lunedì 11 marzo 2013

MOGADOR, Absinthe Tales of Romantic Visions (2012)

Quanto si stanno dando da fare i Mogador per lasciare un segno in questa nuova fase del progressive italiano! Terzo disco a breve distanza l’uno dall’altro e soprattutto qualità e voglia di emergere che lasciano ben pensare per un futuro ancora più roseo. Il nuovo Absinthe tales of romantic visions mette in mostra una band compatta e certa dei propri mezzi, che non ha paura di confrontarsi con ballate intense (She sat and sang) o con brani di lunga durata e ricchi di contenuti (Hardships, Prometheus). Il trio formato da Richard George Allen (batteria e percussioni), Luca Briccola (chitarra, tastiere, basso e flauto) e Marco Terzaghi (voce) rimane ispirato per tutta la durata dell’album e non si avvertono cali di tensione lungo un percorso in cui si ritrovano umori tipici del prog rock nostrano ma anche inflessioni più sfacciatamente heavy. L’iniziale e strumentale Whispers to the moon, ispirata da Due uomini davanti alla luna del 1819, opera del pittore C.D. Friedrich, è dominata dal pianoforte di Briccola, bravo nel creare passaggi carichi di atmosfera in cui è possibile udire l’amore dei Mogador per il miglior periodo del progressive italiano. Non mancano momenti più spigolosi e ugualmente apprezzabili (Dreamland) a cui fanno da contraltare episodi delicati come la già citata She sat and sang in cui si possono apprezzare le doti vocali di Agnes Milewski (davvero una cantante di grande livello) e il violino di Filippo Pedretti che insieme al flauto di Briccola spostano tutto in direzione folk. In Where were ye all? i controcanti, le armonizzazioni vocali e le ritmiche che si dipanano ricordano gli Shadow Gallery e i Rush, mostrando anche di poter interpretare la materia progressiva attraverso forme stilistiche diverse. Un discorso che vale anche per Hardships, brano sognante e poetico che al classico sound progressivo aggiunge tocchi hard ben amalgamati nel contesto, creando quello che potrebbe essere definito un omaggio vibrante al genere e non una copia spudorata e già sentita. In Alone e Prometheus  alla voce troviamo Gabriele Bernasconi dei Clairvoyants, molto conosciuti per essere una delle più richieste tribute band degli Iron Maiden all’attivo ma anche per due recenti dischi di inediti, che nel primo caso non sposta l’asse verso lidi metal come si potrebbe pensare ma si lascia coinvolgere dalle toccanti note del piano di Briccola, mentre più vicina all’hard prog è la seconda, con parecchi cambi di tempo e un mood generale ancor più adatto alle capacità del vocalist. Heavy prog anche in Song of Saul before his last battle dove la sezione ritmica si dimostra agile e precisa, in special modo colpisce la forza dirompente di Allen che si è contraddistinto per precisione e dinamismo lungo tutto il platter. Inoltre molto curato appare l’aspetto testuale, incentrato su liriche di William Blake, Charles Baudelaire, Edgar Alan Poe (giusto per citarne qualcuno). Absinthe tales of romantic visions è un disco maturo che ha bisogno di diversi ascolti per essere pienamente assaporato viste le tante sfaccettature da cui è composto. I Mogador sono stati molto attenti nell’incanalare tutte le loro influenze all’interno di un percorso discretamente personale di indubbio gusto e valore. (Luigi Cattaneo)

Alone (Video)            

             

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