martedì 14 dicembre 2021

OJM, Live at Rocket Club (2021)

 

Tra le prime band di stoner italiano, i trevigiavi OJM (David Martin alla voce, Max Ear alla batteria, Andrew Pozzy alla chitarra e Stefano Paski al piano bass) mancavano all’appello discografico dal lontano 2010 di Volcano, un letargo rotto da qualche estemporaneo concerto dal vivo, rappresentato da questo Live at Rocket Club, registrato proprio ai tempi di quel lavoro nel locale di Landshut, in Baviera. Welcome è l’introduzione al mondo Ojm, Venus aggredisce l’ascoltatore con furia garage, un assalto che non ci risparmia neanche nella successiva I’ll be long e che conferma la forza dirompente delle esibizioni sul palco del quartetto, un magma elettrico violento e con rimandi seventies. Si prosegue con la sanguigna Wolf, mentre Oceans Hearts predilige un approccio più atmosferico e psych, perché la band aveva la capacità di passare dallo stoner di Eagles of Death Metal e Queens of the Stone Age al garage punk di The Hellacopters, senza dimenticare la psichedelia dei The Doors e l’utilizzo personale dell’organo da parte del gruppo. Sixties è una dichiarazione d’intenti, bissata dalla sguaiata Give me your money, prima della lunga Desert, meraviglioso trip di natura psichedelica. La più ragionata 2012 e la conclusiva Hush, brano di Billy Joe Royal (coverizzata nel lontano 1968 dai Deep Purple), chiudono un documento prezioso per il rock italiano. (Luigi Cattaneo)

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