domenica 29 marzo 2015

AVALON LEGEND II, Un sogno per cambiare (2014)


Attivi dal lontano 1987 (allora solo Avalon) la band di Torino è tornata in pista nel 2005, mantenendo un sound piuttosto tipico del progressive rock nostrano dei ’70 (P.F.M., Le Orme) che non dimentica lezioni di sofisticato pop (Formula Tre, Pooh) e magniloquenti orchestrazioni figlie del grandeur anni ’80 (Queen, Scorpions). Un contesto che ha poche novità da proporre e che si sviluppa tramite parti ora più intricate, ora più evocative, ora più vicino alla forma canzone, aspetto che il gruppo tiene ben presente per tutto il platter. I testi si indirizzano in due tronconi: da una parte si legano alla saga di Excalibur, dall’altra sviluppano argomenti di critica nei confronti dell’uomo e della società. Dopo il debut Un mondo per sognare esce ora sotto la denominazione Avalon Legend II (Adolfo Pacchioni alla chitarra, Alessandro Crupi al basso, Lucio D’alonzo alla batteria, Mario Tornambè al piano e alle tastiere, Salvatore Fiorello alla voce), Un sogno per cambiare, disco che denota una certa maturazione compositiva a favore di brani sempre più progressivi ma comunque molto melodici e orecchiabili. L’iniziale Il Balletto di Specchi è uno dei momenti più progressivi, sette minuti piuttosto tirati che rimandano non solo ai New Trolls ma ampliano il discorso verso qualcosa di più attuale, soprattutto nei tappeti creati da Tornambè e da una sezione ritmica propulsiva e dinamica. Chi li fermerà ha un piglio epico che li pone vicino all’esordio degli Ingranaggi della Valle, con il tastierista ancora protagonista e sempre ben coadiuvato da tutta la band, mentre Oro Nero è un brillante episodio di energico rock. Molto vitale anche la carica quasi hard di Brocellandia, con un chorus solenne e una buona parte strumentale, non decolla del tutto invece La bottega dei sogni, il primo episodio che manca un po’ di coinvolgimento e feeling. Gli Avalon Legend funzionano meglio su composizioni come La maga di Eld, trascinante omaggio agli anni ’70, vicino a Delirium e Sigmund Freud e difatti la successiva Non ci sono più cavalieri sembra perdere un po’ di mordente. Spunta poi una gradevole ballata, I Fuochi di Beltane, uno degli episodi maggiormente interessanti e dalla doppia anima, con una prima parte di pop progressivo e una seconda decisamente più aggressiva ma ugualmente suadente, che mette in mostra le qualità melodiche e tecniche dell’ensemble. Il finale è segnato dall’hard prog convincente di L’ubriaco e dalla bonus track live Killer (con Piero Beltrame al basso), pezzo ispirato alla tragedia dell’11 settembre, tracce estremamente piacevoli e variegate (soprattutto la prima). Il come back degli Avalon Legend risulta quindi di buon livello e probabilmente i torinesi meriterebbero maggiore visibilità all’interno del panorama prog italiano, perché pur non inventando nulla di nuovo hanno dalla loro freschezza e verve. Date loro una chance. (Luigi Cattaneo)    



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