Ci eravamo già occupati
di Matteo Ciminari (ex I’M ANITa) per la precedente uscita, Fried
Hippocampus, e ho quindi accolto con curiosità, memore della riuscita di
quel lavoro, il nuovo Mentalcoredrillings, che il compositore
marchigiano, diviso tra chitarra e theremin, ha registrato insieme a Maurizio
Moscatelli (sax, clarinetto, flauto dolce sopranino), Simone Maggio (piano,
synth) e Mattia Borraccetti (contrabbasso) e Michele Sperandio (batteria). La
costante voglia di esplorare di Matteo produce un altro episodio particolare,
tra tempi dispari, sezioni stralunate sorprendenti, passaggi complessi e
dissonanti, costruzioni ardite all’insegna di una sperimentazione mai eccessiva,
perfetta per quanti amano Zappa, Eric Dolphy e John Zorn. Arrangiato con grande
attenzione, l’album si presenta da subito pregno di accenni R.I.O., soprattutto
nelle parti maggiormente free, che ben si amalgamano con gli sviluppi d’insieme
ragionati del sestetto, formato da musicisti di grande esperienza e con delle
intuizioni davvero godibili. L’iniziale Atom sluring zooid mostra subito
un approccio avventuroso alla materia, con il suono tipico del theremin che
incontra l’ottimo sax di Moscatelli, ma non sono da meno Shoesoup, forse
ancora più ardita, e Fried ouroboroi, brano dall’accentuata aurea
sperimentale. La complessa struttura di Dubledream e la veemenza di Zazzà (dove troviamo Luca Orselli alla batteria) ci conducono nella seconda parte dell’opera, dove spiccano Attitu-de-reduction,
maggiormente atmosferica e ponderata e la lunga Tanghero (nuovamente con Orselli), sintesi delle
caratteristiche del progetto portato avanti da Ciminari con autentica passione
e spirito di ricerca. (Luigi Cattaneo)
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