martedì 13 ottobre 2015

QUADRI PROGRESSIVI, Hasta Karma

La pittrice milanese Lorena Trapani ha reso omaggio ad un’artista ancora poco conosciuto in Italia, l’indonesiano Dewa Budjana e il suo Hasta Karma (35x25 tecnica acquerello), uscito nel 2015 per la Moonjune Records.
Chi volesse ricevere o visionare le opere di Lorena (tutte rigorosamente eseguite a mano) può inviare una mail a progressivamenteblog@yahoo.it

sabato 10 ottobre 2015

ifsounds, Reset (2015)


Ritornano gli ifsounds (Runal alla voce, Fabio De Libertis al basso, Claudio Lapenna al pianoforte e alle tastiere, Dario Lastella alla chitarra, alle tastiere e ai synth e Gianni Manariti alla batteria), con un progetto ambizioso e variegato, diverso da quanto fatto in passato, soprattutto se lo si confronta con Apeirophobia del 2010. Il presente è Reset, un lavoro che affonda nel classic rock, non disdegna ovviamente passaggi prog e folk ma si permette il lusso di trovate al limite del grunge dei Pearl Jam. Tuffi nei gloriosi settanta sono presenti ma non è un percorso che segue pedissequamente quanto fatto 40 anni fa, piuttosto gli Ifsounds tornano indietro mantenendo i piedi saldi nell’attualità. Tra le particolarità di Reset c’è da segnalare che è uscito in due differenti versioni, italiano e inglese (quest’ultima è quella che andiamo ad analizzare). Le dieci tracce dell’album mostrano una buona capacità di scrittura e spunti interessanti già a partire da When I was born again, alone new prog e grande attenzione per la forma canzone. Segue la buona verve strumentale di FR9364, improntata sulla chitarra di Lastella e la particolare 40-14, che parte in maniera molto tirata per poi variare nel break centrale e assumere i toni di un trip psichedelico e lievemente acido. Laura rompe la tensione elettrica di questo trittico iniziale e ci proietta lungo la strada di una soffice ballata arricchita dal trio di flauto e archi Hexperos, mentre I’ve Never hated anyone ha un evidente groove live adattissima per essere suonata dal vivo. Run away mostra come la band abbia un’attitudine rock che si adatterebbe anche per la radio se gliene fosse data l’opportunità, invece la breve Flashback andava probabilmente sviluppata di più per raggiungere un climax ideale. Fading to blue è un’altra ammaliante ballata tra il folk e lo psichedelico, la title track strumentale presenta un gruppo in grado di sviluppare con convinzione progressive e space, anticipando il buon finale di The tide. Reset è un come back dalla forte anima crossover e i diversi aspetti del loro comporre si amalgamano in un tutt’uno frizzante e fresco. (Luigi Cattaneo)

Reset (Video)

giovedì 8 ottobre 2015

THE WHIRLWIND, The Whirlwind (2015)


Ci fa piacere parlare di questa nuovissima band toscana che ci ha fatto pervenire questo demo contenente 4 tracce e tante piccole idee incastonate in un progressive rock discreto e ad alto tasso melodico. I Whirlwind sono essenzialmente un duo formato da Marco Badiali (voce e tastiere) e Saverio Sisti (chitarra anche dei Basta! e tastiere) a cui si aggiungono Giacomo Soldani al basso e Roberto Molisse alla batteria. La band si propone con un sound che sa essere agile, più vicino alla scena attuale prodotta dalla Inside Out che a quanto fatto nei settanta e di conseguenza l’approccio è maggiormente moderno e rivolto ad un audience che magari non ama una certa ampollosità o prolissità del rock sinfonico. I Whirlwind dimostrano di curare moltissimo il songwriting, creando melodie semplici ed efficaci, un rock influenzato sì dal prog ma anche dal pop e pure se ciò può apparire come un ossimoro, i ragazzi riescono a plasmare la materia risultando credibili e piuttosto piacevoli. Le linee guida sono rintracciabili in quei gruppi che sono riusciti a traghettare il progressive verso il mainstream o comunque a farlo conoscere su larga scala, quindi si possono percepire echi di Spock’s Beard e Neal Morse ma anche Pain of Salvation e Dream Theater più melodici, così come vengono citati Toto e Marillion attuali. La forma canzone prima di tutto e queste influenze sono inserite in un contesto dalla grande forza comunicativa, un’espressività pop che ha anche caratteristiche radiofoniche (di per sé non un aspetto negativo). In attesa del primo full lenght in preparazione possiamo ritenere interessante questo assaggio e non ci resta che aspettare per sentire in quale direzione andrà la musica del gruppo. (Luigi Cattaneo)

