martedì 12 maggio 2026

MARTINA LUPI, Dannate salvatrici (2026)

 

Esordio in solitaria per Martina Lupi (leader, insieme a Fabio Gagliardi, dei Tupa Ruja), che in Dannate salvatrici, disco da poco uscito per Filibusta Records, propone un lavoro dal piglio cantautorale, facendosi accompagnare da Alessandro Gwis (pianoforte, elettronica), Michele Gazich (violino) e Mattia Lotini (chitarra, basso). I brani si muovono spesso evidenziando il dialogo ricco di pathos tra la Lupi e Gwis, su cui si adagiano gli interventi eleganti e curati di Gazich e Lotini, che ampliano la struttura di un’opera appassionata sin dalle iniziali note di Fiamma. Le suggestive partiture di My perfect breathe e L’attesa di un giorno mostrano l’attenzione al songwriting posta da Martina in questo suo debutto solista, mentre Realtà non è e Pasarero innalzano il lavoro per una ricerca di suono decisamente interessante. Citazione a parte per l’omaggio a De Andrè di Khorakhanè, terreno minato su cui la band si muove con referenza ma anche personalità. Un primo passo molto gradevole, figlio della cultura musicale e delle esperienze maturate dalla Lupi, scritto e suonato con perizia, ha il merito di coinvolgere da subito, lasciando anche intravedere come ci siano margini di sviluppo per questo progetto. (Luigi Cattaneo)

Fiamma (Video)



sabato 9 maggio 2026

PINO SCOTTO, Phantom Humanity (singolo 2026)



Fuori il nuovo singolo di Pino Scotto Phantom Humanity, brano estratto dall’ultimo album The Devil’s Call.

Phantom Humanity fotografa una società svuotata, ormai assuefatta a ogni nefandezza. “God of game and God of war bring me to insanity / you turn away still you want more from this phantom humanity”: l’umanità è ridotta a uno stuolo di fantasmi, da cui gli dei del gioco e della guerra continuano a pretendere sempre di più. Agli occhi di chi muove le pedine, l’essere umano diventa invisibile, ridotto a semplice ingranaggio.
Nel videoclip si osserva un Pino disorientato, che vaga tra palazzi moderni con uno sguardo perplesso, come se cercasse una risposta che non arriva. Che senso ha tutto questo? Che senso ha un mondo in cui la violenza si espande e l’odio diventa abitudine, mentre l’essere umano perde progressivamente contatto con sé stesso, intrappolato tra nuove forme di schiavitù, dipendenze e una direzione che si dissolve?
Con il suo linguaggio diretto, Pino Scotto mette a nudo le crepe del presente: una realtà in cui si cercano appigli in dogmi religiosi, ideologie e identità culturali, come se potessero riempire un vuoto che continua ad allargarsi. Eppure nulla sembra davvero muoversi.
L’hard blues di Phantom Humanity si inserisce in questo scenario come un tentativo di riportare calore umano dentro città fredde, automatiche, disumanizzate, per ridare corpo alla società inconsistente in cui viviamo.


Guarda il video di Phantom humanity qui https://www.youtube.com/watch?v=B4OhiAh4Bzs


Pino Scotto, carismatico e grintoso singer dalle marcate influenze blues, dotato di una voce profonda e graffiante, incarna da sempre la rappresentazione iconica del rocker nazionale.

La sua carriera inizia al termine degli anni '70, quando incide il primo45 giri con i Pulsar; dopo qualche tempo diviene frontman dei Vanadium, con cui realizza nove grandi album, l'ultimo nel 1995. Il suo primo album solista in lingua italiana Il Grido Disperato di Mille Bands è del 1992 e lo porta in tour con il suo Jam Roll Project.

Nel 1997 viene pubblicata la compilation Segnali di fuoco, accompagnata dall'omonimo libro Lo scotto da pagare e nel 2000 Guado. Nel 2003 torna sulle scene con i Fire Trails, un progetto creato assieme al chitarrista Steve Angarthal, con cui incide due nuovi album e da subito partono in tour aprendo il concerto dei Deep Purple a Milano. Già dall'inizio della sua storia con i Fire Trails, collabora con l'emittente televisiva Rock Tv che gli affida la conduzione del programma Database ancora in onda oggi su Plex.

