Ne ha fatta di strada
Emanuele Sterbini con i suoi Sterbus, dall’alternative di Eva Anger (2007)
e Smash the sun alight (2012), di cui parlammo su queste pagine, alle
escursioni strumentali di Solar barbecue (2022), passando per il
crossover progressivo di Real Estate/Fake Inverno e l’indie folk di Let
your garden sleep in. Uno sguardo trasversale e singolare alla materia
prog, che trova conferma nell’ultimo Black and Gold, che si muove leggiadro
tra Cardiacs (l’influenza di sempre), King Crimson e Steven Wilson, ma è
comunque difficile definire le tante anime che albergano in Emanuele (chitarra,
basso, piano, organo, tastiere, marimba, vibrafono, voce) e Dominique D’Avanzo
(voce, flauto, sax, clarinetto, synth, presente da ormai 10 anni), che si
contornano di una serie di musicisti di spessore per dare voce alle tante idee
del concept, in parte ispirato a Virginia Woolf. L’iniziale Any longer ci introduce alla
decisa Alfriston two four five, che oscilla tra hard prog e folk, la
ballata acustica War waltz è arricchita da un quartetto d’archi
arrangiato da Paolo Sala, mentre The greatest possible happiness e Careful
of neon lights sottolineano il caleidoscopio sonoro di Black and Gold,
ennesima prova convincente di un progetto sempre interessante e curioso. Di seguito
il link dove ascoltare e soprattutto acquistare il disco https://sterbus.bandcamp.com/album/black-and-gold
(Luigi Cattaneo)
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