Valter Monteleone è un
bravo e appassionato polistrumentista che ci delizia con un lavoro di breve
durata (neanche trenta minuti) in cui confluiscono le passioni di una vita.
Suonato in solitaria (batteria, basso, chitarra, piano, synth, organo e voce), HillPark è un crogiuolo di jazz, bossa e
in minor parte rock, per un risultato finale lieve e fresco. Nell’iniziale Bossando si respira un piacevole clima
brasiliano e appare chiaro il sentito omaggio alla musica di Jobim, con
riflessi e colori che rimandano anche al grande Toquinho. La seguente Castle è ispirata alla città di Londra e
si pone sulla scia di band di fine ’60, ha un imprinting più rock (soprattutto
nella seconda parte) e non difetta qualche eco di Beatles e Moody Blues, che donano
un tocco vintage e british piuttosto accentuato. La voce di Monteleone è qui
sussurrata, intima, rimane quasi in secondo piano rispetto al lavoro svolto
sulle parti strumentali (son solo due le tracce cantate), proprio come avviene
nella title track, che viaggia tra Bossa e jazz latino. Gardens è la fusione tra tango, jazz e flamenco spagnolo, Senliss106 è carica di vibrazioni
pianistiche e ottimi cambi di tempo, mentre Jumpinjazz
è un vero salto all’interno di una struttura per niente semplice e mostra
il talento di Monteleone al piano. Pur non presentando novità stilistiche, HillPark è un opera gradevole e molto
scorrevole, segnata da indubbio gusto ed eleganza. (Luigi Cattaneo)
HillPark (Video)
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