Teaser Video

lunedì 5 ottobre 2015

SINTONIA DISTORTA, Frammenti d'incanto (2015)


Dopo tanti anni dalla prima formazione (era il lontano 1995) finalmente arrivano alla pubblicazione ufficiale i lodigiani Sintonia Distorta, band che i più attenti tra i progster conosceranno sicuramente. Frammenti d’incanto (uscito sotto tutela Lizard) è il frutto di anni di passione, tra prove e concerti, aspetti importanti che hanno condensato un lavoro fatto di hard, heavy prog e una matrice classic rock che amalgama il tutto. L’insieme è ampiamente melodico, racchiude segmenti epici che richiamano Queen e Europe ma anche band nostrane come gli VIII Strada, i Roccaforte e in parte il Consorzio Acqua Potabile di Robin delle stelle. L’album è molto lungo e non sempre scorrevole ma il risultato generale è estremamente piacevole, con alcuni pezzi davvero ben costruiti e pregni di un feeling frutto di 20 anni di scorribande e sudore. Cura del songwriting, buone parti di chitarra di Simone Prestini, ritmiche corpose del duo Fabio Tavazzi (basso) e Matteo Sabbioni (batteria), tappeti tastieristici calibrati dal bravo Giampiero Manenti e una voce che sa essere aggressiva e suadente, quella di Simone Pesatori, sono il marchio di fabbrica di un ensemble che gusta questa opera prima e dà sfogo alle tante idee costruite nel tempo. La band sforna composizioni quasi mainstream (è il caso del potenziale singolo Menta e fragole) che alterna a pezzi più propriamente prog (le validissime Anthemyiees e Il vento dei pensieri) che ho trovato più interessanti e meglio a fuoco. Buono l’impatto hard prog di brani trascinanti come Il canto della fenice e Il suono dei falsi dei, così come non dispiacciono affatto le semplici melodie (ma non per questo scontate) di No need a show e I ponti di Budapest. In definitiva un esordio positivo che premia la dedizione di questi ragazzi nel non mollare e nel credere anche nelle avversità di poter coronare il sogno del meritato primo full lenght. (Luigi Cattaneo)

Frammenti d'incanto Medley (Video)

domenica 4 ottobre 2015

La Saggezza delle Nuvole, Progressivamente incontra LUCA OLIVIERI




Quale è stato il percorso che ti ha portato alla realizzazione del nuovo disco “La saggezza delle nuvole”?

 
L'album contiene nove brani realizzati nell'arco di circa due anni. Dopo una prima fase di composizione avvenuta nel mio studio ho deciso di coinvolgere numerosi artisti ospiti, così ognuno ha caratterizzato e personalizzato i brani portando sonorità e umori davvero unici. 

 
Quindi ogni brano vede la partecipazione di musicisti diversi; in che modo hai gestito la realizzazione delle musiche in relazione alla scelta degli ospiti?

 
Le composizioni sono nate senza un'idea precisa di come si sarebbero evolute, man mano che il lavoro procedeva capivo quale direzione avrei voluto prendere e quindi il tipo di sonorità. La scelta dei musicisti è stata graduale e conseguente a un percorso di crescita dei singoli brani.   

 
I musicisti presenti in studio che tipo di apporto hanno quindi dato al lavoro?

