mercoledì 28 marzo 2018

NOHAYBANDATRIO, Nohaybandatrio (2012)


Era il 2012 quando la Megasound, etichetta molto attiva nel campo delle produzioni avanguardistiche e libere da schemi precostruiti, proponeva i Nohaybandatrio, band che si è sempre contraddistinta per la capacità di estremizzare il concetto di jazz attraverso una spiccata attitudine free, forti anche di interessanti sviluppi noise e un’attitudine rock piuttosto evidente. Harpya inizia subito a destrutturare il jazz e a spiccare per primo è il sax di Marcello Allulli, capace di creare sviluppi incisivi e riflessivi a cui fa da contraltare la furia calcolata di Lele Tomasi, batterista potente ma di estrema precisione (sentite che tempi …) e la spinta sostenuta di Fabio Recchia al basso, abile a districarsi per tutta la durata del lavoro anche alla chitarra. Molto potente soprattutto nella parte ritmica è Lemmings!, altro esempio di come il trio si applica al jazz mutandone pelle e forma in uno sperimentalismo consapevole e non fine a sé stesso, con lo sguardo rivolto oltre a quello che può offrire un genere. Un discorso che colpisce al cuore dei puristi del jazz e che si mantiene tale anche in Led Zep, piccolo omaggio al gruppo che fu di Jimmy Page e Robert Plant, capace di stuzzicare con un inizio dai toni soffusi, per poi vivacizzarsi in un crescendo continuo di suoni e pulsioni irrefrenabili e dai vaghi contorni, in cui è possibile sentire umori free e noise. Ballad smorza i toni, ha quasi una funzione di intermezzo e mostra tutta la classe di Allulli all’interno di un brano che invece potrà piacere anche a chi è più legato al jazz (puristi compresi …). Da qui il gruppo allarga ancor di più i propri confini con una serie di ospiti di primo livello come Francesco Bearzatti in HC, episodio in cui il sassofonista sperimentatore, troppe volte sottovalutato in Italia, si divincola con grande capacità nel sound abrasivo della band, che qui pare davvero a proprio agio nel proporre un jazz distorto e greve di inaudita potenza. Il grande Giovanni Falzone con la sua tromba si insinua tra le trame di Tonino Hardcore, Tonino Rock & Roll, in cui si privilegia di nuovo l’impatto di una certa forza e tempi dispari pieni di fantasia e di brio, mentre complessa e intricata, criptica ma affascinante appare Mr Bedeker, con Massimo Pupillo degli Zu al basso, capace di spostare ancor di più il tiro verso sonorità noise dominate da un wall of sound spaventoso e da effetti elettronici destabilizzanti, dove emerge con prepotenza assoluta lo straordinario lavoro di Tomasi. Chiusura più delicata e armoniosa con Banchetto di nozze, che vede la presenza di Enrico Gabrielli (nome di spicco del panorama indie rock italiano) al clarinetto e al flauto, ultimo sospiro di un album bello e difficile. Un lavoro inusuale in cui i tre componenti riescono a destreggiarsi in maniera corposa all’interno di brani dalla struttura complicata e ricercata, in cui partono dal jazz e lo contaminano con il rock, forti di un’estetica free e di incursioni nel noise, il tutto registrato in presa diretta! Si possono citare gli Zu e i Naked City, noti per essere band dalle mille definizioni proprio perché poco inquadrabili. Come i Nohaybandatrio. (Luigi Cattaneo)
 
Qui di seguito il link per ascoltare l'intero disco
 

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