domenica 14 dicembre 2025

MATTEO CIMINARI, Mentalcoredrillings (2025)

 


Ci eravamo già occupati di Matteo Ciminari (ex I’M ANITa) per la precedente uscita, Fried Hippocampus, e ho quindi accolto con curiosità, memore della riuscita di quel lavoro, il nuovo Mentalcoredrillings, che il compositore marchigiano, diviso tra chitarra e theremin, ha registrato insieme a Maurizio Moscatelli (sax, clarinetto, flauto dolce sopranino), Simone Maggio (piano, synth) e Mattia Borraccetti (contrabbasso) e Michele Sperandio (batteria). La costante voglia di esplorare di Matteo produce un altro episodio particolare, tra tempi dispari, sezioni stralunate sorprendenti, passaggi complessi e dissonanti, costruzioni ardite all’insegna di una sperimentazione mai eccessiva, perfetta per quanti amano Zappa, Eric Dolphy e John Zorn. Arrangiato con grande attenzione, l’album si presenta da subito pregno di accenni R.I.O., soprattutto nelle parti maggiormente free, che ben si amalgamano con gli sviluppi d’insieme ragionati del sestetto, formato da musicisti di grande esperienza e con delle intuizioni davvero godibili. L’iniziale Atom sluring zooid mostra subito un approccio avventuroso alla materia, con il suono tipico del theremin che incontra l’ottimo sax di Moscatelli, ma non sono da meno Shoesoup, forse ancora più ardita, e Fried ouroboroi, brano dall’accentuata aurea sperimentale. La complessa struttura di Dubledream e la veemenza di Zazzà (dove troviamo Luca Orselli alla batteria) ci conducono nella seconda parte dell’opera, dove spiccano Attitu-de-reduction, maggiormente atmosferica e ponderata e la lunga Tanghero (nuovamente con Orselli), sintesi delle caratteristiche del progetto portato avanti da Ciminari con autentica passione e spirito di ricerca. (Luigi Cattaneo)

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