mercoledì 17 dicembre 2014

Jakszyk, Fripp and Collins, A scarcity of miracles (2011)


Non è un disco dei King Crimson. Non si tratta di un progetto solista di Robert Fripp. Ma allora di cosa bisogna parlare ascoltando A scarcity of Miracles? A King Crimson project è l’insolita dicitura posta sul disco che vede protagonisti oltre a Jakko Jakszyk alla chitarra, voce e tastiere, Mel Collins al sax e al flauto e Robert Fripp alla chitarra, una sezione ritmica capace di trasformare in oro tutto quello che tocca, ossia Gavin Harrisson alla batteria e Tony Levin al basso. Ovvio che con una line-up del genere vi siano dei rimandi ad alcuni album del Re Cremisi ma le sorprese rispetto al più recente passato non mancano di certo. Ci sono quindi in pieno le stigmate del suono King Crimson ma c’è anche una voglia di provare a dettare schemi differenti e a sviluppare sonorità e soluzioni che poi, magari, potrebbero tornare utili per la band madre. Già l’iniziale title track si dimostra evocativa, pregna di atmosfere rarefatte che potranno piacere sia ai vecchi fan dei King Crimson, sia ai più giovani che amano Steven Wilson e i suoi mille progetti. Fripp disegna scenari come solo lui sa fare da più di 40 anni, Collins irrompe con la sua naturale freschezza imponendosi subito come elemento aggiunto di grande spessore non solo tecnico ma anche cominicativo, Jakszyk si dimostra cantante dotato ed espressivo. The price we pay è il brano più diretto dell’intero album, piccola gemma che mostra la grande attenzione posta da Fripp nell’utilizzare trame fiatistiche delicate e di sicuro effetto senza dimenticare il suo amore per la ricerca. Secrets soffia leggera, come qualcosa di indefinito e di lieve nella prima parte, salvo poi essere scossa da una potente ritmica su cui si appoggia la mano solida di Fripp e quella più tenue di Collins. Una doppia anima, una personalità multipla e in continuo mutamento che non si lascia scoprire con facilità e che ti trasporta in territori mai prevedibili, proprio come la storia dei King Crimson insegna. This house è una spirale che ti avvolge ascolto dopo ascolto, densa di una malinconia autunnale, un mantra dove il termine progressive assume davvero i connotati di un mondo dove perdersi tra mille suoni e visioni, piccoli particolari che mai risultano lasciati al caso ma anzi utili alla riuscita della composizione. Altra perla è The other man, uno dei momenti più significativi del lavoro, in bilico tra visionaria psichedelia e progressive rock fortemente elettrico che conquista la scena a scapito dell’atmosfera che aveva contraddistinto sinora il disco. Chiude The light of day, brano affascinante nel suo incedere, impregnato di un alone di mistero che ti conquista, pur essendo, è bene dirlo, tutt’altro che facile da assimilare, anche per quei 9 minuti di durata che forse alla lunga non giovano del tutto alla composizione. Ma questo appare un dettaglio. La verità è che ci si trova davanti ad un album completo, ricco di idee, pieno zeppo di spunti riusciti e che pur essendo meno complesso di altri lavori targati King Crimson non risulta mai banale o scontato. In attesa di nuove notizie relative al gruppo che ha influenzato generazioni di musicisti rock e metal si può accettare con gioia questa ennesima prova maiuscola di Fripp e compagni. (Luigi Cattaneo)

A Scarcity of Miracles (Official Video)



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