accompagnati da una critica musicale attenta nei loro confronti. La loro popolarità però, almeno in patria, è sempre stata modesta e sono stati maggiormente apprezzati in Europa continentale, Italia in testa. Gruppo di culto tra gli esponenti più interessanti e di primo piano di certo progressive colto ed elaborato, così abili nel combinare originalità compositiva e tecnica strumentale. I Gentle Giant ruotavano attorno alle figure dei fratelli Shulman, Phil ai fiati, sax e tromba, nonché voce, Derek, voce solista ma anche bassista e chitarrista e Ray, capace di suonare il violino, il basso e la chitarra. I tre fratelli Shulman iniziano ad avere delle idee sul proprio futuro musicale nel 1963, quando nella natia Portsmouth arrivano i Beatles per un concerto sull’onda del successo di Please Please me. Leggenda vuole che i tre fratelli, provenienti da una famiglia piccolo borghese, si fanno in quattro per acquistare i biglietti. Il concerto è una rivelazione e un paio di anni dopo riescono a mettere in piedi il primo gruppo, gli Howling Wolves proprio sul modello Beatles. Poco dopo si ribattezzano Road Runners R&B, fino a quando non trovano un manager che li convince ad ammorbidire il suono in qualcosa di più leggero e a cambiare ancora una volta il nome in Simon Dupreè & The Big Sound, dove uniscono al pop suoni maggiormente legati alla psichedelia. Siamo nella seconda metà degli anni ’60 e il gruppo va in tournèe con Helen Shapiro e i Beach Boys dopo essere riuscito ad entrate in classifica con il brano Kites. Il gruppo nel 1967 è all’apice del successo inglese, con all’attivo anche un album, Without reservation. Ma la voglia di creare musica più sperimentale spinge nel 1969 due dei tre fratelli Shulman, Derek e Ray, a incidere un particolare 45 giri sotto il nome di Moles, We are the moles, che non arriva nemmeno al numero 20 della classifica. Nel 1969 quindi formano i Gentle Giant ingaggiando Kerry Minnear, abile tastierista e intelligente ricercatore di suoni sintetizzati, capace di sfruttare appieno le ampie possibilità sonore offerte dai nuovi strumenti analogici, Gary Green alla chitarra e Martin Smith alla batteria. Il gruppo da subito scrive pagini memorabili del progressive mondiale con la loro avvincente miscela di rock, jazz e musica classica. La loro proposta era sì caratterizzata da spunti barocchi e atmosfere vagamente fiabesche ma incentrata su composizioni di una certa complessità che fanno emergere le straordinarie capacità tecniche dei musicisti, abilissimi a sfruttare una strumentazione molto ampia e variegata. La musica dei Gentle Giant è riconoscibile in mezzo a tutte le altre nell’ambito del progressive per il suo sound caratteristico, per essere ricca di particolari armonie vocali, per gli incastri difficilissimi tra voce e strumenti, per un accorto lavoro di ricerca armonica che richiedeva davvero grande competenza. L’ambizione dei Gentle Giant era quella di creare musica complessa ma molto melodica, ricca di affinità con la musica barocca soprattutto per l’uso di strumenti insoliti per il rock come il sax, la tromba, il violino, il flauto, il violoncello, abbinati alle immancabili tastiere tipiche dell’era progressiva e da un canto di tipo polifonico. Probabilmente i Gentle Giant sono stati, tra i grandi gruppi del rock sinfonico, coloro che hanno scelto il percorso più tortuoso. (Luigi Cattaneo)
 

Live at Brussels 1974    
 
 

    

Nessun commento:

Posta un commento