Nel 2008 esce Datevi Fuoco, una raccolta dei migliori brani in italiano da solista riarrangiati e cantati con tanti "special guest", che dà origine a un tour di oltre 150 concerti in tutta Italia. Buena Suerte, album di inediti RnR (2010), ospita artisti come Caparezza, i The Fire e Kee Marcello (ex Europe). Nel2012 Pino Scotto pubblica il settimo album Codici Kappaò e devolve gli introiti del secondo CD dell'edizione speciale al progetto Rainbow, iniziativa a sostegno dei bambini meno fortunati. Dopo il cover album Vuoti di memoria (2014), nel 2018 esce Eye for an Eye, ottavo album di inediti in inglese. L'album del 2020 Dog Eat Dog ottiene un grande successo di pubblico e di critica.

Il ritorno post pandemia sui palchi di Pino avviene nel 2023 in duo acustico; questo gli fa ritrovare l'entusiasmo per cui riparte con un lungo tour con la sua band e pubblica l'album Live n' Bad,un progetto intenso e coinvolgente, che racchiude tutta la grinta e l'anima della sua musica.

L'ultimo disco The devil's call, uscito nel 2025, abbraccia le sonorità delle origini, blues, rock 'n' roll, southern senza dimenticare la potenza dell'hard rock. Anticipato dai singoli Truefriend e No fear no shame, questo album riflette la ruvidità della voce di Pino anche nei testi, rabbiosi e di denuncia. Forte dell'ottimo riscontro ricevuto dalla critica di settore, l'artista sta portando The devil's call in tutta Italia grazie a un lungo tour insieme alla sua band.


mercoledì 6 maggio 2026

UTELA MALIT, Il comunicato di Raw



Gli Utela Màlit pubblicano l’EP Raw, cinque brani che affondano le radici nel rock e nell’hard rock degli anni Settanta, evocando l’attitudine e l’immaginario di icone come Aerosmith, Led Zeppelin, The Rolling Stones, Jefferson Airplane e Jimi Hendrix.

Il lavoro recupera l’essenza più autentica di quel linguaggio musicale: chitarre calde e dirette, groove classico e un approccio istintivo alla scrittura. I testi, invece, si muovono su un piano più intimo e personale, esplorando emozioni, spiritualità e il rapporto con la musica, con sé stessi e con gli altri.

La copertina raffigura un’aquila antropomorfa, dai colori vividi, intenta a suonare la chitarra con intensa concentrazione. L’immagine riflette la natura di Anna, mastermind e voce della band: radicata e concreta, ma al tempo stesso proiettata verso l’infinito creativo. Le mani, dedite all’arte, e lo sguardo aperto alla creazione in ogni sua forma raccontano il desiderio di partecipare al mondo, sia quello finito che quello infinito, con sensibilità e misura. Una discrezione evocata simbolicamente dalla notte e dalla luna, elementi che avvolgono e custodiscono questa visione.


Ascolta Raw su Youtube qui https://www.youtube.com/watch?v=8YJPvEWRrEc&list=OLAK5uy_kJF0E0NLwpEOcKcl_DmIn2rfFAANDIrrY


Ascolta Raw sulla tua piattaforma preferita qui https://orcd.co/utelamalit-raw


Il progetto Utela Màlit nasce circa dieci anni fa con l'intento di proporre un mix di cover e brani inediti, sia in italiano che in inglese. Nel corso degli anni, la band ha subito un'evoluzione significativa, passando dalla formazione iniziale di quattro membri a un power trio, consolidando così un sound più orientato verso il rock e l’hard rock.
Negli ultimi anni, il gruppo ha posto sempre maggiore attenzione alla composizione di brani originali, spinto dal desiderio di esprimere creatività e innovazione accanto al repertorio di cover.
Il cuore e l’anima della band è Anna, cantante, chitarrista e leader del gruppo, nonché autrice degli inediti, a cui si deve anche la scelta del nome Utela Màlit.
Completano la formazione Franco, bassista storico della band e prezioso collaboratore nel corso degli anni, e Mel, batterista esperto e talentuoso, che ha recentemente deciso di unirsi al progetto.
Con un'identità musicale ben definita e una forte spinta creativa, Utela Màlit continua a portare avanti il proprio percorso tra energia rock e sperimentazione sonora.