 
E' stato un apporto fondamentale da parte di tutti! Ho lasciato totale libertà artistica e ogni brano si è vestito di nuovi colori grazie a strumenti quali violoncello, flauto traverso, clarinetto basso, percussioni, violino elettrico, tromba, sassofoni, chitarre e basso elettrico. E poi la meravigliosa voce di Andrea Chimenti che recita due poesie inedite di Luca Lezziero. 

 
L’album non è di facile catalogazione perché vive di contrasti e ha varie anime al suo interno. Tu come lo descriveresti?

 
Nonostante sia un lavoro in prevalenza strumentale mi piace pensare che possa raccontare delle storie... Storie di nuvole, funamboli, amori, passioni e malinconie.

 
Toglimi una curiosità, a cosa si riferisce il titolo del disco?

 
Mi è sempre piaciuto osservare le nuvole, pensando che da lassù ci guardino in modo saggio, vigile e rassicurante. Semplicemente una mia visione molto romantica!

 
Quanto influisce sui tuoi dischi il lavoro che svolgi per il teatro e la sonorizzazione di film muti?

 
Direi che sia molto influente! Anche nel nuovo disco, dove per la prima volta le musiche sono nate appositamente per questo progetto e non sono una raccolta di brani creati per altri contesti. 

 
Che possibilità ci sono di sentire il disco dal vivo?


Francamente non è facile portare in giro un disco come “La saggezza delle nuvole”, mi piacerebbe poter presentare i brani nella loro completezza, con gli arrangiamenti e tutte le parti presenti nel disco... Vedremo!

 
Che progetti hai per il futuro?

 
Sicuramente seguire la promozione dell'album, che mi sta dando parecchie soddisfazioni in termini di stampa e visibilità... Quindi avanti tutta! Per ulteriori news e aggiornamenti invito tutti a visitare il sito: www.lucaolivieri.eu.

 






giovedì 1 ottobre 2015

CONCERTI DEL MESE, Ottobre 2015

Venerdì 2
·H.J. Roedelius / S. Schneider a Cagliari
·La Batteria a Torino

Sabato 3
·Heretic’s Dream a Latina

Domenica 4
·Biglietto per l'Inferno acustico Santeria ore 18 (Milano)
·Il Tempio delle Clessidre acustico a Genova

Venerdì 9
·Junkfood a Bologna

Sabato 10
·Mangala Vallis Club Il Giardino a Lugagnano (VR)
·Osanna a Mola di Bari (BA)
·Get'em Out a Milano
·The Knife a Roma
·Phoenix Again a Flero (BS)

Domenica 11
·Spettri a Firenze

Mercoledì 14
·God Is An Astronaut a Roma

Giovedì 15
·God Is An Astronaut a Bologna



Venerdì 16
·God Is An Astronaut a Pordenone
·Trewa a Saronno (VA)
·Taproban a Bomarzo (VT)
·Heretic’s Dream a Roma
·Area a Rivergaro (PC)
·Prog Rock Cafè a Roma
·Nodo Gordiano+Undertable Dreams a Roma
·Clepsydra a Campobasso

Sabato 17
·Deus Ex Machina+Feat.Esserelà Casa di Alex a Milano
·Aldo Tagliapietra Club Il Giardino a Lugagnano (VR)
·Ad Maiora+Prog-Age a Milano
·Gnu Quartet a S. Margherita Ligure (GE)
·Sensations Fix a Pisa
·Clepsydra a Castelluccio Inferiore (PZ)
·Claudio Simonetti & Phenomena a Bari

Domenica 18
·Scott Henderson a Milano
·Clepsydra a Vico Equense (NA)

Lunedì 19
·Leprous + Dropshard Legend a Milano
·Scott Henderson a Forlì

Martedì 20
·Scott Henderson a Bologna

Mercoledì 21
·Ossi Duri & friends a Rivoli (TO)

Venerdì 23
·Artchipel Orchestra a Milano
·Dark Ages a S. Lazzaro di Savena (BO)
·Mirrormaze+Dropshard a Ornavasso (VB)
·Diraxy a Milano
·Oak a Peschiera del Garda (VR)
·Marchesi Scamorza a Pontelagoscuro (FE)

