lunedì 26 maggio 2014

JOHANN SEBASTIAN PUNK, More Lovely and More Temperate (2014)


L’unione tra 2 mondi agli antipodi, quello dell’illustre Johann Sebastian Bach e quello scalcinato del punk. Uno fiero della complessità delle sue opere, l’altro a suo agio tra furia e scarnificazione assoluta della musica. Ci prova ad integrarli a suo modo Johann Sebastian Punk, un saltimbanco alfiere di eclettismo e provocazione. JSP è un progetto dietro al quale si cela Massimiliano Raffa, autore che si dimena tra voce, chitarra, flauto, violino piano e synth (tra cui il sempre affascinante mellotron), coadiuvato da Lorenzo Boccedi (batteria), Simone Aiello (basso) e Giandomenico Zeppa (piano, synth e clavicembalo), oltre che dalla produzione esecutiva di Beatrice Antolini e Daniele Calandra. More lovely and more temperate è l’esordio che cita Shakespeare e una serie di sonorità che mescolate danno vita ad una ricetta decisamente poco usuale. L’intro Exit funge da apripista per Vernal Equinox, traccia divisa in due, con la prima parte molto rilassata e una seconda decisamente più elettronica e ballabile, un pezzo che si contraddistingue anche per la bella prova solistica di Amedeo Russo al sax. Jesus Crust Baked ha un mood teatrale piuttosto accentuato, ora più drammatico ora più sinuoso ma sempre ben suonato e con un arrangiamento davvero molto interessante. Yes, I Miss the Ramones è l’unico brano punk rock tra i presenti ed è quello che mi ha convinto meno, molto meglio Barber’s Shops, uno dei momenti meglio riusciti tra i presenti. L’intensità si manifesta al meglio, l’atmosfera si tinge di anni ’70, con una coda progressive che si esprime attraverso cambi di tempo e voli tastieristici che mostrano anche la bravura del gruppo nel creare situazioni di volta in volta diverse. Un crossover di generi che prosegue con Intermezzo e The Well-Shorn Moufflon Paradox che tinge l’album di suadenti visioni psichedeliche davvero da brivido, che si scontrano con frammenti prog, free e pop! White è invece più vicino alla dark wave, ha una bella spinta elettronica e la presenza di Tony Faith al basso, che presta le quattro corde anche nella successiva Rainy Spell, quasi un omaggio al pop inglese dei mai troppo celebrati Suede. In territorio wave si trova Strontium, dominata da fasi elettroniche e riff di chitarra secchi e decisi, mentre il finale di Enter è la chiusura magniloquente che ci si può attendere da tanta varietà, con un chorus di facile assimilazione e l’abbellimento dato dall’utilizzo di violoncello e clarinetto suonato da Calandra (ex Addamanera, band autrice di un interessante rock psichedelico). More lovely and more temperate è un debut curioso e pieno di idee, a volte meno focalizzate di quanto dovrebbero, ma il risultato è a tratti sorprendente e consigliato a chi ha la voglia di imbattersi in situazioni solo in apparente contrasto tra loro. Un disco libero, senza schemi prefissati e che mostra un compositore dalla forte personalità. (Luigi Cattaneo)



             

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