sabato 28 settembre 2019

FINISTER, Please, take your time (2018)


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Avevamo lasciato i Finister nel 2015 con l’ottimo Suburbs of mind, disco che aveva permesso loro di suonare in Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Belgio e Serbia, condividendo il palco anche con artisti di fama internazionale come The Kooks e Prodigy. La line up formata da Elia Rinaldi (voce, chitarra, synth), Orlando Cialli (synth, piano e sax), Leonardo Brambilla (basso) e Lorenzo Burgio (batteria) è ormai ampiamente collaudata e la collaborazione con un producer come Hovie B ha permesso loro di firmare con Please, take your time un come back notturno, intimo, in cui la forma canzone è ritagliata su dettagli di suono, trasformandosi in qualcosa di nuovo per il quartetto, meno impetuoso rispetto all’esordio ma più raffinato e colto. Lighter è l’inizio che spiazza, elettrorock affascinante e lontano dall’irruenza di qualche anno fa, prima della darkeggiante vena di A free bug e di I know that I can be with you, in cui calde note di sax dipingono uno scenario suadente e con punte di malinconia. Pan tribal è il primo momento in cui ricompare lo spirito impulsivo del debut, mentre frangenti psych animano My deepest faces. Vapor è la ballata di turno, evocativa e davvero godibile, I can see you deve di nuovo molto al bel solo di sax di Cialli, che ben si adagia su una struttura tenue ma ricercata. Inquieta elettronica vibra in Skyscrapers, momento conclusivo di un lavoro stimolante, che non fa altro che confermare la crescita della band e la bontà del rooster della Red Cat. (Luigi Cattaneo)

Lighter (Official Video)



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