domenica 3 dicembre 2017

MALCLANGO, Malclango (2017)


La combinazione di tre elementi che provengono da altrettante oscure band capitoline (Juggernaut, Donkey Breeder e Inferno Sci-Fi Grind ‘n’ Roll) ha dato vita a questa creatura formata da due bassisti e un batterista, i Malclango. La particolare formazione triangolare ricorda la propensione all’impatto di altri gruppi come LVTVM, Shellac o Salmagündi, con l’aggiunta della pesantezza di un certo math destrutturato e l’incombenza plumbea delle mandi madri. Un prodotto del genere esce per la Subsound Records, etichetta regina di un sound fosco e greve, che sa essere ponderoso ma sempre comunicativo pur stando lontano da stereotipi o facili ruffianerie. Nel caso specifico il trio suona con innata potenza, specifica coordinate doomy avvolgenti e carica stoner coinvolgente, tutte caratteristiche che ci accompagnano lungo 30 minuti senza sosta alcuna. Le atmosfere sulfuree del plot si alimentano ovviamente di ritmiche complesse, spezzate da una voce narrante inquieta che crea un filo tra i vari episodi, liberi di vagare tra asperità noise e sperimentazioni psichedeliche. Un trip surreale che nasce dalla voglia di suonare senza seguire una linea di demarcazione, alla ricerca di sorprese e sbalordimenti trasversali. Un trio del genere fa ovviamente del groove una delle caratteristiche principali (se non la principale), elemento che sottolinea brani importanti come Patatrac o Nimbus, che non faticheranno ad entrare nei cuori di chi ama band come Morkobot e OvO. (Luigi Cattaneo)
 
Nimbus (Video)
 

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