martedì 10 marzo 2015

MARCO RAGNI, Mother from the sun (2014)


Ancora poco conosciuto dagli appassionati di progressive, Marco Ragni ha invece già una bella carriera alle spalle e una certa dose di esperienza che lo hanno portato nel 2014 alla registrazione di Mother from the sun, un doppio album parecchio ambizioso e molto interessante. Ragni è sulle scene dalla fine degli anni ’80, quando ispirato dai Pink Floyd e dal prog dei ’70 pubblica Kaleido (1987) e Illumination (1988), per poi nei ’90 indirizzarsi con la sua band, i Deshuesada, verso un sofisticato pop psichedelico. Con l’arrivo del nuovo millennio Ragni pubblica tre dischi con gli Heza e uno con i Mokers, fino ad arrivare con In my eyes e 1969 entrambi del 2010 al ritorno da solista, percorso confermato poi da Lilac days del 2012 e soprattutto da questo come back realizzato per l’americana Melodic Revolution Records. Ragni ha qui concretizzato uno dei suoi sogni, una progressive rock opera in due atti che supera i 90 minuti di durata e che oltre all’autore (impegnato alla chitarra, alle tastiere, al basso, all’elettronica e alla voce) vede la presenza di Giovanni Menarello (chitarra acustica), Enrico di Stefano (sax), Davide Gazzi (chitarra acustica), Luigi Iacobone (flauto), Enrico Cipollini (chitarra) e Alessandra Pirani (liriche). Mother from the sun risente parecchio dell’influenza dei Pink Floyd, pur non dimenticando la lezione di Genesis e Marillion, mostra gratitudine per un determinato periodo storico ma riesce a non apparire stantio o superato. Una psichedelia progressiva che si dipana in brani stratificati, che vivono di ramificazioni e idee senza apparenti steccati, con tanta carne al fuoco e una serie di proposte variegate che si riallacciano non solo ai ’70 ma guardano anche a quanto è stato proposto dai più contemporanei Porcupine Tree, levigandone comunque le asperità hard rock. L’inizio è affidato a Into the wheel of time, molto curata nei suoni e con un finale vagamente jazzato, anche se forse la voce di Marco non convince pienamente. Segue Sea of vibes, piena di frangenti raffinati, spunti psichedelici e armonizzazioni acustiche di splendida fattura. Heaven of Marble è un'altra traccia molto lunga (quasi 18 minuti) e si dipana tra sonorità ambient, rarefatte, acustiche e jazz, sempre suonate con grande fluidità e capacità strumentali. Faint Memory vive sul contrasto tra il calore della chitarra acustica e gli onirici effetti elettronici presenti, mentre la traccia che apre il secondo disco è la sintesi della musica di Ragni. Difatti Far beyond the line con i suoi 22 minuti di durata presenta momenti space, fraseggi in odore di progressive, l’alternanza di passaggi elettrici e acustici (sempre molto belli), lunghe divagazioni strumentali, in un trip che sa essere sussurrato ma coinvolgente. Skies Painted by the Wind colpisce per lo scorrevole interplay tra i vari strumenti, così come la successiva In the air è un breve attimo di delicata armonia. Northern Light è invece un pezzo più tirato, complice anche una copiosa dose di elettricità applicata alla song. Mother from the sun è un opera complessa, consigliata soprattutto a chi ha la pazienza di perdersi nei particolari che emergono lungo i suoi ascolti. L’album è acquistabile dal sito dell’artista www.marcoragni.com e da quello dell’etichetta www.melodicrevolutionrecords.com (Luigi Cattaneo)

Mother from the sun (Album Teaser)

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