venerdì 19 gennaio 2018

VERGANTI, Atlas (2017)


Esordio assoluto per i Verganti, band nata nel 2015 ma con lo sguardo saldamente rivolto al sound analogico dei ’70 e alla corrente progressiva italiana di New Trolls e Museo Rosembach. Adolfo Pacchioni (chitarra), Giovanni Vazzana (tastiere), Gigi Morello (batteria), Giulia Cardia (voce), Paolo Bellardi (basso) e Savino De Palo (voce) sono i nomi che si celano dietro Atlas, un concept autoprodotto che prende spunto dai libri di Mauro Biglino. Musica e parole (firmate da Pacchioni) seguono un percorso totalmente vintage, tanto da sembrare uno di quei lavori postumi del 1972 che spesso fanno la felicità di nostalgici e aficionados del genere, quindi chi esige dal progressive uno scatto in avanti temporale probabilmente non finirà nemmeno di leggere queste righe. Tutti gli altri troveranno invece pane per i loro denti, perché i Verganti sanno il fatto loro e stanno benissimo vicino a quei gruppi contemporanei che proprio al lontano passato guardano (Il Cerchio d’oro, Posto Blocco 19, giusto per citarne un paio). L’inizio è assolutamente buono, con L’arrivo, lunga traccia sintesi del pensiero dei torinesi ma anche la seguente La creazione, che continua la strada di un raffinato prog rock d’autore. La rivolta dell’umano e Diverso risultano drammatiche e curate dal punto di vista del pathos, espressione di un plot narrativo che sa essere romantico e sognante. Eva tratteggia intuizioni degne del periodo d’oro del genere, mentre L’imbarco presenta scenari apocalittici, complice anche il momento delicato vissuto dai protagonisti del racconto. Gradevole ballata è Il distacco, contrassegnata dal duetto tra la Cardia e De Palo, anche se personalmente è la traccia che meno mi ha entusiasmato dell’intero platter. Punta su una riuscita atmosfera La traversata, prima della bella doppietta finale con la leggiadra Nuovo inizio e Il tempo, ideale epitaffio di un debut anacronisticamente piacevolissimo. (Luigi Cattaneo)
 
L'arrivo (Video)
 

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