In natura il branco è sinonimo di protezione. Nell'uomo, a volte, diventa l'ambiente in cui si impara a diffidare di chi ci cammina accanto. Con Wolf Eats Wolf, i Glimmer Void raccontano relazioni governate dalla competizione, dall'opportunismo e dall'istinto di sopraffazione, dove appartenere a un gruppo può significare rinunciare a una parte di sé.
La protagonista rifiuta questa logica e sceglie l'isolamento come atto di fedeltà alla propria identità. “I'd rather be a lone wolf than lose myself” non ha nulla a che vedere con l'orgoglio, è solo semplice consapevolezza: da certi compromessi è doveroso prendere le distanze. Attorno, il branco si muove seguendo la propria ombra, pronto a divorare chi rallenta il passo: “you'd rather eat and spit my bones if you had the chance” riassume la brutalità di rapporti fondati sull'interesse, in cui troppo spesso bisogna scegliere tra fiducia e sopravvivenza.
Il titolo, Wolf Eats Wolf, ribalta l'immagine del lupo come simbolo di appartenenza e lo restituisce come metafora di una società in cui l'uomo finisce per consumare l'uomo. Restare soli diventa allora una scelta, l'unico modo per sottrarsi a un gioco in cui ogni legame rischia di rivelarsi una trappola.
Musicalmente il brano oscilla tra l'alternative di matrice Audioslave e uno stoner asciutto e desertico vicino ai Kyuss. Prima di trovare forma, titolo e arrangiamento definitivi, all'interno della band era conosciuto come Messa, per l'affinità con le atmosfere della formazione doom veneta e per la linea vocale femminile limpida e cristallina, ispirata anche a Sara Bianchin.
Ascolta Wolf eats wolf su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=tunal_oUqWs
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