martedì 5 maggio 2026

DEAR FEAT MAAS, am AI? / Ake Moke Reke (2026)

 


Ennesimo lavoro di Davide Riccio, fervido autore dalla lunga carriera, iniziata negli anni ’80 con Bluest, Off Beat e Individua Vaga, spesso presente sulle pagine del blog. Per l’occasione Davide non si muove in solitaria come è solito fare, ma si avvale della collaborazione di Mauro Sanna, sperimentatore audace dell’applicare l’intelligenza artificiale nell’ambito artistico. La scelta di lavorare in duo porta ad un disco meno prolisso rispetto ai suoi standard, aspetto che rende l’opera più snella e godibile, sin dall’iniziale attacco wave di Capo chimera. Maggiormente cantautorale Anche io in Arcadia, seppure non manca una certa vena psichedelica, così come mostra una certa profondità concettuale Anima nuda, tra i momenti più interessanti dell’album. Gli anni ’80 si ripropongono incisivi in Weltschmerz, mentre Sindrome della pagina bianca, grazie alla vigoria della chitarra, sposta l’accento su un songwriting più rock, prima di @, sperimentale chiusura elettronica di un album in cui Riccio è finalmente riuscito a contenere la sua esuberanza (spesso le sue uscite si aggirano tra i 75 e gli 80 minuti), aspetto che rende l’ascolto più fluido e intenso. (Luigi Cattaneo)

lunedì 4 maggio 2026

NICOLA PISANI & M.A.O. PLUS LOUIS SCLAVIS & TRIO VOCALE AULOS, Cantus Firmus (2023)



Uscito nel 2023, Cantus Firmus, del sassofonista Nicola Pisani, celebra il festival Locum Sacrum di Spezzano della Sila (Cosenza), dove si è tenuta la performance (il 15 aprile 2023 al convento San Francesco di Paola) che ha unito il canto gregoriano del Trio Vocale Aulos con i musicisti della Mediterranean Acoustic Orchestra diretta da Pisani stesso (a cui va aggiunta la presenza dello straordinario Louis Sclavis al clarinetto). Una definizione semplice, ma efficace, di Cantus Firmus la descrive come un’antica, se non la prima, prassi compositiva che, ispirandosi ad una preesistente melodia gregoriana, definita appunto “cantus firmus”, ne estende la rilevanza estetica attraverso uno sviluppo polifonico, con la sovrapposizione all’originale di ulteriori linee melodiche. Aggiungiamo ritmo e armonia, con un pizzico di libertà creativa e improvvisativa, oltre che di follia progettuale, per giungere attraverso una iperbole storico-musicologica a quello che è il “jazz”, sottolinea Nicola Pisani nelle note di copertina. Il clarinettista Louis Sclavis, con la sua grande ispirazione artistica e umana, si è integrato subito in un collettivo che vede la musica non come esercizio di stile ma come elemento comunicante e rappresentativo di tutto ciò che ci ha formato come artisti. Un progetto spiritualmente denso e magico, dove si intrecciano sonorità apparentemente diverse ma con radici comuni sia culturali che procedurali. Il Jazz si nutre di sé stesso e di tutto ciò che lo circonda garantendo la sua stessa sopravvivenza ed evoluzione futura. Canti gregoriani e jazz d’autore sviluppano tensioni con efficacia, all’interno di una narrazione dove divino e popolare si intersecano, dove la spiritualità incontra l’arte di Coltrane, declinata da un’orchestra capace di muoversi in maniera sempre elegante, raffinata e colta. (Luigi Cattaneo)