mercoledì 10 luglio 2013

MUSEO ROSENBACH, Barbarica (2013)


Ritorno attesissimo per tutti i fan della storica band del progressive italiano, che dopo una parentesi molto lunga si presentano con questo nuovissimo lavoro intitolato Barbarica. In realtà il gruppo, dopo aver pubblicato Zarathustra nel lontano 1973 (album capolavoro permeato di hard rock e progressive considerato da molti come uno dei lavori più illustri ed interessanti della scena italiana degli anni settanta) ha pubblicato nel 1999, con un’altra formazione ed un altro vocalist Exit, lavoro che non riuscì ad eguagliare i picchi compositivi e creativi del suo celebre predecessore, ma che offriva comunque diversi spunti. Il nome del Museo Rosenbach ricominciò a circolare nel 2010 grazie soprattutto alla pubblicazione dello splendido primo album del Tempio Delle Clessidre, band nella cui formazione militava Stefano “Lupo” Galifi, storica voce del Museo Rosenbach, che riproponeva numerosi pezzi tratti da Zarathustra durante i concerti (lo stesso nome deriva da una traccia di quel lontano disco). Della formazione storica degli anni settanta sono rimasti in tre: Giancarlo Golzi ( noto anche per la sua militanza nei Matia Bazar) alla batteria, Alberto Moreno alle tastiere (negli altri dischi suonava il basso) e il già citato “Lupo” alla voce solista. Gli altri elementi, fondamentali per dare una nuova marcia alla band, sono Sandro Libra e Max borelli alle chitarre, Fabio Meneggetto e Andy Senis rispettivamente alle tastiere e al basso. Il nuovo Barbarica attinge moltissimo dalle sonorità hard prog tipiche del primo lavoro della band, quindi oltre alla voce importante e carismatica di “Lupo” , c’è molto spazio per la chitarra elettrica e per i cosiddetti riff. Le tastiere supportano le trame oscure sviluppate dalle chitarre e la sezione ritmica suona precisa e senza troppi fronzoli. Come ci si aspetta la voce di “Lupo” non perde mai un colpo (chi ha avuto modo di vederlo dal vivo sa di cosa sto parlando). Il cd è diviso in cinque tracce dalla lunga durata (mai sotto i 6 minuti) e se si esclude qualche momento in cui la band si dilunga eccessivamente (Il respiro del pianeta) i pezzi sono tutti molto belli, scorrevoli e ben suonati. Nella Coda del diavolo un tappeto di tastiere e archi accompagnano la struggente voce di Galifi, prima di esplodere in un micidiale riff hard di chitarra che colpisce come un pugno nello stomaco. Abbandonati, ricorda le atmosfere dark dei Black Widow di Come to the sabbath ed è veramente notevole la voce di Galifi, che ruggisce sullo splendido gioco di chitarre e tastiere. In conclusione posso facilmente affermare che questo nuovo lavoro sarà sicuramente apprezzato dai numerosi sostenitori della band, che desideravano da tempo un ritorno alle sonorità tipiche della storica formazione, inoltre la qualità delle composizioni e la buona produzione dell'album parlano da sole. Personalmente non ho potuto far altro che apprezzare Barbarica ed anche se non è privo di alcuni difetti (forse manca di originalità) non si può non rimanere affascinati dalle sue trame oscure e retrò e dalla voce intensa e carismatica di Galifi. Consigliato.
(Marco Causin)

Fiore di Vendetta (Video)






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