Sabato 24
·The Watch a S. Giovanni Lupatoto (VR)
·Artchipel Orchestra a Rho (MI)
·Lachesis a Cassano d'Adda (MI)
·The Magical Box a Medesano (PR)
·The New Trip a Trofarello (TO)
·Franco Falsini a Firenze
·Napoli Centrale a Fabriano (AN)
·Oak a Piacenza

Domenica 25
·Diraxy-Kalisantrope-Silver Key a Cassano d'Adda (MI)
·Giovanni Falzone a S. Vito Leguzzano (VI)
·Il Bacio della Medusa a S. Sisto (PG)

Mercoledì 28
·Mägo de Oz a Tricesimo (UD)
·The Musical Box a Padova

Giovedì 29
·Apocalyptica a Milano
·The Ocean a Bologna
·Mägo de Oz a Lucca
·The Musical Box a Firenze

Venerdì 30
·The Ocean a Mezzago (MB)
·Mostly Autumn a Roma
·Mägo de Oz a Roma
·Slivovitz a Bari
·The Musical Box a Roma
·Oak a Pesaro
·Marchesi Scamorza a Pontelagoscuro (FE)

Sabato 31
·Mostly Autumn Club Il Giardino a Lugagnano (VR)
·Mägo de Oz a Brescia
·Napoli Centrale a S. Nicola Manfredi (BN)
·Il Cerchio d’Oro a Genova
·Limite Acque Sicure a S. Giovanni Persiceto (BO)
·Oak a Torino
·Silver Key a Milano
·VIII Strada+Not A Good Sign a Milano  

lunedì 28 settembre 2015

feat.ESSERELÀ, Tuorl (2015)


Arriva da Bologna questo sorprendente trio formato da Francesco Ciampolini (pianoforte e tastiere), Renato Minguzzi (chitarre) e Lorenzo Muggia (batteria), divertente e brillante esempio di come si possano creare trame complesse senza risultare pesanti o prolissi. Già l’artwork e i titoli dei vari pezzi mostrano una certa carica ironica e un’attitudine di zappiana memoria che incuriosisce e rende il sound fresco e coinvolgente. È bene dire che le composizioni sono quasi tutte di breve-media durata (quindi non aspettatevi suite o tracce estremamente lunghe, eccezion fatta per gli otto minuti di No ()) ma non mancano i classici tempi dispari supportati da una tecnica e da un groove di elevato spessore. L’assenza del basso non pesa nell’economia del suono perché riempito dagli ottimi intrecci che si creano tra Minguzzi e Ciampolini e i brani sono tutti concepiti con quella dose di imprevedibilità che li rende suggestivi e ottimamente strutturati. Tuorl si presenta come un mesh up di stili, un crossover che vive di intuizioni progressive e fusion, senza tralasciare una componente funky che rende tutto estremamente dinamico (Stichituffelpa rampa esserelà tum perugià). Oltre al già citato Zappa troviamo elementi riconducibili ai Weather Report e in parte ai grandi del rock prog settantiano ma le varie influenze in realtà si perdono tanta è la personalità espressa dai bolognesi. L’abilità strumentale del trio è fuori discussione ma è al servizio del songwriting, sempre calibrato e mai foriero di inutili virtuosismi, virtù pregevole che contraddistingue l’intero platter. Un retrogusto di anni ’70 ma senza quel velo di nostalgia che sovente ritroviamo nel progressive e che qui invece appare maggiormente pensato per poter piacere anche a chi quel periodo non lo ha vissuto o lo conosce poco. I feat.Esserelà non si prendono troppo sul serio (difatti Esserelà è il nome di un manichino frontman della band e loro sono coloro che suonano con lui!) ma forse è proprio questo che li fa apparire estremamente veraci, forieri di un approccio alla materia che, pur senza dimenticare la lezione dei nomi storici, si traduce in un attualizzazione di concetti e contenuti. Grande forza espressiva e un’invidiabile gioco di squadra sono alla base di questo progetto che sul palco rende ancora di più (abbiamo raccontato del loro concerto trevisano di giugno proprio da queste pagine). Tuorl è un lavoro brillante, di grande impatto e si candida ad essere una delle uscite italiane tra le più interessanti del 2015. (Luigi Cattaneo)

