martedì 3 marzo 2026

STERBUS, Black and Gold (2025)

 


Ne ha fatta di strada Emanuele Sterbini con i suoi Sterbus, dall’alternative di Eva Anger (2007) e Smash the sun alight (2012), di cui parlammo su queste pagine, alle escursioni strumentali di Solar barbecue (2022), passando per il crossover progressivo di Real Estate/Fake Inverno e l’indie folk di Let your garden sleep in. Uno sguardo trasversale e singolare alla materia prog, che trova conferma nell’ultimo Black and Gold, che si muove leggiadro tra Cardiacs (l’influenza di sempre), King Crimson e Steven Wilson, ma è comunque difficile definire le tante anime che albergano in Emanuele (chitarra, basso, piano, organo, tastiere, marimba, vibrafono, voce) e Dominique D’Avanzo (voce, flauto, sax, clarinetto, synth, presente da ormai 10 anni), che si contornano di una serie di musicisti di spessore per dare voce alle tante idee del concept, in parte ispirato a Virginia Woolf.  L’iniziale Any longer ci introduce alla decisa Alfriston two four five, che oscilla tra hard prog e folk, la ballata acustica War waltz è arricchita da un quartetto d’archi arrangiato da Paolo Sala, mentre The greatest possible happiness e Careful of neon lights sottolineano il caleidoscopio sonoro di Black and Gold, ennesima prova convincente di un progetto sempre interessante e curioso. Di seguito il link dove ascoltare e soprattutto acquistare il disco https://sterbus.bandcamp.com/album/black-and-gold (Luigi Cattaneo)

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