venerdì 23 dicembre 2016

VUOTI A RENDERE, Baciati dall'inganno (2015)


Ci sono ancora piccole realtà, che con sacrifici e dedizione, cercano di emergere e farsi ascoltare pur proponendo una musica anticonvenzionale e lontana dai gusti predominanti. Ne sono esempio i Vuoti a Rendere, che esordiscono nel 2015 con questo Baciati dall’inganno, un album interessante e che mi ha da subito incuriosito, già dall’oscuro artwork, biglietto da visita imprescindibile e spesso importantissimo per chi si cimenta col progressive. Anche se è bene sottolineare che il quartetto (Filippo Lazzarin alla chitarra e alla voce, Enrico Mingardo alle tastiere e alla voce, Marco Sartorati alla batteria e Annalisa Agostini al sax) propone una miscela di dark e jazz rock in cui oltre ad alcuni stilemi tipici del genere si possono riscontrare la rabbia e la malinconia che attraversano le produzioni dei Massimo Volume, lo struggimento dei Macelleria Mobile di Mezzanotte e le oscure visioni dei Prodottoinproprio. La band ha scelto infatti per questo esordio un autoproduzione cupa, che non fa altro che risaltare il mood imposto, dove passaggi strumentali si alternano al cantato che vira sul recitato. I momenti più convincenti sono quelli dove i padovani costruiscono affreschi che esaltano le loro caratteristiche, come nel caso delle lunghe e sofferte Osservati dalla minaccia dei pensieri e L’abbandono. Le trame sottili ideate da Mingardo incontrano per tutto il disco i fraseggi di Lazzarin e della Agostini, per un risultato complessivo dai tratti dolenti e inquieti, in bilico tra dark e psichedelia. Pur mancando il momento memorabile, Baciati dall’inganno mostra una band che con alcuni punti di riferimento insiti nel sound sta cercando una propria via all’insegna dell’estro e della libera immaginazione. Oltre ai due brani citati, i Vuoti a Rendere hanno svolto un discreto lavoro anche sui pezzi restanti, sempre improntati sull’agire come una squadra, un interplay funzionale al risultato finale e senza far prevalere barocchismi o soluzioni solistiche esasperate che probabilmente non avrebbero giovato all’insieme. Le atmosfere, volutamente oscure e fosche, circondano questa opera prima curiosa e singolare, imperfetta ma affascinante, un punto di partenza stimolante che ha trovato naturale prosecuzione in Ruggine, disco da poco pubblicato tramite Vivamusic/Areasonica Records. (Luigi Cattaneo)

Di seguito il link per ascoltare e acquistare l'album

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