No () (Video)


 

venerdì 25 settembre 2015

MACELLERIA MOBILE DI MEZZANOTTE, Funeral Jazz (2015)


Arrivano da Roma i Macelleria Mobile di Mezzanotte (Adriano Vincenti voce e sampler, Lorenzo Macinanti synth e drum programming e Pierluigi Ferro al sax), un trio attivo dal 2001 e che ci presenta per la Subsound Records il nuovo Funeral Jazz, un disco difficile da catalogare e indirizzato solo ai più aperti alle contaminazioni. In questo caso la matrice elettronica è molto presente, flirta con l’industrial e la dark wave, segnando l’album di toni plumbei e oscuri su cui si staglia una componente jazzata che crea un interplay tra le due anime pur senza discostarsi da quell’alone notturno che è caratteristica preponderante della loro scrittura. Il lavoro di Ferro, sia in fase di raccordo che solistico, è ovviamente molto importante per modellare un sound piuttosto curioso e personale, scandito da un recitativo che narra di situazioni losche, pulp, omicidi e passioni pericolose. Un substrato di suoni elettronici stranianti plasmati dal jazz già dall’iniziale 1000 sigarette e un omicidio, opener nero pece con un testo inquietante e il narrato diabolico di Vincenti. Il singolo (passatemi il termine ma è stato girato anche un video promozionale) è Slow, affascinante e conturbante esempio della loro cruda poetica, a cui fa seguito il jazz inconsueto e luciferino della title track. Boogie Woogie Traditore continua il lavoro di destrutturazione della componente jazz, colpendola nel profondo, scuotendo le note di Ferro con colpi elettronici potenti e drammatici. Dalia, l’ultimo addio vede ancora questo solido dualismo trascinarci in un mondo surreale e sanguinoso, La semplice arte del delitto sposa un caldo jazz con afflati elettronici squassanti che rendono l’aria maggiormente satura di tensioni e nevrosi metropolitane. Con Il buio adesso si evince ancor di più la cura che la band ha messo per far coesistere certe parti elettroniche con quelle del sax, qui ben presente per tutto il pezzo. Benzedrine Black Byrd Bebop ha un atmosfera inquietante dettata dal sax che ricama sopra una cupa base elettronica, prima del finale di Love Affair, esemplare per comprendere appieno il lirismo che si cela dietro questo trio che mi sento di consigliare soprattutto a quelli che non amano etichettare le emozioni. A loro sì, questo disco piacerà … (Luigi Cattaneo)

1000 sigarette e un omicidio (Video)



venerdì 18 settembre 2015

KEZIA, The Dirty Affair (2015)


The Dirty Affair è l’interessantissimo esordio dei Kezia, un album che mostra la volontà della band di applicare sontuose melodie ali limiti del pop con le sfuriate e i tempi che contraddistinguono un certo crossover di band fondamentali come Faith No More e System of a Down, abbinandolo al progressive degli Avenged Sevenfold. Potrebbe sembrare un grosso ossimoro ma il gruppo risolve la convivenza tra stili in maniera ottimale, tenendo sì il piede sull’acceleratore ma sempre con un occhio di riguardo per la forma canzone, una formula che i Kezia (Alberto Armanini alle tastiere, Fabio Bellini al basso, Michele Longhena alla batteria, Antonio Manenti alla chitarra e Pierlorenzo Molinari alla voce) padroneggiano senza problemi. Ovviamente c’è una grande cura per frasi melodiche di facile presa che potrebbero conquistare anche chi non è avvezzo del tutto al genere, pur costruendo brani per nulla scontati o di semplice lettura. Richiami ai Protest the hero ce ne sono, soprattutto per la capacità di creare situazioni ritmicamente complesse, così come ai Muse per la volontà di donare una certa ariosità alle composizioni. Non manca un po’ di classico progressive metal, sempre supportato da tanti spunti imprevedibili e personali (come nella spumeggiante Barabba Son’s Song). Di alto livello anche Sneakers o la conclusiva Treesome, brano intenso e molto sentito. L’album ha davvero tante idee al suo interno, ha bellissimi sprazzi melodici incorporati in un contesto prettamente hard, il tutto ben calibrato da una considerevole tecnica di base di cui sono in possesso tutti i membri dell’ensemble. Band da tenere nella giusta considerazione e da monitorare assolutamente, perché questo The Dirty affair è davvero un disco di pregevole fattura. (Luigi Cattaneo)

