Esordio per i Woda Woda,
che con L’ultimo testamento azzardano il tentativo di raccontarci l’inferno
con occhi nuovi e suggestivi, una narrazione intrisa di heavy metal ottantiano
pulsante, tra Iron Maiden, Judas Priest e Saxon, ma con testi in italiano (eccetto
l’interessante Lady Mazikeen, che vede la partecipazione di Tiziano
Spigno degli Extrema ai cori). Inferi alternativi raccontati da Max Montecucco
(voce), Alessio Lanza (chitarra), Ansel D’Angelo (basso), Enrico Masini
(chitarra) e Andrea Maza (batteria), bravi nel coinvolgere nel viaggio l’ascoltatore,
complice anche la durata dell’album, poco più di 30 minuti, tirati e senza
pause. L’attitudine scarna della proposta diviene un pregio, lasciando presagire
che in sede live pezzi come Vola la mia prua, Lucifer o Asfalto
possano davvero conquistare per intensità e potenza. La band non inventa
nulla di nuovo, sia chiaro, ma lo spirito e la passione emergono nette
ascoltando l’album, che sicuramente può incuriosire chi è rimasto legato al suono di gruppi
come Vanexa, Strana Officina o Axton. (Luigi Cattaneo)
Nessun commento:
Posta un commento