sabato 21 marzo 2015

QUADRI PROGRESSIVI - Sensitività


L’artista milanese Lorena Trapani ci ha inviato la sua ultima creazione, una riproposizione dell’artwork di Sensitività della Coscienza di Zeno con la tecnica delle matite acquarello e la misura di 30x40.
Per chi fosse interessato a visionare o ricevere i lavori di Lorena (tutti fatti a mano e non stampati) è possibile inviare una mail all’indirizzo progressivamenteblog@yahoo.it

mercoledì 18 marzo 2015

FLORA, Sei (2012)


Attivi dal 1998 tornano i piacentini Flora con questo nuovo Sei, pubblicato per Lizard, etichetta sempre curiosa e aperta a gruppi crossover che attingono a piene mani da più fonti. Il sestetto (Pietro Beltrami alle tastiere, Fabrizio Lusitani alla chitarra, Pina Muresu ai sassofoni, Claudia Nicastro alla voce e al glockenspiel, Paolo Nicastro al basso e alla voce e Michele Tizzoni alla batteria) difatti riesce nell’intento di unire più mondi, passando dal jazz rock all’indie, finendo per inoltrarsi in un accurato post rock d’autore in cui spiccano il sax e l’utilizzo della doppia voce. Emozionali e profondi i Flora partono subito bene con Caleidoscopio, brano dall’animo jazzato ma che non dimentica toni indie e presenta un bel solo centrale della Muresu che apre al finale strumentale, pezzo che già mostra le varie anime della band. Nodi vive sulla doppia voce dei Nicastro, episodio evocativo soprattutto nella parte strumentale in cui si distingue un ottimo lavoro di sax, mentre Camaleonte appare più leggera, una variabile pop del loro sound ma comunque interessante. Tartaruga è un frangente strumentale che mette in mostra buone doti tecniche e melodiche, Dove sei? è invece un pezzo di rock cantautorale molto coinvolgente. Insalata numero sei è uno strumentale pieno di groove ritmico, riff calibrati, parti di tastiere e sax di derivazione jazz, laddove Non mi ricordo torna a battere su confini indie rock ma convince meno ed è forse uno dei brani meno riusciti. Cosimo post-moderno è incentrata sul bellissimo gioco delle voci e su un’esplosione ritmica quasi grunge che ci conduce alla splendida Signor psiche, un racconto velato di amara psichedelia, poetica e ammaliante. La chiusura strumentale di Tokio risulta delicata e suggestiva e suggella un ritorno positivo e fresco. (Luigi Cattaneo)

Signor Psiche (Video)

sabato 14 marzo 2015

DEWA BUDJANA, Hasta Karma (2015)


Ancora poco conosciuto nel nostro paese, l’indonesiano Dewa Budjana è un’autentica star della chitarra e vanta un certo appeal a livello internazionale, visti i tanti nomi eccellenti che lo hanno spesso accompagnato nei suoi dischi. Questa nuova release, Hasta Karma, è intrisa di fusion e jazz rock progressivo, molto tecnico ma anche pieno di feeling, complice un’ottima intesa raggiunta in studio tra il leader e il gruppo a sua disposizione. E d’altronde quando in formazione hai gente del calibro di Joe Locke, leggendario vibrafonista di New York e la sezione ritmica della band di Pat Metheny, formata dal bravissimo Ben Williams al basso e dallo straordinario Antonio Sanchez alla batteria, tutto probabilmente diviene più semplice. Un quartetto superlativo, capace di creare atmosfere che trasportano, vibranti e sontuose, a cui va aggiunta la partecipazione di un grande pianista come Indra Lesmana, presente in metà dei brani. Composizioni intricate, arrangiamenti raffinati, capacità di scrittura, tutti elementi che confermano l’ascesa di Budjana, non solo guitar hero ma anche attento manipolatore di suoni e sfumature. La musica di Dewa sa essere descrittiva, “colta” e maestosa ma anche pregna di groove e calore e in questo la line up ha contribuito con momenti individuali di grande spessore. L’iniziale Saniscara ricorda in qualche frangente gli Arti & Mestieri che furono, con un notevole interplay tra Locke e un magistrale Williams, un grande momento fusion con Dewa dapprima defilato e poi protagonista con un solo elegante e preciso, prima del finale dominato dal drumming di Sanchez. Desember parte soffusa, con un Budjana visibilmente pacato, prima dell’esplosione di un potente riff seguito da un solo di chiara matrice rock, ottimo esempio di versatilità ed eclettismo all’insegna di un jazz progressivo dirompente e imparentato con la fusion. Jayaprana è un calibrato jazz rock molto comunicativo, mai criptico e che ha il merito di mostrare le spiccate doti melodiche del chitarrista, ben coadiuvato dalla validissima sezione ritmica, una delle più quotate del mondo. Ruang Dialisis ha un inizio misterioso, notturno, un rituale in cui Dewa gioca a fare il cerimoniere, crogiuolo di classe e inventiva. L’ingresso di Jro Ktut alla voce sposta i confini verso l’Asia, un jazz enigmatico e proteso verso la world music, con Lesmana ben inserito nei fraseggi dell’ensemble e Budjana protagonista di un ispirato e caldo solo nel finale del pezzo. In Just Kidung torna la fusion, dieci minuti di cambi di tempo e soluzioni tipiche del genere, qui omaggiato con tanto di soli di basso e piano a cui risponde l’ottimo Dewa, sempre supportato dalla grande qualità del gruppo. Il finale è contraddistinto dalla ballata Payogan Rain, una lenta jazz song con un corposo solo di Williams, una melodia ammaliante che funge quasi da chorus e un intervento di Dewa ben strutturato. Hasta Karma è un ottimo ritorno per il musicista indonesiano e non posso che consigliarlo ai tanti estimatori di chitarristi come Pat Metheny, Allan Holdsworth e John McLaughlin. (Luigi Cattaneo)

Desember (Video)