sabato 11 marzo 2017

IL TUSCO, Il Tusco feat. Luke Smith (2016)


Diego Tuscano è il factotum del progetto Il Tusco, un ensemble completato da Todaro (batteria e voce), AleAlle (basso) e Stefano Trieste (basso), che per l’occasione viene completato dal chitarrista inglese e leader degli Ulysses Luke Smith (impegnato anche alle tastiere e alle percussioni), da Snooky Chivers (hammond) e dal duo di percussioni formato da Julyan Weels Cathedral e Shane Maxymus. Diego non è un novello e sono più di vent’anni che porta in giro il suo nome in band dedite al rock, legandosi in particolare ai SanniDei, gruppo molto apprezzato in Inghilterra con i quali ha sfornato ben sei dischi. Dopo aver collaborato con il cantante torinese Mao nel 2015 (Il Tusco canta e Mao gliele suona!) Tuscano torna con questo nuovo album licenziato dalla Andromeda Relix e registrato a Bristol. Il lavoro ricalca le passioni di Diego, che in poco più di trenta minuti unisce aloni psych, stralci prog e derive beat, facendo incontrare i Cry of Love con il Balletto di Bronzo di Sirio 2222, mostrando un suono che affonda nel passato ma non dimentica il contemporaneo. Il disco è irruento, fresco, istintivo e vitale e come ha avuto modo di sottolineare lo stesso Tuscano è musica libera e senza tempo, che cerca di non avere steccati pur consapevole che le radici sono presenti e importanti per delineare il percorso. Gli otto pezzi scorrono via veloci, sono tutti carichi di stimoli e buone vibrazioni, complici anche le doti individuali dei singoli musicisti e un approccio che non disdegna passaggi veementi che per mood e forza espressiva mi hanno ricordato anche gli EX KGB. L’aspetto propulsivo viene stemperato da una discreta cura melodica che si combina con fraseggi crossover e parti variabili in cui mi ha colpito soprattutto il lavoro sulle ritmiche. L’iniziale Ossesione viene divisa in due parti che vanno a formare un episodio dai tratti hard in cui la chitarra sforna riff calibrati e sostenuti, un brano vagamente oscuro e dall’alone settantiano. Viscerali e impetuosi anche Pulsazioni e Libero, mentre più vicina alla psichedelia è Danzatore nel lurido banco dei pegni, soprattutto nella parte conclusiva che apre scenari inediti. Babilonia della psiche si lascia apprezzare in special modo per il lavoro di Smith e un cantato coinvolgente, prima di Giorni perduti e Nuovo anno zero, due tra i momenti più interessanti del disco e degna conclusione di un platter personale e spontaneo. (Luigi Cattaneo)

Album Teaser

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