Di seguito la pagina web dove potete acquistare The Dirty Affair

mercoledì 16 settembre 2015

LA BATTERIA, La Batteria (2014)


Dietro un monicker così particolare si cela l’intenzione di richiamare alla memoria i gruppi organizzati di matrice antiborghese e anticapitalista che furoreggiavano negli anni ’70. La musica si riallaccia quindi alle grandi colonne sonore dei poliziotteschi e degli sceneggiati gialli che tanto successo avevano avuto dagli anni ’60 in avanti, quelle firmate da autori straordinari come Riz Ortolani, Stelvio Cipriani o Ennio Morricone. Non mancano riferimenti al sound primordiale dei Goblin e soprattutto a quello più contemporaneo di Calibro 35 e L’ombra della sera di Fabio Zuffanti. Un alone di nostalgia e ricordi che, pur se collocabile in un passato remoto e dallo sguardo demodè, ha la capacità e l’espressività per risultare ancora adatto ai caotici giorni che stiamo vivendo. Chiaro che ci troviamo dinnanzi all’ennesimo omaggio di un periodo che oramai è entrato nell’immaginario collettivo con una forza propulsiva probabilmente inimmaginabile qualche anno fa e ascoltare pezzi come Chimera, Vigilante o Persona non grata fa davvero venire un brivido lungo la schiena, immaginando inseguimenti e sparatorie. Perché ovviamente la musica dei La batteria (Emanuele Bultrini alle chitarre e al mandolino, David Nerattini alla batteria, Paolo Pecorelli al basso e Stefano Vicarelli alle tastiere) è incredibilmente immaginifica, racconta pur senza legarsi ad una storia, narra anche senza sceneggiature. Prog strumentale venato di funky settantiano, caratterizzato da un clima di mistero e una strumentazione che ricorda inequivocabilmente quella dei grandi gruppi che segnarono un’era, soprattutto per quel che riguarda le fondamentali tastiere di Vicarelli (pianoforte, Hammond, Fender Rhodes, Clavinet, Mini Moog, Mellotron). Un esordio ricco di suspence, richiami articolati e sinceri ai b-movies e atmosfere simil lounge che mostrano la capacità dei romani di risultare freschi e vibranti pur se proiettati con lo sguardo verso un’epoca terminata. O forse no? (Luigi Cattaneo)

Chimera (Video)

lunedì 14 settembre 2015

MARK WINGFIELD, Proof of light (2015)


