Ci eravamo già occupati
del progetto Unità di Produzione ai tempi dell’uscita di Antropocene, ed
è un vero piacere ritrovarli con l’attuale Culto, uscito sul finire del
2025. Un lavoro coraggioso quello del trio formato da Andrea Meneghello
(batteria, voce, vocoder), Davide Ghisalberti (chitarra, synth, tastiere) e
Elvis Ghisleni (basso, voce, tastiere, vocoder, synth, drum machine, vocoder),
il terzo per i bergamaschi, un atto di resistenza in un’epoca dove la musica è
spesso relegata ad accompagnamento lieve e innocuo. Post punk, alternative e
greve cantautorato lo-fi si intersecano creando una soundtrack perfetta per le
critiche portate avanti dalla band, tra narrazioni distopiche, informazione
manipolata e uso della forza come modus operandi della società. L’architettura
dell’album, modellata attraverso l’incisivo uso di linee di basso distorte,
elettronica oscura e chitarre pulsanti, è pregevole, e ne sono esempio nitido
di tale qualità brani come Eresia (con Dario Sorano alla chitarra
acustica), Stagioni nell’illusione e Nemici di classe (entrambe
arricchite dai campionamenti di Andrea Sedita) e Dei Agricoli (dove
oltre ai due ospiti già citati troviamo le chitarre di Marco Vavassori). Un album
affilato, buio, anche decadente a tratti, ma necessario in un periodo storico
che definire complicato è un eufemismo. (Luigi Cattaneo)
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