Anche a Palermo, terra
poco fertile in ambito progressive (anche negli anni ’70 se si escludono Era di
Acquario e la famiglia Marangolo con i suoi progetti non si può parlare di una
vera e propria scena), ci sono gruppi curiosi e trasversali. Spuntano fuori dal
nulla e grazie all’AltRock gli Homunculus Res di Dario D’Alessandro, ensemble
dotato di parecchie idee, forse non sempre totalmente messe a fuoco, ma
decisamente interessanti. L’ironia che li contraddistingue può ricordare i mai
troppo celebrati Picchio Dal Pozzo, ma non sono solo i liguri ad essere
richiamati in questo esordio. Tutt’altro. L’alone sperimentale e le melodie
oblique si sciolgono in un collage canterburyano di non facile lettura, con
l’aspetto testuale preciso corollario del sound proposto. Un concerto di
Ligabue citato nella cantabilità di La
Ballata dell’amore Stocastico,il cantautorato di Battisti e De Andrè
presente in (che ne sai tu di un) Cerchio
nel grano ma estremamente libero da dogmi e soprattutto fresco e leggero
senza apparire superficiale. In questo esordio ci troviamo di tutto un po’. C’è
il progressive dei Gong che lascia stralci space rock, c’è il risvolto
sperimentale e di ricerca che guarda tanto ai lavori di Robert Wyatt quanto a
quelli degli Henry Cow, c’è la follia calcolata di Frank Zappa. Un lavoro
complicato che ha una sua anima free e avanguardistica, capace di guardare al
passato senza divenirne schiavo. Prog più nella voglia di provare a superare
certi steccati, senza adagiarsi su canoni consolidati da tempo. Il discorso
fila, anche se la seconda parte appare più frammentata e qualche spunto, seppur
intelligente, poteva forse essere meglio sviluppato. Meglio la prima parte quindi,
quando il gruppo propone trame surreali ma con melodie contagiose e frangenti
strumentali che denotano belle doti tecniche (per gli amanti dei tempi dispari
di cui è pieno il disco). Si è capito che la band ha varie frecce al suo arco,
in una tavolozza di colori dove le sfumature e la cura per il piccolo dettaglio
diventano fondamentali per la costruzione del pezzo. In questo davvero si è
vicini a quanto si sviluppava nella scena di Canterbury ad inizio ’70, senza
però cadere nella trappola dell’amarcord obbligato. E allora gli Homunculus Res
scelgono la strada del nonsense e in questo ricordano l’attitudine dei Devo (in
DJ Psicosi arrivano a citare Michael
Jackson). I palermitani quindi colgono i vari imput anche da mondi contrastanti
e difficilmente accostabili, ma proprio questa appare essere la loro forza,
nonché il loro trademark. Così come la voce di D’Alessandro, particolare ma
perfettamente incastrata in questo tessuto sonoro straniante e ricco di sorprese,
in cui calza a pennello l’ospite di lusso Paolo “Ske” Botta (Yugen, Not a Good
Sign) che riempie il suono con le sue tastiere e il suo inconfondibile tocco. Limiti all’eguaglianza della parte con il
tutto è un disco intrigante e di sfida, consigliato soprattutto a chi ha
dimestichezza con le uscite AltRock e cerca dal progressive un approccio
maggiormente sperimentale. (Luigi Cattaneo)
Rifondazione Unghie (Video)
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