Secondo lavoro per il pianista e compositore Michele Piano (dopo Nïnde del 2020, di cui abbiamo parlato da queste pagine), ancora una volta artefice di un disco fortemente immaginifico, un ambient rarefatto e raffinato, filmico nel suo incedere narrativo, aspetti che emergono netti in questa nuova opera. L’iniziale Singularitas fa da introduzione ad un lavoro che sorprende sin da subito, prosegue con Aura, che ha il merito di condurci lieve in una dimensione sospesa, mentre Evolutio, suggestiva in tutta la sua elegante malinconia e la seguente Andromeda chiudono una prima parte davvero interessante. Magellanus esprime, con le note del pianoforte, la solitudine e la vulnerabilità dell’esistenza, prima di Horizon, che procede nello stesso mood, lasciando trasparire tutto l’amore per le colonne sonore di Michele (molto attivo anche in questo campo). Ci avviciniamo alla conclusione, dapprima con Omega, e poi con la title track, De essentia, dove nuovamente traspare la consapevolezza del pianista, che ci guida all’interno di un racconto complesso ma affascinante, un viaggio che parte dalla singolarità iniziale dell’universo per giungere alla chiusura di un cerchio, dove la fine coincide con un nuovo principio. Tra pad e riverberi sapientemente gestiti, loop ciclici e trame pianistiche, si sviluppa un lavoro perfetto per chi ama il sound di Brian Eno e Nils Frahm, ma anche dei nostrani Bottega del Suono e Tacet Tacet Tacet. (Luigi Cattaneo)
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