venerdì 6 dicembre 2019

B-RAIN, Echoes from the undertow (2018)


Uscito nel 2018 per Lizard Records, B-Rain è un progetto di Davide Guidoni (Daal, Taproban, Pensiero Nomade), che ha trovato forma nell’esordio Echoes from the undertow, in bilico tra elettronica, new age e ambient, in cui il compositore si è diviso tra tastiere, percussioni e samplers. L’album è un distillato di visioni, decisamente greve, in cui il paesaggio misterioso ed evocativo posto sull’artwork suggerisce il contenuto del prodotto, una soundtrack ideale della cupa attualità in cui viviamo. Far from the madding crowd è una sorta di introduzione, un inizio piuttosto cinematografico e in parte vicino ad alcune opere di Angelo Badalamenti. Lakeshore è puro sinfonismo elettronico, dal passo oscuro e desolante, complice anche Steve Unruh (The Samurai of Prog) al violino e al flauto di bamboo, invece Overwhelming è molto new age e risulta meno coinvolgente. La title track e The cold time of solitude sembrano uscite da una colonna sonora dei ’70, con la tromba di Luca Pietropaoli (Fonderia) e le tastiere di Alfio Costa (Daal, Prowlers) che contribuiscono al clima notturno e romantico della prima, e la chitarra di Roberto Vitelli (Ellesmere) che dona il suo contributo nella psichedelica malinconia della seconda. La lunga suite di venti minuti, Descending mist (in cui troviamo di nuovo Costa e Vitelli), è la sintesi delle varie influenze di Guidoni, che finisce per citare (più o meno volontariamente) Mike Oldfield, David Sylvian, Brian Eno e in parte Claudio Rocchi di Suoni di frontiera, oltre che il Battiato dei primi lavori. La conclusiva Homeward bound, con Salvo Lazzara (Pensiero Nomade) alla chitarra e all’ehru e Vincenzo Zitello (Pensiero Nomade) alla viola e al violoncello, è la piccola perla finale di un album da assaporare senza nessuna fretta. (Luigi Cattaneo)

Homeward bound (Video)  



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