mercoledì 26 ottobre 2022

MEMENTO WALTZ, Antithesis of time (2010)

 

Ci sono e ci sono state realtà italiane che hanno raccolto molto meno di quanto effettivamente meritassero, e i Memento Waltz sono una di queste. Tendenzialmente le recensioni che appaiono sul blog guardano all’attualità ma sporadicamente lo sguardo volge al passato, recente o remoto che sia, per riscoprire album o rivalutare band dimenticate negli anni. Ci ha pensato la Jolly Roger Records nel 2015 a presentare ad un pubblico un po' più ampio i sardi, andando a ristampare Antithesis of time del 2010 e Division by Zero del 2013. Il gruppo formato da Gabriele Maciocco (batteria), Marco Piu (voce), Livio Poier (chitarra) e Giuseppe Deiana (basso), esordì ufficialmente con un ep, Overcoming del 2004, per poi pubblicare questo Antithesis of time, che diede loro l’opportunità di suonare con Symphony X, Redemption e Mekong Delta al Prog Power Europe del 2011. Progressive, psichedelia, variazioni jazz, metal, il tutto combinato in un misterioso calderone dai toni oscuri, dove incontriamo gli Abstrakt Algebra di Leif Edling, gli Spiral Architect e i mai troppo tributati Watchtower, fondamentali per lo sviluppo del genere (il loro primo disco, Energetic disassembly, è del lontano 1985). La classe del quartetto non è legata solo al virtuosismo, quanto alla capacità di creare strutture intricate e affascinanti, un susseguirsi di immagini che si solidificano attraverso tempi dispari, pause e sospensioni. Una band di cui si sono perse le tracce ma che avrebbe dovuto conquistare davvero maggiori riconoscimenti. (Luigi Cattaneo)

Through the spiral rise (Video)



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