Come spesso ci è capitato durante la stesura di una recensione di un disco targato Moonjune, i confini si perdono, la fusion incontra il progressive per poi essere centrifugata dal jazz rock strumentale. Non fa eccezione Proof of light del chitarrista Mark Wingfield, capitano del trio completato da Yaron Stavi (basso) e Asaf Sirkis (batteria). La visione di Wingfield è però attuale, ha una prospettiva che non si rifugia nel passato (o non solo perlomeno) e l’artista tenta di espandere le soluzioni sempre mantenendo una certa attenzione per la fase compositiva e per quella più strettamente sperimentale. La musica dei tre non può ovviamente trascendere da quelle che sono le doti di Wingfield, che però lascia spazio alla coppia ritmica che appoggia con grande dinamismo le varie situazioni che animano questa release. Difficile non rimanere immediatamente colpiti dall’iniziale Mars Saffron (forse il brano più prog e King Crimson oriented), apertura diretta, varia, fusion esplosiva che vive di rallentamenti e sfuriate in odore di progressive rock. Qua e là si percepiscono vibrazioni Soft Machine style, profumi psichedelici di floydiana memoria, stralci di jazz sperimentale che rimandano ad alcuni lavori di John Abercrombie o del maestro Larry Coryell. Il sound sa quindi essere potente (la lunga Voltaic), stratificato (l’ottima The way to etretat), sempre piuttosto articolato (la title track) e con lo strumento di Wingfield in evidente rilievo, una voce che viene seguita con raffinatezza esecutiva da Stavi e Sirkis. Si potrebbe anche definire un avant jazz dal forte connotato melodico, dove la linea di demarcazione tra sperimentalismo e tradizione appare poco visibile ad occhio nudo, merito di pezzi ben costruiti da un trio di musicisti affiatati, che hanno scelto di seguire il loro istinto, faro verso una narrazione complessa ma mai eccessiva. L’ascolto non è comunque semplice e bisogna addentrarsi con pazienza tra le pieghe dell’album, un bel viaggio tra suoni e visioni di un chitarrista dotato di una propria personalità ma che non dimentica di citare figure leggendarie come Robert Fripp o Allan Holdsworth. L’album è scevro di inutili sperimentalismi e si muove soprattutto sulle intuizioni del leader e di una sezione ritmica lucida e funzionale al progetto, dando la positiva sensazione di un equilibrio tra le parti che non fa altro che innalzare il livello comunicativo di tutto il disco. (Luigi Cattaneo)

The way to Etretat (Video)

mercoledì 9 settembre 2015

AMMINISTRAZIONE CAOS POPOLARE, Sendai Nebula (2014)


L’esordio degli Amministrazione Caos Popolare è all’insegna di un progressive rock sinfonico che sa essere malinconico, complesso ma non criptico, psichedelico quanto basta e rivolto per buona parte al passato storico di band come Quella Vecchia Locanda, Banco del Mutuo Soccorso e Premiata Forneria Marconi. I brani scorrono via rapidi, con qualche caduta qua e là che non inficia la buona prova della band formata da Luigi Ranieri (chitarra), Andrea Di Giovenale (tastiere), Andrea Aliberti (chitarra), Attilio Renzetti (voce) e Nicolas Sabini (basso, synth e flauto). Prog settantiano e richiami al new prog si mescolano in modo piuttosto efficace già dall’iniziale Esistenzialista, hard progressivo con un break centrale di matrice psych piuttosto riuscito che mi ha ricordato l’umore dei primi album dei Radiohead, mood spezzato solo in parte dal breve solo di chitarra che ci rituffa in atmosfere più tipicamente rock. Molto azzeccata la suadente melodia di Onde, il pezzo più immediato tra i presenti, con un bel lavoro d’insieme e una compatezza generale innegabile. Omaggio ai ’70 con l’interessante Buio assoluto, brano contraddistinto da un solo di chitarra molto ispirato e melodico, mentre Liverpool è l’unico momento in cui il bravo Renzetti si cimenta con l’inglese (tra l’altro con risultati più che discreti), per quello che risulta essere il frangente maggiormente riconducibile al new prog. Si prosegue con Abandon, inizio soffuso e intrigante che segue la scia poi di un progressive strumentale arioso e suggestivo in cui la tecnica non sovrasta mai il calore e il feeling. E la luna fuma ha un approccio cantautorale che avvicina la band in parte a quanto espresso da altri due gruppi contemporanei come i Magnolia e i Mosaico. Finale affidato a Noel, 10 minuti in cui la band mostra buone doti tecniche e un’attenzione certosina per il dettaglio che definisce un sound corposo e fascinosamente retrò. Sendai nebula (titolo che si riferisce al momento di transizione verso uno stato emotivo alterato) conferma come il prog italiano sia in salute e presenta all’attenzione del pubblico un gruppo che ha tutte le carte in regola per emergere con forza dal fitto panorama underground. (Luigi Cattaneo)

Esistenzialista (Video)