Ottimo ritorno per
Stefano Scioni e il suo progetto S.C.I.O., di cui avevamo già parlato ai tempi
del valido debutto Discorsi distorti, un lavoro in cui l’autore si esprimeva
in solitaria, lasciando trasparire come ci potessero essere sviluppi futuri. Il
nuovo disco conferma la matrice oscura, tra elettronica, dark e post, con
Stefano impegnato al basso e Valerio Michetti alla batteria, un duo che si
muove tra effettistica sperimentale e testi tanto brevi quanto incisivi (su
tutti quelli di Lividi sotto i brividi e Nuovo passato),
incastonati in passaggi ambient malinconici e riflessioni su ciò che ci
circonda. L’aurea immaginifica dell’opera viene esaltata da brani come Psicospazio,
MDay Moby Prince o Unus Mundus, evocative e personali, mostrano
un passo avanti della creatura di Scioni, sempre più matura e interessante. (Luigi
Cattaneo)
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